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  _Racconti di Pesca di Alberto Martignani  
     
     
 
 

 
   
   

UN TRANQUILLO VENERDI DI LIBECCIO

Venerdi 3 ottobre, ultima giornata di questa proficua trasferta corsa. Nella notte il tempo è virato in peggio, la temperatura è precipitata di diversi gradi rispetto alle giornate precedenti e una pioggia tambureggiante sul tetto della mansarda ove siamo alloggiati ha definitivamente compromesso un sonno reso già precario dalla tensione del precoce risveglio...

La sveglia trilla, come stabilito, alle 05.30… ma nessuno si “catamina”..Solo dopo un quarto d’ ora
io e Michele  compiamo una svogliata ricognizione sul balcone per valutare la situazione:
tempaccio! Piove e spira un vento teso di libeccio…Non è cosa… si torna a letto...

Verso le 08.30 si rivaluta la situazione :  vento da sud-ovest e mare presumibilmente (molto) mosso, però non piove più.. I miei compagni d’ avventura, paghi delle pescate precedenti e con qualche malanno fisico, decidono di rinunciare ma mi accompagnano di buon grado ad una baietta  non distante dove prenderò il mare da terra..Torneranno a recuperarmi dopo un paio d’ ore...

   
 

 

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Vado molto piombato, con un 100 allestito abbastanza leggero: l’ intento è di  insidiare nella schiuma i saraghi che sicuramente, in queste condizioni, affolleranno gli scogli affioranti di cui questo tratto di costa è punteggiato e gli eventuali, primi branzini.
L’ acqua è insolitamente torbida e per un attimo temo di aver sbagliato a non optare per un forse più idoneo 94 o 75.  Però siamo in Corsica, diamine ! Dal torbido potrebbe sbucare qualsiasi cosa, anche un bel leccione.. Il 100 andrà benissimo…
I saraghi ci sono, in abbondanza, anche se non corpulenti come quello da 1.500 grammi che Michele ha catturato il giorno prima, strappandomi il record “bolognese” che, forse, precedentemente detenevo.. (1.250 grammi/Paxos 2003).

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Ne catturo quasi subito uno discreto,  giusto per confermare il “feeling” che ormai ho sviluppato con l’ arma che impugno e che, con quel particolare settaggio, mi accompagna ormai da anni nelle mie uscite.…
Alterno scivolamenti nella risacca, alla base della scogliera, con aspetti prolungati  sul fondo, un po’ più distanziato dalla linea costiera e dove l’onda si sente meno..  Durante uno di questi apetti  un testone sesquipedale buca la cortina di sospensione e si  fa sotto.. Non è che mi punti direttamente ma si avvicina lentamente in obliquo secondo una traiettoria che lo porterà ad incrociare perfettamente l’ asse di puntamento della  mia arma. Non muovo un muscolo..: sono perfettamente acquattatato e mimetizzato sul fondo e il fucile è già nella direzione giusta.  Non esiste, nella mia mente, l’ opzione “errore”. Nonostante non abbia mai preso un’ orata di quelle dimensioni sono calmo e  già so che quel pesce sarà mio.. Lo lascio sfilare e, con sottile autocompiacimento, ritardo di qualche istante il tiro per godere più intensamente il momento.. L’ asta impatta il fianco del pescione con un tonfo sordo, uscendo per metà dal fianco opposto. La nobile preda resta ferma, percorsa solo da un tremolio involontario a bassa frequenza. Ho certamente lesionato il  midollo spinale, paralizzandola.
Capisco di avere un problema: sono passati solo 25 minuti, la mareggiata non accenna a regredire, anzi, ben preso il percorso che forzatamente dovrò seguire mi porterà fuori dal parziale ridosso che sinora mi ha protetto. Mi rendo conto, mio malgrado, come possa essere difficile pescare all’agguato nella schiuma con un pesce di 3 chili e mezzo in cintura. Il pesce “prende” la risacca che è un piacere destabilizzandomi non poco nei percorsi subacquei.
Il mare monta sempre più…Mentre penso a cosa fare, “raccatto “ un altro sarago che, in preda come me al “va e vieni” dell’ onda, ha la mala ventura di incrociare per un attimo la mia linea di mira.
A questo punto decido di uscire dalla “lavatrice” e di spostarmi più al largo, pescando sulla batimetrica dei 12-15 metri. Ho una pesatura leggermente eccedente rispetto a questa quota di operazioni, ma il maggiore sforzo in risalita sarà compensato dalla minore escursione ondosa e
dall’ assenza, si spera, di risacca sul fondo.

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Così è, peccato che per quasi un’ ora non riesca ad avvistare nulla di sparabile, nonostante
la buona presenza di  mangianza..
Poi ecco… durante un aspetto su un bel pianoro, due dentici che incrociano lontani.. Mi acquatto sul fondo e loro vengono… guardinghi ma abbastanza decisi.. Purtroppo ho un grosso cespuglio di posidonia davanti che mi fa perdere completamente il contatto visivo coi pesci. Commetto l’ errore di sporgermi leggermente in avanti e tanto basta.. I  predoni,  che erano ormai vicini, mi individuano e, pur non fuggendo, arrestano la loro marcia di avvicinamento e virano di bordo assumendo una rotta perpendicolare rispetto al mio appostamento. Cerco di rimediare riacquattandomi e arretrando leggermente ma la frittata ormai è fatta. Mi hanno preso le misure, fanno dietro front e si allontanano celeri. Peccato ! 
Ci riprovo un po’ più in là e questa volta è un singolo pesce che mi si presenta spavaldo davanti e si becca una fucilata sul groppone... Tutto stavolta è stato perfetto…: discesa, appostamento e… comportamento del pesce che si è avvicinato senza particolare diffidenza. Unica nota stonata..: la dimensione.. Non è esattamente un dentice gigante, ma comunque un pesce dignitoso..
E’ora di andare. L’ ora del “rendez vous” con gli amici si avvicina e ci tengo a non farli preoccupare, date anche le condizioni meteomarine..
Pesiamo l’ orata, che risulterà 3.6 chili.  Grossissima soddisfazione perché mai avevo avuto
l’ occasione  di spararne una così grossa (mio record precedente: miserrimi 1.250 grammi di orata alto-adriatica) e con i chiari di luna attuali (mancanza di pesce un po’ dappertutto..) ormai ci avevo quasi rinunciato..

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La soddisfazione più grossa però è mandare il messaggino d’ ordinanza al Supremo: gliela meno un po’ facendogli subdolamente capire che ho preso un bel pesce ma lasciandogli quasi intendere si tratti di uno spigolone, specie che, come tutti sanno, lui “patisce “ particolarmente...

 

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Il ritorno a Bastia per prendere il traghetto ci riserva qualche patema in quanto, dopo una ventina di chilometri di strada, veniamo fermati ad un posto di blocco ove  ci informano che la strada che avremmo dovuto percorrere è bloccata dal “Rallye della Corsica” . Ciò costringe anche noi ad un autentico rallye attraverso una strada molto più lunga e disagevole di quella prevista, ma per fortuna tutto finisce bene e riusciamo ad arrivare al porto in tempo utile per l’ imbarco … Il ritorno ci vede sazi e soddisfatti come tre gourmet dopoun pasto sopraffino. La spedizione è stata più che soddisfacente, con diverse belle pescate, ma già la fantasia vola perso il prossimo viaggio...

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Ottobre 2008

 

 

 

Alberto Martignani
Muppet Team Bologna

 

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