Una pubblicità del settore, riproposta saltuariamente fino allo scorso anno, recitava: PRIMA ALLINEARE IL BERSAGLIO.
Era la pubblicità di un fucile e quindi non c’era nulla di strano; il messaggio era chiaro per tutti. Mi sono però chiesto se la stessa filosofia non potesse essere in qualche modo adottata, su basi generali, per capire come attrezzarci a dovere per la nostra battuta di pesca. I bersagli quindi saranno molteplici, da “allineare”, di volta in volta, nel migliore dei modi.
La ricerca della massima efficacia di un componente della nostra attrezzatura non può prescindere dalle caratteristiche di chi lo utilizzerà: in pratica la ricerca non è semplicemente volta a determinare quale sia il migliore attrezzo presente in commercio, ma a capire quale sia quello più vicino alle nostre esigenze. Per fare un esempio io sono decisamente freddoloso e soffro di fastidiosi problemi al collo ed ai trapezi, causati dalla pratica di sport da combattimento per circa 16 anni.
Quando cominciai a scendere in acqua anche in inverno, mi resi conto immediatamente che ero impossibilitato a pescare. Allora avevo una muta da 5 mm bifoderata: pativo un freddo terribile che si traduceva in pochissimo tempo in un blocco completo dei muscoli della fascia cervicale. Gli strascichi della pescata me li portavo dietro per un paio di giorni e, spesso, ero costretto a ricorrere a degli antinfiammatori. Ovviamente, sono corso ai ripari ed ho comprato una pesante 7 mm monofoderata!
L’incremento di spessore si è dimostrato un toccasana per l’isolamento termico, e la spalmatura interna, piuttosto che la fodera, si è dimostrata contemporaneamente essere ottimale per ridurre gli scambi di liquido tra esterno ed esterno e fantastica da un punto di vista del comfort. La prima oretta in acqua me la sono goduta come non mai. Siccome però non girava nulla su batimetriche attorno ai 10 m, mi è passato per la testa di buttarmi nell’immediato sotto costa per tentare agguati tra gli scogli affioranti. Dopo 10 minuti di pesca avevo già il collo indolenzito: dopo mezzora stavo male. La sensazione di malessere, purtroppo, amplifica tutto il resto ed in pochi istanti sopraggiunse anche il freddo. L’inaugurazione della muta nuova in sostanza fu un fiasco parziale. Effettivamente va riconosciuto che, pescando nel sotto costa, il capo rimane iperesteso in avanti (per scrutare eventuali segni di vita) per parecchio tempo: i trapezi mantengono una contrazione isometrica che, lentamente, diventa dolorosa, trasformandosi, nei casi più gravi in una contrattura.
Quindi una muta di 7 mm, in materiale piuttosto coriaceo (l’avevo richiesta particolarmente resistente conoscendo il mio atteggiamento poco “cautelativo” nei confronti della muta) e per di più foderata, sottoponeva il mio collo ad uno sforzo protratto eccessivo. Va riconosciuto che però quella muta (ce l’ho ancora ed è appunto come nuova) ha una resistenza nei confronti delle sollecitazioni esterne e delle abrasioni incredibile: ovviamente tali proprietà si pagano con la maggiore tenacia del materiale, avvertibile quando la si indossa.
La percezione del problema non è però stata immediata come potrebbe sembrare leggendo quanto sopra, l’ho maturata in parecchio tempo in cui collezionai diverse “dolorose” uscite. Per ragioni differenti, a distanza di un paio di anni, decisi di acquistare una spessa giacca invernale in materiale liscio spaccato: pescavo sempre più frequentemente in gommone, anche in inverno, e chiaramente la muta foderata era un handicap. In navigazione infatti la fodera bagnata mi trasformava in una sorta di “pupazzo di neve”: l’acqua che impregnava la fodera, investita dal vento, evaporava sottraendo enormi quantità di calore alla superficie in contatto con essa. Inutile dire la percezione di questo problema fu invece immediata!!!
La giacca invernale in liscio spaccato la ordinai a spessore differenziato e con le preformature nel collo e nelle braccia: tutte queste caratteristiche mi furono consigliate dal mutaio che la confezionò. Mi sento quindi di consigliare a tutti di affidarsi alle aziende più note e blasonate del settore, perché spesso l’esperienza delle persone con cui parleremo sarà in grado di sopperire alle carenze di esperienza personale maturata. In ogni caso, la prima battuta di pesca con la nuova giacca mi impressionò: mi muovevo liberamente, forse anche meglio che con la 5 mm monodoferata che usavo in autunno. Ero caldissimo e comodo. La battuta di pesca tra l’altro si concluse con un carniere ottimale: stavo bene e quindi riuscivo ad esprimermi al meglio.
Ma quello che fu maggiormente stupefacente fu rendermi conto, al ritorno, che non avevo il collo indolenzito. Il mio amico Mario, immediatamente, vedendo come mi muovevo e percependo il mio umore, sorrise ed indicando la muta mi disse: “Ci voleva tanto?”
Giusto, ci voleva tanto a comprare la muta giusta? Evidentemente si!!! Non è semplice focalizzare le proprie esigenze, anzi spesso capita di affidarsi ai consigli dell’amico, che si è trovato particolarmente bene con la muta della tale azienda, senza pensare che le nostre somiglianze anatomiche sono le stesse che esistono tra Stanlio ed Ollio… pensare che i nostri problemi siano gli stessi è oggettivamente stupido!
Dal canto mio, sapendo che le mute monofoderate sono più resistenti, avevo basato il primo acquisto solo su questo requisito e non ero riuscito ad “allineare” il bersaglio! Avere una muta che sopporta ottimamente gli urti contro una roccia, ma che maledico ogni volta che la indosso per il terribile indolenzimento al collo che mi lascia, non depone a favore delle mie capacità di scelta. D’altra parte in inverno (con l’acqua gelida) il requisito principale che cercheremo nella muta è il comfort: se per stare al meglio, dobbiamo pagare lo scotto di prestare maggiore attenzione agli urti contro le rocce, lo faremo! E ne saremo anche soddisfatti! Da quell'acquisto ho pian piano rivisto il mio guardaroba: anche la giacca da 5 mm ora è in liscio spaccato ed il mio collo, commosso, ringrazia.
Un’uscita di pesca è un piacere, una fonte di benessere; quindi il bersaglio che si deve perseguire è quello di non offuscare tale piacere, garantendo il benessere. La muta migliore sarà quella con cui stiamo più comodi in funzione del nostro stile di pesca e della nostra conformazione fisica. Per il corretto allineamento del bersaglio è quindi importante affidarsi ad un mutaio esperto, meglio se una persona di fiducia, a cui spiegare le proprie esigenze ed i difetti riscontrati nelle mute in uso: sicuramente la muta che ci realizzerà sulla base di queste specifiche ci consentirà di superare molte delle problematiche e ci farà godere meglio la nostra battuta di pesca. Secondariamente ho poi scoperto sulla mia pelle che la riparazione di una muta liscia spaccata è semplice ed immediata, mentre quella di una muta foderata può non essere alla portata tutti: altra caratteristica che non avevo mai preso in considerazione prima, ma che, nell’ipotesi di un viaggio di pesca, diventa fondamentale. Quando si viaggia in aereo, poter caricare in valigia una sola muta ed un tubetto di colla neoprenica è decisamente un bel vantaggio.
Un altro argomento che, a mio avviso, può essere interpretato secondo il concetto dell'allineamento preventivo del bersaglio è legato alle pinne. Quando si parla di pinne spesso ci si riferisce esclusivamente alle pale. Pale in compositi sofisticatissimi per tutti profondi, pale in plastica per la pesca nel sotto costa, pale mimetiche, pale trasparenti... Il problema è che in realtà ci facciamo delle pescate di 4 ore (e spesso anche di più) di cui solo una piccola parte è costituita da azioni di pesca: ci sono lunghi spostamenti in superficie, momenti di stasi totale (durante la ventilazione o mentre si analizza un particolare tratto di costa). Durante tutte queste fasi, le caratteristiche tecnico-meccaniche delle pale non sono particolarmente importanti, il ruolo fondamentale lo gioca la scarpetta.
Una scarpetta comoda ci consentirà di ventilarci con estremo relax, durante i lunghi spostamenti in superficie eviterà il sopraggiungere dei crampi (una troppo stretta o troppo lenta li provoca in pochissimo tempo). Eppure quando andiamo in un negozio a provare le pinne ci interessiamo solo delle prestazioni della pala e i negozianti spesso fanno lo stesso. Parlando con alcuni amici, parecchi anni fa, scoprii che invece loro avevano comprato una partita di un vecchio modello di pinne (con pala e scarpetta divise) sufficiente fino alla fine dei loro giorni: avevano trovato un negozio che svendeva tutto per imminente chiusura e si erano accaparrati a prezzi ridicoli uno stock di scarpette per loro ideali.
La scoperta mi fece aprire gli occhi. Effettivamente con alcune pinne piuttosto che con altre mi trovavo meglio: scambiando le pale tra un modello e l'altro mi accorgevo che ottenevo sempre prestazioni migliori con le stesse scarpette.
E' necessario considerare che l'attuale presenza attuale sul mercato di scarpette anatomiche e regolabili, ha un po' cambiato le carte in tavole, rendendo possibile a tutti adattare la propria scarpetta alla propria calzata. Ciò che è bello di questi nuovi prodotti è l'uso di materiali analoghi a quelli di tutte le altre scarpette presenti in commercio: materiali già metabolizzati dal pescatore, che non richiedono particolari attenzioni, che non si impregnano di acqua di mare e che quindi, una volta personalizzati, ci accompagneranno per anni. In questo caso lo sforzi di allineare il bersaglio è stato fatto dal costruttore.
Siccome i suoi prodotti precedenti (pale in composito) erano passibili di enormi variazioni di prestazioni, a seconda del tipo di scarpetta con cui l'utilizzatore le accoppiava, l'obiettivo da perseguire era quello di uniformare le prestazioni creando quello che ancora non esisteva. In questo caso il bersaglio era quello di garantire al numero massimo possibile di utilizzatori di sfruttare a pieno le proprietà meccaniche delle pale in produzione: era possibile allineare il bersaglio creando un'interfaccia pala/piede che si potesse adattare a tutti nel migliore dei modi. Quindi l'esigenza di allineare il bersaglio prima di sparare non è propria solo dei pescatori, ma anche dei produttori, specie se il loro desiderio è centrare quanti più bersagli possibile!
Un altro caso eclatante a favore della filosofia “prima allineare il bersaglio” lo viviamo sulla nostra pelle ogni volta che prenotiamo una casa per le vacanze estive. Cosa vogliamo fare in vacanza? Pescare! Certo, staremo in spiaggia con la famiglia, cene con gli amici, relax... tutto vero. Ma l'obiettivo sarà pescare. E' tutto l'anno che aspettiamo di avere due settimane consecutive di tempo per pescare. Quindi prenoteremo un'amena località costiera a picco sul mare, con la costa frastagliatissima ed una molteplicità di secche e scogli affioranti a perdita d'occhio nel mare antistante. Il paradiso. C'è un problema però: non c'è uno straccio di metro quadrato di sabbia su cui si possa lasciare un bambino a giocare e non c'è un luogo confortevole dove stendersi a prendere il sole (a meno che non si decida di appendersi come un salame con una imbracatura da alpinista lungo la parete a picco sul mare) . Ciò si tradurrà nella necessità di organizzare, ogni mattina, una transumanza famigliare verso un ambiente più consono. Il risultato? Non riusciremo mai a pescare, vedremo il paradiso sotto casa ogni giorno, ma non lo potremo sfruttare.
Accecati dalla bellezza del luogo prescelto non abbiamo preso in considerazione la logistica della famiglia. Se avessimo scelto una località con immense spiagge sabbiose, una casa immediatamente sulla spiaggia forse le cose sarebbero andate diversamente. Ogni mattina ci saremmo dovuti svegliare all'alba, prendere la macchina e cercare un posto idoneo per la pesca... ma ci saremmo potuti andare. Ed al ritorno avremmo trovato i famigliari già in spiaggia, sorridenti a riprova che in questo caso siamo davvero riusciti a centrare il bersaglio!