L’approccio alla pesca in apnea basato sugli effetti
Questa digressione vuole essere un tentativo, del tutto personale e opinabile, di razionalizzare un aspetto della nostra attività che, essendo spesso vissuto in modo irrazionale, viene sovente sottaciuto a favore di più intriganti argomenti quali la tecnica delle attrezzature o l’aspetto venatorio dell’ingaggio di ogni singola specie ittica viene insidiata.

L’effetto
Quale è l’effetto che si vuole ottenere dalla pratica della pesca in apnea? Quanti di noi si sono consapevolmente posti questa domanda? Eppure porsi questo quesito e tentare di rispondere razionalmente e consapevolmente condizionerà, come vedremo in seguito, non solo la condotta della singola azione di pesca, ma l’intero approccio all’attività. Per alcuni l’effetto potrà essere quello di pescare il maggior numero di pesci nel minor tempo possibile (come ad esempio nell’agonismo) , per altri il soddisfare un intimo bisogno di contatto con l’elemento marino, ma si potrebbe procedere con il voler insidiare solo determinate specie di particolare valenza ai fini della soddisfazione personale ( i dentici e le ricciole sono gli esempi immediatamente attagliati a questo caso). L’effetto voluto condizionerà una serie di scelte su ogni singolo aspetto: le zone scelte, l’attrezzatura usata, l’utilizzo o meno di un mezzo nautico , la scelta degli orari e così via per le infinite variabili che possono venirci in mente. L’individuazione chiara ed inequivocabile dell’effetto (quindi delle nostre aspettative) , consentirà senz’altro di avere una consapevolezza che funga da guida in ogni singola scelta che faremo, facendoci scegliere l’opzione maggiormente “pagante” ai fini del raggiungimento dell’effetto voluto.
Limitazioni contingenti
Il tipo di fondale, la zona geografica prescelta, le condizioni meteo-marine ed ancora la presenza o meno di un substrato di nutrienti condizioneranno pesantemente l’approccio all’attività venatoria. Risulta evidente che in una zona povera di tane è inutile intestardirsi a cercare occasioni di cattura in improbabili “buchetti” o in ampie (e purtroppo sterili) caverne.

Parimenti tentare la carta dell’aspetto o dell’agguato su fondali caratterizzati dall’assenza completa di ripari e da scarsissimo movimento di pesce al libero inevitabilmente porterà a carnieri esigui per non dire al classico “cappotto”. E’ quindi testimonianza di un’acquisita maturità di cacciatore saper leggere il fondale, interpretare i segnali che ci arrivano al fine di interpretarlo con le tecniche più consone. La zona geografica scelta (o obbligata) ha una valenza enorme, e nella stessa zona geografica , anche a pochi chilometri di distanza fra due “spot”, potrebbero verificarsi condizioni anche molto differenti con gli intuibili influssi sulla gestione della pescata. Una baia ridossata o una punta esposta ai venti non possono essere ingaggiate nello stesso modo, anche se distanti fra loro poche centinaia di metri.

Tutti noi leggendo le riviste di settore abbiamo appreso della “scuola laziale” come di quella “pugliese” , “toscana” “ligure” o “sarda” e così via. Non si tratta di meri esercizi dialettici del giornalista di turno, in effetti ci sono sfumature differenti nell’applicazione delle varie tecniche fra praticanti delle varie regioni, si è avuta una caratterizzazione regionale alla pratica della pesca-sub che ha prodotti diversi stili specializzati e “tarati” per la realtà locale. Una sorta di patrimonio culturale che il “popolo con le pinne” ha prodotto sulla base delle tradizioni e delle esperienze acquisite in anni di duro tirocinio sul campo. Questi sono valori tangibili e reali, specie nelle competizioni a livello mondiale, dove proprio l’armonizzazione di queste “scuole” in una squadra nazionale ha permesso alla pesca in apnea italiana di figurare sempre ai massimi livelli (anche quando andava male!!!!!) . Per quanto attiene alle condizioni meteo marine devo annotare che sono stati scritti fiumi d’inchiostro in materia. A costo di sembrare scontato voglio focalizzare l’attenzione sul fatto che queste condizioni influenzano in maniera determinante l’andamento di una singola uscita come della stagione intera. Mare mosso o calmo, alta o bassa marea, acqua torbida o limpida ed ancora: i venti predominanti , la luna , le correnti ed il termoclino sono fattori di cui l’accorto praticante terrà giusto conto. Il variare di queste condizioni influirà sulla scelta dell’attrezzatura, sull’uso dell’imbarcazione e sull’opportunità o meno di tentare l’immersione. A titolo di esempio: impensabile pensare di pescare con un 110 doppio elastico su un fondale di 50cm con mare molto mosso!!!!!!! Ovviamente ci sarà anche chi farà esattamente il contrario di quanto il buon senso suggerirebbe e magari in alcuni casi il fato gli darà ragione con catture impensabili in momenti impossibili, tuttavia è sempre buona norma praticare tecniche aderenti a tutti i dettami imposti dai fattori contingenti, la cattura sarà statisticamente più probabile. Il substrato del fondale sarà un prezioso ausilio nella scelta delle tecniche e un indicatore sulle potenziali prede che ci si pareranno davanti alla punta della freccia. Un ambiente ricco di nutrienti, con invertebrati, mitili e grande abbondanza di ricci sarà senz’altro un segnale foriero di incontri con le salpe e gli sparidi ed in particolare con la maestosa orata. Il plancton in sospensione richiamerà cefali e pesce azzurro che a loro volta saranno seguiti da appetibili predatori quali spigole, lecce, serra e barracuda.

Insomma l’osservazione attenta e la disamina dei fattori contingenti saranno da preferire ad una visione “contemplativa” ed in qualche modo passiva dell’ambiente marino nel quale ci muoviamo, è bene ricordarlo, ai fini di catturare un bel pesce per la cena in famiglia.
Le capacità personali
Sono l’insieme delle doti atletiche, dell’esperienza acquisita, del bagaglio tecnico e , perdonatemi, della quantità di buona sorte che ognuno si porta appresso. Diciamocelo chiaramente: se ho 30 secondi apnea e scendo a 5 metri, è quantomeno presuntuoso che io speri di insidiare ricciole e dentici sulle secche al largo!!!!! Le capacità fisiche è opportuno che vadano sviluppate/mantenute con la pratica attenta di un adeguato allenamento ed una corretta alimentazione, specialmente prima dell’immersione. Imprescindibile conoscere attentamente il nostro corpo, i segnali che ci manda e i limiti che madre natura ci ha imposto. Una frase sintetizza il pensiero di chi vive il mare con consapevolezza e buon senso: “IL PIU’ BEL PESCE DEL MONDO NON VALE LA TUA VITA” Non sono certo io la persona più indicata per approfondire gli aspetti delle patologie da immersione, mi limito a rendervi partecipi della mia piccola esperienza: mai tirare le apnee, ma strafare con la profondità , in mare abbiate rispetto prima di tutto per la vostra vita. L’esperienza acquisita ci aiuterà, col passare degli anni, a valutare tanto la condizione psico-fisica del momento che la miriade di variabili che caratterizza l’azione del cacciatore immerso. L’esperienza ci darà quegli automatismi indispensabili a trarci di impaccio nelle situazioni difficili. Gianfranco Donati, in uno dei suoi bei video dice: “in anni di pratica ho collezionato un tal numero di padelle che ormai quando sbaglio non mi scompongo affatto!!”. Per estensione di questo concetto l’esperienza sarà appunto ciò che può trasformare il panico di un momento difficile nella risposta appropriata ad una situazione di emergenza. L’esperienza non si insegna e non si compra, è un regalo che anni di pratica attenta e consapevole ci daranno. Non me ne voglia nessuno, ma un corso, dell’ottima attrezzatura e tanta buona volontà non sostituiranno , in nessun caso, il fardello dell’esperienza. Mi rivolgo in particolare a chi si affaccia ora o pratica da pochi anni la pesca in apnea: non abbiate fretta, non sentitevi “arrivati” ma affrontate questa bellissima attività con umiltà ed attenzione. Il bagaglio tecnico ad una disamina superficiale potrebbe seguire lo stesso iter dell’esperienza acquisita………….a mio modo di vedere non è del tutto vero. Prima di tutto ci sono persone particolarmente portate verso l’aspetto “venatorio” , evidentemente l’istinto predatorio è particolarmente sviluppato nella loro personalità . Costoro anche dopo poco tempo metabolizzeranno la caccia in maniera superba e con risultati di tutto rilievo, inoltre è oggi disponibile una quantità immensa di informazioni sulla tecnica propriamente detta. Riviste, filmati di ogni tipo e la rete possono essere senz’altro alcune delle fonti dalla quali apprendere i trucchi e le malizie dell’arte venatoria. Se poi ci sono le frequentazioni giuste ed un “maestro cacciatore” da seguire nelle battute di pesca ………..ecco spiegato come anche dei “neofiti” riescano ad esibire carnieri di tutto rispetto. Analizzerò ora la buona sorte………….non ridete, è un fattore di cui tenere conto, come dice Giorgio Dapiran al termine di un suo bellissimo film “un tonno di 50 kg tenuto per l’aletta sotto pelle…….. a testimonianza che nella pesca subacquea senza una dose di fortuna non si và da nessuna parte!!” Potremo aver fatto tutto perfettamente, con l’attrezzatura giusta, nel posto ed la momento giusto, ma se il pesce passerà dieci metri più avanti o più dietro è pleonastico che non arriveremo al tiro ed alla cattura.
I mezzi disponibili e le necessità
Anche in questo caso è necessario distinguere fra la realtà della maggioranza dei praticanti e quella degli agonisti o comunque dei “facoltosi”. Il materiale a disposizione dei secondi sarà imperniato su un gommone di lunghezza variabile, almeno due paia di pinne (inverno/estate), un assortimento di due o più mute complete da utilizzare in base alla temperatura dell’acqua e dell’ambiente esterno, una “suite” di vari fucili che possa coprire ogni possibile campo di impiego, maschere dedicate per la pesca profonda o in schiuma, un conseguente ampio assortimento di accessori per la zavorra, i guanti ed i calzari e così via. Obiettivamente l’abbondanza di materiali a disposizione potrà consentire di frequentare tutte o quasi le possibili ambientazioni, conseguentemente aumenteranno le probabilità di cattura di molto pesce o di particolari specie quali i pelagici. Per costoro è realisticamente possibile porsi obiettivi particolarmente ambiziosi, fermo restando le capacità personali ed il contesto geografico e meteo-marino. Inoltre la capacità “ognitempo” ed “ogniluogo” li renderà spesso protagonisti di mirabili avventure concluse con carnieri di rilievo. Diverso per il praticante comune, per l’esponente di quella “base” di circa 80.000 irriducibili che si ostinano ad andare in mare anche con mezzi tutto sommato ridotti. La dotazione tipo prevedrà una sola muta, con eventuale corredo di sottomuta e bermuda per la stagione fredda, uno o due fucili (uno lungo fra 90 e 110cm ed uno corto fra 40 e 70 cm), un solo paio di pinne, una sola maschera, una sola boa più vari oggetti a corredo. Oggettivamente , partendo da riva, con prestazioni atletiche e corredo di materiali medio non è ragionevole porsi obiettivi troppo ambiziosi: le ordinanze balneari restrittive, l’intenso traffico nautico, l’ormai cronica scarsità di prede nell’immediato sottocosta , la necessità di conciliare con la pratica della pesca in apnea con le esigenze della famiglia , sono fattori “frenanti” ai fini del raggiungimento del risultato voluto. Ragionevolmente si indirizzeranno le proprie ambizioni sulla cattura di pesce bianco, rare spigole ed orate e quando andrà bene sui predoni che si avvicinano a riva quali lecce, serra e barracuda. Essendo questa pratica la negazione di ogni regola preconfezionata, ci sarà anche il praticante medio che sfoggerà fotografie di mirabili carnieri, ma sento di poter affermare che si tratta di eccezioni che non fanno certo la norma. Per questa categoria di cui faccio orgogliosamente parte, la fase di pianificazione della condotta di immersione è importantissima, quindi è opportuno evolvere l’approccio agli orari di immersione, alle maree, alle correnti, agli effetti che i diversi tipi di venti hanno sul comportamento del pesce, al fine di ottimizzare ogni uscita…………..mettendo in conto comunque l’inevitabile cappotto!!!! Mi sento di consigliare l’adozione sul fucile maggiormente usato di un mulinello (per non rimpiangere l’unica bella preda della stagione) , a casa avremo un paio di elastici e una o due aste di scorta. Per quanto possibile la boa segnasub sarà la nostra base galleggiante……….. non a caso gli ultimi anni hanno visto un’attenzione sempre maggiore delle case produttrici verso le plancette pneumatiche, a volte scomode ma sicuramente “capienti” per trasportare tutta l’attrezzatura a corredo tanto in voga ultimamente.

Personalmente ho adottato il principio del “poco ma buono”, ma ci sono pescatori che fanno carniere anche con strumenti decisamente “low cost”. Non ci sono regole auree nella scelta dell’attrezzatura, quello che piace a me, e che trovo funzionale allo scopo, per altri potrà rivelarsi inadatto o addirittura controindicato. Credo sia ragionevole farsi delle precise domande in fase di acquisto, cercando di focalizzare l’attenzione sull’uso reale che si vorrà fare del materiale, scegliendo quello più adatto e con un occhio al rapporto qualità/prezzo. Quest’ultimo aspetto và tenuto in particolare conto in quanto la sostituzione periodica dei materiali usurati, specie per i più accaniti, sarà una necessità improcrastinabile. Parimenti fra le necessità vorrei annoverare gli spostamenti obbligati , siano essi in autovettura o col mezzo nautico, con conseguente esborso di denaro. Evidentemente colui che abita a cinquanta metri dal mare avvertirà questa necessità diversamente rispetto al Milanese costretto a sobbarcarsi un lungo tragitto autostradale per arrivare in Liguria. Un particolare riguardo allo stato di allenamento ed al controllo medico delle condizioni psico-fisiche è un’altra necessità che il sub accorto dovrebbe tenere presente. Così come è necessario rendersi edotti sulle limitazioni di legge e sulle ordinanze locali, se non altro al fine di tutelarsi in previsione di possibili grane amministrative. Fortunatamente in questo ci viene in aiuto il passa parola della rete, grazie al quale è possibile avere informazioni anche molto accurate e poter pianificare tranquillamente una vacanza di pesca anche a centinaia di chilometri di distanza.
La verifica del risultato ottenuto
Dopo tutte queste chiacchiere, che spero non vi abbiano annoiato troppo, passiamo all’impietosa verifica dei risultati ………… inutile invidiare colui che pesca di più, illogico sperare nella grande cattura o nella collana di orate da sogno se non abbiamo tutte le condizioni a nostro favore. Più ragionevole indirizzare il proprio sforzo verso risultati raggiungibili e sperare nel colpo di fortuna per le catture eccezionali. Come sempre predico bene e razzolo male!!!!!! Infatti , nelle zone che frequento abitualmente sarebbe logico tentare la carta del razzolo ad alto ritmo con un corto fucile pneumatico, ma dopo poco io mi annoio ed allora mi ostino a pescare con lunghi arbalete alla faccia di ogni tentativo di razionalizzare la pesca in apnea. Ma il bello di questa pratica è proprio questo………..basta sperare e divertirsi no ?
Teo Ciucarilli