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La prima webzine immersa!
 
_Racconti di Pesca
Nato a Lugo (RA) il 14.08.1961, dopo alcuni anni di disciplinato apprendistato sulle coste della natìa Romagna, ha deciso che girare il mondo alla ricerca di sempre nuovi posti ove immergersi dovesse diventare la sua "missione di vita". Come tutti i pescasub pervenuti in età relativamente matura alla  disciplina più bella del mondo, è un entusiasta, eterno principiante un pò jellato.

LA STRANA COPPIA (23-30 /06/ 2003)

E' da un pò di tempo che non riesco più a farmi una vacanza di pesca "normale". Sempre qualcosa di "particolare", sempre avventure (più spesso dis-avventure....)
Non hanno fatto eccezioni le recenti (brevi) vacanze in Terrasanta.
Domenica 23 giugno: arrivo a destinazione con la "bava alla bocca", assieme all' amico Marcone.
Il personaggio mi era stato presentato l’ anno prima dal comune amico Michele Rubbini in occasione dei preparativi di una trasferta a Lampedusa. Poi  Michele aveva dovuto dare “forfait” e io e Marcone avevamo fatto coppia fissa, in acqua e fuori. Ero entrato nelle sue grazie sin dal primo giorno, dopo che aveva scoperto che ero uno dei pochi del gruppo a potergli tenere quasi testa nelle bi-quotidiane incursioni da  “Martorana” a ingollare focacce, arancini e pizzette !!!

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Torniamo al presente e alla Terrasanta..
Per l’ occasione abbiamo affittato un monolocale a Costa Paradiso (poi commutato in bilocale, con relativo esborso di esoso supplemento, dopo aver scoperto che Marcone è un russatore da competizione).Scarichiamo in un baleno i bagagli in appartamento e ci proiettiamo subito in acqua. Scendiamo da terra  su una costa molto frastagliata dirigendoci in direzioni opposte.


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Impugno il monoscocca 100 nuovo-fiammante, al quale, penso, ho finalmente trovato un congruo teatro di operazioni.
Scivolo come un caimano tra il granito interpretando la costa all' agguato.

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Eccolo… il primo sarago di taglia ! Lo vedo scapolando un grosso masso sommerso. Con cautela avanzo il braccio armato, che tenevo arretrato, sino a portare il calcio del fucile davanti al viso, rapidamente collimo e premo il grilletto.
Qualcosa mi colpisce in bocca lasciandomi mezzo tramortito.Faccio appena in tempo a vedere il sarago insagolato che l' acqua davanti a me si vela di rosso. Il monoscocca, scriteriatamente da me armato con gomme stra-pompate, nonchè altrettanto sciaguratamente  azionato a gomito e polso flessi pochi centimetri davanti alla bocca, è arretrato violentemente colpendomi in pieno.
Rapida esplorazione con la lingua: il labbro superiore presenta a destra un' estesa e profonda lacerazione.Maledizione ! Capisco subito di avere necessità di una sutura. Resisto alla tentazione di ricucirmelo in loco col monofilo come Rambo e parto alla ricerca del socio per avvertirlo del problema e  recuperare le chiavi dell' automezzo che tiene appese alla boa.
Faticosamente risalgo, mi cambio e parto alla ricerca di un P.S., tamponandomi il labbro orribilmente fesso con un fazzoletto. Ma dove andare ? Isola Rossa! La ridente cittadina avrà
senz' altro un posto di medicazione. Macchè, solo guardia medica, mi dicono, e comunque attiva non prima delle 8 di sera.
Provo senza tante speranze a Trinità d' Agultu. Infatti, niente da da fare. Un carabiniere, a cui chiedo, mi consiglia di proseguire sino all' Ospedale di  Tempio Pausania, ad una trentina di chilometri. Ci arrivo ormai dissanguato, dopo aver attraversato la famosa “valle della Luna”,  ma devo comunque fare ancora 50 minuti di anticamera perchè, mi dicono, " non sono in pericolo di vita".
Alla fine riesco a sedermi sul lettino della saletta di medicazioni dove il chirurgo mi gratifica di 4 punti di sutura.
Guidando come un pazzo torno a recuperare il povero Marcone che dopo 4 ore di attesa  starà sicuramente maledicendo me e la mia dabbenaggine.
Non lo trovo, come mi immaginavo, steso a prendere il sole.Gli abiti e la borsa sono ancora sullo scoglio dove li aveva lasciati. Azz...penso, che resistenza, ancora in acqua !
Invece me lo vedo arrivare dopo 20 minuti  seminudo, dalla strada, scendendo da un' auto con targa svizzera. Lo svizzero lo scarica rapidamente e riparte sgommando sullo sterrato. Resto interdetto…. Lui è distrutto nel fisico e nel morale. Mi racconta di essersi perso in acqua, di non aver più trovato lo scoglio da cui eravamo scesi e, giunto allo stremo, di aver  preso terra in una zona assolutamente selvaggia e lontanissima. Qui si è trovato costretto ad abbandonare attrezzatura e pescato cercando in qualche modo di raggiungere il mondo civile attraverso le rocce e i rovi. Alla fine era pervenuto disidratato, afono, semisvenuto, i piedi ridotti a due stimmate, nella tenuta e alla villetta dello svizzero. Questi  era accorso porgendogli una bottiglia d’ acqua da un litro. Marcone l’ aveva ingollata in un nanosecondo e ne aveva chiesta un’ altra. L’ elvetico servizievole gliela aveva portata, lui  aveva trangugiato a garganella anche questa  e per tutto ringraziamente gli aveva vomitato sul pavè.
 A questo punto lo svizzero era uscito dai gangheri, lo aveva sommariamente ripulito con lo spinello per innaffiare il giardino, l' aveva caricato a  forza sul pick-up (non nell’ abitacolo ma sul tavolato posteriore…) e riaccompagnato dove aveva intuito dovesse provenire…..
Il giorno dopo, armati di scarponcini tattici, zaini e abbondanti riserve d' acqua, abbiamo organizzato, nella brughiera impenetrabile come la foresta amazzonica, un' ambiziosa missione di recupero dell' attrezzatura di Marco. Beh, vi dico, è stata dura, ma ce l' abbiamo fatta. La cosa più penosa comunque è stata staccare il pesce ormai putrefatto dalla muta sotto cui il mio brillante e voluminoso amico l' aveva lasciato. In compenso i nugoli di vespe  segnalavano l' ubicazione delle carogne in putrefazione degli sparidi a centinaia di metri di distanza (avete presente gli avvoltoi nei film western?)
Recuperiamo tutto, ma dimentichiamo la maschera, una vecchia Mares che, a quanto pare, è una delle poche che si adatti al viso paffutello di Marcone…Rinunciamo all’ idea di tornare indietro a riaffrontare la  “giungla del Borneo” per recuperarla. In un negozio di Costa Paradiso (ma a prezzi da…Costa Smeralda: 30 euri !!!!) ne acquistiamo una simile.
Inutile dire (sob !) che anche questa maschera verrà perduta da Marcone, dimenticata su una spiaggia, prima della fine della vacanza…

Per la cronaca, i giorni successivi sono stati "un pò più normali", nel senso che siamo riusciti a pescare senza ucciderci o procurarci menomazioni permanenti.
Io sono sceso in acqua nonostante i punti di sutura, prendendomi qualche rischio di infezione e riapertura della ferita (ma voi al posto mio, cosa avreste fatto?).
Per fortuna tutto (quasi )tutto è andato bene e qualche discreto carniere non è mancato.

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Dei quattro punti di sutura elargitemi, uno solo è saltato nei giorni successivi lasciandomi una piccola cicatrice sopra il labbro che però fa molto “uomo vissuto” ed è occasione di conversazione nelle cene tra amici e nelle chiacchere con colleghe e infermiere…

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C' è stato qualche altro episodio curioso....ma questa è un'altra storia.
Per ora…provate a risolvere questo “problema”:

PROBLEMA:
avete inopinatamente spaccato l' asta del vostro arbalete sparando contro una roccia ma avete scriteriatamente deciso di proseguire a pescare con l' asta fratturata( ovviamente siete soli e non avete  fucili di ricambio).
Nei giorni precedenti avete visitato decine di tane senza vedere un pesce ma proprio quel giorno dentro la prima tana che esplorate dopo l' incidente avete visto il saragone della vita.
D' istinto sparate e inchiodate il saragone sul fondo della tana.
Non potete raggiungere il pesce con le mani perchè la tana è molto profonda e d' altro canto non potete esercitare trazioni sulla sagola perchè l' asta è priva di alette e il pesce si sfilerebbe.
Come risolvete il problema ?

SOLUZIONE (è andata così…)
25/06/03 : malconci ma determinati io e Marcone optiamo per un calasole a Punta Li Canneddi:
Marcone scende per primo e scompare rapidamente alla vista tra una selva di isolotti di granito.
Io invece mi faccio la parete. Seppur a malincuore, ho  momentaneamente accantonato
 l’ amatissimo monoscocca (prontamente ribattezzato “arma letale”)  Persino un analfabeta tecnologico come il sottoscritto ha capito che con quegli elastici e senza la giusta zavorratura il fucile non può rendere al massimo.... Mi riservo di risolvere il problema una volta tornato ai patri lidi e riesumo, per l' occasione,  un vecchio Apache. 
Esploro una spaccatura verticale e vedo un bel sarago intento a mangiare. "Già morto.." penso. E invece mi viene il braccino e lo padello. Non sarebbe niente se l' asta non penetrasse profondamente nella roccia. Nel tentativo di disincastrarla la maledetta SEATEC "doppia aletta incassata" si spezza in corrispondenza del pernetto. Che fare ? In macchina ho un altro fucile ma dovrei riscalare e ridiscendere la parete di roccia che ci siamo sciroppati per riuscire ad accedere da terra...Escluso...Rinunciare alla pescata, risalire ad aspettare Marcone ? Cristo, sono passati solo 10 minuti da quando siamo scesi in acqua !
Proverò a continuare a pescare fidando sul potere d' arresto dell' asta tronca e provando a passare i pesci in sagola...
Abitualmente non pesco in tana ma in quel mentre vedo sul fondo un saragone che mi guarda ebete e poi si infila in un buco (strano un errore così marchiano da un sarago di quelle dimensioni: che abbia percepito la mia menomazione?)
Non gli do tregua: infilo testa e punta del fucile dentro la tana (una specie di tunnel lungo e stretto) e lo vedo proprio in fondo, a due metri e mezzo circa dalla punta del mio naso. Protendo più che posso l' Apache nel tunnel e sparo quasi alla cieca.
Abbandono il fucile, risalgo a riprendere aria (la tana è sugli 8 metri di profondità) e ridiscendo a vedere: il saragone sembra stecchito, immobile e a pancia all' aria in fondo alla tana. Non capisco se sia in sagola o sia rimasto sull' asta. In ogni caso mi guardo bene dall' esercitare la minima trazione sul monofilo. Il pesce è assolutamente irrecuperabile da quell' apertura se non risparandogli. Salgo e comincio a chiamare Marcone a gran voce, più e più volte. Niente , non lo vedo nè lo sento ("Cristo! una volta che ho bisogno..."). E' tardi, il sole scende rapidamente verso l' orizzonte e non ho tempo per andare a cercarlo. Che fare ?
Esploro la tana dall' esterno e noto altre due aperture, molto esili, tanto che risulta persino impossibile infilarvi il capo. 
Da una di esse però il sarago si vede, ma non risulta raggiungibile a braccio. Ed è qui che si rivela il genio che, seppur molto profondamente, alberga in me! Mi ricordo di aver visto, dove ero sceso, abbandonata sul fondo, una vecchia asta di metallo, incrostatissima (mi era sembrata un "mezzo marinaio" spezzato in punta). Vado a recuperarlo. Lo piego più che posso ad un' estremità  riuscendo ad ottenere un angolo di circa 30°. Butto l' occhio dentro la spaccatura e....non vedo più il sarago !!! Nooo. Si è sfilato? Devo rischiare. Vado al fucile e stiracchio un pò la sagola. No ! C' è ancora ma in un sussulto di vitalità si è spostato. Riesco a vedere che è finito in sagola mentre l' asta sembra incastrata chissà dove in fondo al tunnel. Rinfrancato torno alla spaccatura, infilo l' asta di metallo, riesco ad abbrancare la sagola tra pesce e tahitiana, tiro e...ce l' ho, finalmente lo tengo. La tensione elastica sul monofilo mi impedisce però di estrarlo dal buco. Mi incazzo ! Uccido il pesce col coltello, risalgo, collego la sagola del pallone allo spillone portapesci, ridiscendo, riavvicino il pesce all' imboccatura dello spacco con l' asta metallica, lo assicuro allo spillone e tramite questo alla boa, risalgo, ridiscendo, mollo 10 metri di sagola dal mulinello, risalgo, estraggo il pesce dallo spacco tirando la sagola della boa, lo metto in cintura (è enorme ! sul chilo, credo), ridiscendo, riesco a recuperare financo l' asta ( che diventerà a questo punto un prezioso cimelio!). Le ultime fasi sono state un pò concitate e forse ragionandoci un attimo sopra qualche passaggio si sarebbe potuto evitare, ma tant'è (non si è "Muppet" per niente).
Come ciliegina, ritornando spossato alla base, riesco persino a stecchire un pizzutaccio all' aspetto: questa volta non c'è storia, il pesce rimane ucciso sul colpo…in sagola (eh sì ! L’ asta tronca in punta sembra possedere un vero e proprio “effetto Dum-Dum”....)
Dopo pochi minuti arriva Marco che ha padellato un' orata (l' ennesima!). Al mio racconto concitato regisce con flemma inglese: " Ma, Alberto, potevi chiamarmi..."

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Lo mando cordialmente affan….bagno....
Scusate la prolissità.

Alberto Martignani
Muppet Team-Bologna


 

Di Alberto Martignanii abbiamo pubblicato
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