Quattro chiacchiere sul pesce serra
Lungi dal voler essere una scheda esaustiva su questo combattivo predone, quanto segue sarà una sorta di “chiacchierata fra amici del bar” in riferimento a uno dei pesci che , partendo da riva, potrebbe regalarci forti emozioni venatorie. Il Pesce Serra, (Pomatomus saltator o Bluefish per gli anglosassoni) viene accreditato , dalla letteratura scientifica, di una misura massima di circa 120cm per 15 kg di peso.

Anche se sono documentate catture di esemplari di peso e dimensioni ancora maggiori, è ragionevole aspettarsi di ingaggiare pesci fra i pochi etti ed i sette – dieci chili. Ho avuto l’impressione che, nei confronti del pescatore in apnea che intende insidiarlo, il comportamento di questo autentico predatore è distaccato, ovvero se la sua traiettoria di nuoto incrocia la nostra posizione lo porteremo a tiro (anche con una relativa facilità) diversamente non ci degnerà della minima attenzione proseguendo per la sua strada. La mia esperienza si limita a poche decine di incontri che spesso si sono conclusi con un tiro. Tuttavia tirare il Serra non significa averlo automaticamente in carniere, infatti dopo il tiro si svilupperà la fase più sportiva e stimolante di questa pesca, il recupero. Questo pesce possiede un’innata combattività, e un’energia fisica veramente notevole, che metterà a dura prova la qualità dell’attrezzatura impiegata, fornendo al tempo stesso una scorta di emozioni da rivivere in seguito nei racconti agli amici , nelle giornate dove…………… “n’gira na’ pinna” La quasi totalità dei tiri che ho scoccato sul Serra è stata effettuata all’aspetto, in quattro o cinque occasioni in caduta, mai all’agguato (ma questo potrebbe essere causato dalla mia scarsezza come agguatista). Dopo una brevissima fase iniziale di smarrimento l’animale partirà, comunque, di gran carriera. Ho notato che opporre una resistenza alla fuga in questa fase aumenta esponenzialmente le possibilità di strapparlo. Quando dico strapparlo intendo che è in grado di aprirsi ferite orrende ed estesissime, senza per questo risentirne immediatamente, lasciandoci quindi con l’asta desolatamente vuota e pezzi di carne che mestamente scendono verso il fondo.

In alcune occasioni mi è capitato che saltasse più volte fuori dall’acqua con coreografici tonfi e spruzzi (che fanno tanto “caccia grossa”) nel tentativo di liberarsi. Ritengo che la zona migliore ove indirizzare il tiro sia dietro la piastra branchiale abbastanza in alto (il ventre pur essendo muscoloso tende a lacerarsi facilmente con conseguente perdita della preda) e solo passandolo in sagola avremo la ragionevole speranza di portare a termine la cattura. Quasi tutte le volte che il ferro gli è rimasto dentro si è strappato, in qualche rara e fortunata occasione sono riuscito a recuperarlo, spessimo è andato perso con conseguente travaso di bile per aver inutilmente ucciso un pesce. Non è pensabile indirizzare una battuta di pesca esclusivamente al pesce serra (a parte in alcune zone infestate da questo pesce gli incontri saranno saltuari ed occasionali) perciò adatteremo l’attrezzatura usata al momento per l’evenienza. Un qualsiasi arbalete decente dai 75 cm in poi o , per chi lo preferisce, un oleopneumatico da 75-90 cm possono già essere più che sufficienti. La caratteristica più importante sarà che abbiano un buon brandeggio, magari anche una discreta potenza che non guasta mai. Personalmente pongo particolare attenzione all’affilatura della punta della freccia, cui è demandata la penetrazione nelle carni della preda e sostituisco il terminale in nylon periodicamente o al primo segni di usura. Come detto è preferibile passarlo in sagola, lavorarlo di fino durante la sfuriata iniziale, per poi recuperare con decisione ma senza inutili strappi. Questo tiro alla fune può durare pochi attimi o qualche minuto, e la nostra sensibilità verrà messa a dura prova dal campionario di fughe repentine, salti e scodate poste in atto dal Serra. L’atto della presa finale ci dovrà vedere quanto mai accorti e presenti dato che , pur non essendo certo uno squalo, l’amico è fornito di una boccuccia con una dentatura di tutto rispetto.

Le qualità organolettiche della sua carne sono oggetto di controversia da sempre: molti “lo schifano” altri lo apprezzano, io me lo sono mangiato sempre con piacere, ma in un paio di occasioni la carne aveva un gusto amarognolo, Per evitare questo inconveniente può essere utile eviscerarlo immediatamente , dissanguarlo e magari asportare anche le branchie.
Teo Ciucarilli