Joker 410 - L'arbalete che non aspettavi
Quest’anno, tra settembre ed ottobre ho deciso di prendermi diversi fine settimana di pausa ed abbiamo pensato che la Corsica con le sue acque cristalline e ricche di pesce poteva rappresentare una meta valida.
Scelta di vera vacanza, di relax, di Mare e tranquillità in posti quasi deserti; ma anche vacanza culturale, in luoghi segnati dalla storia.
Chissà che queste brevi note non possano servire anche a qualcuno che cerca qualche suggerimento per scoprire posti ai quali non aveva mai pensato ?
Così, sperando di fare cosa gradita, riassumo circa due mesi di pescate con il nuovo Joker 410 in questi brevi appunti.
Ma cominciamo il nostro itinerario.
Sbarchiamo a Bastia e percorriamo la bellissima litoranea che arriva a Cap Corse, una piccola sosta per la colazione ad Erbalunga, un paesino di pescatori molto caratteristico, e proseguiamo lungo la litoranea nel verde della macchia mediterranea.

Il panorama è meraviglioso, verde da una parte e mare cristallino dall’altra.
Il tutto costellato dalle antiche torrette genovesi di avvistamento, ed inframmezzato da spiagge deserte e piccole insenature rocciose.
Mi ricordo che era il lontano 1990, quando feci l’ultima vacanza lunga di pesca.
Vacanza lunga significava per me partire ai primi di giugno e tornare a metà luglio, accumulando ferie e permessi risparmiati per tutto l’anno.
Ricordo che della dotazione di fucili facevano parte invariabilmente il fido 90 monoelastico con asta da 6 per pescare nella schiuma cefali e spigole, il 100 monoelastico con asta da 6,5 per pescare le orate all’alba nel sottocosta, il 110 doppio elastico per pescare all’aspetto ed il 115 triplo elastico per i tuffi sulle secche al largo alla ricerca delle ricciole.
Un carico di oltre 25 kg tra fucili, aste ed elastici di ricambio, che trasportavo solo grazie alla Station wagon capiente rubando un bel po’ di spazio ai bagagli dei passeggeri “normali”.
Poi finiva spesso che, alloggiando non proprio sul Mare, partivo attrezzato in un modo e trovavo all’arrivo una condizione diversa: immaginavo di pescare fondo all’aspetto ed arrivato sul sito prescelto trovavo il Mare mosso e quindi alla fine spesso mi adattavo a pescare alla meno peggio con l’arbalete che mi ero portato (partendo spesso da terra non li portavo mai tutti per non lasciare la lunga sacca dei fucili esposta nella macchina incustodita).
Con gli anni le esigenze sono cambiate. Ho cominciato a fare vacanze più brevi e frequenti, spesso solo dei fine settimana di 3-4 giorni, spostandomi spesso con l’aereo e dovendo per forza di cose limitare ingombro e peso.
A questo punto mi sono dovuto adattare a portare fucili corti e potenti, per non passare le giornate in aeroporto per recuperare bagagli fuori misura.
Va da se che i tipi di pesca praticabili con un 80 od un 90 non sono molti, e cominciai così a pescare spesso all’alba nel bassofondo.
Con questo bagaglio di esperienze ho atteso l’uscita del Joker che, nelle mie speranze, poteva essere proprio quell’arbalete eclettico che mi avrebbe permesso di avere al seguito più fucili con un modestissimo ingombro.
E finalmente eccolo qui, presentato da una gentile amica.


Dopo averlo utilizzato a lungo, in tutte le condizioni possibili, o almeno in tutte quelle che mi sono venute in mente, comincerei subito col dire che chiamarlo “fucile subacqueo” è molto riduttivo.
Il Joker è un vero e proprio Sistema d’arma modulare, destinato a svolgere le funzioni di diverse tipologie di arbaletes, e a svolgerle al meglio.
Ma andiamo per ordine e continuiamo la cronaca delle vacanze.
Ci dirigiamo verso Saint Florent e facciamo una piccola deviazione per ammirare la bella chiesa romanica di St.Michel a Murato.
Saint Florent è un piccolo porto turistico, piacevole per una passeggiata serale e dove si può mangiare ottimamente con circa 30 euro a persona.
Ripartiamo da Saint Florent ed infine arriviamo a Calvi.

Si cominciano ad aprire i bagagli e per ultima la sacca del Joker.
Ma esaminiamolo nel dettaglio.
La struttura è composta da un corpo principale che porta impugnatura, scatto e mulinello e da una canna telescopica, innestata nel fusto, che porta la testata con gli elastici.

Il tutto è realizzato con finiture impeccabili in fibra di carbonio T700 dall’inconfondibile trama romboidale larga.
L’impugnatura è la classica scomponibile e regolabile della C4, con doppia saponetta posteriore in dotazione.
Il fusto ha il corpo principale dalle dimensioni generose, infatti raggiunge la larghezza massima di 80 mm. e l’altezza massima di 40 mm.
Viceversa la canna telescopica è straordinariamente sottile, con un altezza massima di soli 14 mm. per una larghezza costante di 34 mm.
Il bloccaggio, rigido e privo di qualunque gioco è assicurato dalle ridottissime tolleranze di lavorazione e da due solidi bulloni M8.
Questo era il particolare che più mi rendeva perplesso, ma dopo oltre un mese di utilizzo non ho notato nessun movimento, né poteva essere diversamente viste le tolleranze di lavorazione e la rigidità e stabilità strutturale del materiale utilizzato.
Il Sistema, come è noto, può essere montato in quattro posizioni per ottenere arbaletes da 95 – 100 – 105 e 110 cm.
Il Joker può montare aste della lunghezza minima di 125 cm, nella configurazione da 95 cm, assumendo un ingombro anteriore inferiore ad un classico 90, fino ad aste della lunghezza di 150 cm nella configurazione 110.
Può montare da uno a tre elastici circolari di diametro da 14 a 17,5 millimetri.
Questo significa che potremo montare aste del peso di 275 grammi ( 6 x 125 ) come aste che pesano 450 grammi ( 7 x 150 ) con una differenza tra l’una e l’altra di 180 grammi.
Questo elemento di variabilità mi dava molto da pensare.
Di certo settare correttamente le diverse configurazioni non sarà facile né rapido, mi dissi nel vederlo la prima volta.
Poi però, una volta aperto l’imballo del fucile ho capito che Marco Bonfanti questo problema l’aveva ben presente, infatti, nella confezione si trovano dei galleggianti in polistirolo da inserire nello spazio morto del fusto quando si allunga il fucile.
Questo intelligente accorgimento progettuale fa sì che con gli armamenti più classici, quindi con le canoniche aste da 6,5 mm lunghe 130, 140 e 150, il fucile risulti già equilibrato.
I miei problemi di settaggio sarebbero stati molto semplici da risolvere !

I due tipi di galleggianti in dotazione, da 10 e da 5 cm, con la lastrina di piombo usata per equilibratura con aste da 6 mm. nella confezione ci sono n. 4 galleggianti per tipo
Così ho iniziato con le configurazioni estreme, misura minima (95 cm) - asta Evolution Pro da 6 mm. lunga 130 ed elastico da 14,5 mm. a fattore di allungamento 350%, ogiva costituita dal solo archetto metallico con cappietti in Dyneema.

Ho aggiunto una lastrina di piombo da 45 grammi in testata con due elastici ricavati da una camera d’aria di bicicletta. Il sistema è pratico ed anche valido esteticamente.

Verifico l’equilibrio dell’arbalete con la formula di Filippo Anglani.
Il fucile completamente allestito pesa 1700 grammi, l’asta 287, la gomma ha un carico di circa 30 kg.
Applico la formula
Peso asta : Peso arbalete x Carico degli elastici = Coefficiente di equilibrio, che deve essere minore di 16.
287 : 1700 = 0,17 x 30 = il coefficiente risulta uguale a 5 e quindi molto lontano dal valore limite consigliato che è 16.
Prova in Mare
Così attrezzato ho pescato in acqua bassa all’alba e con scarsa visibilità, in una zona caratterizzata da ampie calette e scogli emergenti.

Il fucile si carica con facilità disarmante, tanto da far pensare che la spinta dell’elastico sia insufficiente.
Lo trovo ben equilibrato, forse qualche grammo di piombo di troppo in testata.
Il brandeggio è ottimo, molto vicino a quello del Mr. Carbon di pari lunghezza.
Ho occasione di tirare un paio di saragotti un po’ lontani e riesco a valutare la gittata del fucile.
La singola passata viene stesa quasi completamente, non è poco con questo elastico. Stimo un tiro utile di 2,5 mt.
Il rinculo è praticamente assente.
Verso la metà della pescata, una spigola di medie dimensioni sbuca da uno scoglio a circa due metri dalla punta del fucile, la allineo con una rapida correzione e faccio partire il tiro.
Il grilletto è il solito sensibilissimo di C4, rilascia l’asta con una pressione di pochi grammi ed infatti va tenuto con la corsa più lunga possibile (personalmente, io elimino il grano di regolazione).
La preda va in sagola con grande facilità, merito anche dell’affilata punta tricuspide; il recupero non presenta problemi.

Il giorno dopo cambio configurazione.
L’acqua limpida consente al pesce di scorgermi con facilità, quindi un po’ di gittata in più non guasta.
Allungo il fucile a 105 cm.
L’operazione è semplicissima, tolgo i bulloni, estraggo la canna ed inserisco un galleggiante da 10 cm. poi riavvito i bulloni.

Elimino la zavorra in punta, taglio il sagolino dell’asta e la cambio con una classica 140 da 6,5 mm., rifaccio la cappiola con il nodo inglese che uso al posto dello sleeve e sostituisco l’elastico con uno da 17,5, sempre a fattore 350%, che, in virtù dell’ogiva con archetto smontabile, si sostituisce in un attimo.
Tempo totale dell’operazione 5 minuti.
Il fucile completamente allestito pesa 1736 grammi, l’asta 362, la gomma ha un carico di circa 45 kg.
Applico la formula
362 : 1736 = 0,21 x 45 = 9,38 il coefficiente è quindi ancora lontano dal valore limite consigliato.
Scendo in Mare.
Il fucile è perfettamente equilibrato per le mie abitudini, in acqua si muove ancora con facilità in tutte le direzioni, probabilmente perchè la porzione anteriore che si allunga è davvero sottile.
Provo un paio di aspetti a profondità media, ma di pesce ne gira poco e piccolo.
Alla fine catturerò due saraghi di medie dimensioni scelti tra quelli più lontani per testare le performances del Joker.
Il tiro è teso fin quasi alla metà della seconda passata, quindi validissimo, ma a paragone del Mr. Carbon la differenza è evidente.
D’altronde non è un mistero che le migliori prestazioni balistiche negli arbaletes monoelastico si ottengano con fucili armati con singola coppia di elastici e senza guida asta.
Il rinculo è ancora scarsamente avvertibile.
Il giorno dopo farò un’altra prova, manterrò il fucile così configurato, sostituendo il circolare da 17,5 con una coppia di 14,5.
Il brandeggio rimane ottimo, direi quasi identico, perché il 14,5 una volta tirato diventa davvero sottilissimo.
Verifico l’equilibrio.
Il fucile completamente allestito pesa ora 1836 grammi, l’asta 362 grammi e le gomme hanno un carico di circa 60 kg.
Applico la formula
362 : 1826 = 0,20 x 60 = 11,90 il coefficiente è quindi lontano dal valore limite.
In acqua, dopo aver provato una serie di agguati senza risultato, trovo una zona bassa con molti affioramenti, e mi dispongo a fare un po’ di aspetto in superficie.
Dopo una mezz’ora di avvistamenti privi di interesse, avvisto una spigola davvero bella.
La distanza è medio lunga per me che sono abituato a tirare da vicino.
Ma non si sono problemi, l’asta arriva a destinazione e la preda parte veloce verso il largo, tirandosi dietro una quindicina di metri dal mulinello.
Il pesce si dibatte con forza, metto subito in tensione la sagola che avevo colpevolmente lasciato filare senza resistenza.
In questa circostanza apprezzo molto la nuova aletta della Evolution che, una volta aperta, non si richiude con facilità, in quanto la testa della stessa è opportunamente schiacciata nel punto giusto.

Una volta recuperato il pesce, tornando mentalmente all’azione di pesca, valuto che il rinculo è molto contenuto e decisamente rettilineo.

Il pesce sarà il piatto forte di un ottimo pranzo
Questo mi invoglia ad un’altra prova, molto più impegnativa.
Allungo il fucile a 110 cm., monto un’asta con i pernetti ed aggiungo il terzo elastico da 14,5.
Visto così il fucile da un’idea di potenza terrificante, vedremo se le apparenze verranno confermate all’atto pratico…
Verifico l’equilibrio.
Il fucile completamente allestito pesa ora 1955 grammi, l’asta 388, le gomme hanno un carico di circa 90 kg.
Applico la formula
388 : 1955 = 0,20 x 90 = 17,85 > 16, stavolta superiamo il valore limite.
Il giorno dopo scelgo una zona caratterizzata da uno scalino di roccia che sormonta una vasta franata dalla quale spero possa arrivare qualcosa di degno, al quale tirare con un cannoncino di questa portata.
Passano i minuti, poi le ore, ma davvero nulla di interessante.
Mi sposto dove la franata termina sulla sabbia alla minore profondità.
Vedo un bel movimento di cefali di buone dimensioni; spero che attirino qualche grosso predone.
Infatti è così, dopo neanche 15 minuti scorgo una spigola di grandi dimensioni.
Il pesce, in avvicinamento, scompare dietro un piccolo rilievo.
Allineo il fucile nel punto dove penso dovrebbe ricomparire.
Le cose vanno proprio così, è la mia giornata fortunata.
Tiro molto lungo, direi a 3,5/4 metri dalla punta dell’asta, ma il pesce è colpito bene ed il recupero dura pochi minuti.

Il fucile in questa configurazione rincula in modo netto, ma sempre rettilineo.
Il tiro è ancora gestibile senza difficoltà.
Il brandeggio ora è decisamente meno agevole, ma ancora buono, non essendovi l’appesantimento idrodinamico di sezioni terminali troppo ingombranti.
Purtroppo però la vacanza volge al termine ed è giocoforza sospendere le prove.
La settimana dopo sono di nuovo in acqua, questa volta vicino ad Ajaccio, ma con un nuovo allestimento, il Mare frange in modo non trascurabile, la visibilità non è straordinaria ed allestisco il fucile nella lunghezza 95 con un’asta da 130 x 6,5 e doppio elastico da 14,5.
Vista la dimensione delle spigole incontrate precedentemente, cerco una giusta potenza abbinata ad una buona maneggevolezza.

Alterno aspetti ad agguati, portandomi sotto la zona dove le onde frangono.
Il fucile risulta agile, facile da gestire e poco incline a farsi trasportare dalla risacca.
Evito più volte di tirare a saragotti e cefali anche di buone dimensioni.
L’idea è sempre la stessa, la spigola.
Avvisto un paio di begli esemplari decisamente fuori tiro e decido di tener duro, nonostante la stanchezza si faccia sentire dopo due ore di pesca nella schiuma.
Secondo un copione ormai consolidato da queste parti, una bella spigola finalmente mi arriva a distanza di tiro.
L’asta tricuspide a due metri di distanza la insagola con facilità proprio sulla branchia.
La tenuta non presenta problemi ed in pochi minuti sono sulla strada del ritorno.

Ed anche stavolta si riuscirà ad allestire un discreto pranzetto
Soddisfatto per la pescata, cedo alle esigenze turistiche della compagna di viaggio e mi sciroppo un bel po’ di chilometri il giorno dopo per raggiungere la bellissima spiaggia della Palombaggia.


E così questa breve vacanza si chiuderà con una sola preda.
Mi accorgo solo ora di non aver provato proprio la configurazione consigliata dalla casa costruttrice, asta da 6,5 e doppio 16 Superelax.
Decido per la lunghezza 105 ed asta da 140.
Nella successiva vacanza breve, a distanza di circa un mese ritorno a Calvi.
Il tempo è buono e mi sobbarco la solita alzataccia in cerca di prede valide.
Trascuro più volte dei saragotti e delle corvine addossate agli scogli; sono pressoché certo di distruggere la delicata punta tricuspide e non ne vale la pena.
Mi dedico invece ad alcuni scoglietti isolati intorno ai quali c’è una bella risacca.
Anche stavolta l’istinto (forse anche una discreta dotazione di fortuna) non mi tradisce e mi si presenta di tre quarti una bella spigola.
L’asta la spedina quasi per intero alla distanza ragguardevole di circa tre metri e mezzo.
Il carico degli elastici è di circa 90 kg, l’asta ne pesa 370 ed il rinculo ora si sente, rimanendo comunque rettilineo e facilmente gestibile.

Termina qui il mio piccolo e disordinato reportage di pesca/vacanza.
Mi piace concludere con una bella veduta del golfo.

e con il suggerimento di farvi un giretto per la Corsica.
Il pesce non manca, ma in caso di catture scarse vi potrete sempre consolare nei numerosi localini che offrono piatti ottimi a prezzi abbordabili.

Arrivati a questo punto, si impongono alcune considerazioni conclusive.
Le faccio precedere però dall’immagine di un’altra spigola, tirata contrariamente alle mie abitudini con un’asta da 7 mm. a doppia aletta con cono anteriore.
Il tiro è stato effettuato con una configurazione triplo elastico da 14,5.
Premesso che la cattura non è stata minimamente in dubbio per l’ampia superficie di tenuta delle alette, non sono affatto contento del risultato ottenuto con questa combinazione di punta conica, doppia aletta e conetto anteriore.
Lo squarcio nel pesce è evidente, il foro di uscita nella zona ventrale, non ripreso perché poco gradevole all’occhio, si presenta ampio e slabbrato, quasi il doppio di quello anteriore.
Imputo ciò all’ampia superficie di impatto della doppia aletta e del conetto, uniti alla minore velocità dell’asta da 7 millimetri rispetto a quelle finora usate.
Questo non fa che confermare la mia preferenza per le aste monoaletta Sigalsub Evolution , che con i nuovi accorgimenti garantiscono ugualmente una validissima tenuta, e non presentano più l’inconveniente legato alla possibile chiusura dell’aletta durante la reazione iniziale del pesce, la punta tricuspide fa dei fori molto piccoli e permette quasi sempre di insagolare la preda.
Considerazioni legate all’utilizzo.
Il Joker come già detto precedentemente trova nella versatilità e nel prezzo il suo punto di forza.
Le lunghezze che mi hanno dato maggior soddisfazione sono state la 95 in versione monoelastico ed asta da 6 mm, e 95 doppio elastico con asta da 6,5 mm, la 105 in versione monoelastico da 17,5 ed asta 6,5 e la 110 con triplo elastico da 14,5 ed asta da 6,5 mm. - la 7 mm. la trovo troppo pesante ed inadatta a questo fucile anche se lunga 140 cm anziché i canonici 150.
Nella versione triplo elastico questo arbalete esprime una potenza sufficiente a qualunque tipo di pesca mediterranea, mantenendo una maneggevolezza ben superiore ai cannoni plurielastico che vanno tanto di moda.
Un altro suo punto di forza è il costo, cosa insolita per un arbalete C4.
Infatti se si volessero acquistare tre arbalete di alto livello, ad esempio un 90 ed un 100 monoelastico ed un 110 doppio elastico, tanto per citare le misure più diffuse e presenti nel bagaglio della maggior parte dei pescatori, si spenderebbe molto di più dei 680 euro del prezzo di listino di questo oggetto poliedrico.
Sperando di fare cosa utile ai lettori di queste brevi note, di seguito espongo una mia personale valutazione comparativa tra Mr. Carbon e Joker

Criteri di Valutazione |
Mr. Carbon 94 |
Joker 410 (95) |
Brandeggio |
●●●●● |
●●●● |
Maneggevolezza |
●●●●● |
●●●● |
Gittata* |
●●●●● |
●●●● |
Versatilità |
●●● |
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Prezzo |
●●● |
●●●●● |
Facilità d’uso |
●●●● |
●●●●● |
Nota bene: queste mie valutazioni sono di comparazione tra i due arbaletes, e non di valutazione in termini assoluti tra questi ed il resto degli arbaletes sul mercato.
* Il Mr. Carbon 94 in versione monoelastico ha una gittata leggermente superiore al Joker in versione doppio elastico da 14,5 e lievemente inferiore al doppio da 16 mm, nonostante le accortezze progettuali di Marco Bonfanti per minimizzare gli attriti dovuti alla presenza del guida asta e all’inclinazione degli elastici.
Questo a mio modo di vedere non fa che riaffermare che l’utilizzo del doppio circolare e del guida asta da indubbi vantaggi per il frazionamento del carico, la facilità di caricamento e la realizzazione degli elastici ma, con buona pace di tutti, al doppio di potenza installata non corrisponde il doppio di potenza erogata, a causa degli attriti in gioco.
Personalmente preferisco la versatilità e l’istintività del Joker al surplus di potenza del Mr. Carbon.
Concludo la mia breve digressione con alcune note sul nuovo mulinello Sigalsub.
Si tratta di un oggetto progettato con grande cura dalla ditta piemontese.

La realizzazione è in acciaio inox aisi316 per il telaio, ed in uno speciale materiale plastico, con un peso specifico molto inferiore a quello dell’acqua, per la bobina tornita dal pieno.
Questo accorgimento porta il peso totale del mulinello a soli 143 grammi, certamente uno dei più leggeri in assoluto in rapporto alla buona capacità di carico (60 mt. di Climax da 1,25 mm.)
Ma in termini di innovazione su questo mulinello c’è ben altro.
Tra le sue peculiarità troviamo un sistema antiparruca costituito da una molla in acciaio inox che impedisce lo svolgimento accidentale del sagolino, un sistema già visto ma realizzato qui in modo impeccabile.

Quello che non avevo mai visto, invece, è l’intelligente sistema di rientro della manovella di riavvolgimento che scompare in un apposito alloggiamento ricavato nella bobina.
Un sistema pratico e semplicissimo.

Si deve poi notare l’intelligente frizione a doppia azione che può funzionare nella modalità standard in cui la bobina rimane sempre leggermente frizionata, o nella più classica modalità ad apertura automatica, che libera la bobina al primo strattone del pesce.
Il passaggio dall’una all’altra modalità si ottiene semplicemente rimuovendo una rondella posta sotto alla manopola della frizione. Questa risulta molto comoda da impugnare ed azionare anche con guanti molto spessi.
Il mulinello è universale per il montaggio sui fucili in legno tramite due viti (non in dotazione) o su fucili pneumatici ed arbalete (senza guida asta) tramite due tradizionali fascette autoserranti.
Su nostra specifica richiesta è stato realizzato un semplice adattatore per il montaggio sugli arbalete C4.
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