Così divenni un membro del ”Muppet Team”! (Madagascar 05-21/01/2003)
01/02/2003 : Ebbene sì ! Lo confesso ! Nell’ ultimo, calamitoso viaggio del Marò in Madagascar…..
c’ ero anch’ io !

Se sinora ho sottaciuto tutto quanto è per vergogna….non ho pescato quasi niente e il viaggio è stato un tale concentrato di scalogna che il solo ripensarci mi fa star male...
Comunque....visto che ci tenete....
Elenco sommario delle calamità:
1° giorno: arriviamo ad Hankarea, nell’ arcipelago delle Mitsio, ove soggiorneremo in un “campo tendato” e realizziamo che non ci sono piombi sull' isola (quelli del viaggio precedente li avevano portati a Nosi Be e nessuno si era ricordato di caricarli in barca). La prima giornata di immersioni
l' abbiamo affrontata legandoci delle pietre alle cinture con lo scotch . Poi il giorno dopo siamo dovuti andare a mendicare i pesi al Diving Svizzero di Tsarabanjina : ce li hanno dati, ma solo 20 kili che abbiamo dovuto dividere in 8 sub !
Sempre 1° giorno: provo ad armare lo Stealth 110 (potentemente precaricato a 37 Atm.) ma il maledetto mi tradisce rompendosi (la canna “esce” letteralmente dall’ impugnatura dopo il primo tiro).
2° giorno: passo all' arbalegno doppio elastico : scopro sulla pelle delle mie dita che gli archetti che ho montato non si adattano alle tacche dell’ asta da 7 mm. che ho comprato nuova per
l’ occasione…
Al primo tentativo di caricamento infatti l' ogiva parte per la tangente asportandomi un buon quarto del polpastrello dell’ anulare della mano destra..
Trascorrerò i giorni successivi armeggiando come un pazzo sui due fucili nel tentativo di renderli nuovamente fruibili…
Nel frattempo proverò a pescare con il famoso Sten “con leva d’ appoggio alla coscia” personale del Marò che magnanimamente decide di privarsene….
Trovandolo un po’ moscietto decido di strapomparlo con la pompetta che ho provvidenzialmente portato da casa….Il Marò mi coglie in fragrante durante l’ operazione e mi gratifica di una sonora lavata da capo costringendomi a ripristinare le forse 10-12 atmosfere originarie….

Faccio in tempo a sparare e prendere un grosso Platax che costituirà l’ unica mia preda (per la verità non molto sportiva ma buonissima da mangiare…) di una certa rilevanza dei primi giorni…
Sempre 2° giorno: nell'estrarre una grossa aragosta da un buco appoggio il ginocchio su un riccio tropicale (quelli con gli aculei lunghi 30 cm.). Passerò la serata ad estrarre gli aculei . Alcuni mi accompagneranno per tutta la vacanza.
Guido, compatriota lughese e mio compagno di tenda, sviluppa una strana eruzione, resistente ai cortisonici, che gli deturpa progressivamente il viso. Nonostante gli studi in medicina non riuscirò a fare diagnosi....
3° giorno: nell' andare a letto (forse con in corpo un rum di troppo), scivolo sulla scaletta della palafitta, umida di pioggia e cado pesantemente su una coscia , con conseguente sviluppo di ematoma intramuscolare. Resterò azzoppato per tutto il periodo (senza per questo esimermi
dall' andare in acqua, arrancando penosamente dietro agli altri).

Dopo una fugace prima giornata di sole, sufficiente a provocare ai più sprovveduti (vedi l’ amico Guido), ustioni di 3° a gran parte del corpo, dal secondo al penultimo giorno, e qui so che stenterete a credermi: ACQUA COLOR CAPPUCCINO per la presenza di una perturbazione anomala che da metà dicembre a metà gennaio ha stazionato stabilmente sul nord del Paese, gonfiando i fiumi e muovendo il bassofondo.
In pratica abbiamo avuto piogge pressochè continue, mare spesso agitato ed acqua SEMPRE torbida che non ha permesso se non del tutto eccezionalmente di pescare.
Umidità chiaramente insopportabile e proliferazione di zanzare ed altri insetti che hanno ben presto reso l’ accampamento più simile ad un campo di prigionia giapponese della II guerra mondiale che ad un luogo di vacanza…

L' ultima notte, mentre, sveglio, guardavo il soffitto della tenda ascoltando l' ululare del vento e rimuginando sul perchè di tanta scalogna, la tenda si é improvvisamente afflosciata su di noi, abbattuta dal vento, lasciando me e il povero Guido senza parole a guardarci in faccia (avete presente Fantozzi e Filini?)

Dopo una settimana, preoccupati dal peggioramento progressivo delle condizioni meteorologiche e dal rapido scemare delle riserve alimentari (poco o punto alimentate dalle catture ittiche che avevamo con poca lungimiranza preventivato) l' organizzazione ha deciso di evacuarci.
Detto fatto: un motore dell' Heron si è guastato. Non potendo affrontare la traversata con un solo motore (il mare andava sempre più montando), abbiamo dovuto ricorrere ai soliti Svizzeri di Tsarabanjina, che ci hanno traghettato indietro a Nosi Be a prezzi da amatore su un bel clipper, lentissimo ma almeno sicuro (traversata durata 9 ore in acque agitate e sotto una pioggia incessante).

All' arrivo a Nosi Be abbiamo trovato strade allagate (nel senso che gli indigeni le dovevano attraversare in piroga !) e il Marlin Club pure allagato. Sporchi e laceri abbiamo dovuto ripiegare su un altro albergo, anch'esso allagato ma solo parzialmente.

Il giorno dopo metà della truppa (tra cui io) ha optato per il rientro anticipato in Italia. Piccolo problema: sull' aereo non c' era posto per tutti. Uno doveva restare fuori. Si è tirato a sorte. Chi ha perso? Scommetto che avete indovinato.Ovviamente io. Ho quindi dovuto sorbire sino in fondo
l' amaro calice.
Dal giorno successivo, se non altro, è tornato il sole, per cui , a parte qualche altro piccolo incidente di percorso ( tipo la rottura del semiasse del Taxi che ci riportava a casa dalla discoteca all'una di notte, in una sordida periferia di Hellville...), la vacanza è terminata quasi normalmente.
Ovviamente non si è pescato (acqua sempre torbida, infruttuosa ricerca di banchi praticabili), tranne...udite udite...il penultimo giorno.

Ebbene sì, 24 ore prima di partire, improvvisamente, le acque sono tornate cristalline (non sapevamo se gioirne o percuoterci tafazzianamente gli attributi) e abbiamo potuto fare un' ultima, soddisfacente pescata.
Niente di chè, intendiamoci… Si era a Nosi Iranja, un’isolotto corallino ad un’ ora di navigazione da Nosi Be, ma se non altro è uscito qualche carangide, qualche red snapper, un king-fish (io ho catturato persino un cefalo!) e ho potuto fare la foto che vedete qui di seguito.

La pescata è rimasta unica perchè il giorno dopo si è ripartiti, ma...poteva finire così ?
No, infatti all' arrivo a Malpensa, non ho ritrovato il bagaglio (smarrito e rispeditomi dopo una settimana). E per fortuna questa volta, come spesso accade al rientro dai miei viaggi di pesca, non avevo pesce congelato dentro la valigia!
Il rientro a Bologna l' ho fatto ospite sull'auto a nolo di due Indiani conosciuti sull'aereo e ai quali avevo raccontato, muovendoli verosimilmente a pietà, le mie peripezie. I due erano proprietari di un ristorante ad Antananarivo e stavano andando a Rimini per comprare una macchina per fare gelati (il mondo è pieno di pazzi !!!)
Presidente Pier Carrera, non avevo mai osato chiederlo, ma...una nomina "honoris causa" a membri del Muppet Team per me e i miei derelitti compagni?
Si metta una mano sul cuore ( considerando anche, e so di non trovarLa completamente insensibile all' argomento, le spese folli sostenute per il suddetto viaggio) e si porti a Bologna, nella sua prossima trasferta fieristica, una bella nomina ufficiale su carta intestata del Team...
Saluti
Alberto Martignani
Bologna

P.S.: il Marò, nella buona e nella cattiva sorte, è sempre inossidabile (a Novembre si riproponeva di ripartire per un' altra avventura...)
Alberto Martignani - Muppet Team
Bologna