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Giorgio Bettin: nato a Roma nel 1957, risiede ad Anzio dal 1982. Pesca da circa 37 anni, prediligendo l'aspetto.

La scelta dell’arbalete da aspetto/agguato

 

Accade spesso, leggendo i vari forum dedicati alla pesca subacquea, di incontrare affermazioni del tipo …non è il fucile che fa il pescatore o …i grandi campioni vincono gare su gare con arbalete assolutamente ridicoli...

Tutto ciò, anche se vero, è del tutto fuorviante, infatti le gare si basano al 99% sulla pesca in tana o, al limite, nella schiuma. Due tipi di pesca indirizzati a prede di piccole dimensioni e con tiri estremamente ravvicinati, dove davvero qualunque oggetto sia in grado di scagliare un’asta può ben figurare in mani capaci.

Osservando invece gli arbalete per la pesca al libero di tanti campioni ho notato una notevole cura negli allestimenti, nella scelta di elastici e di aste. Il perché è facilmente intuibile, se di saraghi se ne incontrano 20 per ogni uscita, di dentici o di ricciole se ne incontrano sempre meno ed è sempre più difficile portarli a tiro.

In queste condizioni perdere o strappare un pesce è un qualcosa che da davvero fastidio e le attenzioni si moltiplicano.

Premesso che non esiste l’arbalete per tutte le situazioni, la prima domanda che dobbiamo porci è: come peschiamo ed a quale tipo di pesca dedicheremo quel fucile ? Infatti, se ci immergiamo con scarsa frequenza e facciamo una pesca mista fatta di ricerca in tana, piccoli aspetti in acque basse e medie (da 1 a 10 metri), faremo un certo tipo di scelta, viceversa se possediamo già più di un fucile e peschiamo tutto l’anno, alternando gli attrezzi in funzione dei vari tipi di pesca, la scelta sarà molto più specifica ed indirizzata. In questa trattazione vogliamo occuparci solo degli arbalete destinati ad una pesca in acque libere, dove i tiri spesso sono difficili, vuoi per la distanza che per il fatto che possono essere effettuati con l’arbalete in rapido spostamento.

I tiri in tana, infatti, non presentano in genere particolari difficoltà, sia perché il bersaglio è fermo o in lento movimento, di dimensioni piccole e medie e spesso molto vicino. E’ palese che in tali condizioni qualunque arbalete di piccole dimensioni può essere più che sufficiente. Ma cominciamo ad esaminare i singoli dettagli significativi ai fini della scelta.

Gli arbalete

Il moderno arbalete rimane un attrezzo semplicissimo, costituito da tre componenti fondamentali, che possono essere di diversi materiali, poi assemblate in vari modi o realizzate in una sorta di monoblocco non esente comunque da accoppiamenti meccanici di vario tipo.

I tre componenti fondamentali sono:

1. Impugnatura

2. Fusto

3. Testata

Esaminiamoli con attenzione

1. L’impugnatura

Questa può essere realizzata in vari materiali, dalla plastica rinforzata (il tecnopolimero caricato tanto caro alle pagine pubblicitarie) alla resina, dal legno alla fibra di carbonio. L’impugnatura alloggia al suo interno il meccanismo di scatto che merita una trattazione a parte. Perché un’impugnatura possa essere considerata ben realizzata deve essere SOLIDA ed ERGONOMICA, rigidamente collegata al fusto e tale da facilitare al massimo il puntamento e minimizzare il rinculo.

1.1. La solidità

Per solidità si intende l’attitudine di un pezzo a subire stress, maltrattamenti vari ed impatti simili a quelli derivanti dall’uso corrente, senza subire cedimenti, rotture o allentamenti tali da pregiudicare le sue funzioni. A parte gli urti ed i maltrattamenti, è importantissimo che i materiali dell’impugnatura siano di eccellente qualità e robustezza, tali da far si che con l’uso prolungato non si evidenzino giochi che inficino la rigidità dell’accoppiamento tra il fusto e l’impugnatura stessa. La presenza di tali allentamenti pregiudica la precisione e, nel tempo, potrà essere fonte di pericolose rotture durante la fase di armamento degli elastici. State molto attenti al sistema di accoppiamento tra fusto e testata; laddove questo fosse realizzato mediante spine od elementi di varia natura realizzati in materiali plastici, questi inserti determineranno molto probabilmente, nel tempo, i pericolosi giochi di cui si parlava sopra.

In questa impugnatura di realizzazione straniera l’accoppiamento è realizzato ottimamente con ben due spine in acciaio inox. E’ evidente come le impugnature incollate (fusti in legno) o realizzate in un’unica stampata con il fusto offrono una rigidità senza pari.

1.2. L’ergonomia

Questo termine definisce il rapporto o l’interazione che si crea tra la mano (in questo caso) e l’oggetto specificamente progettato per svolgere la sua funzione utilizzato dall’arto umano. Non è difficile percepire la bontà di un’impugnatura, è sufficiente trovarla comoda, non affaticante e tale da consentire una rapida direzionalità dell’arbalete. Particolare attenzione deve essere posta nella distanza verticale tra la mano e l’asta dell’arbalete, che deve essere la minima possibile, a tutto vantaggio dell’allineamento ottimale tra braccio ed asta. Più braccio ed asta sono sullo stesso piano, migliore è l’assorbimento del rinculo (sempre presente) e minore è l’effetto di alzo determinato dallo stesso sulla testata al momento del tiro.

Le migliori impugnature in commercio consentono un disassamento della mano, rispetto all’asta, inferiore ai 10 mm.

L’impugnatura raffigurata sopra rappresenta un pessimo esempio, in quanto è evidente come la mano vada a posizionarsi molto al di sotto dell’asta.

1.3. Lo scatto

Il meccanismo di scatto riveste un’importanza fondamentale nell’azione di pesca, in quanto consente la trattenuta dell’asta ed il suo rilascio. Lo scatto DEVE essere di solido acciaio inox, di buono spessore e durezza. Diffidate degli scatti con dente di arresto in microfusione (si distinguono perché opachi e per la presenza di microbolle sulla superficie esterna) o con componenti in plastica, perché l’usura precoce è una certezza.

Lo scatto è responsabile della maggior parte delle “padelle” nei tiri al volo.

Infatti, se in un tiro piazzato spesso c’è il tempo di iniziare a schiacciare il grilletto in modo progressivo, in modo da arrivare al rilascio in modo fluido, viceversa, in un tiro d’imbracciata questo spazio di tempo manca ed il dito si contrae rapidamente sul grilletto.

Se questo sgancia dolcemente il sistema braccio/arbalete non ha sobbalzi e deve solo contrastare il rinculo. Se lo scatto invece è forzato, il dito deve esercitare in un attimo un certo sforzo che, 9 volte su 10, comporterà una rotazione verso il basso.

In questo caso il sistema mano/braccio/arbalete subirà un disallineamento che impedirà un efficace contrasto del rinculo; questo imprimerà alla testata un’ulteriore movimento casuale.

Una volta impugnato l’arbalete, verificata la comodità dell’impugnatura e la sua presumibile robustezza, la corretta distanza tra la mano la sommità dell’asta, osserviamo come si posiziona il dito indice. E’ consigliabile che sia solo la prima falange del dito ad agire sul grilletto.

Lo stacco dell’asta è un momento di grande importanza nel quale viene concretizzato quanto si è fatto in fase di preparazione e puntamento. Per un buon risultato è indispensabile scattare in maniera pulita.

Il dito che interviene sullo scatto dovrà agire in modo che la direzione della sua spinta sul grilletto sia parallela all’asse della linea di mira. L’indice può premere il grilletto in due modi altrettanto validi:

- con la piega della falange

- con il polpastrello

In ogni caso, scelto un modo è necessario mantenerlo.

L’operazione di scatto è possibile suddividerla in tre fasi che dovranno essere eseguite con fluidità e continuità di movimento:

1) annullare lo spazio morto del grilletto

2) aumentare progressivamente la pressione (secondo tempo)

3) scattare (tiro)

E’ indispensabile che lo scatto sia regolato in modo da creare un intervallo che permetta di tornare indietro se la posizione non è buona o vogliamo semplicemente rinunciare al tiro.

Durante il periodo invernale è opportuno poter allungare la corsa del grilletto, in quanto, a causa del freddo, le dita tendono a perdere sensibilità.

Recentemente sono apparse sul mercato impugnature regolabili o dotate di manopole differenziate.

Questa opportunità è molto utile quando al cambio stagione si indossano guanti più spessi. E’ infatti utile poter intervenire sull’impugnatura affinché il dito sul grilletto si posizioni sempre nel medesimo modo. Indossare in questi frangenti un guanto con il dito indice tagliato può essere sicuramente d’aiuto.

2. Il Fusto

I fusti costituiscono il necessario raccordo tra la scatola di scatto e la testata, che rappresentano i due punti fissi attraverso i quali si allinea l’asta.

Se ricordate, tra i postulati della geometria euclidea, ce n’è uno importantissimo che ci riguarda …per due punti è possibile tracciare una sola retta.

Pertanto, se la nostra freccia è perfettamente dritta ed il bersaglio si trova sul prolungamento della retta rappresentata dall’asta il tiro non può che concludersi con un centro, posto naturalmente che gli elastici siano complanari con l’asta stessa e garantiscano una spinta sufficiente a farla avanzare in modo rettilineo fino al bersaglio.

Il compito principale del fusto è quindi quello di far si che scatola di scatto e testata rimangano fermi nella stessa posizione e solidamente interconnessi per tutta la durata del tiro. Le caratteristiche salienti del fusto dovranno, per questo motivo, essere la rigidità e l’assenza di giochi nelle interconnessioni.

2.1. La rigidità del fusto

Non trascurate questo aspetto, che è importante almeno quanto lo scatto, ed è il principale responsabile di tanti tiri inspiegabilmente errati. Per verificare questa caratteristica è sufficiente appoggiare la testata a terra bloccandola con un piede, impugnare l’arbalete con una mano ed esercitare una moderata pressione con l’altra mano in prossimità del raccordo con l’impugnatura (specie se esiste un accoppiamento meccanico) ed in seguito nella mezzeria del fusto, che rappresenta in genere il punto più critico. Se il fusto tende a spanciare, anche con pressioni non eccessive, l’arbalete va decisamente scartato, così come va ugualmente scartato se si evidenziano manchevolezze nell’accoppiamento con l’impugnatura. Diffidate dei fermi realizzati con spinotti di plastica (o al limite sostituite con spinotti di acciaio) e delle scatole di scatto che non appaiano robuste, ve ne sono di ottime in nylon caricato, ma esistono anche in plastica da pochi centesimi, quindi occhio !

2.2. La forma del Fusto

I fusti esistono di diverse forme, a sezione costante e prevalentemente cilindrica, e a sezione variabile (prevalentemente ad osso di seppia), con una moltitudine di diverse interpretazioni dei vari costruttori. La forma cilindrica è dotata di buon brandeggio ed ottima leggerezza, il suo principale limite, nelle misure medio-lunghe è proprio questo. Ha scarsa capacità di assorbire il rinculo, proprio a causa della sua scarsa consistenza e del coefficiente di forma, ed una netta propensione a flettere.

Per un arbalete destinato a reggere i carichi di elastici pesanti è bene che tali fusti vengano utilizzati solo in ottima fibra di carbonio o in allumino convenientemente irrigidito da apposite nervature, e decisamente con singola coppia di elastici od unico circolare, pena un eccessivo rinculo.

Alcuni costruttori realizzano dei fusti cilindrici con un guida asta che ha funzioni anche di irrigidimento strutturale. La soluzione può dare ottimi risultati sul piano puramente meccanico, però tutto ciò ha un costo in termini di prestazioni.

Il guida asta, come dice il nome, è una sorta di culla a forma di U, più o meno accentuata, nella quale la freccia si appoggia. Questo non può che determinare degli attriti, più o meno sensibili a seconda del tipo di testata adottata, che penalizzano la gittata. Quanto alla capacità di assorbimento del rinculo, da parte di questa tipologia di fusti, si deve ricordare che tale capacità è direttamente proporzionale al peso dell’arbalete ed al suo volume. Di queste due caratteristiche, la seconda risulta meno intuibile.

Si pensi però che l’acqua è circa 800 volte più densa dell’aria, e quindi, a parità di peso, il fusto che si comporterà meglio sarà quello in grado di opporre maggior resistenza al movimento contrario alla direzione del tiro, mediante una maggiore superficie bagnata, che generi un forti attriti con il liquido adiacente.

La forma ad osso di seppia offre una notevole stabilità al momento del tiro e permette di adottare sezioni longitudinali di esiguo spessore. La resistenza alla flessione è molto superiore a quella dei fusti cilindrici dello stesso materiale.

Caratteristica di questi fusti è l’eccellente capacità di brandeggio sul piano trasversale che, però, è controbilanciata da una più difficoltosa mobilità sul piano verticale. In questo caso è fondamentale la capacità del progettista, che deve riuscire a coniugare un notevole volume del fusto con l’esigenza di spostamento rapido dello stesso. La migliore soluzione oggi conosciuta è stata ottenuta con un notevole arretramento delle masse e dei volumi così da portarli molto vicino alla mano, dove il braccio di leva è più favorevole, lasciando sezioni sottili in prossimità della testata, dove il braccio di leva è più sfavorevole. In questo modo si sono ottenuti fusti agili, realizzati sia in legno che in composito, e ciò nonostante in grado di minimizzare gli effetti sul rinculo di elastici molto potenti.

2.3. Il Guida asta integrale

Questo accessorio è ritenuto indispensabile da chi utilizza arbalete con elastico circolare. Ci sono però numerosi esempi di arbalete che montano elastici circolari senza fare ricorso a questo accessorio e mantenendo comunque una buona precisione.

Di certo il connubio tra guida asta integrale ed elastico circolare (non dotato di sistemi per renderlo complanare all’asta) è fonte di notevoli attriti.

Altrettanto certo è che il guida asta integrale aggiunge delle perturbazioni ad una delle cose più semplici che ci sia, l’allineamento di una freccia che è appoggiata su due soli punti, scatto e testata, e che da questo allineamento fa derivare la sua traiettoria, in assenza di ulteriori attriti diversi da quello del liquido nel quale è immersa.

3. La Testata
La testata ha due funzioni di fondamentale importanza: fa da supporto agli elastici e mantiene l’asta allineata con lo scatto, nella direzione di mira.
Esistono due tipi di testata, chiusa e aperta verso l’alto. Le testate di tipo chiuso sono quelle più tradizionali,

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Ospitano, in genere, una coppia di gomme di vario diametro, posizionate sullo stesso piano dell’asta. Si tratta di una soluzione molto valida, che offre una buona rapidità nel caricamento e che determina il minimo degli attriti, di contro consente una visibilità non ottimale del bersaglio.
Si stanno comunque affermando testate sempre più piccole, nelle quali la parte superiore è ridotta ad un semplice ponticello, in plastica o metallo, che rende di fatto l’asta visibile per tutta la sua lunghezza.
Più recentemente, sono apparse le testate aperte, dalla straordinaria linea di mira, che però richiedono un tempo di armamento più lungo, perchè l’asta viene mantenuta in posizione mediante un giro di sagola più o meno complesso.

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Per quanto riguarda la sede degli elastici, esistono due possibilità, la coppia di gomme in linea con l’asta e l’elastico circolare.
Sono ambedue soluzioni valide e diffuse.
Gli arbalete in legno normalmente non hanno testata, ma soltanto uno o più alloggiamenti per gli elastici circolari.
Si deve soltanto notare che l’utilizzo del circolare, mentre minimizza il pericolo di flessione del fusto, in quanto questo lavora praticamente in compressione, dall’altro lato comporta una trazione delle gomme non rettilinea, a svantaggio del completo sfruttamento della spinta.
Sono apparse recentemente testate predisposte per l’utilizzo di elastici  legati, al posto dei tradizionali imboccolati, nonché di diversi accessori che consentono l’adozione di questa soluzione anche su testate tradizionali filettate


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Questa opzione, ancora poco diffusa, offre una quantità di vantaggi:

  1. Economia d’esercizio, in quanto l’elastico a metraggio è meno costoso.
  2. Possibilità di avere una vastissima scelta di gomme diverse.
  3. Eliminazione dei rischi di sboccolamento degli elastici.

Di contro, occorre un minimo di tempo e manualità per il montaggio, ma una volta appreso il sistema, peraltro semplicissimo, è davvero difficile che si torni indietro.
Nella scelta dell’arbalete la testata riveste una notevole importanza, un oggetto voluminoso o mal progettato può incidere pesantemente sull’efficienza dello strumento.
Verificate pertanto con attenzione la rigidità della connessione della testata al fusto e la linea di mira che ne risulta.

Dedicate la stessa attenzione al giro che deve fare la sagola per venire assicurata allo sganciasagola, più è semplice, minore sarà il pericolo di grovigli al momento del tiro. Preferite sganciasagola che non abbiano alcun tipo di automatismo legato al congegno di scatto, sono una probabile fonte di inceppamenti nei momenti più critici.

 

 

Giorgio Bettin

 

di Giorgio Bettin

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