E’ un’ annata bislacca: vado pochissimo e, cio ch’è peggio, prendo ancor meno. Comunque sia…: congressino settembrino di tre giorni nella solita amena località balneabile… Primo giorno..: in altri tempi, non tanto remoti, avrei coniugato l’ alba col tramonto e frequentato il congresso (dormendone buona parte..) nei ritagli di tempo e per puro onor di firma.. Invece stavolta no, non mi riconosco più: inchiodato come uno scolaretto sulla mia poltroncina a prendere appunti dalle 9.00 alle 18.30.. Secondo giorno: resisto sino alle 16.30 poi scoppio…Scappo via…
L’ attrezzatura è in auto.. Trovo una spiaggetta e mi butto... Sono rassegnato al cappotto.. però ci provo… Volteggio nel torbido tra le piante acquatiche che contraddisguono il fondale, alternando aspetti ad agguati. Non vedo una pinna per un’ ora. Poi, dopo pochi secondi di un ennesimo aspetto sugli 8-10 metri, ecco un muso cattivo che mi punta deciso bucando la cortina di sospensione come una spigola dell’Adriatico.
Aspetto che si giri ma non sembra averne l’intenzione. Lo sparo sul muso affusolato e lo spiedo…Corbezzoli ! E’ un bel pesciotto ! Non enorme, ma bello.. Risalgo..: non voglio arrivare tardi alla cena sociale (alla quale mi presenterò con solco facciale d’ ordinanza suscitando la perplessità dei colleghi..) . Terzo giorno: ho deciso … faccio l’ alba a andrò al congresso quando potrò, come negli anni ruggenti… Solita spiaggetta, però faccio il lato opposto a quello percorso il pomeriggio prima.. Come spesso mi accade dopo lunghi periodi di inattività stimo male, per eccesso, l’ orario dell’ alba e devo attendere all’ addiaccio per una buona mezzora che la visibilità sia sufficiente..Poi scivolo in acqua come un puma e inizio la litania di agguati e aspetti nella fascia coperta dall’ alga. Durante uno “scivolamento” mi sembra di intravvedere, ai confini della visibilità, una familiare sagoma grigiastra incrociare lenta sul fondo pianeggiante.
Sono proprio davanti a una spiaggetta e la costa ripida ha lasciato il posto a un digradare lento. Mi appiattisco al suolo e cerco di focalizzare: non è un miraggio ! Il predone sta percorrendo il basso fondo in cerca di vittime.. Non ha alcuna intenzione di venire all’ aspetto e prosegue imperterrito per la sua strada. Così facendo però porge il fianco all’ arbalete.. Tiro non difficile anche se un po’ lungo.. Il pesce resta sull’ asta colpito con precisione dietro l’ opercolo. E’ passata solo mezz’ ora ma sono appagato.. Inizio il rientro esplorando una batimetrica leggermente meno profonda. Sto effettuando un aspetto con quella concentrazione un po’ sospesa di chi non ha più nulla da chiedere alla pescata, quando un testone enorme, verde-oro, si materializza dal nulla e accosta lento.. Poi però si gira e fa per scomparire nella coltrina nebulosa da cui è arrivato, ma prima che ciò accada la tahitiana l’ attraversa e lo mette in sagola.
La reazione è inaspettata : si getta in profondità come fosse un dentice costringendomi a filare qualche metro di sagola. Devo poi tuffarmi e andarlo a recuperare in un viluppo di alghe e filo. E’ proprio finita.: risalgo, mentre comincia a piovere sempre più forte: la perturbazione a lungo attesa è arrivata. Mi riservo il tempo ncessario per rimirare la bellezza di questi pesci, insoliti per me, scattare le foto di rito e pulirli.... Poi via di corsa al congresso ad ascoltare le comunicazioni del mattino..