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  _Articoli Tecnici di Michele Rubbini  
     
     
 
 

 
   
   

James Bond o l’Ispettore Callaghan?

Come in pochissime altre passioni (chiamarli sport mi pare un po’ riduttivo) nella pesca in apnea esiste un fortissimo “senso di appartenenza”. Chi pesca con il fucile pneumatico sosterrà, anche sotto tortura, l’indubbia superiorità dello stesso rispetto alle versioni ad elastico. Chi ama il legno è spesso un detrattore del carbonio, chi adora le mute mimetiche si troverà a discutere animatamente con chi le trova addirittura controproducenti… Ed a queste prese di posizione non si sottrae nemmeno un componente della nostra attrezzatura. Frequentando da diversi anni le comunità web dedicate alla pesca in apnea, devo ammettere che alcune delle discussioni online più stimolanti sono quelle che scaturiscono proprio da questo pseudo campanilismo: nessuno è disposto a prenderla persa, anche quando la ragione sta con evidenza dalla parte dell’antagonista, e quindi tra tentativi più o meno riusciti, ogni tanto scaturisce qualche considerazione interessante e mai presa in considerazione fino a quel momento, considerazione che, in quel caso, ha il solo scopo di zittire “controparte”.
E’ per questo che molte delle più belle modifiche all’attrezzatura, o addirittura nuove architetture costruttive (in questo caso a livello hobbistico), sono state “partorite” durante discussioni online. Ho notato però che, anche quando si lascia la tastiera e ci si dirige verso il mare, indipendentemente da tipo di attrezzatura che si intende adottare, si delineano due possibili identikit del pescatore in apnea tra loro in completa antitesi: “James Bond” e “l’ispettore Callaghan”. I personaggi citati a modello sono noti a tutti.

   
 

James Bond, la spia con nome in codice 007 che opera presso i servizi segreti della Regina, incarna tutti quei pescatori che non rinunciano per nessuna ragione all’arma segreta. Sappiamo che 007 era solito affidarsi ai tecnici dei laboratori di ricerca per la preparazione di armi sempre più sofisticate, celate in un pacchetto di sigarette, nel tacco della scarpa, negli occhiali… In pratica James Bond girava armato a sufficienza per tenere in scacco un esercito, ed attrezzato allo scopo di essere pronto a qualsiasi situazione possa verificarsi. Il pescatore 007 è esattamente così. Se nella sua battuta di pesca (anche a pinne) cambieranno le profondità operative, la temperatura e la trasparenza dell’acqua, se il pesce girerà prima solo al libero poi solo in tana, se si troverà ad attraversare il deserto o una zona di elevato traffico nautico… lui sarà perfettamente pronto ed equipaggiato per ogni evenienza.

L’ispettore Callaghan invece è un uomo che ama arrivare solo alla meta, niente fronzoli di nessun tipo: solo lui e la sua famigerata 44 Magnum. L’identikit del “pescatore Callaghan” è facilissimo: ha con se un fucile e, totalmente incurante delle condizioni al contorno (meteo, visibilità, collocazione delle prede), lo usa! E’ curioso analizzare come sia interpretato ogni componente di attrezzatura dall’una o dall’altra tipologia di pescatori. Il primo componente (partendo dall’alto) è la maschera. 007 ha ovviamente una moltitudine di maschere diverse, ma la distinzione fondamentale a cui non può rinunciare è quella tra maschere per la pesca estiva e per la pesca invernale. Infatti, benchè 007 peschi abitualmente a 14 m di profondità in estate ed a 12 in inverno, ha diversificato il suo parco maschere per poter disporre di una maschera con il minimo volume interno in estate, ed una con ampio campo visivo in inverno. Inutile dire che per ognuna di esse possiede una “sorella” identica, sempre presente nella sacca dell’attrezzatura, con la funzione di riserva: nemmeno l’Inter ha una panchina così lunga! Senza indugiare ulteriormente sul fatto che in un angolo della cantina dello 007, probabilmente, è possibile scovare anche un modello intermedio (diciamo per i 13 metri, la mezza stagione) è invece utile confrontare di cosa dispone il corrispettivo “Callaghan”. In questo caso mi devo necessariamente autodenunciare: ha una maschera di 16 anni, una vera rivoluzione in quanto fu una delle prima ad avere il facciale in silicone dark. Il telaio è stato abraso con carta vetrata al fine di poterlo efficacemente verniciare con tinte mimetiche. La uso al mare ed in piscina, per la pesca, e per lo snorkelling con mio figlio. La voglio cambiare da almeno 7/8 anni, ma non mi decido mai. Indosso solo ed unicamente quella da 16 anni. Per un minimo spirito di rivalsa confesso di avere anche una maschera di scorta: l’ha trovata mia nonna sul fondo del mare (pochi centimetri di acqua) mentre passeggiava di buon mattino, qualche estate fa. E’ un modello vecchio (anche confrontato con la mia) con facciale in un materiale con la consistenza di una suola da scarpe e telaio color giallo acceso. Inutile dire che non l’ho mai usata, ma almeno posso dire di avere anche io la maschera di riserva.

Il vero Bond possiede inoltre almeno un boccaglio piuttosto rigido ed almeno uno di quelli deformabili: il primo assolve principalmente allo scopo di scorta, mentre il secondo è quello prediletto. Questo è ovviamente tenuto sotto il cinghiolo della maschera o (preferibilmente) libero, in modo da poter togliere il boccaglio in immersione e tenerlo nella mano libera. Callaghan fissa il boccaglio al cinghiolo in maniera definitiva, perché mai al mondo deciderà di toglierlo: persino durante gli allenamenti in piscina sarà possibile riconoscerlo subito, perché è l’unico che fa le ripetute di dinamica con il boccaglio che penzola dalla maschera. La scelta del boccaglio non è nemmeno da prendere in considerazione, tolti i colori vivaci e quelli avveniristici con valvole di varia natura e foggia, a lui vanno tutti bene. Diciamo che lo snorkel di Callaghan non è altro che un sifone curvo ad una estremità.

Quando si parla di mute il discorso prende una piega leggermente differente. Callaghan usa mute su misura, generalmente tutte uguali. Se ama il liscio spaccato saranno tutte di quel tipo, avranno tutte uno stratagemma per eliminare l’urina (sia esso il becco d’anatra realizzato dal mutaio o l’uridon con la cannula che fuoriesce) e copriranno (eventualmente in combinazione tra loro) tutte le esigenze di tutte le stagioni. Al massimo Callaghan può concedersi un paio di bermuda da indossare sopra la muta in inverno. 007 invece ha un numero imprecisato di capi tutti diversi tra loro. Adotta inoltre una pluralità di accessori in neoprene sorprendente: il sottomuta, i bermuda, il gilet da indossare sopra nel caso in cui l’acqua sia molto fredda… Quello che è stupefacente è che questi accessori seguono Bond durante la battuta di pesca (in gommone o vincolati alla boa) in modo da rendere possibile un cambio di configurazione in qualsiasi momento. Riguardo alle mute Bond tende ad adottare tutte le soluzioni più moderne per l’ottimizzazione del mimetismo.

Ricordo che lo scorso anno, mentre ero all’EUDI con un amico decisamente “Bond”, scorsi uno stand che mostrava una tutina in lycra mimetica, da novello Diabolik, da indossare sopra la muta. Non prestai troppa attenzione alla cosa, fino a che mi accorsi che il mio amico era stato rapito da  quell’oggetto e stava cercando qualcuno che gli potesse dare informazioni aggiuntive. La sua intuizione mi lasciò di stucco: con quelle tutine avrebbe potuto comprare, d’ora in avanti, solo mute nere in liscio spaccato, poi, a seconda del fondale, avrebbe indossato la tutina con tinte il più possibile mimetiche per la zona. A me sembrava un’assoluta follia, ma quando mi spiegò che spesso si portava due o tre giacche diverse scegliendo quale usare in funzione della zona di immersione, mi resi conto che per lui la tutina in lycra era effettivamente un articolo interessante.

Altro componente che è interpretato in maniera assolutamente opposta è la zavorra. Bond usa due cinture, lo schienalino, le cavigliere e le tasche dei bermuda per distribuire in maniera ottimale i piombi. Un buon 40% dei suoi piombi è a sgancio rapido, con lo scopo di variare l’assetto con continuità su uno spettro di batimetriche tra i 2 ed i 25 m. Lo schienalino è generalmente del tipo a gilet multi-tasca e quindi è utilizzato per alloggiare decine di orpelli, più o meno improbabili, da estrarre al momento del bisogno, quali carichini, torce, e varia componentistica di scorta: più che 007 in certi casi sembra di avere di fronte l'ispettore gadget dei cartoni animati!!! Callaghan ha la cintura e, eventualmente, lo schienalino. Le due versioni possibili in cui può pescare sono quella con lo scanalino e quella senza: per situazioni intermedie si affida unicamente alle gambe che devono sopperire al mancato o eccessivo galleggiamento. Unica lusso permesso è l'utilizzo di un sasso arrotondato sotto la muta nel caso di assoluta necessità. Di solito porta in cintura il coltello: la scelta non è dovuta ad una esigenza particolare, semplicemente così è certo di non dimenticarlo a casa, se prende la cintura è sicuro di avere con se anche il coltello!

Riguardo il coltello, invece, 007 ha creato una vera e propria scienza. In primo luogo non scende mai in acqua con un solo coltello, ne ha due, in modo che almeno uno di essi sia facilmente raggiungibile anche se è impigliato in una rete con le gambe, ferito al braccio sinistro e bendato: situazione che, per altro, si verifica con una tale frequenza per cui sarebbe assurdo trascurarla… Ovviamente la scelta di incrementare la propria sicurezza è condivisibile in ogni caso, ma certe esagerazioni (più nelle motivazioni che hanno spinto all’adozione dei due coltelli che non alla loro reale utilità) non possono che essere prese in chiave umoristica. In genere un primo coltello è alla caviglia, ma è l’altro che distingue il vero Bond. Il secondo coltello può essere un coltello da cucina (da bistecca per la precisione) contenuto in un fodero realizzato con uno spezzone di tubo per innaffiare fissato allo schienalino, alla cintura o ad uno dei tanti orpelli che accompagnano Bond. In certi casi, ma parliamo di rarità, il fodero sarà fissato ad uno spezzone di velcro che vedrà il proprio coniugato fissato al petto delle muta: facendo aderire il fodero al petto, il pescatore, novello appartenente ai G.I.S., potrà afferrare il coltello dal petto praticamente in ogni condizione. Ovviamente, a fine battuta di pesca, le prede saranno pulite con un altro coltello o con un paio di apposite forbici che stazionano in gommone o nel bagagliaio della macchina: rovinare il filo dei coltelli in dotazione è praticamente un reato per Bond.  

In merito alle pinne si potrebbero scrivere decine di pagine (cosa che per altro ho già fatto…) ma per i nostri eroi l’approccio è sempre antitetico. Assodato che entrambi prediligano le pinne in composito in termini di prestazioni, questa loro preferenza la esterneranno in maniera diversa. Bond avrà certamente pinne in carbonio, da usarsi in estate (assieme alla famigerata maschera a volume ridotto), che affiancherà a pinne in plastica per l’uso invernale: anche in questo caso le due configurazioni saranno adottate sistematicamente, benché le quote operative siano le stesse ed anche la tecnica di pesca non cambi minimamente col cambiare delle stagioni. Non è da escludersi la presenza di un paio di pale di riserva in vetroresina (i muletti) sul fondo della sacca per scongiurare un ritiro forzato in caso di rottura: d’altra parte se ce l’ha Raikkonen il muletto perché non dovrebbe averlo James Bond? Callaghan, quando trova le pinne che fanno al caso suo, le usa sempre. Se sono in plastica riuscirà ad usarle efficacemente anche in profondità, se sono in carbonio saranno graffiatissime a causa dell’abrasione contro gli scogli tipica dello struscia-panza invernale. L’ideale per Callaghan è che la scarpetta consenta un minimo di deformazione (o di regolazione) in modo che la stessa pinna possa essere usata con calzari sottili in estate e con calzari grossi in inverno.

Prima di arrivare al fucile è opportuno prendere in considerazione l’appendice obbligatoria che ogni pescatore in apnea deve (e vuole) portarsi appresso: la boa segnasub. L'ispettore Callaghan ha una boa tonda (raramente a siluro), la più semplice esistente, che però comprenda la  fodera esterna in tessuto per proteggerla dagli urti contro gli scogli. La bandierina l'ha persa il giorno dopo l'acquisto e probabilmente non se ne è mai nemmeno accorto. La fodera esterna è sbiadita da sole. E' assicurata con monofilo di grosso spessore (avvolto su un qualsiasi pezzo di legno) ad un pedagno: la boa sarà costantemente ancorata in un punto e spostata di tanto in tanto. In ogni caso, in tutti quei casi in cui sia possibile avere un barcaiolo, Callaghan bandisce la boa nella maniera più assoluta perché la avverte come un impedimento. James Bond adotta generalmente una plancetta. Raramente sarà di tipo gonfiabile e commerciale: in quel caso, comunque, sarà la più grande tra quelle in commercio e sarà accessoriata meglio di un'auto di lusso. Una miriade di moschettoni inox disseminati ovunque, tubi porta aste, cavetti di scorta, tasche segrete dove riporre arpioni, carichini, fiocine... l'immancabile raffio, magari nella versione con l'estremità conformata per disincagliare aste incastrate. Il vero Bond però predilige plancette autocostruite: quelle di serie infatti pagano lo scotto di avere dimensioni sostanzialmente contenute e quindi di non poter efficacemente sostenere tutto il “necessario”. Quindi capita di vedere in acqua dei colleghi che si trascinano dietro spezzoni di tavole da surf (o peggio), modificate allo scopo, delle dimensioni di una scrivania. La bandiera sarà issata su un'asta lunghissima ed avrà le dimensioni di una tovaglia; ogni centimetro di superficie sarà un trionfo di velcro e moschettoni. I più abili sapranno anche realizzare dei comparti stagni in cui alloggiare documenti chiavi e cellulare: ammesso di avere buone gambe, a chi serve più il gommone? Per le vigenti normative sulla navigazione ogni boa di uno 007 dovrebbe essere provvista delle luci di via (rosso a sinistra e verde a destra e, considerando il pescatore in apnea come un motore, anche quello di testa d'albero, presumibilmente posto sulla bandierina) visto che stazza, una volta carica di tutti gli accessori, come uno Yacht. Bisogna infatti ricordare che ognuno dei moschettoni citati servirà per sostenere qualcosa, siano essi piombi di riserva, gilet, bermuda e componenti vari. Sulla plancetta trova posto una moltitudine di fucili e le aste di riserva. Bond ha a disposizione (mentre è ad 1 miglio dal gommone, sotto una parete verticale di fronte ad un faraglione) l'intera rastrelliera! Un cortissimo con la fiocina, un corto, un medio ed un lunghissimo sono alloggiati con cura maniacale sulla plancetta (il medio/lungo lo impugna generalmente): va segnalato che anche in questo caso esistono due correnti di pensiero, appoggiati sopra alla plancetta o appesi sotto. Sopra per ridurre gli attriti, già decisamente ingenti per altro... sotto per evitare la prolungata esposizione dei fucili e dei loro componenti all'irraggiamento solare diretto.

Nel caso in cui Bond si renda conto che un sottomarino militare valuta di attaccare le nostre coste sarà sufficientemente armato per bloccarlo e prendere in ostaggio l'intero equipaggio!!! Le grandi aziende, consapevoli di questa attitudine di una parte dei loro clienti a presentarsi in mare in versione “uomo arsenale”, hanno saputo sfruttare al meglio questa debolezza. Ho ancora stampata davanti agli occhi l'immagine di un giovane pescatore che usciva dall'acqua in una spiaggia affollata con il fucile in mano, un paio di fucili di riserva  sotto la plancetta e, dulcis in fundo, un cortissimo pneumatico al polpaccio. Così agghindato appariva goffo qualsiasi movimento tentasse di eseguire.

Tra l'altro un fucile (per quanto corto possa essere) legato alla gamba credo che sia abbastanza scomodo mentre ci si muove furtivi sul fondale, fermo restando che, in ogni caso, anche avendo scoperto la tana ideale e ben abitata, sarebbe necessario riemergere per effettuare lo scambio dei fucili. Non credo infatti che sia così agevole appoggiare il lungo sul fondo, estrarre il corto, caricarlo, avvicinarsi alla tana, sparare e recuperare la preda, tutto nell'arco della stessa apnea. I fucili di Bond sono tutti diversi: usa indifferentemente arbalete e pneumatici. Tra gli arbalete va segnalata la propensione alla multigomma (ricordando che porta comunque sotto la boa alcuni circolari di riserva con cui modificare in loco la configurazione di pesca) anche se non disdegna soluzioni avveniristiche come i roller gun. I suoi pneumatici sono tutti rigorosamente modificati, montano kit per evitare l'ingresso di acqua nella canna (kit Mamba) e sono equipaggiati con piccoli galleggianti sagomati per perfezionarne l'assetto. Lo standard qualitativo delle sue armi è superbo.

E Callaghan? Callaghan ha una serie completa di fucili (diciamo almeno il 75 ed il 100 dello stesso modello) ed usa solo quelli da anni. Scende in acqua con un solo fucile e spesso quello di scorta non lo porta nemmeno con se in gommone. Quando esce di casa, al mattino prestissimo, annusa l'aria e decide: oggi userò il 100! Inutile dire che troverà visibilità pessima e che sarà impossibilitato nell'allineare le ombre che sfrecciano pochi centimetri a monte delle punta dell'asta: ma Callaghan usa solo la sua 44 Magnum. Negli anni ha sviluppato però ottime capacità di adattamento: riesce a sparare in tana con il 100 ed a portare qualche efficace aspetto con il 75.

Se pesca con gli arbalete monta ogive di dimensioni generose (per evitare una rottura accidentale durante una battuta) ed è maniacale nella scelta dell'allestimento: gomme molto prestanti, punte acuminate e monofilo di dimensioni generose. I pneumatici che usa sono generalmente modelli un po' datati, dei fucili con canna da 13 in cui Callaghan è intervenuto in ogni componente, per allargare fori di travaso, alleggerire porzioni, perfezionare lo sgancio. Qualche raro appassionato usa ancora il Mirage (un vecchio fucile prodotto dalla Mares che presenta accorgimento tecnici e prestazioni sorprendenti) che, allestito a dovere, è tuttora veramente un'arma micidiale. In ogni caso le armi di Callaghan sono estreme, qualsiasi sia la loro dimensione, e lui riuscirà a spremerle per ottenerne il massimo: raggiunta questa condizione le utilizzerà per sempre. La situazione più bella che si può verificare è quella in cui Bond e Callaghan sono abituali compagni di pesca.

Osservarli l'uno accanto all'altro mentre si preparano a scendere in acqua ripaga qualsiasi levataccia, gli sguardi di compatimento reciproco, che ormai sono diventati una prova di nervi a cui non sanno rinunciare, le battute con cui si apostrofano per punzecchiarsi proprio sulla mania che li contraddistingue sono uno spasso degno del palco dello Zelig. Poi pensandoci bene, ognuno di noi, per un certo periodo è stato uno 007 o un ispettore Callaghan e quindi basta andare a controllare la vecchia sacca in cantina per fare riemergere tanti bellissimi ricordi.

 

 

 

Michele Rubbini - Bologna
tecno@bluworld.com

 

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