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  _Racconti di Pesca di Alberto Martignani  
     
     
 
 

 
   
   

Tra Tunisi e Biserta (29/05-07/06/2010)

La spedizione dello scorso anno, più o meno nello stesso periodo di inizio giugno, aveva lasciato qualche rimpianto motivato dal fatto di non essere riusciti a sfruttare al massimo le ricche opportunità che un’ isola situata 6 miglia al largo della costa tunisina poteva offrire a un pescatore subacqueo . 

La scarsa conoscenza dei fondali, problemi al mezzo nautico e, infine, le cattive condizioni meteo avevano limitato un po’ le catture. E tuttavia la vacanza era risultata a dir poco esaltante grazie a tutto il contorno di esotico folklore che un soggiorno trascorso in una località tutt’ altro che turistica del Nord Africa poteva riservare…

   
 



E’ stato quindi con gioia che, nella tarda primavera di quest’ anno, ho accettato l’ invito a tornare sulla “quarta sponda”… Stesso posto, stessi amici, con la speranza, assolutamente giustificata, di poter mettere a frutto le conoscenze maturate nel corso della spedizione precedente. Il tutto condito da un ‘ appetito venatorio cresciuto a dismisura nel corso di un maledetto, lungo inverno in cui il maltempo e il lavoro si erano coalizzati nella missione, riuscitissima, di tenermi lontano dal mare e da belle catture per quasi 6, interminabili mesi… E per quante volte nel corso di quelle tediose giornate invernali ero andato con il pensiero a quei fondali, a quelle coste di cui ormai avevo imparato, quasi a memoria, lo sviluppo e le caratteristiche,  tracciando con la mente percorsi e strategie di pesca che non sapevo, peraltro, se e quando avrei potuto un giorno tradurre in realtà.

Ora finalmente il sogno era sul punto di avverarsi..  Non solo, le ambizioni potevano dirsi accresciute: un mese prima della partenza Marco, il nostro mecenate, ci aveva richiesto concitatamente dal suo ufficio di Tunisi di fargli avere i nostri dati personali e una scannerizzazione dei passaporti.  Grazie ai suoi contatti “eccellenti” ci avrebbe fatto avere, oltre al normale permesso di pesca, anche una speciale dispensa per una giornata di pesca nella misteriosa Isola di Zembra., uno scoglio disabitato al largo del golfo di Tunisi, preclusa (salvo autorizzazione specifica),  a qualunque attività umana per  la presenza, si dice, di ricche vestigia archeologiche… L’ isola poteva essere raggiunta con una navigazione di una quarantina di miglia  dal porticciolo in cui tenevamo il gommone..   La partenza in aereo da Roma avveniva tuttavia sotto un’ aura di preoccupata inquietudine. Le previsioni meteo consultate sino a poche ore prima dalla partenza erano sconsolanti..

La prima parte della settimana sarebbe stata tormentata da venti fortissimi di direzione variabile da nord-nord ovest a sud-ovest.. Quali che fossero, la costa sarebbe stata presa d’ infilata e la minaccia di ritrovarsi un mare impraticabile per più giorni era più che tangibile.. E’ così che un paio d’ ore dopo l’ arrivo stiamo già cavalcando a 30 nodi verso  l’ Ile Cani per un calasole  d’ assalto, nel tentativo di anticipare la perturbazione .



La  concitazione, la stanchezza e i lunghi mesi di inattività alle spalle si fanno sentire… La pesata è insufficiente e         l’ assetto pessimo.  Sbaglierò una facile occasione  su un faraone enorme intento a mangiare che, per  alcuni, lunghi secondi, sembra disinteressarsi a me che tento di avvicinarmi restando rasente al fondo contrastando la spinta idrostatica positiva.. Ma gli ultimissimi metri mi sono fatali… Qualche vibrazione di troppo lo mettono in allarme e il pescione in un attimo si volatilizza.. Ci si mette anche la sfortuna  e un dotto notevole raggiunto sul dorso da un tiro lunghissimo si strappa quasi subito.. Concludo con un  maggiore e una riccioletta. Agli amici Massimo e Alberto non è andata meglio.

La sensazione è che il pesce sia poco e nervosissimo..colpa  forse della temperatura       dell’ acqua, sui 17-18°, ben lontana dai 22° dello scorso anno, nello stesso periodo… In particolare sembrano latitare i dentici dei quali ho intravisto un unico esemplare incrociare superbo a mezz’ acqua. Il giorno, dopo, domenica, il mare sta montando di brutto ma, seppur ballando, potremo ancora uscire. Dovremo contrastare il mare       all’ andata ma, al ritorno, lo avremo di poppa e questo è l’ importante..Prima però troviamo il tempo di andare a far visita ai nostri “amici” della “Garde Nazionale”, nel piccolo distaccamento di Cap Zebib.
Dopo la disavventura dello scorso anno con la panne intercorsa  durante la navigazione all’ isola e un rocambolesco soccorso in piena notte, si è instaurato un rapporto di  confidenza e, credo, di reciproca simpatia . Si ricordano benissimo di noi. Mostriamo i documenti del gommone e il permesso di pesca e chiediamo istruzioni su come comportarci e quali precauzioni eventualmente adottare.

Ci rispondono che la cosa più importante è astenerci dal vendere il pescato cosa che potrebbe crearci problemi coi pescatori locali.  L’ eventualità di metterci a commercializzare il pesce pescato, peraltro, non ci passa neppure lontanamente per la testa.  Ci autorizzano alla cattura di una sola cernia a testa nel corso della vacanza.  Vietati polpi e crostacei.  All’ isola,  raggiunta dopo una quarantina di minuti di navigazione abbastanza impegnativa, sorteggiamo le zone di pesca.
A me tocca il versante occidentale dell’ isola più grande, quello più esposto. La cosa non mi dispiace perché la pesca  nell’ onda spesso mi esalta… La difficoltà consiste nello “scapolare” la punta dell’ isola che, dal lato ridossato, ove abbiamo ormeggiato, consente di accedere al versante occidentale.

Le onde sopraggiungono con violenza creando un flusso di corrente che ostacola la progressione. Una volta oltrepassata, con qualche difficoltà, il punto critico, la corrente scema di intensità, pur rimanendo consistente. Compio un paio di passaggi al largo sull’ estesa piattaforma rocciosa  che caratterizza questo lato dell’ isola.  Mi sposto  a pinne per alcune centinaia di metri  verso sud  mantenendomi sottocosta dove il flusso di corrente è meno avvertibile, poi mi allargo e mi lascio portare verso nord-est dalla corrente,  alternando aspetti sul fondo alla ricerca in tana, su un fondale medio di una quindicina di metri. I due passaggi mi fruttano solo un grosso pizzuto sorpreso in un canalone grazie ad un misto di agguato-aspetto, e vedo pochissimo altro. Cambio tecnica e passo a pescare direttamente nella schiuma dove in un’ oretta scarsa di pesca catturo tre maggiori, una corvina e una riccioletta, praticamente tutto quello che ho visto, con l’ eccezione di un grosso pizzuto strappato.



Sono contento.. Soprattutto ho avuto buone sensazioni in acqua e mi è sembrato di essere riuscito a superare con sufficiente rapidità gli imbarazzi del giorno prima, verosimilmente dovuti al lungo periodo di lontananza dall’ acqua salata. Nella notte vento e mare rafforzano paurosamente. La mattina dopo appare evidente come sia impossibile prendere il mare. Non resta che caricare            l’ attrezzatura in auto. Si va verso Biserta ! Il programma è di  fare un giro e un po’ di shopping per  il centro storico di questa  bellissima città , veramente ricca di testimonianze storico-artistiche delle innumerevoli dominazioni che vi sono succedute.  Verso mezzogiorno  il profumo che  diffonde  per le strade dalle numerosissime rosticcerie del centro ha facile gioco sui nostri appetiti robusti. Entriamo in una di esse  con l’ idea di uno spuntino leggero e ne usciamo appesantiti da un pasto pantagruelico a base di pollo arrostito, che da queste parti viene servito con il contorno delle loro interiora in guazzetto e del collo in umido e salsa piccante. Il tutto accompagnato da squisito pane arabo (tabuna)  e da coca cola a go-go (gli alcolici, birra compresa, non vengono serviti, per motivi religiosi , in questo tipo di locali).  Tutto quanto a prezzo irrisorio per i nostri standard occidentali..                      

A questo punto una breve immersione, per smaltire il tutto, si impone. Troviamo un parziale ridosso in una  baia a est della città, ove il relitto di una grossa nave mercantile arrugginisce a poche decine di metri da riva..  Il fondale è sabbioso ma valutiamo che tra le lamiere qualche pescetto potremmo trovarlo.. Ci immergiamo speranzosi (tranne Alberto che, messo k.o. dall’ invereconda abbuffata di poco prima, preferisce rinunciare).  La pesca nel torbido tra le infrastrutture del relitto appare quantomeno inquietante e non scevra da rischi  per cui preferisco tenermi a distanza di sicurezza dalle lamiere e pescare all’ aspetto  sul fondo sabbioso (8-9 metri, non di più..) cercando di insidiare eventuali  prede in transito. Riesco così a portare a tiro un  branchetto di barracuda, di cui catturo un esemplare. Visto che non gira altro mi avvicino un po’ di più alla poppa del relitto e riesco a catturarvi in breve tempo un sarago e un piccolo dotto… Quanto basta per dare un senso alla giornata.  



Il giorno successivo le condizioni meteo-marine sono ulteriormente peggiorate e il vento, girato a franco maestrale, raggiunge velocità che stimiamo vicine ai 40 nodi. Appare subito chiaro come non solo non sarà possibile uscire in barca  ma  anche uscire da terra risulterà praticamente impossibile. Poco male… Si va a Tunisi a fare i turisti ! Massimo conosce bene questa bellissima città, avendola frequentata, assieme al padre, sin dall’ infanzia. Ci fa da cicerone nell’ elegante quartiere di Sidi Bou Said,  abbacinante sotto il sole con le sue ville intonacate di bianco e le caratteristiche porte e finestre  turchesi.. Poi a  visitare le rovine dell’ antica Cartagine. Rimango impressionato, in particolare, dall’ antico porto punico, di cui ricordo ancora le ricostruzioni nei libri di  storia delle medie ! La realtà ricalca benissimo la ricostruzione del libro ! Un canale ancora navigabile introduce ad un bacino interno  con al centro un’ isola artificiale dal contorno perfettamente circolare alla quale, anticamente, erano attraccate le navi militari e mercantili dell’ antica potenza cartaginese. Ora l’ isola ospita un parco archeologico e alle rive del bacino sono attraccate barche da pesca . Esaltante per un cultore della storia antica come il sottoscritto !



Vorrei esagerare e andare a visitare il museo del Bardo, famoso a livello mondiale per quanto riguarda       l’ arte musiva romana, ma restiamo bloccati dal traffico caotico del centro. Non resta che parcheggiare e proseguire a piedi per una visita alla Medina, affascinante intrico di stradine, botteghe artigiane, negozi ove trovare di tutto e di più, perderci e sognare…


Al ritorno, attraversando un incrocio restiamo allibiti nel vedere……la nostra auto che ci passa davanti ! E’ al rimorchio di un carro attrezzi. Abbiamo parcheggiato (in perfetta buona fede) in divieto di sosta e ce l’ hanno rimossa…  L’ autista del carro attrezzi, incurante delle nostre urla, prosegue imperterrito la sua strada e a noi non resta altro che inseguirlo di corsa per le strade del centro tra gli sguardi incuriositi e divertiti dei passanti. Per fortuna il traffico intenso e il nostro allenamento ci consentono di mantenere il contatto visivo con il mezzo sino all’ autoparco al quale giungiamo stremati… Paghiamo senza protestare la multa (di importo a dire il vero ridicolo rispetto ai canoni italiani..) e rientriamo in possesso dell’ automezzo…

Continua...









 

 

Alberto Martignani
Muppet Team Bologna

 

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