A zonzo per Zante
(26/09-02/10/2004) capitolo primo
Quest' anno la
tradizionale trasferta settembrina ha avuto come meta l' isola
di Zante. Approfittiamo per l' occasione dell' invito di Mario
Innesto, bolognese trapiantato da dieci anni nell' isola e amico
di vecchia data di Mario"Cimino" Grandi, che come quasi sempre
negli ultimi tempi mi affiancherà in questa ennesima avventura.
Il volo
diretto da Forli, su aeromobile nuovissimo e praticamente vuoto
(era l' ultimo volo della stagione) è un' autentica sciccheria,
rapido e confortevole.
L' incontro con
Mario Innesto all' aeroporto di Zante conferma le impressioni
che mi ero fatto del personaggio ascoltando i racconti dell'
amico "Cimino". Si tratta di un personaggio quasi salgariano.Quarantaquattrenne,
decano di una vecchia guardia di pesca-sub bolognesi ormai
dispersasi, ex-forte garista, dopo una giovinezza "scapestrata"
si è ritirato dieci anni fa nell' isola, dove possiede ora un
ben avviato ristorante, si è sposato, ha sfornato tre stupende
bambine e un maschietto ma nonostante ciò continua ad essere una
fucina di mille idee e cento progetti tra il fantasioso e l'
utopistico, continuando nel frattempo a dedicarsi alla sua
grande passione, la pesca in apnea. "Buona forchetta", risulta
"un pò appesantito", fisicamente, rispetto a come lo ricordava
"Cimino" ai tempi della sua carriera agonistica....
Perennemente
affaccendato in mille impegni, preda sovente di un' autentica
"fuga delle idee" e con capacità organizzative (purtroppo ...)
inversamente proporzionali alla sua grande, innata simpatia,
Mario farà il possibile per seguirci nel corso della settimana,
con risultati non sempre brillantissimi.
Lunedi mattina,
mentre Mario si offre di andare lui, in centro, a farci i
permessi di pesca, io e "Cimino" decidiamo di "rompere il fiato"
da terra, in una zona vicina al ristorante di Mario. Io mi
allargo per pescare prevalentemente all' aspetto su una
batimetrica d 6-8 metri e cappotto miseramente senza aver
avvistato un pesce decente. "Cimino", come sua abitudine, batte
invece sistematicamente il sottocosta all' agguato, tecnica che
gli consente di emergere con un carniere di tutto rispetto,
costituito da due spigolette, un cefalone di 1.1 chili e due
cefali più piccoli.
Nel
pomeriggio Mario ci porta a pesca col suo gommone. Andremo su
una secca "sicura" non lontano dalla localita di Tsilivi, dove
Mario risiede. Mario dice che un paio di dentici li prenderemo
sicuramente. Siamo caricatissimi e pronti a menare strage.
Piccolo problema....Mario non riesce a trovare la secca. Le mire
apparentemente sono ben allineate ma la secca, complice forse
una discreta torbidità dell' acqua e l' incipiente miopia senile
di tutti e tre, non si trova. Sgommoniamo come deficienti per
un' ora e mezza, ma niente da fare. Mario è costernato, io e
"Cimino" non stiamo più nella pelle dalla voglia di pescare e
così, per non sprecare completamente il pomeriggio, dirottiamo
su una zonetta di grotto vicino ad un porticciolo dove non
vedremo nulla di interessante a parte Mario che lungo
l' antemurale
del porto (zona alla quale anch' io ambivo ma sulla quale riesce
a precedermi!) si fa gabbare da una spigola sui due chili.
La sera,
passata, come del resto tutte le successive, al ristorante di
Mario, io e "Cimino" abbiamo il muso lungo sino al pavimento ma
Mario ci imbonisce e ci fa sognare con la prospettiva di pescate
galattiche su una serie infinita di "posti buoni" di sua
conoscenza, dove egli ci porterà nei giorni successivi. Primo
fra tutti, il mitico "arcipelago delle Strofadi", isolette
disabitate e pressochè vergini, distanti una ventina di miglia
da Zante. Il programma è di stare via due giorni, dormendo in
sacco a pelo nel ricovero di un' eremita che costituisce, ci
sembra di aver capito,
l' unico
abitante di questi scogli. La prospettiva ci alletta non poco e
ci fa tornare ottimisti. La notte sogneremo di dentici
e ricciolone che fanno a gara per venirsi ad infilzare sulle
nostre aste...
Martedì mattina
riusciamo, con notevole difficoltà a dire il vero, a strappare
Mario giù dal letto ad orario decente e farci accompagnare, se
non alle Strofadi, almeno sulla costa di Cefalonia, che Mario ci
dipinge come molto pescosa. "Cimino" batterà all' agguato una
zona di bassofondo dove, a detta di Mario, "si prendono
spigoloni di 4-5 chili in 70 cm. d' acqua...", mentre io e Mario
ci allarghiamo su una secca dove
" i dentici ci
sono sempre e le ricciole passano regolarmente..." Ovviamente
non vediamo quasi nulla di sparabile. Io riesco a inchiodare un
paio di saraghi, "Cimino" due cefalozzi, un sarago e un'
oratella (e le spigole ?????). Mario racconta di avere strappato
un' orata sui tre chili e padellato un dentice di un paio,
pescando all' aspetto al limite tra roccia e sabbia. Tant' è,
il risultato globale è desolante. Mario si giustifica accusando
il plenilunio e la mancanza di corrente per l' assenza di pesce.
E' sinceramente
dispiaciuto e vorrebbe portarci da un' altra parte a Cefalonia,
ma il tempo sta peggiorando e il mare monta. Optiamo
prudenzialmente per un ritorno a Zante, intanto che le
condizioni meteo-marine nel canale lo consentono.
Ci fermeremo
poi a pescare nel primo ridosso che troveremo. Ancoriamo il
gommone in prossimità di una località chiamata dai diving "Blu-caves"
(grotte azzurre), caratterizzata dall' alternarsi di pareti a
picco nel blu con cigliate dove è possibile pescare anche a
quote "umane". Qui, complici probabilmente il sole ormai basso
all' orizzonte e il mare che sbatte , cominciamo finalmente a
vedere pesce. Nonostante un rivolo freddo che mi tormenta
inguine e natiche, generato
da unostrappo,
in zona perineale, ai pantaloni della muta, inchiodo tre
saragoni in parete. Poi, nel corso di un aspetto a 14 metri
su un pianoro costellato di massoni, vedo incrociare a mezza
altezza una familiare silouette azzurrina. Mi faccio piccolo
piccolo e lo sparidone in caccia abbocca e mi punta deciso. Lo
sparo ad un metro dalla punta del fucile, mentre sta girandosi,
come da manuale. Lui parte come un ossesso . Il tiro mi è
sembrato buono ma non oso forzare il ricupero e lo faccio
sfogare. Forse faccio male perchè la bestia si intana
profondamente sotto una tettoia di roccia trascinandosi dietro
l' asta. Nella successiva discesa vedo che il pesce è passato
completamente sotto la tettoia, è uscito dalla parte opposta e
si è buttato dentro un' altra tana, incastrando in più punti la
sagola tra le rocce. Per fortuna è rimasto in sagola. Nella
discesa successiva riesco ad estrarlo parzialmente infilando
tutto il braccio nel buco in cui si è cacciato. Constato che è
preso bene, per cui, tranquillizzato, nelle discese successive
lo uccido (per strangolamento nelle branchie in quanto ho perso
il coltellino nell' ultima pescata adriatica e non ho avuto
tempo per ricomprarlo), lo libero un pò per volta dall' intrico
di sagola e roccie e lo recupero. Sono sfiancato e rientro in
gommone dove trovo Mario che è stato male ed ha vomitato (soffre
di gastrite e non ha digerito la barretta iperproteica che gli
abbiamo fatto provare nell' intervallo tra le due pescate).
Recuperiamo "Cimino", che ha alcuni saraghi in cintura, e
rientriamo. Al ristorante pesiamo il mio dentice, che risulterà
due chili netti (a me era sembrato più grosso !!).
Mercoledì,
terzo giorno: decidiamo di esplorare la costa occidentale dell'
isola, a detta di Mario la migliore. Aliamo il gommone, ad
orario "da cavaliere" (Mario ci ha convinto a"non fare l' alba"
come noi avremmo voluto), dalla ridente località di Laganas. Fatti
pochi metri dallo scivolo Mario lancia un improperio: si è rotta
la timoneria e il gommone diventa subito ingovernabile. Addio
dentici e ricciole ! A questo punto io e "Cimino" abbandoniamo
l' aplomb britannico che ci ha caratterizzato sino a
questo momento e rivolgiamo a Mario qualche decisa rimostranza
chiedendogli se non fosse stato caso mai il caso di curare
maggiormente la manutenzione del gommone. Mario si schernisce
assicurando che il gommone è come nuovo (ma le incrostazioni di
ruggine qua e là lo contraddicono in maniera imbarazzante !).
Comunque non ci
perdiamo d' animo: utilizzando una cima riusciamo a bloccare in
maniera abbastanza efficiente la timoneria: l' escursione alle
Strofadi programmata per la seconda parte della settimana è
ormai compromessa, ma almeno un pò di peschetta sotto-costa
riusciremo a farla. Raggiunta la zona di pesca ci disseminiamo
lungo la parete. Io peschicchio per oltre due ore senza vedere
nulla e senza sparare un colpo. Sono stato il primo ad essere
"seminato" dal gommone e sarò l' ultimo ad essere recuperato.
Con la scusa che sono il più giovane dovrò sorbirmi la
permanenza in acqua più lunga. Il rivolo freddo nelle pudenda ha
ripreso a tormentarmi (la riparazione tentata alla muta la sera
prima ha ceduto quasi subito...)
Dopo tre ore e
mezzo sono sfiancato ed intirizzito...e il gommone ancora non si
vede. Sono arrivato in una zona dove c' è un passaggio di
ricciolette ma non ho più la forza di scendere con regolarità
sul fondo, per cui rimango in superficie e quando vedo la
mangianza entrare in fibrillazione scendo a mezz' acqua. Le
ricciolette mi vedono, vengono e io le sparo: ne prenderò due
mentre una terza si strappa.
Finalmente
vengono a recuperarmi. Agli altri è andata meglio: Mario ha dato
un saggio della sua classe catturando in poche discese una
cernia di tre chili e un saragone da chilo (dopodichè,
appagato, è risalito a “riposare” sul gommone). "Cimino" ha
ingaggiato una gara d' astuzia con una spigola sorpresa a
cacciare in una zona di massoni sotto-costa: la spigola dapprima
gli passa davanti ma non si allontana, rimane a gigioneggiare
tra gli scogli. Il vecchio segugio la insegue strisciando tra le
rocce e infine la inchioda con un tiro lunghissimo che lascia il
pesce
in asta. Azione
da manuale.....
La spigola
denuncerà 1.4 chili di peso. Ad essa si affiancano poi in rapida
successione 5-6 saragoni, tutti presi agguatando incollato alla
parete, tecnica in cui "Cimino" è maestro.
Prima di
rientrare ci fermiamo in una zona al limite del Parco Marino di
Laganas, dove ci sono alcuni sassi buoni per i dentici. Io e
Mario ci alterniamo in alcuni tuffi sulla batimetrica dei 19-22
metri. Mario vede un denticione stimato 7 chili che gli
gironzola un pò attorno mantenendosi però sempre sempre fuori
portata del suo Master 106.
Serata in
allegria al ristorante a gustare, una volta ancora, i
manicaretti preparati dallo "chef" Mario.....
To be continued.....
Alberto
Martignani
Muppet Team-Bologna