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  _Racconti di Pesca di Alberto Martignani  
     
     
 
 

 
   
   

LA SCIARA DEL FUOCO

01.03.2007: un' occhiata corre distratta al giornale del mattino, nel solito bar di Via Mengoli dove faccio colazione. Una foto sbiadita. La memoria che corre. Chiedo se posso tenere la  pagina....

   
 

 "..Al noleggio gommoni di Ficogrande (Stromboli), quel torrido giorno di inizio giugno 2002, mi avevano consigliato di starci alla larga, ma al tempo stesso avevano solleticato la mia curiosità: " A tuo rischio e pericolo....è fondo e bellissimo....ma vengono giù pietre in continuazione...vedi un pò tu. Il gommone si paga in anticipo e.... devi lasciare una cauzione.. " Tanto per essere chiari !!!!

Per arrivare a Ginostra, dove mi hanno detto esserci numerose cernie, insidiabili anche a profondità "umane", devo passarci davanti.... La vista dal mare è impressionante: un largo scivolo ciottoloso, di colore nettamente più scuro rispetto al terreno circostante, che muore direttamente in mare per convogliarvi i lapilli vomitati da "Iddu" (come gli Stromboliani usano chiamare con superstizioso rispetto il loro vulcano).  "Iddu" non si vede e non si sente, ma se ne percepisce a tratti il sentore acre di zolfo. Un batuffolo di fumo scuro che avvolge la vetta dell' isola macchiando un cielo per il resto immacolato tradisce la presenza delle bocche eruttive che dopo pochi giorni mi recherò a visitare, in notturna, con guida ufficiale del CAI. Qualche lapillo cade sibilando e rimbalzando verso la base della sciara. Qualcuno finisce in acqua sollevando sbuffi, come di proiettili...


Non so resistere.....DEVO PESCARCI !!!! Non ho ecoscandaglio, ma so che sto galleggiando sopra una specie di abisso infernale. Lo Stromboli è in pratica una montagna in gran parte subacquea di tremila metri il cui solo cocuzzolo emerge dalle acque...

Sotto la chiglia del gommone ho svariate centinaia di braccia d' acqua...Mi avvicino con la cautela di un Navy Seal paracadutato suo malgrado nella baia di Bandar Abbas e a una  cinquantina di metri da riva intravvedo il fondale. Rapidamente ancoro. La muta mimetica è già indossata. Mi tuffo con L' Apache 110 saldamente in pugno. Valuto di essere a distanza di sicurezza dai ciottoli che continuano, con cadenza quasi cronometrica, a precipitare dall' alto. Mi chiedo se ciò non sia in stretta correlazione con i fenomeni eruttivi del Vulcano (strombolismo) che presentano un caratteristico periodo fisso di 14 minuti. Lo Stromboli è preciso come un orologio svizzero.. Sono pervenuto sopra una specie di tavolato roccioso piatto e poco interessante. Il fondo, davvero poco articolato, è a 17 metri. Pinneggio in allontanamento verso il largo... Ci sono. L' orlo della cigliata è ora visibile...Mi ventilo con calma e anche se l' emozione del momento mi taglia inesorabilmente il fiato provo a planare dolcemente verso quel confine dell' ignoto. Mi fermo sul fondo, come da manuale non sull' orlo ma a pochi metri da esso e mi appiattisco in un aspetto...: 10-15 secondi, non di più, tanto mi consente il fiato rotto dalla tensione emotiva. Nulla...a parte un barracuda che incrocia indolente a mezzacqua fuori portata... Non ci faccio caso. L' isola, in questo periodo, ne è letteralmente infestata e ne ho già catturati parecchi con i quali ho ormai intasato il congelatore del mio costernato e preoccupato albergatore ("Dottò...ma lei stà sempre a pesca...e al congresso...quando ci va ???"). Inizio a strisciare verso l' esterno sino a far capolino oltre la cigliata...eccola, la porta dell' inferno....o del paradiso....La parete cade verticale come un filo a piombo e la vista spazia per diverse decine di metri nell' acqua limpidissima sino a che l' azzurro diventa blu sempre più scuro, poi nero, poi il nulla... 

Giù a trenta, forse 40 metri, in parete, cernioni imprendibili, o più probabilmente dotti, volteggiano eleganti. Mi hanno detto che in quel punto il fondale precipita sino a meno 700 metri...Non stento a crederlo. E' troppo per me. La vertigine mi prende. Risalgo. Mi sento totalmente inadeguato a pescare in quel contesto. Sino a pochi giorni prima ero a sguazzare giulivo in poca acqua lungo i frangiflutti adriatici ! Tento con poca convinzione ancora un paio di aspetti lungo la cigliata, poi desisto. Non mi sento tranquillo....Prima di risalire in gommone un ultimo, certo imprudente, colpo di mano: poche vigorose pinneggiate e prendo terra. Valuto, con eccessivo ottimismo, che lo spesso cappuccio di neoprene possa essere sufficiente a salvaguardarmi da qualche pomice in caduta libera... Voglio esaminare da vicino il materiale lavico: i ciottoli di recente emissione si riconoscono facilmente da quelli, sottostanti, più vecchi. Presentano colori più vividi e brillanti. Ve ne sono di gialli come lo zolfo, rossastri come il cinabro, marroncini, neri... Le forme morbidamente arrotondate, la superficie porosa. Alcuni dei più belli fanno ora mostra di sè nel salotto di casa. Un brontolio sordo mi ricorda che ho già, sin troppo, osato. Torno in acqua, poi sul gommone. Ginostra e le sue cernie mi attendono.... Quattro mesi dopo, in ottobre, una eruzione come non si verificava da tempo avrebbe sconvolto la sciara, provocando una frana di grosse proporzioni e un piccolo tsunami sulle coste della Calabria...."

 

Alberto Martignani
Muppet Team Bologna

 

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