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_Dall'Alba al Tramonto
Teobaldo Ciucarilli: nato a Roma nel 1963, Altezza 189cm  Peso 87kg.  Sport praticati a livello agonistico: karate, pallavolo, nuoto. Sport praticati a livello amatoriale: trekking, tiro dinamico e di precisione, pesca in apnea. Appassionato di arbalete e di personalizzazione di attrezzature subacquee. Pesca prevalentemente all'aspetto ed all'agguato nei dintorni di Civitavecchia

Quattro chiacchiere sulla leccia

Anche questo scritto sulla leccia, non ha alcuna pretesa pseudo-scientifica, e vista la mia scarsezza venatoria , sicuramente ha uno scarso rilievo “tecnico” , accontentatevi di una chiacchierata da bar, fra amici.

La leccia (Lichia amia) , è probabilmente il pesce più grande e combattivo che potremo incontrare partendo da terra. Secondo la letteratura scientifica questo pesce è accreditato di una lunghezza massima di oltre due metri per 50 chilogrammi di peso e, anche se è probabile che la taglia degli esemplari che incontreremo sia molto minore, questi dati possono dare un’idea della potenza di questo superbo carangide. Il corpo, compresso lateralmente, è dotato di una muscolatura eccezionale, tutto nella leccia , dalle grandi pinne all’occhio “cattivo” denota una caratterizzazione da super-predatore, è un animale padrone dell’ambiente in cui si muove e lo sa !

Ritengo che la tecnica d’elezione per insidiare la leccia sia senz’altro l’aspetto. Per la mia personale esperienza da effettuare con mare molto mosso ed acqua calda, ma non è detto che anche in inverno e con acqua calma la sua improvvisa apparizione non ci faccia sobbalzare il cuore in petto!! Eh già…………….improvviso, quest’aggettivo è il più calzante per quanto attiene l’avvicinamento della leccia al pescatore in apnea, in pochi decimi di secondo dove il nostro occhio annoiato scrutava il torbido la visuale sarà riempita per intero dall’immenso predone.

Il tiro non avrà storia, in concreto è impossibile sbagliare un bersaglio di così grandi dimensioni, oltretutto ravvicinato visto che non avendo alcun timore tenderà ad arrivare a due metri o anche meno dalla punta della freccia. Preferibilmente dovremo indirizzare il dardo dopo l’opercolo branchiale o verso la testona, oppure nel quarto posteriore, in ogni caso in una zona di buona tenuta, assolutamente da evitare il ventre, ovviamente per non incorrere in un travaso di bile per averlo strappato, magari dopo una dura lotta di diversi minuti e con la taitiana ormai da buttare. Il tiro verso la testa o sulla linea laterale sarà scoccato nella speranza di fulminarla, o in ogni modo di ferirla in modo grave. Nel quarto posteriore per limitare al massimo la potenza dell’inevitabile fuga. Quest’ultimo tiro è il preferito dai cacciatori esperti, da quelli che di pescioni ne hanno parecchi all’attivo, sinceramente io preferisco tirare verso il capoccione per poi sperare e pregare!!! L’asta spesso uscirà dal combattimento in condizioni pessime, per non dire da buttare. Mettiamo in conto l’acquisto di una freccia nuova dopo aver tirato. L’aletta o le alette dovranno essere eccellenti, spessore adeguato (un millimetro sarebbe l’optimum) perno ben ribattuto e se possibile di sezione maggiorata. La cuspide della punta sarà obbligatoriamente ben affilata, nella speranza di insagolarla e facilitare così combattimento e recupero. Il combattimento metterà a dura prova il nostro sangue freddo e la capacità di reagire razionalmente a tutta la serie di manovre che la leccia metterà in atto per sfuggire alla cattura. Dopo una iniziale manciata (quattro o cinque non di più) di secondi in cui sembrerà statica, partirà come un missile per la prima fase, rettilinea, di fuga. Superfluo evidenziare che senza un mulinello decente è impossibile contrastare questa prima fase. Dovremo concedere meno sagola possibile pure evitando in modo assoluto qualsiasi strappo o forzatura nei primi delicatissimi istanti. Subito dopo ci sarà la fase che mi piace chiamare “dello show” , in altre parole una serie repentina di cambi di direzione e di quota, che sarà coincidente (nei casi sfortunati) con la perdita della preda. Infatti se in questa parte molto dinamica del combattimento, la leccia malauguratamente dovesse aggrovigliare la sagola sulle concrezioni del fondo o sugli scogli, la probabilità che rompa tutto o si strappi è elevatissima.

Aver concesso meno sagola possibile all’inizio, ci consentirà di gestire al meglio le successive critiche fasi, consentendoci nello stesso tempo di cominciare a lavorare il filo con le mani. Pur effettuando una trazione costante sull’animale dovremo essere pronti a concedere sagola nelle sue sfuriate per poi riprendercela con lente e misurate bracciate. Secondo la letalità del tiro queste fasi alterne potranno durare pochi minuti o alcune decine, cerchiamo di risparmiare le forze usando il nostro corpo e le pinne come freno idrodinamico, nell’attesa che si stanchi. Manteniamo la lucidità evitando di accorciare i tempi e tenendo sotto controllo non solo le reazioni della preda ma anche tutte le variabili del momento. Utile ed importante lavorare con il fucile in corrente al fine di non creare pericolose volte di sagola che potrebbero impigliarci e mettere i forse la nostra sicurezza. Una bracciata di sagola e un colpo di pinne, e così via guardandoci attorno per evitare incidenti. Se avremo fatto le cose per bene e saremo stati fortunati quanto basta, finalmente vedremo le specchiate del corpo del possente predatore, da questo momento cederemo meno sagola di quanta recupereremo successivamente, fino al contatto fisico. Se possibile è da preferire la presa fra le branchie , altrimenti anche un bell’abbraccio goffo ma efficace , magari aiutandosi con le gambe ci consentirà il bloccaggio. L’immediato colpo di grazia con lo stiletto avrà una duplice valenza: oltre che il giusto atto di rispetto nei confronti del valoroso avversario, ci metterà al riparo da spiacevoli sorprese, sempre possibili con questa preda. Anche se non è pensabile dedicare una battuta di pesca alla Leccia (che a mio avviso rientra nelle prede che si incontrano casualmente) passiamo ora a dare uno sguardo alle attrezzature indicate per questo tipo di pesca: Maschera- comoda e con buona visuale, difficilmente pescheremo oltre i 10-15 metri di fondo Muta- anche in questo caso vale la regola della grande comodità ed affidabilità d’uso, per la scelta del mimetico dipende dai gusti, io lo preferisco perché sono scarso e spero che “aiuti”. Pinne- assolutamente devono essere reattive e non stancare nelle lunghe e faticose fasi del combattimento, da scartare quei modelli che dovessero essere minimamente scomodi per il nostro piede, affidabilità e comodità prima di tutto. Zavorra- consiglierei un assetto decisamente positivo, infatti pescando all’aspetto ci ancoreremo al fondo con la mano libera, senza tanto piombo saremo più comodi e faticheremo meno nel recupero, che è la fase di maggior dispendio di energie sia fisiche sia mentali. Fucile- ingaggeremo la grande leccia con ciò che ci troveremo in mano al momento, il tiro sarà comunque ravvicinato (se sperate di passare un’animale di 15kg con un 75 con asta da 6 ed elastici mosci a quattro metri siete decisamente dei pensatori positivi!!!) , propenderei per aste da 6,5 in qualsiasi caso ed elastici decisamente potenti; la monoaletta penetra maggiormente, la doppia dà maggiori garanzie di tenuta, a voi la scelta. Boa- il classico modello sferico ad alta visibilità sarà più che sufficiente. Guanti- ho lasciato questo particolare per ultimo giacché a mio modo di vedere, in questo specifico caso, si tratta dell’elemento di maggiore importanza di tutta l’attrezzatura, lavoreremo per lunghi minuti la sagola, ci saremo ancorati al fondo, agguanteremo (forse!!) un pescione che si dibatte con tutte le sue forze………….con le mani!!!!!! Perciò in acqua cerchiamo di andare sempre con i guanti indossati. A tal proposito racconterò un aneddoto relativo alla seconda leccia che ho preso in vita mia, avevo passato la sagola del mulinello nel foro per l’elastico circolare della testata dell’Apache , quando il pesce è partito l’attrito della sagola sulla plastica ha letteralmente segato quell’anello di polimero…………….credo che per le mani non sarebbe stato poi così diverso!!!!!

Perciò se un giorno i cefali vi sembreranno impazziti e la mangianza compatta scarterà improvvisamente………state pronti, forse la leccia verrà a trovarvi e se avrete fatto tutto per bene e la fortuna vi assisterà potrete fare una scorta di emozioni da ricordare per lungo tempo.

 

Di Teo Ciucarilli abbiamo pubblicato
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