La Francia ed i francesi , così, a pelle, non mi erano mai stati particolarmente simpatici.
Del resto, in Italia, forse come contrappasso ai nostri difetti nazionali, è abbastanza comune coltivare il mito del francese sciovinista e un po’ spocchioso.
Devo ricredermi…Paese splendido, ben curato, organizzato. Gente “civile” , che in automobile si ferma ai passaggi pedonali e, incrociandoti a piedi, ti sorride e ti saluta. Insomma, forse qualcosa da imparare da questa nazione ce l’ abbiamo davvero, ...
tant’ è vero che negli ultimi tempi ho sviluppato l’ abitudine di “svernare” da queste parti, un po’ per coltivare una delle mie passioni, ossia la pesca invernale alla spigola, un po’ per trovare un po’ di catartico sollievo al degrado umano e materiale (e Dio sa quanto mi costi affermarlo…) che sempre più caratterizza la città in cui vivo e che sino a non moltissimi lustri fa poteva invece essere additata a modello di civiltà e buon vivere in Italia.
Ah, dimenticavo: qua lo “chasseur sous-marine” non è un animale braccato. Va a testa alta, ha una sua “dignità” e, quel che più conta, una sua federazione. Insomma, anche da questo punto di vista si respira un’ altra aria… L’ aspetto di “rigenerazione” psicologica che queste trasfertine (poco più di week-end lunghi) mi comportavano hanno a lungo fatto passare in sub-ordine una serie di insuccessi piscatori (pur costellati di qualche raro colpo gobbo) verosimilmente dovuti alla mia inesperienza circa i posti in cui pescare. Chi mi conosce sa che, recandomi a pesca in un nuovo contesto geografico, raramente cerco di “carpire” in giro particolari sui posti migliori. Un po’ perché mi piace girare e scoprirmeli da solo, un po’ perché chi li conosce, raramente (e giustamente !) te li confida e, se lo fa, spesso e volentieri ti nasconde qualche particolare determinante…
Poi…i “posti buoni” sono non di rado anche i più battuti. L’ esperienza di anni mi ha insegnato come, molto spesso, sia meglio pescare in posto apparentemente insignificante dove non va nessuno, che in un posto “bello” dove vanno tutti…. Insomma, pesca che ti ripesca, cappotta che ti ricappotta, mi sono costruito un piccolo bagaglio di esperienza circa natura dei fondali, movimento e abitudini dei pesci che nell’ ultima trasferta ho messo proficuamente a frutto.
L’ organizzazione della minivacanza è complessa. Ho infatti promesso che, come tutti gli anni, avrei trascorso le vacanze natalizie in Germania, presso la famiglia di mia moglie. Riesco a strappare, non senza difficoltà, l’ autorizzazione a compiere, al ritorno, una “insignificante deviazione” verso la Costa Azzurra dove mi tratterrò 3 giorni. L’ “insignificante deviazione “ mi costa una tirata di circa 1000 km., da nord a sud, dalle brume gelate della mitteleuropa al clima decisamente più temperato della Provenza.
Qui sarò raggiunto, il giorno dopo, con partenza da Reggio Emilia, da Ido, mio compagno di pesca per l’ occasione.
Venerdi 28 dicembre: prima uscita, di messa a punto, dalla spiaggetta sotto casa. Ho alcune novità da testare, dal “pisciarino” con tubo di fuoriuscita dell’ urina maggiorato, per scongiurare gli spiacevoli intasamenti che ogni tanto interessavano il modello precedente, alle nuove Mustang 25 con scarpetta n° 47-48 che ho intenzione di usare con calzari da 7.5 mm.. I piedi infatti sono il mio tallone d’ Achille per la pesca invernale, causa spesso di indicibili sofferenze e uscita precoce dall’ acqua. Stavolta tutto bene ! Il pisciarino svolge egregiamente il suo “sporco lavoro”, i piedi si mantengono calducci per tutta la pescata come all’ interno di un paio di “valenki” siberiani e le Mustang spingono ch’ è un piacere. Unico neo…: l’ assenza quasi completa di pesce, eccezion fatta per un saragone che non riesco a sparare all’ ingresso a causa del cronico appannamento di riflessi che mi affigge nelle primissime fasi delle pescate all’ alba, e una spigola “da corsa” che mi sfreccia davanti a 100 allora per chissà quale ignota destinazione….
Il pomeriggio ci riprovo, da una spiaggetta “un po’ più in là”: le condizioni meteo-marine sono mutate e dalla calma piatta del mattino si è passati ad una discreta ondina battente, il chè da queste parti, significa una cosa sola : spigole ! Infatti ecco il primo esemplare che sbuca dalla schiuma ! Accid….troppo tardi, scoda prima ancora che possa solo lontamaente organizzarmi per il tiro. Il problema è che il fondale bassissimo , la carenza di appigli sul fondo e la risacca molto forte rendono problematico ancorarsi e costituire una piattaforma sufficientemente stabile per il tiro.
Provo ad allargarmi, ma…niente, il pesce gira proprio nell’ acqua bassa ! Ecco un altro bell’ esemplare…non mi ha visto, viene !!! Noo, si allarga, scappa…Provo un tiro disperato sul pesce in allontanamento ma è il tipico “sparo da frustrazione”, senza alcuna speranza di successo…Ed è, così, il secondo cappotto consecutivo. Ma fa niente…Se non altro le emozioni, stavolta, non sono mancate.
29 dicembre: è il giorno della svolta. Con Ido, che mi ha raggiunto, si programma un’ albata.
Questa volta dovremo percorrere alcuni chilometri in auto per raggiungere una zona portuale dove già, in passato, avevo fatto incontri interessanti. Usciti dall’ albergo alle 6.30, una prima spiacevole sorpresa ci attende: la temperatura nella notte è precipitata di molto al di sotto dello 0 e l’ auto è coperta da un sottile velo di ghiaccio.
Resistiamo a stento alla tentazione di ributtarci sotto le coperte… Giunti a destinazione sul far dell’ aurora ecco la seconda brutta sorpresa…: mentre completiamo, semicongelati, la vestizione, un altro sub, già vestito di tutto punto, ci parcheggia a fianco e dopo averci rivolto uno sguardo beffardo ci precede in acqua.
Si tratta di un’ autentica jattura perché significa che uno di noi se lo troverà probabilmente davanti pescando. Lascio Ido a percorrere la costa rocciosa che prosegue alla sinistra del porto mentre io non ho altra scelta che giocare “sporco”. Con una mossa al limite del regolamento mi immergo dallo scivolo dei gommoni e, nuotando all’ interno del porto, ancora immerso nel sonno e nel gelo di questa livida mattina di fine anno, ne raggiungo direttamente l’ imboccatura, distante un paio di centinaia di metri. Ciò mi consentirà, forse, di precedere il mio concorrente su quelli che ho battezzato come gli scogli migliori (“ à la guerre comme à la guerre!”) In realtà questo piccolo stratagemma non sembra procurarmi particolari vantaggi e la pescata scorre stancamente nel deserto più assoluto. Anche i cefali, solitamente numerosi, latitano nell’ acqua veramente gelida (e chi potrebbe biasimarli !).
Non sono questi gli unici danni del gelo ! I seni frontali mi partono all’ improvviso, con un dolore lancinante ad ogni tentavivo di immersione sotto i due metri. Pescata praticamente finita…Per pura formalità decido di staccarmi dai tetrapodi, nella zona più periferica del porto, per esplorare un paio di isolotti affioranti. Qui il fondale scende sotto i 10-12 metri, profondità inaccessibile per i miei costipatissimi seni paranasali. Perciò decido di agguatare dalla superficie torno torno le due formazioni rocciose, confidando magari in qualche sarago che stia mangiando in parete. Al primo spot niente…Inizio ad aggirare il secondo, che ha un perimetro maggiore rispetto al precedente. Faccio capolino verso il lato esterno e una “visione”mi fa balzare il cuore in gola ! Una grossa, grossissima spigola incrocia maestosa e decisa un paio di metri sotto di me, perfettamente a tiro ! Non mi ha visto né sentito ! Collimarla e spararla è un tutt’ uno ! Ma l’ emozione mi ha giuocato un brutto scherzo. La mano, evidentemente, ha tremato ed il pesce, pur finito in sagola, è colpito basso, troppo basso ! In un istante parte verso il basso trascinandosi dietro l’ asta che arretra sino a far rientrare il codolo all’ interno della ferita. La situazione è decisamente scomoda...Nnon mi perdonerei mai la perdita di un pesce del genere.
Do sagola e lavoro dolcemente il pesce dalla superficie, senza fretta, assecondandone i tentativi di fuga finchè questo, esaurite le energie, si infila tra due scogli e li si ferma. Salparlo dalla superficie potrebbe però voler dire risvegliarne le ultime, disperate, energie e strapparlo definitivamente per cui mi faccio forza e mi immergo…La fronte mi duole sino alle lacrime, ma resisto. Arrivato sul fondo infilo una mano nelle branchie del pescione, mentre con l’ altra lo schiaccio sul fondo. E’ mio ! Guadagno trionfalmente la riva, accolto dalle esclamazioni di giubilo di Ido, che sta a sua volta risalendo.
Bellissimo pesce, ma come gestirne la conservazione ? Il congelatore che ho a disposizione nel residence è del tutto inadeguato a contenere un pesce del genere… Rammento allora come a pochi chilometri di distanza si tenga quotidianamente un mercatino del pesce. Mi ci reco ! I gentilissimi pescivendoli non solo mi pesano di buon grado la spigola (6.4 chili !) ma mi fanno i complimenti e mi regalano tutto il ghiaccio di cui ho bisogno per riempire l’ igloo e conservarvi la magnifica preda sino al rientro in Italia !