Te lo do
io il Madagascar ! - 29.12.2004-16.01.2005 - Parte
Seconda
Ricordate
? Avevamo lasciato i nostri eroi alle prese con una cospicua
sequela di jettature e con i cazzutissimi pesci malgasci...
9 gennaio
: Mario oggi non pesca...Esce con il diving assieme alla moglie
per una bombolata alla "baia degli assassini", pittoresco golfo
che nel XVII secolo ospitava una comunità di bucanieri. Io
invece sto sempre sul piede di guerra: il pomeriggio precedente,
uscendo da terra, ho trovato un bel reef interno alla laguna
dove ho preso un "monotaxis" bello grosso e due ombrine e visto
i primi carangidi "seri", 3 pesci di 5-6 chili che mi sono
incrociati davanti, poco fuori tiro, durante un aspetto...
Questa
mattina invece, accompagnato dalla moglie, decido di visitare in
gommone una pass a ridosso di un isolotto corallino al largo. Il
posto è molto bello e sembra girare qualche pesce decente: alla
prima immersione vedo un "poisson capitaine" di una decina di
chili in caccia sul reef. Sono bestie dall' aria feroce che non
vengono all' aspetto neanche a morire ...Provo ad agguatarlo ma
quando sono quasi a tiro mi sente e si rifugia in una tana
inespugnabile. Dopo un pò, grazie ad un aspetto magistralmente
condotto, catturo il mio primo (e unico) "red snapper" che in
questa zona sono rari e difficili da prendere. E' poi la volta
di una cernia sorpresa fuori tana. Sto per risalire dato che mia
moglie, stesa sul gommone, sta sviluppando un' ustione di III
grado, quando, facendo capolino dentro una tana, vedo in
profondità un paio d' occhi bovini che mi fissano...Senza
pensarci due volte piazzo la fucilata esattamente nello spazio
tra i due occhi inchiodando il pescione. Al tuffo successivo (la
tana è sui 12 metri di profondità) appuro la situazione: non si
tratta di una cernia, come avevo pensato, bensì della "madre di
tutte le ombrine", un pesce davvero notevole.
L' asta l'
ha attraversata, passandola in sagola, poi, chissacome, è uscita
dall' apertura posteriore della tana, che è una specie di
stretto tunnel. Riesco dopo molti sforzi e diversi tuffi a
raggiungere la testa del pesce, ma mi rendo conto che dal
davanti non è possibile estrarlo dal momento che la sezione
della testa è maggiore rispetto alla sezione dell' apertura
della tana. L' unica possibilità è tirarlo fuori da dietro, ma
come fare ? Taglio la sagola e libero l' asta, legando la
sagola al pedagno della boa affinchè il pesce non abbia comunque
la possibilità di fuggire. Rimonto l' asta sul fucile con una
legatura di fortuna e vado a doppiare il pesce da dietro
estraendolo quindi da questa parte. Un "piccolo capolavoro" di
tattica che mi è costato quasi un' ora di lavoro e tanta-tanta
fatica (così imparo a sparare i pesci in tana io che tanista non
sono mai stato...)
10
gennaio: giornata di semi-riposo: gita in barca con le nostre
famiglie e breve pescatina rubata mentre donne e bambini fanno
snorkeling ed esplorano un isolotto sabbioso.
Dato che
non c' è altro sparo a tre triglioni quasi da chilo per la
cena. Mario vede i soliti dentici imprendibili. Io vedo un
barracuda a mezzacqua che mi scruta per bene e si allontana poi
con regale flemma lasciandomi con un palmo di naso.
11
gennaio: altra giornata fiacca....pesce zero. Persino le
aragoste, appena ti vedono, scappano terrorizzate.Ne vedo una,
grossa, ma per prenderla devo spararla in fondo alla tana e poi
lavorarla per mezzora prima di riuscire ad estrarla.
12
gennaio: Mario si presenta a colazione piegato in due. Si è
beccato anche lui, come me pochi giorni prima, il colpo della
strega ! Ma sono gli ultimi giorni e non vuole assolutamente
rinunciare all' uscita. Così gli faccio un' iniezione di "Dicloreum"
e si và ! Ancoriamo il gommone a ridosso di un reef e ci
separiamo. Io risalirò la corrente e successivamente tornerò al
gommone con il quale andrò a recuperare Mario che, menomato, si
lascerà invece trasportare dalla corrente medesima verso l'
interno della laguna. Mi rendo subito conto come la corrente
sia molto forte e risalirla risulti estremamente faticoso,
ma forse proprio per questo sembra esserci più pesce del solito
e raddoppio gli sforzi ! Arpiono quasi subito un bel "monotaxis"
sul chilo emmezzo. Durante un successivo aspetto vedo un paio di
ombrine interessanti: mi appiattisco dietro il mio riparo
sperando di incuriosirle ed ecco che un bel dentice arriva
deciso, sorpassa le ombrine e si ferma al limite della gittata
del fucile. Si gira. Capisco che non si avvicinerà oltre. Allora
mi allungo tutto e sparo. Preso! E’ il finimondo, sbatte come un
dannato. Mi rendo conto con orrore che la freccia non l' ha
passato. Mollo tutto il mulinello ma è inutile. Dopo pochi metri
la sagola si incastra tra i coralli. Il pescione dà un paio di
scodate violente e si libera.....In altri tempi avrei reagito ad
un simile evento in maniera scomposta, recriminando
violentemente contro la malasorte, innervosendomi e
compremettendo definitivamente l' esito della pescata.
Stranamente da un pò di tempo mi sono accorto di accettare quasi
passivamente e con ammirabile auto-controllo ogni beffa del fato
(salvo poi precipitare in uno stato depressivo allorchè, a mente
fredda, rivivo la situazione.) Mestamente ricarico il fucile e
riprendo a pescare. Faccio una ventina di metri, quando, ohibò,
che ti vedo, fermo sul fondo ? Un dentice uguale-uguale a quello
che avevo appena sparato e perso ! Che strano...sembra morto. Ma
guarda....ha un buco dietro la branchia....Non ci posso credere:
è il mio dentice! Immagino che, improvvisamente, l'
animale resusciterà e fuggirà definitivamente...Invece è proprio
morto...stecchito. Per non saper nè leggere nè scrivere gli tiro
comunque una fucilata sul testone e lo salpo.E' davvero bello :
quasi uguale ai nostri dentici ma con una
livrea giallo-brunastra. Più tardi l' autopsia eseguita in
cucina evidenzierà un fatto curioso.L' animale ha in corpo
diversi lunghi aculei di riccio tropicale. Evidentemente il
muppet-dentice, fuggendo dopo essersi liberato dal' asta, ha
fatto hara-kiri sul riccio e c' è rimasto secco ! Davvero un'
insolita fortuna per il sottoscritto il cui cuore ha rischiato
di cedere per l' emozione, trattandosi di circostanza del tutto
inusitata (che la sorte abbia voluto sdebitarsi tutto in una
volta ?)
La
cattura comunque mi mette le ali, e nelle fasi immediatamente
successive catturo un altro dentice (più piccolo) e un "monotaxis".
Vado
quindi, con una punta di preoccupazione, a raccattare Mario che
immagino sofferente e ormai alla deriva, e invece me lo trovo
arzillo e sorridente e, quel che più conta, con una lunga ombra
grigiasta appesa sotto il pallone. Malefico Mario ! Ha preso un
carangide ! Mi racconta di aver pescato all' aspetto alla base
di una parete corallina a picco, in 12-16 metri di fondo. Sono
passati un paio di branchi di lunghi pesci argentei che non è
riuscito a identificare con precisione (wahoo ??), che l' hanno
ignorato e, infine, il branchetto di carangidi che,
individuatolo, l' ha invece circondato consentendogli di
catturare un bell' esemplare.
E' stata
di gran lunga la nostra migliore uscita e rientriamo tutti
soddisfatti...
13
gennaio: capiamo che la giornata precedente è stata solo l'
eccezione che conferma la regola. Torniamo nello stesso posto ma
i pesci sembrano aver capito che quegli strani bipedi a chiazze
marroni sono altrattanto pericolosi di quelli tutti neri che
sono abituati a vedere, a che anzi i loro pungiglioni arrivano a
colpire decisamente più lontano. Prenderò un solo monotaxis,
dopo essermi fatto menare per il naso per tutta la mattina. La
giornata è comunque nobilitata dall' incontro di Mario con un
piccolo squalo pinna bianca (un metro e mezzo circa) che gli
passa sopra e gli fa un paio di volteggi attorno mentre è giù
per un aspetto.
14
gennaio. L' epilogo. Il pomeriggio precedente ero stato
avvicinato dal gestore napoletano del "diving" (lo metto
tra virgolette perchè si sarebbe molto di chè ridire, a
proposito di questo "diving") il quale, con aria cospiratrice,
mi chiede : "Ma voi....in apnea...quanto riuscite a scendere?
" "Mah - azzardo io - 20-22 metri ?"
" Allora
non ci stà problema - fà lui - domani vi porto su una secca
fuori la barriera corallina. Ci stanno 20 metri ma là è pieno
di pesce...."
Decidiamo
di provare pure questa. La mattina si parte di buon' ora (dopo
i primi giorni di sveglia comoda ormai abbiamo capito come
risulti necessario partire
all' alba,
o quasi, per precedere i dannati pescatori locali sulle zone
migliori. A questo siamo ridotti.....)
La secca
si trova un miglio e mezzo circa oltre la barriera corallina. Il
cappello effettivamente è sui 22 metri. Ancoriamo e io
mi butto sconsideratamente in acqua: dopo10 secondi sono a 200
metri dal gommone. C' è una corrente che neanche sull' Orinoco
durante la stagione delle piogge. Mario, vista la mia mala
parata, si cala invece prudentemente in acqua tenendosi ben
stretto alla cima
dell'
ancora. Dato che gli altri due non sembrano intenzionati a
venirmi a prelevare con il gommone, nuoto sino a guadagnare a
mia volta la cima dell' ancora, ma a questo punto sono già
stanco come dopo due ore di pesca. Scendiamo in alternanza
tenendoci alla cima. Il posto effettivamente è bello e pieno di
pesce (branchi enormi di chirurgo e grossi "monotaxis"). Il
problema è che la corrente è veramente insostenibile. Io riesco
ad arrivare a malapena a metà del cavo poi ne vengo sradicato e
trascinato via per decine di metri. Riemergo regolarmente a più
di cento metri dal gommone.Dopo tre tuffi sono sfiancato e Mario
pure. Decidiamo che "non è cosa" e, pur con rammarico,
desistiamo. Facciamo qualche tuffo svogliato attorno all' isola
corallina di Nosi Hao e rientriamo.
15
gennaio: è il giorno della partenza. Norme igienico-alimentari
draconiane mi avevano sinora preservato dalla dissenteria che
in forma più o meno grave aveva colpito tutti i componenti del
gruppo. Purtroppo cado miseramente nel finale: indiziato numero
1, un piatto di frittelle con ripieno di tonno che mi accatto in
un laido bar dell' aeroporto di Morondava. Dovete sapere che ero
partito dall' Italia con una valigia solo di medicine ma le ho
lasciate tutte al "collega" del villaggio indigeno. Mi terrò
quindi il mal di pancia per tutti i due giorni successivi
dedicati allo shopping e alla visita della capitale Antananarivo.
Acme della manifestazione durante il viaggio aereo, allorchè
renderò a più riprese impraticabili le ritirate dell'
aereo, con somma costernazione degli utenti successivi.
L' epilogo
è in linea con il resto del viaggio. Arrivati a Parigi, nella
bolgia dello Charles De Gaulle, scopriamo che causa nebbia e
conseguente prolungarsi delle operazioni di decollo-atterraggio,
le autorità aeroportuali sono state costrette a cancellare un
paio di voli "a random". Quali i voli prescelti ? Ma che
domande:
San
Pietroburgo e .....Bologna. Solo nel pomeriggio inoltrato
riusciamo a salire su un volo per Pisa (dove scopriamo che i
bagagli.....non ci hanno seguito. Li recupereremo solo due
giorni dopo). In Italia troviamo un' escursione termica di
-40°C rispetto al Madagascar e io comunque, dopo tre giornate
al lavoro, ho già perduto tutta l' abbronzatura.....
Alberto Martignani
Muppet Team
Bologna