Vacanze ad
Eubea (01-14/08/2005) -Parte Seconda
Ed ecco la seconda parte del racconto, tutta dedicata alle
ultime due, memorabili, giornate....
11 agosto: potremmo ormai ritenerci soddisfatti....la pesca
condotta con spirito stoico nello "scatolone di sabbia" davanti
a casa, ha dato i suoi frutti, nonostante le fosche previsioni
dell' esordio: ricciolette, pesci serra, mormore, qualche
spigola e orata non sono mancate. C' è ancora da
metabolizzare il dispiacere della grossa ricciola strappata il
terzo giorno, ma poi le catture si sono succedute regolari e
questo ci consola. Ci siamo indubbiamente divertiti...
Il penultimo giorno io e Marco decidiamo di dedicarlo all'
esplorazione in gommone, con famiglie comunque al seguito, del
nord-ovest dell' isola, con l' intento di immergerci su alcuni
spot le cui coordinate ci sono state confidate da Nikos.
Si tratta di una serie di secche ed isolotti nel canale
che separa l' isola dalla terra ferma.
In tale zona il suddetto canale diviene molto stretto e
ciò determina la presenza di forti correnti.
Nikos ci ha avvertito di fare molta attenzione e di
immergerci sempre uno alla volta scorrendo lo spot trasportati
dallo corrente, fare un paio di aspetti e poi farsi recuperare
dal gommone per risalire la corrente e ricominciare.
Raggiungiamo una bella secca con cappello a 7-8 metri e
provo io qualche tuffo. Nikos non aveva esagerato, la corrente è
fortissima e rende quasi impossibile pescare nonostante l'
assistenza del gommone. L' aspetto sul fondo è quasi impossibile
in quanto anche ancorandosi con le mani l' azione della corrente
sulle pinne è molto intensa e lo sforzo muscolare necessario a
mantenersi fermi riduce drasticamente i tempi di apnea.
Dopo mezzora sono già sfiancato e decidiamo pertanto di
cercare un posto più tranquillo, dove poter ancorare il gommone,
consentire alle signore e signorine a bordo di fare il bagno e a
noi di fare una pescatina tranquilla.
Lo troviamo in una serie di isolotti, in un punto in cui
il canale risulta più ampio e la corrente accettabile. La costa
è rocciosa, abbastanza articolata, con numerosi affioranti, e
muore sulla sabbia e sulla posidonia. Una buona palestra per
esercitarsi nell' "agguato dalla superficie", tecnica grazie
alla quale riesco a catturare quasi subito un' orata belloccia,
avvistata in lontananza e avvicinata approfittando dell' ottima
copertura offerta dalle rocce. La distrazione dell' animale
impegnato ad alimentarsi e un pò di fortuna consentono di
portare a buon fine la cattura... Compiuto il periplo di una
prima isoletta senza effettuare altri avvistamenti mi dirigo su
un' altra più grande, ove però incontro una corrente contraria
fortissima che rende quasi impossibile l' avanzamento.
Sto valutando la possibilità di porre fine alla pescata e di
rientrare quando una sagoma grigio-azzurra, che ho ormai
imparato a riconoscere all' istante nei giorni precedenti, si
materializza di fronte a me. E' un grosso pesce serra che mi
sfila a lato scrutandomi con aria decisamente poco amichevole.
Mal gliene incoglie, perchè, senza tanti complimenti, lo fucilo
con il 115 e dopo una breve lotta ne ho ragione. Risulterà alla
fine il pesce più bello della vacanza ( non l' ho pesato.... ma
misurato . Era lungo 75 cm.!)
Rientro al gommone quasi contemporaneamente a Marco che,
ultraselettivo come sempre, ha incontrato delle spigole ma
nessuna, a suo dire, di dimensioni tali da meritarsi una
fucilata.
Stiamo addentando un panino e discorrendo del più e del
meno quando vedo dietro le spalle dei miei interlocutori un
animale delle dimensioni di un grosso maiale che con una
perfetta capovolta si immerge impegnandosi quindi in una veloce
apnea appena sotto il pelo dell' acqua durante la quale riesco
ad intravederne ancora per pochi secondi la sagoma
grigiastra. Sarei comunque rimasto assai perplesso sulla reale
natura dell' "apparizione" se la capovolta eseguita dall'
animale non mi avesse consentito di vederne con estrema
chiarezza le estremità posteriori che lo identificano senza
possibilità di errore per un mammifero pinnipede.
Non credo ai miei occhi...una foca monaca. Mi ritrovo a
pensare a quante volte, nell' arco degli ultimi 10 anni, ho
frequentato angoli del Mediterraneo tra i più selvaggi e fuori
mano, in orari e periodi talora estremi senza mai
neppure arrivare a pensare di poter effettuare un simile
incontro. Ed ora incontro la "rarissima" foca monaca in pieno
agosto, a metà giornata lungo una costa sì piacevole ma anche
estremamente battuta da barche e turisti e comunque molto vicino
ad insediamenti umani...
Proviamo, a dire la verità senza troppa convinzione, ad
abbozzare un cauto inseguimento con il motore a basso regime.
Immaginiamo che il timido animale fuggirà a pinne levate non
appena individuata la nostra presenza. Invece siamo fortunati,
appare tranquillo e riusciamo per una buona mezzora a seguirne
gli spostamenti, fatti di lunghe apnee di 2-3 minuti
intervallati da pause di ventilazione, in superficie, di una
quindicina di secondi, durante le quali riusciamo a scattare
anche qualche foto.
Dopo una mezzora, soddisfatti, ci allontaniamo, non volendo
tra l' altro attirare in zona troppi curiosi. Già alcune barche
vedendoci scrutare e fotografare la superficie marina si sono a
loro volta fermate cercando di individuare l' oggetto della
nostra attenzione.....
Il giorno successivo, ultimo, ahinoi, della vacanza,
decidiamo di tornare a pesca nello stesso sito, scelta questa
che, con il senno di poi, non poteva certo definirsi
"intelligente". Quali prede avremmo mai potuto raccattare in una
zona eletta a proprio territorio di caccia da una foca ? Troppo
impari il confronto....infatti pesce scarso e apparentemente
allertato, e inevitabile cappotto....
Ma il bello è che ritroviamo la foca quasi esattamente
nello stessa zona del giorno prima, e, sempre con estrema
cautela, riusciamo ad avvicinarla sin quasi ad una ventina di
metri. Ad un certo punto -ho ancora addosso la muta- tento il
tutto per tutto...scivolo silenziosamente in acqua dal tubolare
del gommone e provo ad avvicinarmi con un nuoto lentissimo. Vedo
l' animale in superficie. Quando sono a quindici metri circa,
effettuo una capovolta silenziosa a delfinetto e mi avvicino
lentamente sfruttando la copertura delle pareti della secca.
Ecco ! La vedo ! Ora la foca è in immersione. Ne vedo il dorso
grigio-marrone screziato da chiazze più chiare (le cicatrici, mi
spiegheranno poi, che le femmine adulte presentano costantemente
come conseguenze delle "affettuose" unghiate" che ricevono dai
maschi durante i rituali di corteggiamento prima e di
accoppiamento poi...)
Resto sospeso in un limbo liquido mentre vedo il corpo
della foca ruotare lentamente su se stesso ed il capo dell'
animale girarsi verso di me...
Che succederà ?? Nascerà l' idillio ??? No, evidentemente
non sono il suo tipo...troppo smilzo forse, fatto sta che la
vedo scrutarmi per un' istante con un' espressione più
disgustata che spaventata e allontanarsi rapidamente grazie ad
un' energica estensione delle appendici palmate.
Un pò deluso per la scarsa capacità di seduzione dimostrata
riguadagno il gommone e cerco di farmi passare il fucile dall'
equipaggio. Si, perchè mentre con un occhio seguivo la foca con
l' altro mi godevo lo spettacolo della secca che contrariamente
alle zone da noi precedemente battute risultava letteralmente
infarcita di grossi saraghi...(una buongustaia , la foca,
evidentemente...)
Me lo vedo fermamente negare dalle signore a bordo mentre
mia moglie, a sfregio, mi apostrofa:
" Sei proprio un bestione insensibile !! Avresti il
coraggio di privare quel povero animale del suo sostentamento
!!!"
Come se per la foca la mia "concorrenza" potesse costituire
un problema....
Vabbè...inutile discutere. La mia vacanza di pesca finisce
qui....
Tre giorni dopo, tornato a casa, comunicherò l'
avvistamento ad alcune organizzazioni italiane e greche che si
occupano della tutela dell' animale (ICRAM, Gruppo Foca Monaca,
MOM) che ne saranno estremamente interessate e che, a loro
volta, mi comunicheranno alcuni dati di estremo interesse.
Ma questa è un' altra storia...
Alberto Martignani - Muppet Team
Bologna