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  _Racconti di Pesca di Alberto Martignani  
     
     
 
 

 
   
   

Lucciardone (a volte ritornano...)
(18.09.2009)

La sveglia che trilla alle 05.50 mi trova già vigile e motivato, anche un po’ contrariato per la verità… Per essere in condizioni di rendere nelle difficili e per me inusitate acque dolci ho rinunciato a malincuore alla consueta cena congressuale di inaugurazione, con degustazione di specialità e vini gardesani … Spero ne sia valsa la pena e non dover rimpiangere l’ascetica decisione … Del resto, anno dopo anno, “patisco” sempre più l’ alba .. La tensione creatami dalla prospettiva di una sveglia precoce mi impedisce quasi sempre un riposo soddisfacente e il rendimento atletico in acqua ne risente non poco… Figuriamoci se a tutto ciò si dovesse sommare una serata di bagordi ! Il pomeriggio prima avevo esplorato una zona nuova in cui il dolce digradare delle colline bresciane faceva posto alle sempre più alte e aspre propaggini rocciose tipiche dell’ alto lago. L’ esplorazione di una ripida parete a picco mi aveva lasciato un vago senso di vertigine… La parete sprofondava verticalmente nelle acque lacustri in un abisso giallognolo…

   
 

L’ avevo seguita sino ad una ventina di metri di profondità , calibrando prudentemente la zavorra, senza riuscire a scorgere il fondo… Data l’ assenza di pesce in parete avevo ripiegato su un vicino fondale ghiaoso la cui monotonia risultava interrotta qua e là da vere e proprie esplosioni d’ alga costituite da lunghi filamenti che risalivano verso la superficie a formare cortine quasi impenetrabili… In mezzo a questo intrico ero riuscito a sorprendere nella loro ieratica immobilità due luccetti in agguato che dopo una breve esitazione motivata dalle dimensioni non eccelse avevo deciso comunque di sparare …
Ne erano sortite due clamorose padelle con i luccetti che dribblavano facilmente l’ asta scagliata da media distanza… Diagnosi impietosa: “senescenza e conseguente decadimento elastomerico delle gomme !” 
In effetti non utilizzavo il mio 79 da oltre un anno…e non avevo ritenuto necessario cambiare gli elastici che 12 mesi fa  andavano benone…
Poco male… l’ acqua è insolitamente limpida per il lago e nel bagagliaio tengo, disponibile per l’ albata,  il 94 con allestimento nuovo di trinca ! 

Mi immergo poco prima delle 7.00 . Il sole è ancora ben lungi dal fare capolino da dietro le alture del versante veronese e una nebbiolina biancastra si solleva dalle acque immobili. Ho scelto una zona “tranquilla” dal punto di vista orografico: la riva digrada lentamente senza bruschi scarti di livello e un bell’ erbaio esuberante copre la batimetrica dai 3 ai 12 metri circa. Sarà questo il terreno su cui giocherò le mie carte…
Ho scarsissima esperienza di lago ma….mi sono documentato. Ho letto tutte le schede sull’ argomento publicate sul web da Stefano Govi e Roberto Palazzo.
Come da manuale alterno qualche aspetto a lenti agguati tra le arborizzazioni dell’ alga. Non ci sono tinche (ne vedrò solo una, molto grossa peraltro, volteggiare per un’ attimo al limite della visibilità per poi dileguarsi incurante del mio aspetto…). Esclusa quindi la  ricerca delle anguille nel fango (che non mi pare francamente il massimo del divertimento..) decido di puntare tutto sui lucci. Gli esocidi sembrano presenti in abbondanza ma gli esemplari di dimensione interessante risultano come  sempre latitanti.. Nella prima ora di pesca ne vedrò solo uno, stimato un paio di chili, volteggiare indolente a mezz’ acqua,
assolutamente renitente, come già precedentemente la tinca, alle lusinghe dell’ aspetto. Un mio maldestro tentativo di spingermi in avanti nel tentativo di serrare le distanze, quel tanto che sarebbe bastato a scoccare il tiro, lo farà  invece fuggire a pinne levate…

Nel mio peregrinare pervengo infine in una zona in cui la pendenza del fondale si addolcisce ulteriormente creando un esteso pianoro coperto per tutta la sua estensione da una rigogliosa vegetazione. La profondità è circa 6 metri e il posto mi pare buono.. Decido quindi di giocarmelo con calma..
Al primo aspetto una discreta capoccia  si avvicina lenta.. La identifico come quella di un cavedano, specie che mi ero ripromesso di non sparare… Le discrete dimensioni del pesce e la carenza di occasioni sino a quel momento fanno sì che mi rimangi tutto in meno di un’ istante, e il cavedano finisce in sagola.. Mi avvicino per raccoglierlo e...SORPRESA !
Il “tris-tris-trisavolo” di tutti i luccini e luccetti che avevo visto sino a quel momento,  forse attirare dalle vibrazioni del cavedano ferito, mi passa tranquillo e maestoso davanti  mentre io mi blocco a mezz’ acqua paralizzato ad ammirarlo. E’ un pesce superbo, come non ne avevo mai visti, se non nelle foto pubblicate nelle riviste…


Il lucciardone getta un’ occhiata al cavedano, una (che mi sembra colma di compatimento) al sottoscritto, poi si allontana con la stessa flemma con la quale si era presentato… Non posso fare a meno di pensare che probabilmente, se non avessi sparato all’ insulso  cavedano e avessi avuto un po’ più di pazienza, la magnifica preda mi sarebbe arrivata dritta sul fucile…
Poi mi si riaffaccia alla memoria una frase che avevo letto a proposito del lucci su una scheda di Roberto Palazzo.

Il campione spiegava, in pratica, come il luccio sia un animale abbastanza pigro e indolente, pessimo nuotatore, seppur dotato di uno scatto bruciante… Ciò farebbe si che in alcune circostanze l’ animale fatto allontanare da un nostro approccio sbagliato possa essere ritrovato a pochi metri di distanza… Palazzo consigliava infatti di memorizzare sempre la rotta d’ allontanamento di un luccio e di proseguire la caccia per qualche metro nella medesima direzione.. E’ quello che faccio infatti, dopo aver ricaricato il fucile, ma….niente. Nessuna delle sommozzate che conduco in serie nella zona dell’ avvistamento porta risultati.. Mi arrendo infine e proseguo la pescata colmo di frustrazione.. Ne fa le spese un luccetto di  7-8 etti che normalmente avrei forse risparmiato ma si becca una legnata di puro sfogo.. Il rimorso per l’ “ammazzatina” dura tuttavia solo lo spazio di un secondo, dato che il giorno prima, sui banchi del pescivendolo del paese, avevo visto vendere esemplari decisamente più piccoli..
“Time over”…è passata un’ ora emmezza e devo risalire se voglio presentarmi al congresso ad un’ orario decente !

Sulla via del ritorno ripasso sul pianoro di prima e decido- non si sa mai- di farvi un  altro paio di sommozzate..  Il secondo tuffo non la farò mai perché, già al primo, un lucciardone uguale sputato a quello di prima (sarà stato lo stesso ???)  mi passa davanti perfettamente a tiro e in men che non si dica si becca la Gallini da 6.5 direttamente sul groppone…
Sono curioso ora di vederne la reazione … che è più o meno quella di un dentice nel senso che il pesce, appena colpito, tenta di guadagnare profondità e infine, in mancanza di meglio, va a rifugiarsi nella posidonia…pardon.. nel “ranino”… Lo controllo dall’ alto concedendo qualcosa dal mulinello. E’ preso bene ed è in sagola.
Decido comunque di non correre rischi e invece di salparlo dalla superficie valuto opportuno raggiungerlo sul fondo e infilargli una mano nelle branchie…

foto 1

 

foto 2

Le mie azioni successive ricalcano un copione ormai ben consolidato: rientro rapido in hotel dove mi lavo, sbarbo e profumo, indosso giacca e cravatta nonchè il “badge” da congressista dopodichè mi presento al capo cuciniere e gli consegno un grossa borsa termica (una  di quelle, sponsorizzate, che utilizzano gli informatori medico-scientifici per il trasporto dei campioni farmaceutici  e che mi sono fatto regalare in buon numero..). Dico che la borsa contiene “materiale delicato e altamente deperibile”.. Dovrebbe cortesemente conservarmela in frigorifero sino alla mattina successiva.. Poi  di buona lena al Centro Congressi pensando che forse, prima o poi, una scheda (su… “trucchi e segreti della pesca congressuale”) dovrei scriverla pure io…

foto 3

 

 

Alberto Martignani
Muppet Team Bologna

 

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