Se dovessi ripercorrere indietro la mia “carriera” di pescatore subacqueo e chiedermi qual’è , fra le tecniche di pesca, quella che mi ha dato le migliori soddisfazioni, la risposta sarebbe semplicissima: la pesca nel bassofondo….chiamiamolo agguato, chiamiamolo aspetto misto ad agguato, chiamiamola razzolo o come vogliamo…io la chiamo agguato nel bassofondo…e per bassofondo intendo nei primi 4-5 metri….con rarissime puntate fino a -10, ma per la maggior parte del tempo, trascorso in poche spanne d’acqua a strisciare, anticipare e aspettare il pesce.
Le mie modeste prestazioni come profondista (ho sparato un solo pesce oltre i -20 m e rarissimi oltre i -15), sono il “perché” della scelta di dedicare tantissime uscite a questa tecnica…..se mi chiamassi Mazzarri, probabilmente avrei scelto l’aspetto profondo a dentici e ricciole, ma mi chiamo Lucante e devo fare di necessità virtù.
L’idea di dedicare sempre e comunque, le prime ore del mattino, a questa tecnica, mi è balenata pochi anni fa, quando appunto ho cominciato ad andare a pesca a orari tremendi per gran parte dei pescatori….sveglia molto prima dell’alba…anche le 4 del mattino, per essere in acqua prima dell’alba. La scelta di queste levatacce è dettata sia motivi di tempo libero, sia dai bellissimi carnieri che questo “sacrificio” regala.
A dispetto del fatto che l’agguato nel bassofondo è una tecnica alla portata di tutti, allo stesso tempo richiede una raffinatezza nell’azione non comune.
LA PROGRAMMAZIONE Le mie uscite sono programmate con largo anticipo; almeno 4-5 giorni prima. La programmazione deve per forza di cose tenere in considerazione tutta una serie di variabili:
il tempo a disposizione
il meteo
Chi ha poco o pochissimo tempo come il sottoscritto (sabato mattina e stop, a meno che non sia in ferie) deve giocare d’anticipo e programmare i tempi col cronometro alla mano…questa è una delle ragioni per le quali negli ultimi 3 anni sono uscito in mare spessissimo da solo, accompagnato solo dal mio amico barcaiolo; a volte, a programmare un’uscita in 2 o 3, per un piccolo inconveniente di uno solo, fa saltare tutti i piani degli altri, costringendo a una battuta assolutamente imprevista. La programmazione inizia con 4-5 giorni d’anticipo, controllando il meteo e la sua evoluzione…posso dire sicuramente che oggi, (dopo anni di surf casting alle spalle, dove il meteo gioca un ruolo fondamentale) riesco ad avere un quadro sicuro delle condizioni che incontrerò con una approssimazione del 90%....appurato che il meteo è dalla nostra parte si decide, in base alla stagione, in base alle condizioni meteo marine e in base alle nostre aspettative alieutiche, DOVE andare….la scelta dello spot.
A questo punto comincia la fase pratica della preparazione. Io dedico la sera prima della battuta a questa fase, un primo sguardo al gommone, una bella gonfiata (anche perché è bucato e non riesco a trovare il foro) e un giro di 5 minuti al motore per evitare che il giorno dopo non parta sul più bello. Un controllo ai gavoni e ai documenti. A casa controllo minuzioso di tutta l’attrezzatura (ne serve pochissima) e la stiva nel borsone, bene in ordine, per non dimenticare nulla….la borsa, le pinne, le zavorre e i fucili li metto davanti all’uscio del mio seminterrato accanto al frigo portatile. La mattina sono pronto per partire senza dover preparare nulla, se non una bottiglia di acqua e qualche cracker da mangiare. In questo modo devo solo agganciare il carrello alla macchina e arrivare allo scivolo.
LE ATTREZZATURE Ho scelto di avere l’attrezzatura più semplice possibile per questo tipo di pesca, mi servono 3 cose alle quali non posso rinunciare: non avere freddo, avere un fucile brandeggiabile e preciso, avere un assetto perfetto.
Finché la stagione lo permette (dalle mie parti fino a dicembre) preferisco la muta da 5 mm, il mio fucile è sempre lo stesso, sia con buona sia con cattiva visibilità, sempre e solo l’Apache 90 con asta da 6 e gomme da 17,5, naturalmente col mulinello. Cintura con 5 kg di piombo, schienalino da 2,7 kg e due cavigliere da 300 grammi. Con questa zavorra ho un assetto che ritengo perfetto per me.
1: I ferri del mestiere
2: La vestizione
L’AZIONE L’agguato, per me comincia nel momento esatto in cui metto la testa sott’acqua, da quel momento è meglio stare vigili e attentissimi a tutto ciò che ci circonda. Non è difficile tenere l’attenzione alta per due ore di pesca. Di solito bazzico sempre gli stessi posti, quindi conosco a memoria il mio terreno di caccia….imposto il “giro” diversamente a seconda delle condizioni del mare e delle probabili prede presenti. In autunno, è abbastanza semplice incontrare orate e le prime spigole, oltre agli immancabili saraghi; in inverno pieno è scontato o quasi l’incontro con la spigola….
3: L'alba, il momento magico
Cerco sempre e per quanto possibile di muovermi letteralmente appiccicato alle rocce, a qualsiasi cosa possa farmi da riparo sia visivo sia uditivo….fucile sempre arretrato e mano sinistra aggrappata qualsiasi sbalzo delle rocce…pinne in movimento solo per brevi spostamenti allo scoperto, che devono essere ridotti al lumicino e solo per spostarsi da una zona (magari una risalita) ad un’altra. Scelgo con cura i luoghi dove transitare, prediligendo i coni d’ombra creati dalle rocce affioranti, bellissime e interessantissime le pareti verticali, sono,l’ideale per il mio tipo di pesca.
Le doti principali di un agguatista secondo me sono: la pazienza, la strategia e l’acquaticità. Non nascondo di avere appreso molto di queste 3 caratteristiche, fino a farle diventare mie, guardando i DVD di Dapiran….splendidi i primi 2 sull’agguato nel bassofondo, le riprese fatte dall’operatore dietro di lui spiegano meglio di ogni scritto come e quando ci deve muovere per arrivare a tiro del pesce o per far si che sia il pesce a venirci incontro.
Trascorrete tranquillamente alcuni minuti al riparo di una roccia, a scrutare tutto il bassofondo davanti a voi, non abbiate fretta, perché dove un secondo prima non c’era che il blu, un secondo dopo può riservare una bellissima sorpresa….ricordo nei minimi particolari il denticione del 10 aprile dell’anno scorso, qualche sarago in giro che faceva presagire poco o nulla…poi all’improvviso lui….ripensandoci oggi, a parte la fortuna di incontrare il bestione, se mi fossi mosso spazientito, dalla parete che mi copriva alla sua vista, sicuramente non sarei riuscito nemmeno a spararlo. Ecco quello che voglio dire, pazienza, tanta pazienza e occhio a tutto quello che si muove…non è tempo sprecato. Allo stesso tempo ricordo almeno mille occasioni perse per la fretta di muovermi e di coprire più terreno possibile, fra tutte, quel giorno che due enormi leccie sbucarono dalla schiuma e mi colsero in transito fra una roccia e un’altra….rimasi inebetito e mi chiamai “minchione” per tutta la settimana.
Il più delle volte, concludo l’azione riuscendo ad avvicinare il pesce, raramente faccio l’aspetto e mi succede solo con le spigole.
L’azione cambia notevolmente se il mare è mosso quel tanto che basta a impedirci di stare attaccati alle rocce in superficie, allora l’agguato diventerà più simile ad un aspetto nel bassofondo. L’onda che ci sbatte sulle rocce, da una parte può diventare un pericolo, dall’altra ci impedisce di stare fermi e di impostare il tragitto verso il pesce come vorremmo.
In questi casi cerco le zone più ridossate alla ricerca dell’orata che mangia sulle pareti o dietro qualche scoglio…l’orata non ama alla follia il turbinio delle onde e della risacca, preferisce gli spot al riparo. Viceversa il sarago nella schiuma ci va a nozze. Le spigole, invece le ho sempre trovate nei pressi di variazioni della batimetria, talvolta canali più profondi pieni di schiuma in superficie…appostarsi alla base del canale è una buona idea e puntare il fucile verso il bianco della schiuma.
4: La regina del bassofondo
IL TIRO Il momento topico, la conclusione di un’azione svolta nel migliore dei modi e perché no? anche di un pizzico di fortuna….il tiro all’agguato è quasi sempre piazzato (tranne i casi in cui si spara al volo a un pesce che scappa), all’apparenza semplice, ma non è così…qualche volta lungo, oltre i 2 metri…e non è semplicissimo sparare precisi, magari con la corrente che muove il fucile e noi che veniamo sballottati dentro il nostro nascondiglio. Questo è uno dei motivi per scegliere il fucile col quale abbiamo il maggior feeling possibile. Da anni pesco solo ed esclusivamente col mio Apache 90.
PER FINIRE Sfatiamo alcuni miti sull’agguato:
1 - Si pratica solo in inverno: non è vero, i pesci ci sono in tutte le stagioni, e all’alba (come al tramonto del resto) sono in giro per mangiare, sia in inverno che in estate (spigole comprese).
2 – Servono fucili lunghissimi e precisissimi: non è sempre vero, il tiro è spesso ravvicinato e anche un buon 75 può dire tranquillamente la sua.
3 – Servono fucili potenti: non è sempre vero, anche in virtù di quanto ho affermato sopra, tiri ravvicinati, spesso sulle rocce…un fucile potente con asta pesante potrebbe farci concludere la pescata al primo tiro.
4 – La muta mimetica è fondamentale: non credo, specie alle prime luci del mattino, i colori sono sfumati, e noi spesso saremo al riparo dell’ombra proiettata dalle rocce; molto più importante è essere mimetici nell’approccio.
5 – L’agguato si pratica con mare mosso: si….ma anche no…a mare piatto abbiamo contro il fatto che il pesce sente perfettamente i rumori, ma abbiamo dalla nostra il fatto che lo possiamo vedere con buon anticipo e possiamo stare incollati ai ripari che le rocce offrono…e poi, chi l’ha detto che le spigole si prendono solo nella schiuma?