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La prima webzine immersa!
 
_Racconti di Pesca
Nato a Lugo (RA) il 14.08.1961, dopo alcuni anni di disciplinato apprendistato sulle coste della natìa Romagna, ha deciso che girare il mondo alla ricerca di sempre nuovi posti ove immergersi dovesse diventare la sua "missione di vita". Come tutti i pescasub pervenuti in età relativamente matura alla  disciplina più bella del mondo, è un entusiasta, eterno principiante un pò jellato.

Te lo do io il Madagascar ! - 29.12.2004-16.01.2005 - Parte Seconda

 

Ricordate ? Avevamo lasciato i nostri eroi alle prese con una cospicua sequela di jettature e con i cazzutissimi pesci malgasci...

 

9 gennaio : Mario oggi non pesca...Esce con il diving assieme alla moglie per una bombolata alla "baia degli assassini", pittoresco golfo che nel XVII secolo ospitava una comunità di bucanieri.  Io invece sto sempre sul piede di guerra: il pomeriggio precedente, uscendo da terra, ho trovato un bel reef interno alla laguna dove ho preso un  "monotaxis" bello grosso e due ombrine e visto i primi carangidi "seri", 3 pesci di 5-6 chili che mi sono incrociati davanti, poco fuori tiro, durante un aspetto...

Questa mattina invece, accompagnato dalla moglie, decido di visitare in gommone una pass a ridosso di un isolotto corallino al largo. Il posto è molto bello e sembra girare qualche pesce decente: alla prima immersione vedo un "poisson capitaine" di una decina di chili in caccia sul reef. Sono bestie dall' aria feroce che non vengono all' aspetto neanche a morire ...Provo ad agguatarlo ma quando sono quasi a tiro mi sente e si rifugia in una tana inespugnabile. Dopo un pò, grazie ad un aspetto magistralmente condotto, catturo il mio primo (e unico) "red snapper" che in questa zona sono rari e difficili da prendere. E' poi la volta di una cernia sorpresa fuori tana. Sto per risalire dato che mia moglie, stesa sul gommone, sta sviluppando un' ustione di III grado, quando, facendo capolino dentro una tana, vedo in  profondità un paio d' occhi bovini che mi fissano...Senza pensarci due volte piazzo la  fucilata esattamente nello spazio tra i due occhi inchiodando il pescione. Al tuffo successivo (la tana è sui 12 metri di profondità) appuro la situazione: non si tratta di una cernia, come avevo pensato, bensì della "madre di tutte le ombrine", un pesce davvero notevole.

L' asta l' ha attraversata, passandola in sagola, poi, chissacome, è uscita dall' apertura posteriore della tana, che è una specie di stretto tunnel. Riesco dopo molti sforzi e diversi tuffi a raggiungere la testa del pesce, ma mi rendo conto che dal davanti non è possibile estrarlo dal momento che la sezione della testa è maggiore rispetto alla sezione dell' apertura della tana. L' unica possibilità è tirarlo fuori da dietro, ma come fare ? Taglio la sagola e libero l' asta, legando  la sagola al pedagno della boa affinchè il pesce non abbia comunque la possibilità di fuggire. Rimonto l' asta sul fucile con una legatura di fortuna e vado a doppiare il pesce da dietro estraendolo quindi da questa parte. Un "piccolo capolavoro" di tattica che mi è costato quasi un' ora di lavoro e tanta-tanta fatica (così imparo a sparare i pesci in tana io che tanista non sono mai stato...)

 

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10 gennaio: giornata di semi-riposo: gita in barca con le nostre famiglie e breve pescatina rubata mentre  donne e bambini fanno snorkeling ed esplorano un isolotto sabbioso.

 

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Dato che non c' è altro sparo a tre triglioni  quasi da chilo per la cena. Mario vede i soliti dentici imprendibili. Io vedo un barracuda a mezzacqua che mi scruta per bene e si allontana poi con regale flemma lasciandomi con un palmo di naso.

 

11 gennaio: altra giornata fiacca....pesce  zero. Persino le aragoste, appena ti vedono, scappano terrorizzate.Ne vedo una, grossa, ma per prenderla devo spararla in fondo alla tana e poi lavorarla per mezzora prima di riuscire ad estrarla.

 

12 gennaio: Mario si presenta a colazione piegato in due. Si è beccato anche lui, come me pochi giorni prima, il colpo della strega ! Ma sono gli ultimi giorni e non vuole assolutamente rinunciare all' uscita. Così gli faccio un' iniezione di "Dicloreum" e si và ! Ancoriamo il gommone a ridosso di un reef e ci separiamo. Io risalirò la corrente e successivamente tornerò al gommone con il quale andrò a recuperare Mario che, menomato, si lascerà invece trasportare dalla corrente medesima  verso l' interno della laguna. Mi rendo subito conto come  la corrente sia molto forte e risalirla risulti estremamente faticoso, ma forse proprio per questo sembra esserci più pesce del solito e raddoppio gli sforzi ! Arpiono quasi subito un bel "monotaxis" sul chilo emmezzo. Durante un successivo aspetto vedo un paio di ombrine interessanti: mi appiattisco dietro il mio riparo sperando di incuriosirle ed ecco che un bel dentice arriva deciso, sorpassa le ombrine e si ferma al limite della gittata del fucile. Si gira. Capisco che non si avvicinerà oltre. Allora mi allungo tutto e sparo. Preso! E’ il finimondo, sbatte come un dannato. Mi rendo conto con orrore che la freccia non l' ha passato. Mollo tutto il mulinello ma è inutile. Dopo pochi metri la sagola si incastra tra i coralli. Il pescione dà un paio di scodate violente e si libera.....In altri tempi avrei reagito ad un simile evento in maniera scomposta, recriminando violentemente contro la malasorte, innervosendomi e compremettendo definitivamente l' esito della pescata. Stranamente da un pò di tempo mi sono accorto di accettare quasi passivamente e con ammirabile auto-controllo ogni beffa del fato (salvo poi precipitare in uno stato depressivo allorchè, a mente fredda, rivivo la situazione.) Mestamente ricarico il fucile e riprendo a pescare. Faccio una ventina di metri, quando, ohibò, che ti vedo, fermo sul fondo ? Un dentice uguale-uguale a quello che avevo appena sparato e perso ! Che strano...sembra morto. Ma guarda....ha un buco dietro la branchia....Non ci posso credere: è il mio dentice! Immagino che, improvvisamente, l' animale resusciterà e fuggirà definitivamente...Invece è proprio morto...stecchito. Per non saper nè leggere nè scrivere gli tiro comunque una fucilata sul testone e lo salpo.E' davvero bello : quasi uguale ai nostri dentici ma con una livrea giallo-brunastra. Più tardi l' autopsia eseguita in cucina evidenzierà un fatto curioso.L' animale ha in corpo diversi lunghi aculei di riccio tropicale. Evidentemente il muppet-dentice, fuggendo dopo essersi liberato dal' asta, ha fatto hara-kiri sul riccio e c' è rimasto secco ! Davvero un' insolita fortuna per il sottoscritto  il cui cuore ha rischiato di cedere per l' emozione, trattandosi di circostanza del tutto inusitata (che la sorte abbia voluto sdebitarsi tutto in una volta ?)

La cattura comunque mi mette le ali, e nelle fasi immediatamente successive catturo un altro dentice (più piccolo) e un "monotaxis".   

Vado quindi, con una punta di preoccupazione, a raccattare Mario che immagino sofferente e ormai alla deriva, e invece me lo trovo arzillo e sorridente e, quel che più conta, con una lunga ombra grigiasta appesa sotto il pallone. Malefico Mario ! Ha preso un carangide ! Mi racconta di aver pescato all' aspetto alla base di una parete corallina a picco, in 12-16 metri di fondo. Sono passati un paio di branchi di lunghi pesci argentei che non è riuscito a identificare con precisione (wahoo ??), che l' hanno ignorato e, infine, il branchetto di carangidi che, individuatolo, l' ha invece circondato consentendogli di catturare un bell' esemplare. 

E' stata di gran lunga la nostra migliore uscita e rientriamo tutti soddisfatti...

                                                                                                        

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13 gennaio: capiamo che la giornata precedente è stata solo l' eccezione che conferma la regola. Torniamo nello stesso posto ma i pesci sembrano aver capito che quegli strani bipedi a chiazze marroni sono altrattanto pericolosi di quelli tutti neri che sono abituati a vedere, a che anzi i loro pungiglioni arrivano a colpire decisamente più lontano. Prenderò un solo monotaxis, dopo essermi fatto menare per il naso per tutta la mattina. La giornata è comunque nobilitata dall' incontro di Mario con un piccolo squalo pinna bianca (un metro e mezzo circa) che gli passa sopra e gli fa un paio di volteggi attorno mentre è giù per un aspetto.

 

14 gennaio. L' epilogo. Il pomeriggio precedente ero stato avvicinato dal gestore napoletano del "diving" (lo metto tra virgolette perchè si sarebbe molto di chè ridire, a proposito di questo "diving") il quale, con aria cospiratrice, mi chiede : "Ma voi....in apnea...quanto riuscite a scendere? "   "Mah - azzardo io - 20-22 metri ?"

" Allora non ci stà problema - fà  lui - domani vi porto su una secca fuori la barriera corallina. Ci stanno 20 metri ma là è  pieno di pesce...."

Decidiamo di provare pure questa. La mattina si parte di buon' ora  (dopo i primi giorni di sveglia comoda ormai abbiamo capito come risulti necessario partire

all' alba, o quasi, per precedere i dannati pescatori locali sulle zone migliori. A questo siamo ridotti.....) 

La secca si trova un miglio e mezzo circa oltre la barriera corallina. Il cappello effettivamente è sui 22 metri. Ancoriamo e io mi butto sconsideratamente in acqua: dopo10 secondi sono a 200 metri dal gommone. C' è una corrente che neanche sull' Orinoco durante la stagione delle piogge. Mario, vista la mia mala parata, si cala  invece prudentemente in acqua tenendosi ben stretto alla cima

dell' ancora. Dato che gli altri due non sembrano intenzionati a venirmi a prelevare con il gommone, nuoto sino a guadagnare a mia volta la cima dell' ancora, ma a questo punto sono già stanco come dopo due ore di pesca. Scendiamo in alternanza tenendoci alla cima. Il posto effettivamente è bello e pieno di pesce (branchi enormi di chirurgo e grossi "monotaxis"). Il problema è che la corrente è veramente insostenibile. Io riesco ad arrivare a malapena a metà del cavo poi ne vengo sradicato e trascinato via per decine di metri. Riemergo regolarmente a più di cento metri dal gommone.Dopo tre tuffi sono sfiancato e Mario pure. Decidiamo che "non è cosa" e, pur con rammarico, desistiamo. Facciamo qualche tuffo svogliato attorno all' isola corallina di Nosi Hao e rientriamo.

 

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15 gennaio: è il giorno della partenza. Norme igienico-alimentari draconiane mi avevano sinora preservato dalla dissenteria  che in forma più o meno grave aveva colpito tutti i componenti del gruppo. Purtroppo cado miseramente nel finale: indiziato numero 1, un piatto di frittelle con ripieno di tonno che mi accatto in un laido bar dell' aeroporto di Morondava. Dovete sapere che ero partito dall' Italia con una valigia solo di medicine ma le ho lasciate tutte al "collega" del villaggio indigeno. Mi terrò quindi il mal di pancia per tutti i due giorni successivi dedicati allo shopping e alla visita della capitale Antananarivo. Acme della manifestazione durante il viaggio aereo, allorchè  renderò  a più riprese  impraticabili le ritirate dell' aereo, con somma costernazione degli utenti successivi.

L' epilogo è in linea con il resto del viaggio. Arrivati a Parigi, nella bolgia dello Charles De Gaulle, scopriamo che causa nebbia e conseguente prolungarsi delle operazioni di decollo-atterraggio, le autorità aeroportuali sono state costrette a cancellare un paio di voli "a random". Quali i voli prescelti ? Ma che domande:

San Pietroburgo e .....Bologna. Solo nel pomeriggio inoltrato riusciamo a salire su un volo per Pisa (dove scopriamo che i bagagli.....non ci hanno seguito. Li recupereremo solo due giorni dopo). In Italia  troviamo un' escursione termica di -40°C rispetto al Madagascar e io comunque, dopo tre giornate al lavoro, ho già perduto tutta l' abbronzatura.....

 

Alberto Martignani

Muppet Team

Bologna

 

 

 

 

Di Alberto Martignanii abbiamo pubblicato
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