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  _Racconti di Pesca di Alberto Martignani  
     
     
 
 

 
   
   

2006: la Grande Impresa !

L' idea di una spedizione sui banchi del Canale di Sicilia frullava nella testa di Capitan Mario Grandi sin da un anno fa, allorchè il Matto era riuscito, nonostante i due pesi morti torinesi che si era trascinato dietro:-)))) , a trasferire in Sicilia il proprio mezzo nautico e a portare brillantemente a termine l' impresa. "Se ce l' hanno fatta loro - tuonava il buon Mario - noi non saremo certo da meno !!!!!!!".

In effetti l' equazione tornava abbastanza, dal momento che se Mario Grandi poco ha da invidiare al Matto quanto esperienza ed abilità marinesche, come "pesi morti " io e il Michele Rubbini (altro elemento prontamento co-optato), il canoista e l' azzeccagarbugli torinesi ce li beviamo alla grande !!!!

Ma come organizzare il tutto ??? Trasferire "Ugo" in Sicilia ??? L' opzione, dopo un rapido calcolo dei costi e dei tempi, veniva prontamente scartata....

No, no, bisognava trovare un altro sistema...  L' ideale sarebbe stato individuare direttamente in Trinacria uno o più basisti in grado di fornire supporto logistico ravvicinato.

   
 

Si, ma chi ???? Il "puzzle" iniziava lentamente a comporsi allorchè un brillante libero professionista catanese (ma con propaggini residenzial-piscatorie alle Egadi), venuto a conoscenza dell' insano progetto, forniva la propria disponibilità a partecipare all' impresa. Avrebbe fornito un campo base avanzato a Levanzo, da cui spiccare il grande balzo, zavorra ed altri materiali necessari alla spedizione, "mire" sicure su cui pescare alle Egadi nei giorni precedenti e successivi la spedizione che, per motivi di sicurezza, non avrebbe potuto avere una durata superiore alle 36 ore. Si, avete capito, proprio lui....lo "Scavuzzo nazionale" !

Restava un piccolo, trascurabile particolare da mettere a punto....trovare una barca su cui effettuare l' impresa ! Ed ecco che, come per miracolo, il tassello finale trovava posto, a completare il quadro, nella forma di Antonello, imprenditore siculo-felsineo (molto più siculo che felsineo a dire il vero...) che, contagiato dall' entusiasmo e dalla sicumera del Mario Grandi, avrebbe fornito la propria imbarcazione, un Cayman di 10 metri, ancorato, in attesa delle vacanze estive, presso la costruenda marina di Balestrate, nel golfo di Castellammare.

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Equipaggio e programma sono a questo punto cosa fatta. Si può partire !!!!! Facile ??? Solo in apparenza....le prime tegole iniziano a cadere sui nostri crani quasi subito, sotto forma di complicazioni di salute: due giorni prima della partenza lo Scavuzzo comunica il proprio forfait per un attacco di cheratite. Continuerà comunque a fornire un fondamentale supporto logistico a distanza per tutta la durata della spedizione. Il sottoscritto vede a sua volta messa a rischio la propria fattiva partecipazione da una noiosa forma di bronchite che lo perseguita da alcune settimane, non certo agevolata, nella guarigione, dalle reiterate immersioni nelle gelide acque adriatiche e portoghesi. Io tuttavia, nonostante la debilitazione fisica prodotta dagli antibiotici e l' inevitabile compromissione della capacità ventilatoria, decido ugualmente di partire.
Sarà quel che sarà !  Ed è così che sabato primo luglio ci vede arrivare più bellicosi che mai all' aeroporto di Punta Raisi  ove l' efficientissimo Antonello (che da queste parti, abbiamo intuito, deve godere di un certo...."rispetto") ha organizzato tutto alla perfezione. All' aeroporto ci attendono infatti un pick-up e "Faro", il fedele, capace e puntuale fac-totum di Antonello, il cui supporto diretto e telefonico risulterà a sua volta determinante per il buon esito della vacanza. In pochi minuti siamo in porto dove provvediamo all' allestimento dell' imbarcazione con la quale, il mattino successivo, prenderemo il volo per le Egadi. Il programma è infatti quella di incrociare a pesca per l' arcipelago in attesa che le condizioni meteo, che al momento non sono ideali, consentano di spiccare il volo verso i grandi banchi del Canale di Sicilia. Così è ! Le Egadi (le poche aree non precluse alla pesca) non rappresentano certo un terreno facile.Il pesce è poco e decisamente smaliziato. Il grimaldello giusto lo trova, come al solito, Mario, che "operando" rigorosamento all' alba e applicando la tecnica in cui è maestro, l' agguato in poca acqua, cattura bellissimi pesci tra cui si segnalano in particolare una spigola di quasi 2 chili, un' orata di 1,2 chili e un serra di circa 3.
Leggermente meno indovinata la tecnica adottata da me e da Michele che operando più in profondità riusciamo comunque a catturare una cerniotta, un paio di saraghi e due denticiotti.

 

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L' episodio caratterizzante queste prime giornate non è però rappresentato da catture di pesci ma da un incidente che solo per poco non ci costa l' interruzione della vacanza. Accade infatti che il lunedi mattina, mentre ci recupera da una pescata, Antonello, a bordo del suo Cayman, finisce dritto dritto su uno scoglio affiorante, nei pressi di Punta Sottile, a Favignana, distruggendo entrambe le eliche e piegando vistosamente un timone.
In avaria, non ci resta che riparare nel porto di Favignana e provvedere alle necessarie riparazioni. Per fortuna abbiamo a bordo due eliche di ricambio e così Mario ed Antonello scendono in acqua con l' ARA per tentare la sostituzione mentre i due "pesi morti", ossia io e Michele, veniamo spediti rispettivamente a fare cambusa e a reperire alcuni attrezzi da lavoro che ci mancano.
Allorchè torniamo alla barca troviamo Mario che gira sacramentando in muta mimetica per il porto alla ricerca di alcuni cunei di legno (che incredibilmente riesce a reperire!).

I due in acqua comunque lavorano con estrema efficienza, anche se gli smoccolamenti ad alta voce, in un misto di siculo e bolognese, si sprecano, tanto che è curioso vedere una pia donna farsi ostentatamente il segno delle croce passando a fianco della nostra barca ! Dopo due ore di duro lavoro le eliche vengono finalmente sostituite. Dobbiamo però registrare la scarsa ospitalità dimostrata dai Favignanesi: ci mancavano alcuni attrezzi da lavoro ed abbiamo dovuto comprarli, a prezzo da amatore, nell' unica ferramenta del paese, in quanto nessuno dei meccanici consultati ha voluto prestarceli.
Inoltre Mario e Antonello per poco non sono venuti alle mani con un tizio che in maniera decisamente poco urbana voleva farci spostare dalla banchina a cui avevamo attraccato, nonostante la nostra condizione di avaria fosse palese. Ragioniamo amaramente su come l' evoluzione turistica di un luogo di mare e il conseguente incontrollato flusso di denaro possano far perdere quello spirito di solidarietà e mutua assistenza che tradizionalmente hanno sempre caratterizzato la gente di mare...
A questo punto decidiamo di abbandonare la poco ospitale Favignana e di fare rotta su Levanzo, ove, prontamente allertato, ci attende Gianluigi, amico e "seguace" dello Scavuzzo, che ci aggiornerà sulla situazione meteo e ci indicherà alcune zone di pesca. Gianluigi per la verità fa molto di più:
1) ci indica la casa di quel "cornuto" dello Scavuzzo....Si, avete capito bene, quella maledetta casa e quello stramaledettissimo terrazzo da cui il suddetto "cornuto" ci inonda di foto delle sue catture estive...A me piacerebbe tanta farla saltare col tritolo. Mario, che in fondo in fondo ha il cuore tenero, propone più semplicemete di andare tutti ad orinargli sul portone... Alla fine, siccome proprio non abbiamo tempo, ci limitiamo ad una salva collettiva di "vaffanculo" all' indirizzo del "cornutone".
2) ci organizza una seratina mondana presso il "residence" in cui lavora, un posto bellissimo tra le colline boscose di Levanzo...
Noi doneremo parte delle nostre catture e, per ricambiare, verremo invitati ad un sontuoso "barbecue" serale assieme agli ospiti del residence.
La serata in effetti risulterà molto gradevole, anche grazie ad una selezionata presenza femminile... Inaspettatamente, addirittura, il "fascino animale" di uno dei quattro fa breccia (più che far breccia sarebbe dire che scava il tunnel del Monte Bianco) nel cuore di un' avvenente villeggiante milanese...
La pupa appare incredibilmente stregata dalla fisicità del suddetto elemento e.....chiaramente disponibile. Lo so...chiunque di voi animali ne avrebbe bassamente approfittato ma il soggetto, che in fondo è un ragazzo serio e...fedele, rinuncia alla facile occasione e alla fine della serata decide di tornare in barca con gli altri. 
Gli altri del resto, che sono amici veri, capiscono e condividono la sua scelta e non lo prendono in giro neppure un pò ! :-))))
Anche perchè.....è giunta la notizia che si prospetta una finestra di due giorni con tempo favorevolissimo. Ora o mai più !!!! La mattina successiva si farà una breve tappa al porto di Trapani per far scorta di carburante, acqua e ghiaccio, dopodichè si molleranno gli ormeggi per......Scherchi !!!!!

 

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Martedi 4 luglio..... "The Independence Day " per alcuni... Il giorno della semifinale Italia-Germania per altri... Per noi è il giorno del grande salto del motoscafo Giulia e della sua ciurma di spostati verso il Grande Banco Scherchi....80 miglia al largo di Trapani, una trentina dalle coste della Tunisia. Il mare è un olio e la traversata procede veloce. Ma è un mare infido. Sappiamo di non poterci trattenere oltre la giornata successiva. Siamo in contatto, grazie al telefono satellitare, con uno dei nostri innumerevoli basisti...un ex capo-pesca su una delle imbarcazioni della flotta di Castellammare che ci tiene aggiornati sulle condizioni meteo.
E' lui che ci ha consigliato di approfittare della attuale finestra di bel tempo dal momento che per la seconda parte della settimana è previsto un progressivo deteriorarsi delle condizioni meteo-marine. Inoltre il cambio di luna appena avvenuto dovrebbe garantirci l' assenza di quelle forti correnti che costituiscono una della insidie maggiori per la pesca sui banchi.
Mario ha insistito (nonostante Antonello non lo reputi necessario) per avere a bordo due taniche supplementari da 40 litri ciascuna di carburante. Fidarsi è bene... Dopo tre ore di navigazione veloce qualcosa ci dice che siamo in prossimità della meta. Il mare, sino a poco prima prima pressochè deserto, si anima improvvisamente, punteggiato da una miriade di barche da pesca... L' ecoscandaglio segnala un vertiginoso innalzamento del fondale, 40....30....25 metri.... Ci siamo.....il Grande Banco Scherchi è sotto la nostra chiglia.
Verso le 2 del pomeriggio individuiamo la nostra meta: una secca con cappello a 14 metri che costituirà il nostro primo spot di pesca. Rapida vestizione e via in acqua... Il nostro "angelo custode" ha visto giusto.... la corrente è debolissima e facilmente dominabile dalla nostra muscolatura e dalle pinne in carbonio di ultimissima generazione che tutti quanti calziamo... Non ci sarà bisogno di effettuare alcuna spola con la barca a recuperere sub trascinati via dal fiume di corrente.... Sin dai primi tuffi individuo diversi dotti sul fondo, che è molto articolato e davvero bello, con sassoni ciclopici , guglie, cigliate... Provo alcune planate sui dotti ma questi si dimostrano tutt' altro che remissivi e si allontanano con decisione al minimo tentativo di avvicinamento! "Cristo !-penso- questi l' uomo cacciatore lo conoscono...eccome !!"
Finalmente, grazie ad un agguatino ad aggirare un sassone su un fondale di 22 metri, riesco a fregarne uno di un paio di chili, che non mi vede se non quando è gia troppo tardi... Scarico il pesce in barca ad Antonello, che si occupa immediatamente della pulitura, e mi allontano per esplorare le propaggini più esterne della secca che è molto ampia. Anche qui dotti, alcuni molto grossi, ma i miei tentativi di insidiarli risultano tutti frustrati dalla furbizia degli animali.
Ad un certo punto inizio a vedere qualcos' altro...: ombre azzurrine che sfilano davanti alla mia figura acquattata sul fondo. Dentici ! Dapprima pochi esemplari, isolati o a gruppi di tre o quattro, poi, man mano che mi allontano verso l' esterno, branchi sempre più numerosi, anche di 10-15 esemplari.
Non ho una grossissima esperienza di dentici...ma mi bastano poche discese per capire che i pesci, non enormi ma comunque smaliziati, eviteranno di portarsi a tiro. Inutile quindi sfiancarsi in una serie di tuffi impegnativi (tutti oltre i 20 metri) e quasi sicuramente inconcludenti. L' unico risultato sarebbe probabilmente quello di aumentare ulteriormente il nervosismo e la diffidenza dei vari branchi... Meglio risparmiare fiato e gambe per il tramonto, allorchè le probabilità di cattura dovrebbero  aumentare sensibilmente. Durante il tragitto di ritorno sparo e strappo, a mezzacqua, una bella palamita.
Essendo il pesce molto lontano ho pensato bene di alzare leggermente la mira per contrastare la caduta dell' asta a fine corsa. Invece ne esce un tiro tesissimo che pizzica appena la palamita sul dorso consentendole di liberarsi quasi istantaneamente. Ho purtroppo sottovalutato la potenza del 115 che impugno e dei nuovissimi Picasso ambra da 21mm. che vi ho montato !!!
Arrivato alla barca constato come anche Michele e Mario abbiano avuto le mie stesse percezioni, riguardo i dentici, e abbiano valutato alla stregua del sottoscritto di rimandare al calasole il confronto con gli sparidi. Michele era riuscito a portare a tiro un bel dotto ma purtroppo, evidentemente ammaliato dalla magica visione di quel fondale stupendo, aveva dimenticato di rimuovere dal fusto del 115 il perno d' acciaio usato per agevolarne il caricamento. Il tiro successivamente scoccato era pertanto miseramente abortito...... Togliamo le mute e ci rifocilliamo, per poi abbandonarci, in uno stato di semincoscienza, all' abbraccio del caldo sole mediterraneo.....
Alle 18 e trenta un urlaccio di Antonello ci scuote dal nostro torpore.... Vuole vedere un pò di pesce sulla barca.... Anche a noi, del resto, non farebbe schifo cominciare a pescare qualcosa, visto che è per quello che siamo venuti.... Rapida vestizione e di nuovo in acqua per il calasole.... Torno nella zona dove qualche ora prima avevo visto i dentici. I raggi solari impattano ora molto obliquamente il mare ed il fondo, immerso nella penombra, cela i propri particolari all' osservatore in superficie.
Ventilazione accurata e giù per il primo tuffo....: lenta planata a 24 metri e appostamento dietro una specie di alta trincea rocciosa che mi consente di mantenere una posizione quasi verticale. I dentici arrivano quasi subito ma il comportamento resta lo stesso del primo pomeriggio: un estenuante incrociare avanti e indietro sempre a rispettosa distanza... Non ho mai la percezione che un qualche esemplare interessante possa arrivare a tiro. Lo stesso nei due-tre tuffi successivi, in cui cambio ogni volta zona e appostamento...Solo alcuni piccoli esemplari giungono a tiro e, ovviamente, non premo il grilletto....
Sconsolato, comincio a perdermi un pò d' animo.... Tento un ennesimo aspetto, a 19 metri: questa volta i dentici non si fanno neppure vedere. Sto per esaurire il fiato, quando,con la coda dell' occhio, vedo qualcosa che, da dietro, si sta dirigendo verso di me... Ricciole !!!! Sono in tre....di dimensioni rispettabili, seppur non enormi. Mi sfilano lentamente di fianco...Collimo la più grossa e lascio partire un tiro che la centra a metà corpo, quasi all' altezza della linea laterale. Il pesce è passato in sagola ma purtroppo, mentre lo lavoro, ritorna in asta, complice un' asola del terminale in nylon lasciata troppo lunga ! Impreco alla mia dabbenaggine e penso alle 4-ricciolone-4 strappate nei mesi precedenti nelle località più disparate.... Questa però è presa veramente bene e dopo tutto ho la doppia aletta. Mentre cerco di sfiancarla tenendola nel contempo sollevata e distante dal fondo, vedo Mario a poca distanza. Attiro la sua attenzione.Lui accorre e me la doppia.
Il pesce, di circa 9 chili, non ha più alcuna chance e dopo pochi minuti è in barca a tener compagnia ad Antonello !!! Decisamente con un bel pesce già in saccoccia si pesca meglio e le apnee filano che è un piacere. Il tuffo successivo gioco a rimpiattino sul fondo con un dotto di almeno 3 chili .... mi avvicino lento lento, lui si allontana, mi fermo, si ferma, arretro, si avvicina, avanzo, arretra.... du palle....alla fine mi allungo tutto e gli sparo, ma è lontano e seppur raggiunto dalla freccia riesce in qualche modo, con una specie di veronica, ad evitarla. In superficie mi rendo conto come la sagola, fuori e dentro il mulinello, sia terribilmente imparruccata .... Mentre mi danno l' anima a sbrogliarla altre ricciole, più piccole delle precedenti, mi sfilano sotto la pancia.... Che fare ??? Non ci penso due volte: ricarico alla prima tacca e con la sagola ancora tutta imparruccata e il mulinello bloccato mi tuffo in planata. Le ricciole fanno dietro-front e vengono frontalmente . Sparo alla prima a centro-corpo e inizio un forsennato tiro alla fune riuscendo infine a guadagnare la superficie... E' presa bene e la domo di forza, la trascino a me e l' abbranco nonostante lei, agitandosi, mi buchi la muta e qualche millimetro di cute con una delle alette, che ho affilato a rasoio. 
L' attacco sotto al pallone e raggiungo Mario che vedo poco lontano... Anche lui ha fatto alcuni tuffi sui dentici senza esito, e ha sbagliato una ricciola, tirata lunga. Decidiamo di fare ancora un paio di tentativi, in coppia, sui dentici. Mentre pinneggiamo verso un costone altre ricciolotte ci passano sotto....ci tuffiamo quasi contemporaneamente e ne spariamo una ciascuno. E' sfortunato. La sua, benchè passata in sagola, girando su se stessa, forma una specie di cappio che strozzando le carni del ventre ne provoca la lacerazione progressiva sinchè l' animale si libera. La mia invece finirà attaccata sotto al pallone.......... Ne ho abbastanza. Rientro verso il motoscafo, in tempo per doppiare una ricciola a Michele che, pescando praticamente sotto la chiglia, è riuscito infine ad intercettarne un branco. Questi ultimi pesci catturati sono tutti, più o meno, delle stesse dimensioni, 4-5 chili.

 

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Foto di rito della pescata, doccia, cena frugale ma sostanziosa,e poi tutti a nanna...tutti tranne me. Riesco a sintonizzarmi su un canale che trasmette la semifinale dei mondiali e me la ascolto tutta, godendomi nel contempo l' aria fresca della notte e lo spettacolo delle luci dei motopescherecci tunisini che punteggiano come stelle la distesa nera del mare.... La mattina successiva capisco subito che non è cosa.... La nottata è stata peggiore del solito...Purtroppo le cuccette sono nettamente sottodimensionate per me e sono costretto a dormire sul pavimento della cambusa. Questo, dopo 4 giorni di navigazione e pesca, è tra l' altro ormai ridotto ad una sentina maleodorante... Insomma, sono intontito ed ho un mal di testa e di schiena feroce.... Ingollo un antidolorifico ma reputo che per almeno un paio d' ore non sarò assolutamente in grado di scendere in acqua. Così non mi oppongo allorchè Mario, che il pomeriggio prima è stato decisamente sfortunato, propone di cercare un' altra zona di pesca dal momento che è evidente come in quell' area il pesce, in particolare i dentici, siano decisamente allertati e smaliziati... Così facciamo....
Purtroppo ci va buca e giriamo per ore alla ricerca di un sommo di cui abbiamo le coordinate GPS, che si rilevano però imprecise. Alla fine troviamo un ancoraggio sui 17 metri ma il fondo sottostante è piatto e assolutamente privo di pesce. Esplorandolo, scopriamo come il banco sia quasi completamente circondato da una rete da posta..... Si risale in barca delusi. Notiamo come la superficie marina, sino ad allora piatta, cominci progressivamente ad incresparsi. I nostri assistenti a terra, prontamente consultati, ci confermano come il vento stia rinforzando e girando a greco e ci consigliano di portare via le chiappe da li quanto prima. Seguiamo il consiglio....avremo mare di prua tutta la navigazione e riusciremo ad entrare nel porto di Trapani solo grazie alle taniche di riserva che Mario aveva insistito per portare !! Vi risparmio gli ultimi due giorni, trascorsi a tentare di pescare sottocosta in un mare, per stessa ammissione dei nostri amici del luogo, ipersfruttato ed avaro, che non ha certo intenzione di concedere qual poco che gli rimane a noi "continentali".
Un tentativo di tornare alle Egadi viene del resto frustrato dal mare grosso e solo Mario riesce, pescando all' alba nei dintorni del porto che ci ospita, a realizzare un bel carniere di saraghi, cefaloni e carangide. Speravamo in qualche spigola ma non siamo andati oltre qualche fugace avvistamento di animali sempre spaventatissimi... Termina così la nostra avventura sui Banchi che un destino non particolarmente favorevole ha voluto quanto mai fugace  lasciandoci un senso di incompiutezza che ora, a distanza di qualche giorno, si sta tramutando (almeno per quanto mi riguarda) nel desiderio di poter ripetere prima o poi l' impresa, con la speranza che l' esperienza ci aiuti a non ripetere quegli errori di cui la spedizione è stata inevitabilmente costellata. Io del resto mi porto dietro anche il retrogusto amarognolo  di alcune cose cui ho assistito...Pensavo di incontrare un luogo selvaggio e deserto ove uomini e barche raramente si avventurano.
Ho trovato una specie di grande piazza d' armi, una terra di nessuno ove tutto sembra essere lecito per lo sfruttamento del mare e dei suoi abitanti. Non posso dimenticare le decine di barche da pesca e chissà cos' altro, molte con bombole e addirittura camere iperbariche chiaramente visibili in coperta, le reti stese a imbrigliare le secche, i pesci guardinghi e diffidenti....Mi chiedo se fra pochi anni questo luogo non diventerà, a sua volta, uno dei tanti, troppi, ex-paradisi per noi pescatori col fucile.... 

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Alberto Martignani
Muppet Team
Bologna