Boavista,08.12.2010: appena abbandonati i circa 3° di Bologna per i 26 di Boavista, io e Mario ci stiamo letteralmente “pescando addosso”. Il tramonto, a queste latitudini e in questa stagione, cala molto presto, verso le 18.30 , e c’ è appena il tempo per un tuffo davanti all’ hotel.
Il Marine club, sulla costa nord dell’ isola, appena fuori la capitale Sal Rei, si affaccia su una baia delimitata da belle scogliere rocciose. Roberto, il nostro contatto “in loco”, ci ha detto che qualche bel pesce ci può scappare.. Nonostante il tempo sia stabile, la costa nord è quella più potentemente battuta dall’ onda atlantica.
L’ ingresso in acqua, con l’ attrezzatura, non è semplice, nonostante abbia deciso di lasciare a riva il secondo fucile e la boa, che reputo inutili data la forzata brevità della pescata e l’ assenza assoluta, in questo contesto, di traffico nautico sottocosta. Supero, con fatica, una prima fascia di una trentina di metri di fondale sabbioso, battuto dall’onda, e guadagno il largo sino ad incontrare il limite oltre il quale la sabbia lascia il posto alla roccia spaccata di origine vulcanica che caratterizza i fondali dell’ isola.
Così come Roberto mi aveva preannunciato, incontro una piccola cigliata, in 7-8 metri di fondo, dove sembra esserci un certo movimento di pesce. L’ acqua è torbida e la risacca molto forte. L’ aspetto classico, come lo si intende normalmente, immobili sul fondo, vi è praticamente impossibile. Non resta che lasciarsi cullare avanti e indietro dalla risacca stessa, consensualmente alla moltitudine di saraghi e pesci pappagallo che costituiscono la popolazione prevalente della scogliera. E’ quello che faccio, sperando che prima o poi qualche bel pesce mi passi davanti.. All’ ennesimo tentativo, finalmente, una grossa ombra argentea buca per un attimo la sospensione portandosi a tiro.
La vista del 115 spianato non deve essere di suo gusto perché gira repentinamente le terga e fa per ridileguarsi nel torbido da cui è venuta.
L’ asta parte nella sua direzione e non riesco a rendermi conto dell’ esito del tiro sinchè non avverto il caratteristico ronzio del mulinello e vedo la sagola uscirne velocemente. Il grosso pesce si sta dirigendo verso le rocce di una scogliera che, come un molo naturale, chiude, a sinistra, la baia da cui sono sceso.
E’ un punto insidioso, come avrò modo di sperimentare un paio di giorni più tardi, perché i cavalloni vi si infrangono con violenza. Non ho alcuna intenzione di avvicinarmi troppo per cui tento di recuperare il pesce dal largo riavvolgendo progressivamente il filo. La manovra riesce e finalmente riesco a recuperare il corpulento pesce argentato che, sul momento, non riesco bene a identificare. Non faccio in tempo a finirlo, sfilarlo dall’ asta e riporlo in cintura, che un grossa ombra grigiastra mi arriva di fronte, mi punta per un attimo e poi, con una piroetta, si allontana… per poi ritornare e ripetere l’ approccio pochi secondi dopo..
Uno squalo ! Di questo Roberto non mi aveva parlato ! Non sono un esperto, ma è un carcarinide, probabilmente si tratta di un grosso squalo grigio di barriera, dato che sembra lungo tra il metro e mezzo e i due metri.. L’ atteggiamento è più curioso che aggressivo.. Allontano immediatamente il pesce dai glutei e lo lascio fluttuare libero a distanza dal corpo protendendo in avanti il fucile che, nel frattempo, ho ricaricato. Se l’ atteggiamento dello squalo dovesse diventare francamente aggressivo o dovessero comparirne altri mollerò l’ osso, ma per il momento sono ben deciso a salvare capra e cavoli, dal momento che è un bel pesce e ci terrei a portarlo a casa ! Provo a riguadagnare la riva, nuotando all’ indietro e brandeggiando davanti a me e ai lati il fucile armato. A intervalli regolari mi giro per controllare anche il settore posteriore. Lo squalo compare ancora una, due volte, sempre con il medesimo atteggiamento circospetto. Il fucile spianato lo tiene a distanza. Poi , per un po’, più nulla.. Sono arrivato alla zona di sabbia , a non più di venti metri dalla riva, e sono ormai quasi tranquillo, quando il maledetto compare di nuovo, quasi giocasse come il gatto col topo.. Il livello di allarme torna a salire: temo possa tentare un attacco nella fase, concitata, in cui le onde, alzandosi in prossimità della riva, mi sommergeranno, annullando per un attimo qualsiasi visibilità e possibilità di difesa.
Fortunatamente non accade nulla e, seppure un po’ goffamente, riesco a guadagnare ansante la riva ove trovo una moltitudine di bagnanti incuriositi e…le pinne color mentuccia di Mario . Evito, per carità di patria, di menzionare la presenza di uno squalo a pochi metri da riva e mi riferiscono che il mio “collega” era risalito poco prima, sacramentando e farfugliando qualcosa a proposito di una telecamera allagata…e dimenticando le pinne sul bagnasciuga .. Finalmente ho modo di esaminare la preda con attenzione: bocca piccola, corpo tozzo , grigio, con sfumature verdastre nella parte superiore del corpo.. Porcaccia la miseria ! Ho rischiato di farmi asportare una chiappa da uno squalo per una salpa ! Una gigantesca salpa tropicale, d’ accordo, peserà almeno 4 chili, ma pur sempre una salpa ! Ricordo di averne viste e pescate, di più piccole, sia alle Canarie che in Madagascar.. Comunque ho imparato la lezione: mai più in acqua senza la boa a cui appendere il pesce ! Anche Mario mi riferirà poi di aver avvistato uno squalo di discrete dimensioni (lo stesso ?) all’ inizio della pescata, ma non aveva catturato ancora nulla (prenderà poi anche lui un salpone), per cui l’ animale si era dileguato senza più tornare…
Boavista 10.12.2010: mi alzo alle 9.30 e, in bermuda e infra-dito, esco per la colazione appena in tempo per assistere al rientro furtivo di Mario, che occupa il bungalow adiacente al mio.. Il vecchio marpione ha fatto l’ albata.. Provo a interrogarlo ma lui nicchia, tergiversa, mena il can per l’ aia.. Intuisco che deve essersi fatto un po’ di chilometri a piedi per trovare qualche posto vergine che non vuole dirmi.. Dice che si è già sbarazzato del pesce che ha regalato, ma ha le foto che solo in seguito, peraltro, mi farà vedere.. Lo conosco troppo bene e il sorrisetto che cerca invano di dissimulare è sin troppo eloquente.. Il satanasso ha fatto sicuramente una bella pescata ma, per non saper né leggere né scrivere, vuole riservarsi il posto per tornarvi, eventualmente, prima della fine della vacanza.. Preferisco non approfondire..
Il mio programma per la giornata è all’ insegna del relax: generosa colazione, un paio d’ ore di “polleggio” in piscina e pescatina davanti all’ hotel. Torno a “shark point”, come ho ormai ribattezzato il roccione sede dell’ “incontro ravvicinato” di due giorni prima. Peccato che, rispetto ad allora, le condizioni del mare siano decisamente peggiorate e “shark point” sia ora percossa da marosi il cui rimbombo cupo mette una certa inquietudine. La plancetta non agevolerà certo le operazioni ma dopo la recente esperienza non se ne parla neppure di scendere senza !
I primi aspetti li effettuo sulla cigliatina a poche decine di metri dalla spiaggia. Mmhh..: l’ acqua è torbidissima e la cosa non è che mi piaccia particolarmente. Cerco di non pensare ai dentuti abitatori di queste acque e, allorchè una prima silhouette argentea mi sfila a distanza utile, il tiro parte istintivo. Il piccolo carangide sbatte e tira come un demonio (proprio quello che volevo evitare !) e mi ci vuole un po’ per ridurlo alla ragione.
Una volta abbrancatolo grugnisce come un porcellino da latte.. Questo suono gutturale emesso dalla glottide è una prerogativa della specie: “seriola fasciata”, ma i capoverdiani lo chiamano “shareu”. Lo uccido con il coltello e un rivolo copioso di sangue si disperde nell’ acqua (di bene in meglio !) Lo appendo sotto la plancetta e , dopo essermi guardato attorno con aria colpevole, abbandono rapidamente il luogo del misfatto. Mi porto al largo di “shark point” e inizio a pescare sopra lo zoccolo roccioso che costituisce la prosecuzione, sott’ acqua, della scogliera.
Altro pesce interessato non vedo, a parte alcuni “moros”, cioè i salponi della specie catturata il primo giorno, ai quali però ho deciso, per il momento, di non tirare più.. Mi sto ventilando in superficie, con tutte le difficoltà che il mare mosso comporta, quando avverto una decisa trazione al cavo della boa.
Eccolo !-penso- lo squalo… Addio pesce e , forse, addio anche boa.. Sollevo il capo e vedo la plancia libera che flotta sulla cresta dei marosi pericolosamente vicina al roccione.. Probabilmente non è stato la squalo a spezzare il cavo ma, semplicemente, una trazione violenta prodotta dall’ alzarsi di un’ onda.
Provo a recuperarla e infatti riesco ad abbrancarla - il pesce, sotto, c’ è ancora e non presenta segni di morsicatura- quando l’ ennesimo cavallone si impossessa di me, mi solleva e mi scaraventa pericolosamente verso la scogliera. Mollo la presa e, agile come un gatto scaraventato giù dal terzo piano, mi contorco tutto per limitare i danni dell’ impatto..
Me la cavo con un paio di contusioni e qualche verosimile strappo alla muta. Innesto il turbo sulle mustang e riguadagno rapidamente la distanza di sicurezza dalla scogliera. La plancia non si vede più… Strano, non può essere affondata, dovrebbe vedersi… Aguzzo la vista, dal punto d’ osservazione privilegiato rappresentato dalla cresta delle onde, ma niente… sembra essersi volatilizzata.. Improvvisamente si materializza, alla sommità della scogliera, un capoverdiano che con ampi gesti mi fa capire che la plancia è volata oltre ed è “ammarata” sul versante interno, ridossato, di essa.
Ringrazio e mi appresto a doppiare la punta per raggiungerla ma la fretta mi gioca un brutto scherzo. Mi avvicino un metro di troppo e un’ onda enorme mi ghermisce e torna a proiettarmi contro gli scogli. Ennesima piroetta “difensiva” ma non riesco ad evitare, stavolta, una potente craniata contro una roccia affiorante.
Riemergo un po’ intontito ma, tutto sommato, ancora intero. Completo la circumnavigazione di “shark point” sino ad arrivare nello specchio di mare interno che il roccione protegge dalla furia delle onde. Si è radunato un capannello di gente dal villaggio vacanze.. Evidentemente la voce che un pazzo si è immerso nel mare in tempesta e ora si trova in balia dei marosi è girata, e un bel po’ di curiosi non vede probabilmente l’ora di ravvivare la monotonia della vita da spiaggia con lo spettacolo del sottoscritto spiattellato sugli scogli.. Li deludo in quanto, bello come il sole, scivolo agile verso la plancetta che alcuni “coraggiosi” stanno già per recuperare, la rifaccio mia, non senza ringraziare par la premura, e mi ci pongo sopra lasciandomi indi portare a riva dalle onde come un surfista provetto.. Guadagno plasticamente la spiaggia ma vedo che la gente mi guarda strano, preoccupata.. Mi fanno notare che un rivolo di sangue mi cola sulla fronte da sotto il cappuccio. La ferita al cuoio capelluto non sembra profonda, ma è una buona scusa per fare una visitina, dopo la doccia, al medico del villaggio turistico.
E’ da due giorni che lo osservo.. Abbronzatissimo, non è (quasi) mai in ambulatorio, ma lo si può trovare regolarmente in spiaggia o a conversare sotto il patio con qualche bella signora. In questo momento è in piscina: si è fatto una nuotata e si sta asciugando al sole.. Non lo disturbo affatto, anzi, è felice di fare la mia conoscenza.. La ferita è poco più di un graffio, non c’ bisogno di suturarla…un po’ di Betadine basterà.. Lo lascio parlare.. Quello non è il suo vero lavoro.. Fa il medico di medicina generale a Terracina ma un paio di settimane all’ anno si fa mandare a fare assistenza presso qualche villaggio turistico nelle località più amene..
Si è già fatto Kenia, Zanzibar..e ora Capoverde.. Una pacchia-dice- spesato di tutto, è ovvio, e si lavora pochissimo… No, perché, se mi interessasse, stanno cercando… Lui potrebbe darmi un recapito telefonico.. Interessarmi ? E perchè mai ? Però me lo desse, quel numero, non si sa mai..in futuro..
Bologna, 17.12.2010: ore 8.30 del mattino. Fuori sono -5 °C e il gelo forma piccole stalattiti di ghiaccio che pendono dai rami dell’ acacia davanti alla finestra dell’ ambulatorio..Un uomo è al telefono: “Pronto ? Buongiorno ! Sono un collega del dott. ****.. Sì, mi ha dato lui il numero.. E’ per l’ assistenza nei villaggi vacanza.. Ah, bene, mi conferma allora… Due ore di ambulatorio al giorno , dice.. e il resto della giornata libera ? Beh… mi pare ragionevole.. Disponibilità da febbraio ? Perché no… si, due mesi di preavviso possono bastare.. Intesi..
E’ stato un piacere… Buon Natale anche a lei !”….