RITORNO A LAMPEDUSA....
20-28 ottobre 2007
Quasi tutti gli anni con gli amici pescatori di Bologna si organizza, all’ inizio
dell’ autunno, una trasferta in qualche amena località del Mediterraneo. Oddio, il fatto di essere “amena” , in realtà, non è un requisito fondamentale...L’ importante è che sia letteralmente infestata di pesce!
Quest’ anno la scelta, caldeggiata dai “soloni” Mario Grandi e Michele Rubbini, era caduta sulla prima settimana di ottobre e sulla maggiore delle Pelagie....
Ero già stato a pesca sull’ isola ben due volte negli anni 2001-2002 ed essendomi trovato benissimo nelle occasioni precedenti ero ben contento di ritornarvi.
Senonchè la prima di ottobre, per inderogabili e inalienabili, ehm....impegni (leggasi “trasferta in Portogallo”), mi vedeva irrimediabilmente non disponibile...
Una ciambella di salvataggio mi veniva tuttavia gettata dall’ amico Alberto jr. che si sarebbe recato nella stessa località tre settimane più tardi e avrebbe ben gradito avere un compagno di viaggio e di pesca...La sua proposta di partire insieme è di quelle che non si possono rifiutare. Lui peraltro frequenta l’ isola tutti gli anni da diversi anni.
E’ divenuto pertanto un ottimo conoscitore delle zone di pesca (quelle rimaste, dopo
l’ istituzione, 5 anni anni fa, dell’ AMP) e ha ormai un ferreo rapporto di amicizia con quello che sarà il nostro albergatore, Tonino, che gestisce numerosi accoglienti appartamenti in una palazzina situata appena sopra il porto di Lampedusa.
Tonino possiede inoltre un piccolo ma robusto gozzo, in grado di agevolare le nostre uscite a pesca e che, al bisogno, ci farà utilizzare quasi gratuitamente...

Non saremo soli...A Lampedusa troveremo un gruppo eterogeneo di amici e amiche bolognesi, un paio dei quali pesca-sub, qualche altro appassionato trainista, la maggior parte, semplicemente.....”tipi da spiaggia!” Tutti assieme appassionatamente a colonizzare la stessa palazzina sul cui capace terrazzo “vista mare” contiamo di organizzare pantagrueliche grigliate con il pesce che sicuramente cattureremo in abbondanza !!!!
Questi gli ottimistici piani sui quali ci siamo beati le settimane precedenti la
partenza ! Poi accade spesso, purtroppo, di fare i conti senza l’oste.
Nella fattispecie, la variabile impazzita che rischierà seriamente di compromettere la vacanza sarà una delle peggiori congiunture meteorologiche dell’ intero anno !
A metà ottobre 2007 la penisola italiana è stata infatti proditoriamente investita da un vortice di aria fredda che ha repentinamente stroncato ogni velleità di mite e indolore trapasso dall’ estate all’ autunno, arrecando un calo sino a 10° delle temperature, piovaschi un pò dappertutto, neve anche a bassa quota. Mare tempestoso, per giorni, nel Canale di Sicilia, con altezza dell’ onda sino a 8 metri !
Domenica 21 ottobre : primo vero giorno di pesca ! Io e Alberto ci produciamo in un “classico” : albata a Punta Sottile ! Sveglia alle 6.20, attrezzatura ammassata rapidamente sul “Mehari” (anche questo un classico lampedusano) e raggiungimento, in una decina di minuti , della baietta prospiciente la punta !
La notte abbiamo dormito pochissimo, un po’ per l’ eccitazione ma soprattutto per il rumore continuo e tormentoso prodotto da un vento teso e freddo da Nord-Ovest.
Le conseguenze si fanno vedere: il mare, al largo, è “da paura” e a Punta Sottile, nonostante il ridosso, le condizioni sono al limite. Con qualche difficoltà, dopo aver calcolato il “periodo” delle onde, riusciamo a scendere. Se non altro non avremo il problema del transito dei natanti che a Lampedusa in generale ( e a Punta Sottile in particolare) costituisce un autentico tormento e un costante pericolo.
Alberto jr. pescherà nella schiuma, mentre io sposterò più all’esterno il mio raggio
d’ azione.
Comincio subito a vedere pesce: branchetti guardinghi di saraghi e denticiotti solitari in caccia tra i massoni che si ergono dal fondale roccioso….Mi rendo tuttavia conto di pagare uno scotto pesante alla stanchezza, alla ruggine di un paio settimane di inattività, al mare mosso che ostacola la ventilazione, alla muta pesante che ho scelto di indossare. La durata delle apnee ne risulta drasticamente ridotta, rispetto ai miei standard. Insufficiente, in ogni caso, per portare a tiro gli uni e gli altri. Pervengo così, in maniera inconcludente, al largo della punta, ove il mare è veramente grosso e il fondale scende sui 18-20 metri. Sparo una riccioletta a mezz’ acqua, seguita, a breve distanza, da un barracudino solitario. Come primo approccio basta e avanza. Risalgo. Dopo qualche minuto mi raggiunge Alberto jr. che, pescando sottocosta, non ha avuto miglior fortuna e ha preso solo un saraghetto e un paio di cefali.

Nel pomeriggio decidiamo di riprovarci. Vento e mare sono saliti ulteriormente.
Percorrendo la costa in auto osserviamo come molti pescherecci, provenienti verosimilmente dalla Sicilia, abbiano trovato riparo a Cala Creta, che al momento pare essere la zona più a ridosso dell’ isola. Scendiamo a Cala Uccello da cui tenteremo di risalire, pescando, sino a Punta Parrino. Questo tratto di costa, uno dei più interessanti, è caratterizzato dalla presenza, ad un centinaio di metri da riva, da una lunga cigliata, con gradoni a 08, 16 e 25-30 metri . Pescheremo in coppia, alternandoci nei tuffi. Appena usciti dalla cala veniamo investiti dai marosi e da una corrente non forte ma fastidiosa diretta verso la punta, che ostacolerà pertanto il ritorno.
Condurremo gli aspetti sul gradino dei 16 metri dato che quello sottostante è assolutamente irraggiungibile, con quel mare. Ad uno dei primi aspetti, in prossimità di un monolito roccioso che si protende verso il largo, osservo due belle ricciole, ferme in corrente sul gradino sottostante. Cerco di attirane l’ attenzione, senza successo. Risalgo e segnalo la situazione ad Alberto jr. che però, immersosi a sua volta, ne constata la scomparsa. Al tuffo successivo vengo investito da un branco di carangidi mediterranei e ne metto in sagola uno, del peso di 1 chilo circa.
Resterà l’ unica cattura del pomeriggio. Il rientro, come ampiamente previsto, risulterà ostacolato dalla corrente, nel frattempo accentuatasi. Allorchè prendiamo terra il sole è già sceso oltre l’ orizzonte a la vestizione avviene sotto la sferza di un vento gelido che penetra nelle ossa e ci fa rabbrividire.

Lunedi 22 ottobre: ciò che paventavo si è verificato...Al risveglio mattutino per
l’ ennesima albata capisco subito che ...”non è cosa” : mal di testa , dolori ai muscoli e alle articolazioni...Sto covando qualcosa. Evidentemente il vento e il freddo del giorno prima han fatto danni...Resto a letto quasi tutto il giorno, sotto analgesico, e solo nel tardo pomeriggio mi risolvo ad accompagnare gli amici all’ “Ospedale delle Tartarughe”. E’ accaduto infatti che alcuni giorni prima, durante una battuta di pesca alla traina, Massimo e Stefano si siano imbattuti in un piccolo chelonide che si trascinava penosamente dietro la boa di una coffa, con un amo in gola. Recuperatolo con il guadino l’ avevano subito portato al locale Centro del WWF per la salvaguardia delle tartarughe. Una lastra radiografica aveva confermato la presenza di un grosso amo in esofago e la caretta era in attesa di essere sottoposta a trattamento chirurgico.
In tutto nel piccolo nosocomio erano assistite cinque tartarughe, tutte con danni da lenze. Ci spiegano come le coffe facciano vere e proprie stragi dei poveri animali e come purtroppo le raccomandazioni che loro rivolgono ai professionisti di recuperare e avviare al Centro le tartarughe allamate o, quanto meno, di liberarle tagliando la lenza molto corta, vengano per lo più disattese. La maggior parte delle tartarughe muore infatti (e viene a loro portata già cadavere da sub, diportisti o semplici bagnanti) non tanto per le lesioni procurate dall’ amo quanto per l’ ingestione della lenza che va ad occludere “a fisarmonica” l’ apparato digerente conducendo
l’ animale al decesso per inedia.
Martedi 23 ottobre: mi sento meglio e, con Alberto jr., si torna a Punta Sottile per
l’ albata. Stesso schema dell’ altra volta ! Io che incrocio al largo e Alberto che rimane ad agguatare sotto costa. Vedo pochissimo e risalgo dopo meno di due ore con solo un sarago e una riccioletta. Mi sono già cambiato e sto godendo del pallido sole che nel frattempo ha fatto capolino quando vedo Alberto jr. appropinquarsi
all’ approdo con due “codone” che gli sbattono su glutei e cosce. E’ raggiante ! Mi racconta di essersi imbattuto nella prima spigola (1.3 chili) mentre agguatava nella schiuma mentre la seconda (ben 2.9 chili !) si era materializzata dietro uno scoglio mentre era fermo all’ aspetto in prossimità dello scarico a mare di un vicino allevamento ittico. L’ animale era venuto avanti con incedere lento e tranquillo nella sua direzione sinchè lui non l’ aveva inchiodato sul groppone da breve distanza. Un autentico calcio di rigore ! Gioisco con lui e gli faccio notare come, sicuramente, oggi abbia battuto (o nella peggiore delle ipotesi eguagliato), per quanto riguarda le spigole, il record italiano , forse europeo, di cattura più “meridionale” della storia della pescasub !

Alberto per oggi è appagato e mi dice che rinuncerà al calasole. Io invece, che ho mal digerito lo stop forzato del giorno prima, un paio d’ ore prima del tramonto sono di nuovo operativo ! Decido di scendere a Cala Croce, dove so il Michele Rubbini e il Mario Grandi avere effettuato belle pescate tre settimane prima ! Tutto è perfetto !
Mare mosso il giusto e sole basso dietro alle mie spalle. Interpreterò la costa
all’ agguato, dopo essermi adeguatamente zavorrato. Un grosso pizzuto, dalla insolita livrea nerastra, muore subito, inconsapevolmente, fulminato mentre se ne stava beato a brucare qualcosa sotto una tettoia. Lo seguono, a breve distanza, nel Walahalla dei pesci, due saraghi maggiori. Infine è un denticiotto avvicinatosi troppo durante un aspetto a pagare salata la propria avventatezza. Dopo poco più di un’ ora e mezzo è tutto finito e posso godermi soddisfatto, mentre tolgo la muta, il sole che tramonta dietro le alte falesie della parte occidentale dell’ isola....

Continua.....
Alberto Martignani
Muppet Team
Bologna