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La prima webzine immersa!
 
_Racconti di Pesca
Nato a Lugo (RA) il 14.08.1961, dopo alcuni anni di disciplinato apprendistato sulle coste della natìa Romagna, ha deciso che girare il mondo alla ricerca di sempre nuovi posti ove immergersi dovesse diventare la sua "missione di vita". Come tutti i pescasub pervenuti in età relativamente matura alla  disciplina più bella del mondo, è un entusiasta, eterno principiante un pò jellato.

A zonzo per Zante (26/09-02/10/2004) capitolo primo

 

Quest' anno la tradizionale trasferta settembrina ha avuto come meta l' isola di Zante. Approfittiamo per l' occasione dell' invito di Mario Innesto, bolognese trapiantato da dieci anni nell' isola e amico di vecchia data di Mario"Cimino" Grandi, che come quasi sempre negli ultimi tempi mi affiancherà in questa ennesima avventura.

Il volo  diretto da Forli, su aeromobile nuovissimo e praticamente vuoto (era l' ultimo volo della stagione) è un' autentica sciccheria, rapido e confortevole. 

L' incontro con Mario Innesto all' aeroporto di Zante conferma le impressioni che mi ero fatto del personaggio ascoltando i racconti dell' amico "Cimino". Si tratta di un personaggio quasi salgariano.Quarantaquattrenne, decano di una  vecchia guardia di  pesca-sub bolognesi  ormai dispersasi, ex-forte garista, dopo una giovinezza "scapestrata" si è ritirato dieci anni fa nell' isola, dove possiede ora un ben avviato ristorante, si è sposato, ha sfornato tre stupende bambine e un maschietto ma nonostante ciò continua ad essere una fucina di mille idee e cento progetti tra il fantasioso e l' utopistico, continuando nel frattempo a dedicarsi alla sua grande passione, la pesca in apnea. "Buona forchetta", risulta "un pò appesantito", fisicamente, rispetto a come lo ricordava "Cimino" ai tempi della sua carriera agonistica....

Perennemente affaccendato in mille impegni, preda sovente di un' autentica "fuga delle idee" e  con capacità organizzative (purtroppo ...) inversamente proporzionali alla sua grande, innata simpatia, Mario farà il possibile per seguirci nel corso della settimana, con risultati non sempre brillantissimi.

Lunedi mattina, mentre Mario si offre di andare lui, in centro, a farci i permessi di pesca, io e "Cimino" decidiamo di "rompere il fiato" da terra, in una zona vicina al ristorante di Mario. Io mi allargo per pescare prevalentemente all' aspetto su una batimetrica d 6-8 metri e cappotto miseramente senza aver avvistato un pesce decente. "Cimino", come sua abitudine, batte invece sistematicamente il sottocosta all' agguato, tecnica che gli consente di emergere con un carniere di tutto rispetto, costituito da due spigolette, un cefalone di 1.1 chili e due cefali più piccoli.

 

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Nel pomeriggio Mario ci porta a pesca col suo gommone. Andremo su una secca "sicura" non lontano dalla localita di Tsilivi, dove Mario risiede. Mario dice che un paio di dentici li prenderemo sicuramente. Siamo caricatissimi e pronti a menare strage. Piccolo problema....Mario non riesce a trovare la secca. Le mire apparentemente sono ben allineate ma la secca, complice forse una discreta torbidità dell' acqua e l' incipiente miopia senile di tutti e tre, non si trova. Sgommoniamo come deficienti per un' ora e mezza, ma niente da fare. Mario è costernato, io e "Cimino" non stiamo più nella pelle dalla voglia di pescare e così, per non sprecare completamente il pomeriggio, dirottiamo su una zonetta di grotto vicino ad un porticciolo dove non vedremo nulla di interessante a parte Mario che lungo

l' antemurale del porto (zona alla quale anch' io ambivo ma sulla quale riesce a precedermi!) si fa gabbare da una spigola sui due chili.

La sera, passata, come del resto tutte le successive, al ristorante di Mario, io e "Cimino" abbiamo il muso lungo sino al pavimento ma Mario ci imbonisce e ci fa sognare con la prospettiva di pescate galattiche su una serie infinita di "posti buoni" di sua conoscenza, dove egli ci porterà nei giorni successivi. Primo fra tutti, il mitico "arcipelago delle Strofadi", isolette disabitate e pressochè vergini, distanti una ventina di miglia da Zante. Il programma è di stare via due giorni, dormendo in sacco a pelo nel ricovero di un' eremita che costituisce, ci sembra di aver capito,

l' unico abitante di questi scogli. La prospettiva ci alletta non poco e ci fa tornare ottimisti. La notte sogneremo di dentici e ricciolone che fanno a gara per venirsi ad infilzare sulle nostre aste...   

Martedì mattina riusciamo, con notevole difficoltà a dire il vero, a strappare Mario giù dal letto ad orario decente e farci accompagnare, se non alle Strofadi, almeno sulla costa di Cefalonia, che Mario ci dipinge come molto pescosa. "Cimino" batterà all' agguato una zona di bassofondo dove, a detta di Mario, "si prendono spigoloni di 4-5 chili in 70 cm. d' acqua...", mentre io e Mario ci allarghiamo su una secca dove

" i dentici ci sono sempre e le ricciole passano regolarmente..."   Ovviamente non vediamo quasi nulla di sparabile. Io riesco a inchiodare un paio di saraghi, "Cimino" due cefalozzi, un sarago e un' oratella (e le spigole ?????). Mario racconta di avere strappato un' orata sui tre chili e padellato un dentice di un paio, pescando all' aspetto al limite tra roccia e sabbia. Tant' è,  il risultato globale è desolante. Mario si giustifica accusando il plenilunio e la mancanza di corrente per l' assenza di pesce.

E' sinceramente dispiaciuto e vorrebbe portarci da un' altra parte a Cefalonia, ma il tempo sta peggiorando e il mare monta. Optiamo prudenzialmente per un ritorno a Zante, intanto che le condizioni meteo-marine nel canale lo consentono.

Ci fermeremo poi a pescare nel primo ridosso che troveremo. Ancoriamo il gommone in prossimità di una località chiamata dai diving "Blu-caves" (grotte azzurre), caratterizzata dall' alternarsi di pareti a picco nel blu con cigliate dove è possibile pescare anche a quote "umane". Qui, complici probabilmente il sole ormai basso all' orizzonte e il mare che sbatte , cominciamo finalmente a vedere pesce. Nonostante un rivolo freddo che mi tormenta inguine e natiche, generato

da unostrappo, in zona perineale, ai pantaloni della muta, inchiodo tre saragoni in parete. Poi, nel corso di un aspetto a 14 metri su un pianoro costellato di massoni, vedo incrociare a mezza altezza una familiare silouette azzurrina. Mi faccio piccolo piccolo e lo sparidone in caccia abbocca e mi punta deciso. Lo sparo ad un metro dalla punta del fucile, mentre sta girandosi, come da manuale. Lui parte come un ossesso . Il tiro mi è sembrato buono ma non oso forzare il ricupero e lo faccio sfogare. Forse faccio male perchè la bestia si intana profondamente sotto una tettoia di roccia trascinandosi dietro l' asta. Nella successiva discesa vedo che il pesce è passato completamente sotto la tettoia, è uscito dalla parte opposta e si è buttato dentro un' altra tana, incastrando in più punti la sagola tra le rocce. Per fortuna è rimasto in sagola. Nella discesa successiva riesco ad estrarlo parzialmente infilando tutto il braccio nel buco in cui si è cacciato. Constato che è preso bene, per cui, tranquillizzato, nelle discese successive lo uccido (per strangolamento nelle branchie in quanto ho perso il coltellino nell' ultima pescata adriatica e non ho avuto tempo per ricomprarlo), lo libero un pò per volta dall' intrico di sagola e roccie e lo recupero. Sono sfiancato e rientro in gommone dove trovo Mario che è stato male ed ha vomitato (soffre di gastrite e non ha digerito la barretta iperproteica che gli abbiamo fatto provare nell' intervallo tra le due pescate). Recuperiamo "Cimino", che ha alcuni saraghi in cintura, e rientriamo.  Al ristorante pesiamo il mio dentice, che risulterà due chili netti (a me era sembrato più grosso !!). 

 

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Mercoledì, terzo giorno: decidiamo di esplorare la costa occidentale dell' isola, a detta di Mario la migliore. Aliamo il gommone, ad orario "da cavaliere" (Mario ci ha convinto a"non fare l' alba" come noi avremmo voluto), dalla ridente località di Laganas. Fatti pochi metri dallo scivolo Mario lancia un improperio: si è rotta la timoneria e il gommone diventa subito ingovernabile. Addio dentici e ricciole ! A questo punto io e "Cimino" abbandoniamo l' aplomb britannico che ci ha caratterizzato sino a questo momento e rivolgiamo a Mario qualche decisa rimostranza chiedendogli se non fosse stato caso mai il caso di curare maggiormente la manutenzione del gommone.  Mario si schernisce assicurando che il gommone è come nuovo (ma le incrostazioni di ruggine qua e là lo contraddicono in maniera imbarazzante !).

Comunque non ci perdiamo d' animo: utilizzando una cima riusciamo a bloccare in maniera abbastanza efficiente la timoneria: l' escursione alle Strofadi programmata per la seconda parte della settimana è ormai compromessa, ma almeno un pò di peschetta sotto-costa riusciremo a farla. Raggiunta la zona di pesca ci disseminiamo lungo la parete. Io peschicchio per oltre due ore senza vedere nulla e senza sparare un colpo. Sono stato il primo ad essere "seminato" dal gommone e sarò l' ultimo ad essere recuperato. Con la scusa che sono il più giovane dovrò sorbirmi la permanenza in acqua più lunga. Il rivolo freddo nelle pudenda ha ripreso a tormentarmi (la riparazione tentata alla muta la sera prima ha ceduto quasi subito...)

Dopo tre ore e mezzo sono sfiancato ed intirizzito...e il gommone ancora non si vede. Sono arrivato in una zona dove c' è un passaggio di ricciolette ma non ho più la forza di scendere con regolarità sul fondo, per cui rimango in superficie e quando vedo la mangianza entrare in fibrillazione scendo a mezz' acqua. Le ricciolette mi vedono, vengono e io le sparo: ne prenderò due mentre una terza si strappa.

Finalmente vengono a recuperarmi. Agli altri è andata meglio: Mario ha dato un saggio della sua classe catturando in poche discese una cernia di tre chili e un saragone da chilo (dopodichè, appagato, è risalito a “riposare” sul gommone). "Cimino" ha ingaggiato una gara d' astuzia con una spigola sorpresa a cacciare in una zona di massoni sotto-costa: la spigola dapprima gli passa davanti ma non si allontana, rimane a gigioneggiare tra gli scogli. Il vecchio segugio la insegue strisciando tra le rocce e infine la inchioda con un tiro lunghissimo che lascia il pesce

in asta. Azione da manuale.....

  3

La spigola denuncerà 1.4 chili di peso. Ad essa si affiancano poi in rapida successione 5-6 saragoni, tutti presi agguatando incollato alla parete, tecnica in cui "Cimino" è maestro. 

Prima di rientrare ci fermiamo in una zona al limite del Parco Marino di Laganas, dove ci sono alcuni sassi buoni per i dentici. Io e Mario ci alterniamo in alcuni tuffi sulla batimetrica dei 19-22 metri. Mario vede un denticione stimato 7 chili che gli gironzola un pò attorno mantenendosi però sempre sempre fuori portata del suo Master 106. 

Serata in allegria al ristorante a gustare, una volta ancora, i manicaretti  preparati dallo "chef" Mario.....

To be continued.....

Alberto Martignani

Muppet Team-Bologna    

 

 

 

 

 

Di Alberto Martignanii abbiamo pubblicato
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