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  _Racconti di Pesca di Alberto Martignani  
     
     
 
 

 
   
   

Solo 48 ore - I parte

Ogni volta è così. Le impiegate della Meridiana addette al Chek-in ci provano sempre. Questa, arcigna e occhialuta, mi apostrofa asciutta: “ Attrezzatura da pesca dice ?? Deve pagare il supplemento per attrezzatura sportiva. Sono 40 euri...” Già una volta mi hanno sottoposto a questa autentica estorsione, a questo indegno salasso (direbbe Guidone…). Dopodichè mi sono documentato. Il supplemento è dovuto solo per l’ imbarco di attrezzatura sportiva “di lusso”: devono pagare i golfisti, gli schermidori e non so quali altre categorie di sportivi danarosi (direbbe sempre Guidone…).

Il trasporto di “attrezzatura da pesca”, qualsiasi tipo di pesca, non è soggetto ad alcun supplemento. Lo faccio notare all’ arcigna, la quale, ovviamente, non è convinta. Telefona a qualcuno che le spiega che ho ragione io….

   
 

Deve abbozzare, visibilmente contrariata.. Felice per questo piccolo trionfo approccio il successivo “step” critico, ossia il controllo di sicurezza: per non sforare eccessivamente con il peso del bagaglio da stivare ho dovuto giocoforza collocare una parte dei chili di zavorra nel robusto zainetto a mano che sono solito portare. Anche sull’ argomento “zavorra e bagaglio a mano” sono preparato: i panetti solidi vengono sequestrati in quanto potenziali “corpi contundenti”. I sacchetti di pallini di piombo dello schienalino e delle cavigliere invece passano. Basta spiegare con un bel sorriso cordiale agli agenti, che immancabilmente vi interrogheranno al riguardo, cosa sono e a che cosa servono.

Sono diretto a Chia Laguna (CA), per un corso di aggiornamento di due giorni. Sono stato a lungo in dubbio se portare o no l’attrezzatura: troppo breve il tempo di permanenza e troppo fitta l’ agenda dei lavori che non mi lascerebbe il tempo di noleggiare un’auto ed esplorare adeguatamente la costa. Potrei farci stare qualche breve uscita mattutina e serale nei pressi del resort ove siamo ospitati, ma il responso di Google  Earth, a suo tempo consultato, era risultato impietoso: costa bassa e sabbiosa, con poche e spazialmente limitate propaggini rocciose. Il  resort, inoltre, non è esattamente sul mare ma ne dista almeno un chilometro. Le  uniche zone apparentemente interessanti, il promontorio di Torre Chia e Cala Cipolla, appaiono invece decisamente più lontane.
Alla fine però mi sono fatto coraggio e ho imbarcato un set di attrezzatura abbastanza contenuto: muta leggera, zavorratura minimalista (integrerò eventualmente con  qualche pietra..), un solo fucile... Del resto la breve permanenza mi consente di risparmiare su biancheria e abbigliamento.
Complice un ritardo del volo, arrivo a destinazione a mezzanotte passata di giovedì.
Al receptionist che mi riceve chiedo subito a che distanza è il mare: un chilometro in linea d’ aria, mi conferma, ma  per arrivarci bisogna percorrere una stradina lunga, nel complesso, un paio di chilometri. Esiste un sistema di navetta  da e verso la spiaggia ma in questa stagione è attivo solo dalle 09.30. Non è decisamente cosa… Rinuncio a programmare un’ uscita per il mattino successivo.
Tuttavia di buon’ ora mi alzo, indosso pantaloncini e scarpette e, con la scusa di una corsetta
d’ allenamento, vado ad esplorare il litorale. Anche in questo caso l’ impressione che avevo tratto consultando i dati su internet vengono confermati… Spiaggia bellissima, con una sabbia straordinariamente fine, ma apparentemente inadatta come punto di partenza per una battuta di pesca.
A Est il  promontorio di Torre Chia si staglia irraggiungibile.

 

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Tuttavia a una certa distanza dal bagnasciuga si notano sul fondo marino estese macchie scure: roccia ? Posidonia ?  La cosa mi incuriosisce e decido, nel tardo pomeriggio, di farci un salto. Non porterò con me l’ attrezzatura completa. Troppo peso  e troppa fatica (la maledetta navetta interrompe il servizio alle 18.00 !). Vado disarmato, con la sola giacca della muta e 4 chili di zavorra. Mi immergo direttamente dalla spiaggia e mi dirigo verso la zona delle chiazze scure. Non è posidonia, per lo meno non solo: vi è infatti uno zoccolo di grotto ben rilevato rispetto alla sabbia circostante e di estensione sufficiente a condurvi una pescata, magari non lunghissima.
Il rammarico di non aver portato il fucile aumenta contestualmente all’ individuazione di fitti branchi di mormore che sciamano nella zona di confine roccia –sabbia. Alcuni esemplari mi appaiono di dimensioni decisamente interessanti. La zona è letteralmente farcita di mangianza e di branchi di saraghi tra i quali tuttavia non vedo e non vedrò pesci di taglia.
L’ acqua è limpidissima nonostante il fondale tendenzialmente sabbioso.
In lontananza, al confine dello. zoccolo roccioso, ombre minacciose procedono in formazione serrata.! Un brivido mi percorre la schiena: barracuda. Grossi ! E io qui senza fucile !
Mi torna in mente la versione pescasubba della legge di Murphy: non scendete mai in acqua disarmati, MAI, neanche nel posto più insignificante, perché sarà la volta che vedrete di tutto e vi mangerete le mani dalla  rabbia... Quasi automaticamente plano dolcemente sul fondo per condurre un aspetto, sperando segretamente che i pescioni non vengano, anzi… se ne scappino terrorizzati.. Invece i bastardi vengono, eccome se vengono…Mi sfilano indolenti davanti a neanche due metri.. uno, due, tre….dieci esemplari… I gran bastardi… Li lascio sfilare tutti e risalgo, molto lentamente, per non spaventarli.. Proseguo la mia esplorazione.. Sulla batimetrica degli 8 metri vedo una lunga ombra scura poggiata sul fondo.. Una cernia ? Macchè !
Un altro grosso barracuda appoggiato fermo sul fondo come fosse una cernia. E’ incredibile come abbia perso la sua livrea azzurro-argentea per assumere una tonalità molto più scura, simile a quella della vegetazione su cui è appoggiato. Eseguo una planata a distanza . Lui non fugge, solo si sposta, con nuoto lento, di qualche metro, ma poi inverte la direzione e mi approccia tranquillo una volta che mi sono, a mia volta, appostato sul fondo. Mi arriva vicinissimo… incredibile.  Ho visto abbastanza: torno a terra con il fegato giallo per uno stravaso di bile … Ovviamente ho già deciso che il mattino successivo ritornerò, prestissimo, armato di tutto punto. Ma ritroverò le stesse condizioni di mare increspato e, soprattutto, gli stessi pesci ? Per risparmiare tempo e fatica lascio, ai margini della spiaggia, i chili di zavorra, seppelliti sotto un po’ di sabbia, per non doverli ritrasportare il mattino successivo. Rientro alla base prendendo l’ ultima navetta: c’ è  ancora tempo per una breve nuotata in piscina, nel tentativo, vano,  di smaltire la tensione nervosa che ormai mi attanaglia…

 

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Fine prima parte.

 

Alberto Martignani
Muppet Team Bologna

 

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