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_Racconti di Pesca
Nato a Lugo (RA) il 14.08.1961, dopo alcuni anni di disciplinato apprendistato sulle coste della natìa Romagna, ha deciso che girare il mondo alla ricerca di sempre nuovi posti ove immergersi dovesse diventare la sua "missione di vita". Come tutti i pescasub pervenuti in età relativamente matura alla  disciplina più bella del mondo, è un entusiasta, eterno principiante un pò jellato.

Pillole di Portogallo
(29.09-06.10.2007)
Parte Seconda

Mercoledi 03.10.2007: sono un maledetto testardo e non riesco a credere che
lungo l’ antemurale del porto di una sperduta località del Portogallo meridionale non  si riesca a prendere neppure una spigola decente. Questa mattina ci riprovo ! Stavolta azzecco pienamente l’ orario e alle prime luci dell’ alba sono in acqua. Subito una sagoma familiare mi punta decisa, salvo deviare bruscamente una frazione di secondo prima che l’ arma sia in puntamento. Il pesce è in fase di rapido allontanamento ma tento ugualmente il tiro e, con un pò di fortuna, riesco a spiedinarlo. E’ senz’ altro una spigole, sagoma e comportamento sono inconfondibili, ma ha una livrea strana !
Parrebbe una spigola che, per carnevale, si sia travestita da ...trota fario. Infatti è tutta maculata. Un pesce bellissimo, per la verità ! Ricordo di averne letto in un articolo di Andreoli, proprio sul Portogallo. E’ un “dicentrchus punctatus”, una spigola atlantica più piccola di quelle nostrane e dalle carni pregiatissime !

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La ripongo e proseguo. Ben presto un’ altra spigola, questa volta”normale”, va a farle compagnia. Ma sono pesci piccoli e io ne vorrei una grossa ! Eccola che si materializza alla mia sinistra mentre sono fermo all’ aspetto con il fucile puntato verso il mare aperto. Spero che il pesce, di circa due chili, prosegua nella sua traiettoria che la sta portando nel mio campo di tiro ma mi identifica troppo presto e  compie un rapido dietro-front scodando. Niente da fare....Risalgo, un pò deluso...
Nel pomeriggio, allettati dal ristabilirsi di accettabili condizioni meteo, optiamo per una gita a Cabo do S. Vicente, imponente bastione roccioso che costituisce l’ estrema punta occidentale dell’ Europa continentale.

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Alte scogliere a picco di gettano su acque di un blu profondo. L’ Oceano, stamattina, è stranamente calmo e un tuffetto, in quelle acque, lo farei volentieri, senonchè la costa è manifestamente priva di accessi da terra.
Mi consolo con un succulento e conditissimo hot-dog  acquistato da due intraprendenti signore tedesche che, in quella plaga ai confini dell’ Europa, gestiscono un chiostro ove –recita con orgoglio una rutilante insegna- si vendono “gli ultimi bratwurst prima dell’ America”.

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Per l’ uscita pomeridiana che mia moglie, magnanimamente, mi concede, scelgo una bella cala tra Sao Vicente e Sagres (località “La Mareta”).
C’ è pesce , anche se straordinariamente nervoso e smaliziato. Dal torbido spuntano branchetti di saraghi che tuttavia si dileguano scodando, senza un motivo apparente, dopo una frazione di secondo.
Eppure sto facendo tutto per benino: discesa silenziosa e appostamento impeccabile ! L’ unica spiegazione che trovo è che i pesci siano innervositi dal fluttuare irregolare
delle onnipresenti laminarie con la risacca. Perdo così un grosso maggiore e un ancor più enorme faraone che scoda via terrorizzato quando già ne pregustavo la cattura. 
Poi ci faccio la mano. Capisco che devo anticipare l’ azione sparando immediatamente non appena riesco a mettere a fuoco la sagoma del pesce.
E’ così che catturo in rapida successione quattro maggiori e il solito triglione.
Più tardi ne farò dono, in hotel, al cuciniere che si è incaricato di congelarmi e custodire il pescato che ho deciso di trattenere.

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Giovedi 04.10.2007: oggi niente albata ! Il tempo è splendido e passeremo la giornata ad abbronzaci da qualche parte. Optiamo per quella bellissima spiaggia (in località Castelejo”) che avevamo scoperto il secondo giorno.
La magia del luogo è oggi parzialmente compromessa dalla presenza di alcuni bagnanti e di una mezza dozzina di surfisti che sfidano le grosse onde, in questa zona sempre presenti.

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Dopo un paio di ore comincio a dare in ismanie...Non ce la faccio più a poltrire steso al sole. Strappo l’ ennesima concessione muliebre e in un batter d’ occhio indosso  muta, pinne e fucile !
Il primo tentativo di scendere in acqua è tragicomico: il fondale è bassissimo e i cavalloni percuotono la spiaggia in successione talmente rapida da travolgermi è impedirmi di prendere il largo....Insomma, vengo respinto sulla battigia sotto gli sguardi divertiti dei bagnanti e un pò preoccupati di mia moglie.
Non demordo....Raggiungo a piedi l’ estremità meridionale della spiaggia ove la monotonia del fondale sabbioso è interrotto da una serie di massoni che vi si ergono. Questi risultano sufficienti a spezzare, in parte, l’ impeto dei cavalloni, quel tanto che basta da consentirmi di prendere il largo.
I problemi tuttavia non sono finiti in quanto devo comunque  fare i conti con la violenza dell’ onda lunga oceanica che, ad ogni immersione, mi sballotta avanti e indietro come in un gigantesco tagadà. C’ è un solo fugace momento, subito dopo il passaggio del cavallone e prima che arrivi l’ onda di reflusso, in cui tutto, per un istante, è fermo, ed è possibile, in linea teorica, collimare e sparare.
Pesco alla base di alcuni faraglioni rocciosi, ben attento a non avvicinarmi troppo alle rocce taglienti, su belle franate popolate di saraghi.
Per ovvi motivi di gestione del pescato mi sono ripromesso di sparare solo a pesci veramente belli, per cui, più che sparare, contemplo i branchi di saraghi e  cefaloni, con qualche  sporadica spigoletta che danzano sballottati dalla risacca. Risalgo , un pò rintronato dalle onde, dopo un’ora e mezzo con un solo sarago in cintura.

Venerdi 05.10.2007: la “pescata perfetta !” E’ l’ ultimo giorno e ho deciso di concedermi un’ uscita finale, fatta per benino, all’ alba, nella zona, tra quelle esplorate nei giorni precedenti, che reputo la migliore.
Recandomi all’ alba in località “Teheiro do Infante”  passo con l’ auto davanti
all’ antichissimo santuario della Virgen do Guadalupe, ove per tradizione tutti i grandi esploratori portoghesi, da Enrico il Navigatore, a Magellano, a Vasco de Gama, si recavano ad impetrare la protezione della Vergine prima di prendere il mare per le loro imprese . Tempi eroici e uomini eccezionali !
Ma anch’ io, molto più modestamente, ho una piccola “impresa” da portare a termine e, una volta tanto, lo faccio per benino....
Le condizioni sono ideali con acqua che si è un pò schiarita rispetto ai giorni precedenti. Anche la risacca si è notevolmente attenuata creando condizioni di pesca quasi mediterranee.
Ormai conosco la zona e ho imparato il comportamento dei pesci.
So che devo strisciare silenziosamente tra i massoni rocciosi e le laminarie giù a 12 metri agguatando i saragoni  che si aggirano come fantasmi nelle zone d’ ombra.
Se non vedo pesce durante il percorso all’ agguato mi fermo comunque per un breve aspetto. I saraghi non ne vengono attirati, ma c’ è sempre la speranza che possa arrivare  a tiro qualcos’ altro.
Sono concentratissimo. E’ l’ ultimo giorno e posso permettermi di non limitare i tiri, cosa che, nei giorni precedenti, mi ha alquanto limitato, anche dal punto di vista psicologico.
Insomma, l’ ago della bilancia, nella tenzone che da qualche giorno ho intrapreso nei confronti dei pesci portoghesi, oggi piega decisamente dalla mia parte e i saraghi cadono numerosi sotto i miei colpi, tutti spietatamente a segno.
In prossimità di uno sperone roccioso che delimita la baia, una lieta novità interrompe la monotonia del saragume che sembra monopolizzare la zona. Spigole ! Non enormi ma è un piacere vedersele venire incontro all’ aspetto, alla base della franata.
Ne “prelevo” due e grazio le altre...Poi risalgo.
Dopo neanche due ore ho già sette pesci in cintura.
Può bastare... e far sì che il Portogallo lasci un positivo ricordo anche dal punto di vista venatorio !

 

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Alberto Martignani
Muppett Team
Bologna

 

Di Alberto Martignanii abbiamo pubblicato
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