SOTTO IL SEGNO DELLA MEZZALUNA II parte: “Datcha e dintorni...”
Domenica 8 luglio: ore 8.00 del mattino: siamo ancorati a Bozburun....Tra circa 3 ore arriveranno, in corriera da Marmaris, Braccio Bracciani e il Marchese De Liguori. Li conosciamo bene.....Appena in barca cominceranno a rompere i cabasisi per essere accompagnati a pesca. Io e Profetone decidiamo di concederci un’ ultima pescata tranquilla (ovviamente nei posti migliori !) prima dell’ arrivo dei due molesti individui...
Dove andare ? E’ semplice ! Sull’ isolona dove io ho preso un dentice e anche gli altri hanno avvistato bei pesci due giorni prima ! Ci faremo lasciare là...Il caicco tornerà a prenderci (“con tutta calma”...raccomandiamo a Mujdat), una volta prelevato il duo di avvocati...
Io mi fiondo subito sul posto dei miei dentici e li ritrovo......purtroppo orfani del capobranco già in precedenza proditoriamente fucilato...Non riesco a far di meglio che sparare a un denticiotto sul chilo.
Molto meglio fa il Profetone che nel “suo” posto fa secco un esemplare decisamente più corpulento ( come al solito il “busone” è stato letteralmente “aggredito” dagli sparidi al primo tuffo!)
Dopo un paio d’ ore si rimaterializza il caicco.... Dal suo incedere nervoso deduciamo che i due rompib...ehm, i due avvocati sono a bordo e stanno probabilmente facendo pressioni su Mujdat per farci recuperare al più presto ed essere portati a loro volta a pescare in un posto vergine...
Così è infatti....
Braccio nell’ ordine:
fanculeggia il Profeti per il suo denticione...
irride il sottoscritto per il suo denticino....
chiede dove può buttarsi....(ma deve essere un posto bello bello bello...!)
Siamo magnanini e pur di levarceli dalle scatole concediamo loro di andare, da soli, alla “meda”.
Si tratta di una secca affiorante a mezzo miglio dalla costa, segnalata appunto da una meda in quanto pericolosa per la navigazione...E’ un posto fantastico, dove nessun incontro è precluso, a priori...
Avremmo voluto andarci noi due giorni prima ma purtroppo un gruppo di bombolari tedeschi che vi si era ancorato ci aveva fatto desistere dal proposito...
I due vi ci si fiondano: prenderanno un bel dentice il De Liguori e un barracuda Braccio (tutta roba sui due chili...) I due comunque, autentici cultori delle secche isolate in mezzo al mare e della pesca all’ aspetto, sono rimasti entusiasti dalla spettacolarità dello spot...
Lunedi 8 luglio: altro giro altra corsa: perveniamo su una tratto costiero molto frastagliato che consente l’ esercizio di tutti i tipi di pesca. Sugli scudi il Marchese e il Profetone che, grazie ad una più proficua scelta tecnica, realizzano entrambi, pescando all’ agguato in poca acqua, un bel carniere di orate, saraghi e carangide.
Io e Braccio scegliamo invece poco opportunamente la profondità e combiniamo poco o niente...
Per il calasole scegliamo di percorrere poche miglia a ritroso e tornare su quella che ormai abbiamo ribattezzato “l’ isola dei dentici”, visto che perfino io sono riuscito a prenderne due (ed uno Profetone !) nei giorni precedenti...
Evidentemente però i dentuti animali hanno capito l’ antifona e non si fanno trovare
all’ appuntamento...Solo io riesco a scappottare con un sarago.
Martedi 9 luglio: nel nostro peregrinare senza sosta perveniamo nel golfo di Datcha che costituisce la meta finale del nostro “tour”. Ancoriamo nella parte del golfo opposta a quella in cui si trova la città di Datcha, in prossimità di una specie di “campus” per velisti frequentato da turisti inglesi.
Tale attracco costituisce un ottimo punto di partenza per la visita ad alcuni dei migliori “spot” di pesca della zona. Braccio scalpita e già di prima mattina dà in ismanie per essere portato a pesca...
Io e il Profeti però non abbiamo alcuna intenzione di rinunciare al rito quotidiano della lunga e sostanziosa colazione in tolda , e della successiva congrua pausa digestiva...
Concordiamo che Braccio e il fido Marchese si recheranno da soli a visitare una rimonta poco distante: tempo un’ ora e mezzo torneranno indietro a ripigliarci e si andrà a pesca tutti insieme sulle zone restanti. Così sarà....: la pescatina preliminare frutterà a Braccio una bella orata, di quasi 1.5 chili.
Puntuali, dopo un’ ora e mezzo, i due sono di ritorno e si decide come distribuirci per la successiva pescata collegiale (siamo in 5 dal momento che scenderà in acqua anche Chicco, ingegnere pariolino con velleità di pescasub ma ancora collocabile, suo malgrado, nella categoria dei “bagnanti armati” ).
Ciascuno esprime la propria opzione: Braccio farà il periplo di una grossa isola al centro del golfo, io scelgo di visitare due belle rimonte in mezzo al canale tra la suddetta isola e la terra ferma, il De Liguori opta per una battuta di pesca all’ agguato lungo la costa.
Il Profetone invece.....il Profetone, grandissimo bast...., con la solita aria di noncuranza di cui ho da tempo imparato a diffidare, fà: “mah....non c’ è che dire...avete scelto voi i posti migliori.... Ma va bene cosi....tanto oggi non mi va di spolmonarmi...Accompagnerò Chicco a prendere qualche cefalotto sulla sabbia e poi, se ci sarà tempo, mi allargherò un pò alla ricerca di qualcosa di più interessante...” Il furbastro certamente non ce la conta giusta !
Ne abbiamo la riprova allorchè, dopo due ore, ci ritroviamo a bordo (tutti tranne Braccio che è finito lontanissimo tanto che dovremo muovere il caicco per andarlo a prelevare !)
Io ho in cintura un’ oratella da vergogna, il De Liguori il solito carangide (preda con la quale sembra avere un feeling particolare!), Braccio ha cappottatto. Profetone si presenta invece con un denticione di almeno tre chili (fidatevi sulla parola...purtroppo tra una concione e un improperio al catturatore ho dimenticato di fotografarlo...)
Il poveretto (Profetone, non il denticione) è visibilmente contrito e cerca in tutti i modi di giustificare la cattura ...: “mah...vedete...è stato un incredibile colpo di fortuna ! Sono sceso su una macchia di posidonia in mezzo alla sabbia e, inaspettatamente, un intero branco di dentici mi ha letteralmente aggredito !” Colpo di fortuna la minchia !!!! Nessuno ci leva dalla testa che il bastardone sapesse e dove trovare i dentici !!!!
Per la serata siamo già stati avvisati di non prendere impegni di sorta ! Dobbiamo infatti assolutamente andare a Datcha a trovare Alim ! Chi è Alim ???? E’ presto detto.....un amico di vecchia data di Profetone...grande, grosso, baffuto e perennemente sorridente, gestisce il migliore ristorante di Datcha, con sontuosa terrazza paronamica sul porto dalla quale ci avvista già a distanza accogliendoci
all’ attracco con alte grida di giubilo! Infatti l’ amicizia con Profetone, risalente ad una delle prime spedizioni del suddetto, è consolidata e pare anche che la frequentazione da parte dei “forti pescatori Italiani” aumenti il suo, peraltro già elevato, prestigio sociale nella piccola comunità portuale di Datcha. Ci accoglie con la sua travolgente simpatia, abbracci soffocanti, baci sulle guancie e un torrente di parole in inglese tra le quali, a intervalli regolari, inserisce alcuni dei suoi slogan preferiti tipo: “every day holiday!” e “no raki no fish !”.
Inutile dire che restiamo suoi ospiti a cena, in occasione della quale ci farà gustare alcune speziate specialità locali alle quali, affamati come sempre, sapremo far onore !
Mercoledi 4 luglio: il programma di oggi è, almeno sulla carta, particolarmente allettante ! Andremo a pesca, infatti, con i due figli di Alim. Ugur e Umut, due atletici ragazzi di 25-30 anni, sono infatti bravi pescasub....La sera prima, al ristorante, ci hanno fatto venire l’ acquolina in bocca mostrandoci le foto di alcune loro pescate primaverili di dentici. Da qualche settimana, causa impegni di lavoro al ristorante di famiglia (la stagione turistica è ormai nel suo pieno!) non hanno tempo di recarsi a pesca, ma stamattina faranno un’ eccezione per noi. Ci accompagneranno con la loro barca su un paio di secche: una più impegnativa, con il cappello a 22 metri e un’ altra più accessibile, con il sommo a – 14. Le visitiamo entrambe...Ugur ci fa da barcaiolo mentre Umut ci accompagna in acqua, ma senza fucile ! Si vede che ci terrebbero davvero a farci fare qualche bella cattura ma purtroppo, nonostante la bellezza incredibile dei due spot, non troviamo dentici. Ci spiegano come la stagione migliore per i dentici sia in effetti la tarda primavera allorchè gli sparidi, in pieno periodo riproduttivo, assommano in massa ed è possibile fare belle pescate. Terminato il periodo di frega tendono invece a sprofondare su batimetriche poco accessibili ai più. Ci rinnovano l’ invito a tornare il prossimo mese di maggio allorchè, ci dicono, il divertimento sarà assicurato...Braccio comunque salva la giornata catturando due saraghi e un barracuda mentre io riesco a infilzare, dopo un pregevole percorso all’ agguato, un’ orata sugli 8 etti lungo una scogliera in prossimità del caicco...
Nel pomeriggio sarebbe previsto iniziare il rientro in direzione Marmaris. Siamo invece costretti a rientrare in porto a Datcha per procurarci un pezzo di ricambio per il motore del tender che presenta un malfunzionamento. E’ così che Alim si ritrova, inaspettatemente, il ristorante nuovamente invaso dall’ italica allegra brigata ! Questa volta insistiamo per pagare in nostro conto, che risulterà tuttavia di importo ridicolo.
Giovedi 5 luglio: nel nostro viaggio di ritorno verso Marmaris, costeggiando questa volta in senso antiorario il “Bozburun Yarimadasi”, ricapitiamo in località “i tre isolotti”.. E’ senza dubbio uno dei siti migliori e contiamo di risollevare le sorti di una terza settimana che, dentici di Profetone a parte, non ha certo riservato catture eclatanti...Braccio, in particolare, nonostante qualche bel pezzo lo abbia in realtà catturato, non stà nella pelle...Vuole a tutti i costi il dentice (per lui non esiste
altro !!!) Obiettivo prioritario della giornata sarà pertanto quello di fargliene sparare uno ( e sottrarci così al supplizio dei suoi lai...:-))) )
Io e lui, pertanto, ci distribuiremo lungo il perimetro dell’ isola più esterna mentre il Marchese batterà le isole più vicine a terra e il bassofondo circostante...Profetone, ormai appagato, resterà a nei pressi del caicco a far da balia a Chicco...
Mi immergo in prossimità della punta occidentale dell’ isola che, purtroppo, risulta completamente avvolta da una lunga rete. Proseguo allora verso una punta secondaria che mi sembra corrispondere, più meno, alla zona in cui presi il dotto il secondo giorno di vacanza...C’è una corrente pazzesca e il primo tuffo abortisce dal momento che, pervenuto ad una profondità di 15 metri, sono già molto fuori rispetto al gradino che mi ero prefissato come appostamento...La planata non è stata comunque inutile in quanto ho potuto constatare come un i dotti vi siano ancora, sebbene fondini...
Il tuffo successivo lo preparo con estrema accuratezza e, calcolando con buona precisione la deriva, plano a 22 metri, eccellentemente appostato a una decina di metri di distanza dal branchetto di dotti.
Ve ne sono un certo numero di piccola stazza e, più lontano, uno decisamente più corpulento...
Sembra non mi abbiano ancora percepito per cui provo, con discrezione e piccole estensioni del busto e della testa, a sollecitare la loro curiosità...Accade qualcosa di inusitato: i più piccoli che, essendo più vicini, si avvedono per primi della mia presenza, denotano nervosismo ed incrociano guardinghi a distanza di sicurezza...
Al contrario, il più grosso, non appena rilevata la mia presenza, si proietta aggressivo nella mia direzione. E’ una fortuna, perchè nel frattempo sono giunto ai limiti
dell’ apnea! Il pescione accorcia rapidamente le distanze...E’ ampiamente a tiro e, nel momento stesso in cui si gira di ¾, gli sparo e mi fiondo in direzione della superficie...Purtroppo questa volta non riesco, come nelle occasioni precedenti, a dominarne la reazione e il pesce sprofonda di qualche metro intanandosi. Filo il mulinello e proseguo calmo la risalita, cercando tuttavia di mantenerlo in trazione... Respiro e ragiono...: la situazione è spinosa: pesce grosso..intanato (reputo sui 24 metri)...corrente forte...Per prima cosa, per evitare che la corrente trascini via il fucile, assicuro la sagola del mulinello ad una specie di stalattite rocciosa sulla parete...Poi mi ventilo per benino e tento un primo tuffo...Vedo il pesce intanato, fortunatamente, sembra, in uno spacco poco profondo, ma non riesco a raggiungerlo per aver calcolato male posizione e corrente. Ci riprovo: questa volta atterro con precisione sulla tana. Mi rendo corto come il pesce, contrariamente all’ impressione che avevo avuto al momento del tiro, sia stato colpito molto basso e posteriore, in prossimità dell’ ano. In effetti, nonostante sia in sagola, la ferita si è molto allargata in direzione dell’ apertura anale e il pesce appare in procinto di strapparsi! Lo afferro e lui si dibatte disperatamente. Riesco ad abbrancarlo per le orbite e, finalmente, si immobilizza. Però la sagola è bloccata tra le rocce e il pesce non viene...Tento il tutto per tutto, strappo forte e l’ ultimo lembo di carne cede. Risalgo con il dotto, libero, tenuto solo per le orbite, ma la presa è salda e un colpo di pugnale ben assestato pone fine alla vicenda. Nel tuffo successivo, con calma, sparrucco la sagola e recupero l’asta.
Decido a questo punto, piuttosto che portarmi appresso il pescione (che alla pesatura farà registrare 4.250 g.) di cercare la barca per depositarvelo e, se possibile, avere notizie degli amici in acqua. In lontananza vedo il pallone di Braccio che sta esplorando una secca. Sulla barca invece trovo il De Liguori che è incocciato in un branco di carangidi e ne ha seccati due facendo coppiola ! A sua volta ha valutato opportuno depositarli in barca per non subirne l’ ingombro nel proseguo della pescata..
Decidiamo di pescare ancora per una mezzoretta...
Mi dirigo verso la boa di Braccio e la trovo pedagnata sul fondo...Esploro visivamente il circondario alla sua ricerca ed ecco che mi sento aspostrofare alle mie spalle. Lo vedo, disarmato, rasente la parete e capisco che qualcosa è accaduto...Mi racconta di essere finalmente riuscito a sparare un dentice...fondo...molto fondo. Il tanghero però si è intanato a 36 metri e lui, risalendo veloce, ha dovuto mollare il fucile a metà strada. Il punto in questione, prossimo a quello dove io ho catturato il dotto, è però squassato da una corrente fortissima e il recupero si presenta quanto mai impegnativo. Saggiamente Braccio ha atteso l’ arrivo di qualcuno che potesse assisterlo, dalla superficie, durante il tuffo. Presto ben volentieri la mia assistenza e chiedo all’ amico se desidera il mio fucile per doppiare il pesce (non mi offro di scendere di persona perchè la profondità non è alla mia portata ...) Braccio rifiuta, preferisce scendere libero da orpelli anche perchè il primo tuffo sarà dedicato al solo recupero del fucile che fluttua a mezz’ acqua. Risale sconsolato: ha recuperato il monoscocca 130 ma purtroppo la ricciola di 5 chili che gironzolava attorno al fucile attirato dal suo movimento in corrente (e che sarebbe stata facile predo del Nostro se avesse deciso di scendere armato !) continuerà a nuotare libera e felice nello stretto !
Il tuffo successivo, di recupero vero e proprio del pesce, fallisce a causa della deriva provocata dalla corrente di marea, veramente improba...A questo punto propongo di collegare la sagola al pallone e di rimandare il recupero al pomeriggio, allorchè la corrente sarà sicuramente scemata...Braccio, alla fine, accetta...Dopo tutto, alla fin fine, entrambi siamo stanchi e affamati...
Purtroppo nel pomeriggio, allorchè faremo ritorno sul posto, constateremo come il dentice sia riuscito a liberarsi. Unica consolazione: riusciamo a salpare l’ asta, vuota, direttamente dalla superficie...
Ci ridistribuiamo comunque attorno all’ isola per pescare. Braccio prende un barracuda (l’ ennesimo !) e due saraghi, io un dottarello di 1.5 chili e un carangide...
Venerdi 6 luglio: ultimo giorno di pesca. Forzatamente lo spendiamo a “banana bay” dove tuttavia, sulla “secca a punta di freccia” i dentici non si fanno vedere e i successivi tentativi in parete non sortiscono esito particolare, se non per un carangide catturato da Braccio e un saragone sbagliato dal sottoscritto...Non è che ci si aspettasse molto di più dato che il Supremo, irritato per essersi “dimenticato di noi” e non averci pensato a sufficienza nei giorni precedenti, ci aveva telefonato la sera prima vaticinando un cappotto globale per la mattinata in corso...
Io comunque, faccio la mia buona azione quotidiana....Entro nella stessa ampia baia ove, il primo giorno, avevo aiutato due pescasub locali ad estrarre una cernia. Questa volta, nella baia, trovo uno yacht di tedeschi. La barca è alla fonda ma caracolla paurosamente sotto l’ azione del vento che, da Est, rende istabile l’ ancoraggio. Capisco che c’ è qualcosa che non va, anche perchè l’ equipaggio, notata la mia presenza, si sbraccia vistosamente nella mia direzione. Mi avvicino....: mi spiegano che la lunga cima con cui avevano ormeggiato, da poppa, alla riva, si è spezzata e non ne hanno un’ altra con cui sostituirla. Mi chiedono se per caso non riesco a recuperagliela. Mi presto di buon grado anche se ciò significa che non potrò, come mi ero proposto, esplorare il bassofondo sabbioso alla ricerca di orate. Recupero così oltre 30 metri di cima...Mentre la trascino, con sforzo immane, verso la barca, noto, non senza un certo disappunto, come le signore a bordo si stiano divertendo a fotografarmi, quasi fossi una bestia rara...Alla fine l’ operazione è completata. Il comandante vorrebbe ricompensarmi con 10 euri, che rifiuto sdegnato.Ho deciso che eviterò accuratamente, in futuro, quella baia...
La sera la trascorriamo a Marmaris ove ci concediamo, alla fine, un pò di vita mondana. Niente di chè, intendiamoci....Andiamo un pò a zonzo per i “suk” della città vecchia il chè ci consente di accattare, a buon prezzo, qualche ricordino da portare a casa e, verso mezzanotte, facciamo la classica “ricognizione” lungo la “strada delle discoteche”. Si tratta di un lungo vicolo, ai margini della cittadella portuale, ove sono concentrate gran parte delle discoteche e dei music bar della località. Si tratta per la maggio parte di locali all’ aperto strutturati in modo tale che,dalla strada, sia possibile guardare all’ interno (per attirare clientela maschile, suppongo...)
La zona, in effetti, costituisce uno dei più incredibili concentramenti di giovani esemplari femminili che mi sia mai capitato di trovare.
La qualità media è molto alta e la disinvolta esibizione di pelle nuda da parte di cubiste, lap dancers e giovani turiste russe e inglesi mette a dura prova i nostri ormoni che rischiano ormai la tracimazione dopo settimane di forzata astinenza. Per fortuna il giorno dopo si ripartirà per i natii lidi e le nostre mogli in fremente (si spera) attesa....