Nel frattempo i ragazzi sono diventati cinque e tutti, in fazzoletto di mare in una sorta di gara, tentano di afferrare l’ottopode. Alla fine Erica quasi riesce nell’intento, ma, visto che rischiano di farsi male con i ricci, decido di intervenire. Scendo, solletico il polpo per farlo spostare e poi lo afferro. Una volta a galla i, si fa per dire, piccoli pargoletti innocenti, mi dicono “uccidilo!!!”. Chiedo conferma e alla fine, per limitare le sofferenze dell’animale, lo uccido morsicandolo in mezzo agli occhi.
Mal sopporto infatti l’uccisione effettuata con la rotazione della testa e l’asportazione di tutte le parti molle: reputo tale metodo crudele, con l’animale che rimane vivo ancora per parecchi minuti. Avendo un coltello, si fa presto ad ucciderlo, affondandolo tra gli occhi, ma a mani nude, l’unica arma che si possiede in grado di porre fine alle sofferenza rapidamente è una bella morsicata in mezzo agli occhi. Decido di portarlo a riva dal momento che sono a pochi metri dalla spiaggia e anche per accompagnare Marco che ha freddo. Quando raggiungo la riva l’assembramento dei ragazzi si è solo spostato di qualche metro. Sono concitati e mi affretto a raggiungerli. Quando li ho quasi raggiunti vedo che Erica ha un polpo in mano, lo afferra come ho fatto io e, tra gli sguardi allibiti dei compagni, lo morsica in mezzo agli occhi.
Da li, nasce per lei il soprannome di wonder woman, con i ragazzi che non finiscono di complimentarsi con lei per la sue determinazione. Lei, candidamente, ammette che il polpo la stava stringendo con i tentacoli e le aveva lasciato un segno sulle braccia; da qui la decisione di porre fine ai suoi tentativi di nuocerle.
La battuta si conclude con due catture e da lì, alla decisione di comprare cinque fiocinette a mano, il passo è breve.
La sera successiva la squadra è al completo ed è armata!!!
Ci siamo anche procurati due palloni con relativi spilloni, sia per renderci visibili, pur non allontanandoci mai oltre i 20 metri dalla costa ed essendo all’interno delle boe di segnalazione dei 300 metri, che per avere un cavetto portapesci, sotto cui riporre le eventuali prede.
Passerò il tempo a seguire i cinque cacciatori, che una volta imparato il trucco della perchia, riusciranno ad individuare parecchi polpi. Proprio per la sua cattiveria nel ricercare il polpo, una volta individuata la perchia, Federico guadagnerà questo soprannome, mentre Paolo lo vince grazie al modello della sua maschera che, nonostante tutti i tentativi, non fa altro che appannarsi. Valerio, degno figlio dell’Angelozzo, invece riceverà il suo in seguito alla caparbietà dimostrata. Ha infatti visto un polpo, lo ha fiocinato, ma questo si è liberato e nascosto sotto uno scoglio. La lotta prosegue per una decina di minuti, poi io, stanco gli dico: “dai Valerio, questo è più forte di noi, lasciamo perdere”.
Valerio mi guarda e, sorridendo, dice: “Piero, te lo dico, Se po’ fa, se po’ fa”. Inutile dire che dopo cinque minuti, riusciamo a stanare il polpo e Valerio ridendo mi dice “te lo avevo detto che se poteva fa”.
Tra altro vorrei far notare che Valerio è molto più bravo di suo padre nell’individuare i molluschi: Maurizio, infatti, non riesce a vedere un polpo di un chilo, mentre questo si muove con quattro cerchie che lo puntano e il suo compagno di pesca (io) che glielo indica ripetutamente.
Il talebano si va invece notare per aver fiocinato il polpo più grande ed essere riuscito a catturare una seppia. Il soprannome di saetta gli viene assegnato proprio per la velocità di azione: una volta individuato il malcapitato e curioso mollusco, effettua due atti respiratori e poi, giù velocissimo verso la preda, con un movimento della fiocina assolutamente “saettante” che non lascia scampo alla preda.
Dopo aver infilzato la preda, risale senza forzare il recupero: i ragazzi hanno infatti capito, a loro discapito, che se cercano di estrarre il polpo, appena fiocinato, 90 volte su 100 lo perdono e occorre diventare matti per il suo recupero.
Di solito aspettano un compagno, che doppia il malcapitato, e cercano di muoverlo lateralmente l’asta, prima di estrarlo. Questo non elude che qualche ottopode decida di barricarsi sotto qualche scoglio: in quel caso deve intervenire “l’adulto ribaltatore” che oltre ad avere la funzione di “giratore di scogli” deve stare attento alle fiocinate menate dai pescatori, quando ancora le sue mani sono attaccate al masso.
Il risultato della pesca è di ben 14 pezzi: in pratica in due serate di pesca i piccoli pargoli hanno procurato la cena a base di polpo e patate per ben 13 persone!!!! Nella foto singola: marco Saetta con un polpo e un tentacolo (cattura concitata)

Nella foto con tre pescatori da sinistra a destra: Federico La Perchia, Valerio Se Pò Fà (notate lo sguardo), Paolo Appanna
Erica purtroppo non è stata fotografata mentre morsicava i polpi ....
Piero Carrera