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  _Gli Articoli di Michele Rubbini  
     
     
 
 

 
   
   

Figli che Crescono

Qualche anno fa scrissi un articolo sul cambiamento drastico della vita di un pescatore in apnea quando nasce un figlio.
E' chiaro che un evento così bello cambia la vita a chiunque, ma per un pescatore in apnea significa dover rivedere tutte le abitudini rodate da anni per le ferie, i weekend di pesca e le uscite in barca.
Il precedente articolo, ovviamente, era autobiografico: mio figlio Andrea, in due anni di vita, aveva stravolto tutto quello che avevo organizzato in più di dieci anni e la cosa buffa e che tutto ciò non mi dispiaceva affatto (obnubilato com'ero, e come sono, dall'amore paterno).
Fatto sta che passano gli anni ed osservo alcune piacevoli evoluzioni di quanto riportato in precedenza.
Pieno di orgoglio, posso raccontare agli amici che mio figlio, a 5 anni, faceva già lo svuotamento della maschera mentre era immerso in mare (quel giochetto che si fa con la maschera allagata facendo uscire aria dal naso); la scorsa estate, a 6 anni, ha raccolto un sasso da un fondale di 4 m per dimostrarmi le sue capacità, fondale raggiunto eseguendo una corretta compensazione.
Un vero spettacolo per gli occhi di un padre apneista!

   
 

E quindi mi ritrovo ogni anno, ad inizio estate, in un grande negozio sportivo di Bologna, a scegliere muta shorty, pinne e maschera per Andrea. La prima volta aveva 3 anni. La muta era poco più che un portachiavi.
Per le pinne non ebbi grandi possibilità di scelta, ne esisteva un solo modello che arrivasse a quella numerazione: tra l'altro avevano la pala gialla (un vero orrore per un pescatore in apnea). Una volta portato a casa il regalo faticai tremendamente per sopportare l'attesa fino al giorno del compleanno.

Credo che un bambino normale, alla vista di quella attrezzatura anziché di un giocattolo, sarebbe rimasto impassibile, con una espressione tra l'incredulo ed il deluso. Andrea urlò! (di gioia) Inutile dire che abbiamo dovuto vestirlo di tutto punto ed assistere ad una serie di aspetti mirabilmente condotti sul pavimento della camera, usando un mestolo come fucile, per insidiare un pupazzo che sostava sotto una tettoia (il bordo del suo letto). Quell'estate la passammo in Grecia, e lui praticamente non fece mai il bagno. Ero affranto. L'estate successiva muta nuova (è incredibile quanto cresca un bambino in un anno!!!). Però era scoccata la scintilla, Andrea era sempre in mare, agghinandato di tutto punto e veniva con me a fare snorkelling senza alcun timore, anche dove l'acqua era decisamente profonda cosa che mi stupiva parecchio, tenendo conto che aveva 4 anni.

Da quel momento ha cominciato ad interessarsi alla mia attrezzatura, ha messo l'opzione sul mio fucile più corto che, a voler ben vedere, oggi è il suo fucile, ed io lo posso usare solo in seguito ad una sua concessione. Quando camminiamo lungo la spiaggia, con l'acqua alle ginocchia, ha cominciato ad imitarmi, cercando di individuare i branchi di cefaletti o i granchi per farmeli vedere. Ed io, di nuovi, strabordo di orgoglio!!! Quando incrociamo qualche pescatore che rientra dalla spiaggia, corre sempre a vedere cosa ha preso, misura “ad occhio” ogni preda del cavetto e poi rientra, talvolta bullandosi con gli amici del fatto che io ottengo risultati migliori e talvolta sgridandomi perchè ero stato “battuto” dal primo venuto. Durante le ferie dell'ultima estate, devo ammettere che l'impulso irrefrenabile di uscire a pesca era spesso mitigato dalla curiosità di vedere come avrebbe saputo stupirmi quel giorno in spiaggia. E quello che accade a me, noto che accade a praticamente tutti i miei compagni di pesca, accaniti ed accanitissimi praticanti che, normalmente, non avrebbero mai rinunciato ad una battuta di pesca per nessuna ragione.

Qualche tempo fa, durante una uscita molto impegnativa su delle secche al largo, chiacchieravo sul gommone con l'amico Massimo dell'argomento figli. Per prima cosa lui mi raccontò che nel corso di quella estate non aveva mai pescato in apnea. Conoscendo la sua passione e la sua bravura, sono rimasto un po' spiazzato: in pratica Massimo mi diceva che nel corso della lunga estate, dove era stato in diversi posti da sogno per la pesca in apnea, non aveva mai (volontariamente) messo la testa sott'acqua per cacciare. Massimo mi raccontò che le sue due figlie stravedono per il loro papà e che, giustamente, amano passare del tempo con lui; ovviamente anche lui non è da meno e la pesca in apnea aveva perso di interesse.

Massimo usciva in gommone con le figlie (più spesso solamente una, Carlotta) ed effettuavano lunghe pescate a traina. In qualche modo lui riusciva ad appagare i suoi istinti di pescatore, condividendo queste esperienze con le sue bambine. Non solo non era dispiaciuto di non aver pescato, era esaltato nel raccontare qualche cattura particolare effettuata dal suo speciale equipaggio. Mentre raccontava dei pesci presi a traina da sua figlia, il suo sorriso era più acceso di quando ci raccontò della gigantesca ricciola di Fuerteventura o della grossa spigola Adriatica. Quel giorno, comunque, Massimo, nonostante l'assenza di pratica per tutta l'estate precedente, mi diede una batosta terrificante, doppiandomi in termine di catture (sia in numero che in peso); se ripenso a quella giornata e cerco di ricordare le catture, non mi sovviene nulla, ricordo solamente i suoi aneddoti sullle uscite di pesca con le figlie.

Ripensando a quei racconti, mi sono accorto che anche io dall'estate del 2007, da quando cioè ho avuto modo di condividere il mare con mio figlio, ho cominciato a provare delle bellissime sensazioni, un misto di orgoglio, incredulità e paura, che ogni estate si rinnovano ed amplificano arrivando a sorprendermi. Ad esempio, ricordo una sera del mio soggiorno in Sardegna dell'utima estate in cui pianificammo (con gli amici con cui ero in ferie) di passare la giornata seguente in una spiaggia paradisiaca, posta al centro di una vasta Area Marina Protetta.

Premetto che non mi sarebbe mai venuto in mente in passato di rinunciare alla pesca per passare la giornata in quello che per me era un “generatore di frustrazione”: le zone più controllate delle Aree Marine sono quelle in cui i pesci non si spaventano alla vista delll'uomo. Per un pescatore significa nuotare fianco a fianco con la preda agognata senza poterla catturare: un incubo. Quest'anno, invece, ero emozionato all'idea di andarci, addirittura quella mattina rinunciai ad un'albata per essere in forma per la giornata. Le mie aspettative non sono state disattese, durante una escursione, facendo snorkelling con Andrea, abbiamo visto saraghi che sembravano ventiquattrore nuotare ad una spanna dalla maschera ed alcune spigole di grandi dimensioni sguazzare tra le gambe degli ignari bagnanti. Ogni volta vedevo un pesce la mia mano cercava Andrea, che nuotava al mio fianco, per mostrarglielo; per Andrea era la stessa cosa, anzi il suo scopo era quello di anticiparmi per dimostrare a se stesso che aveva battuto papà! Ho trovato un piccolo polpo che nuotava sul fondale, seguito da uno stuolo di grossi saraghi: Andrea è sceso in apnea sul fondo per vederlo da vicino. Io guardando quella scena dalla superficie mi sentivo esplodere. Altro che dentici... (sebbene io debba confessare che un esemplare smisurato, sbagliato la scorsa estate, ancora me lo sogno!!!). Sicuramente però il coronamento della carriera di ogni pescatore in apnea è certamente quando il proprio figlio sarà sufficientemente grande da scendere in acqua con noi. Non è necessario impostare una battuta di pesca vera e propria, averlo al nostro fianco sarà già il risultato più bello. Il mio amico Mario, già da qualche anno, si fa seguire da suo figlio, Francesco.

Mi sono reso conto che condividere la gioia di una cattura speciale, appena riemersi, con il proprio figlio debba essere quanto di più appagante possa capitare ad un padre-pescatore in apnea. Mario è sempre stato un maniaco: albe estreme protratte fino all'ora di pranzo senza sollevare mai la testa per guardare cosa succede fuori dalla superficie. Il pomeriggio si preparava l'attrezzatura per il giorno seguente e la sera a letto presto, per essere reattivi fino dal risveglio.
Non sembra nemmeno la stessa persona che ora si offre di fare da barcaiolo, mentre siamo su una secca col cappello profondo, sapendo che le profondità sarebbero proibitive per Francesco. E quando risalgo in barca, nemmeno un'occhiata al mio cavetto (normalmente imposta dalla classica rivalità scherzosa tra compagni di pesca che ci accompagna da anni) in quanto è presissimo a descrivere l'azione di pesca che gli ha permesso di catturare una bella preda.

Francesco lo ascolta, con attenzione, sa che suo padre è un ottimo pescatore e che ha tanto da insegnargli: nessun conflitto generazionale, non è prevenuto come invece accade ad ogni adolescente. In quel momento padre e figlio sono davvero vicini, il loro rapporto si rinsalda ed i momenti passati insieme a pesca diventeranno un ricordo meraviglioso per entrambi. Un ulteriore cruccio per Mario è la costante apprensione con cui vive ogni uscita di pesca: prima di ogni apnea ed in corrispondenza di ogni riemersione si guarda intorno per individuare suo figlio. Quando Francesco scende per fare un tuffo, Mario è sulla sua verticale che si ventila, per essere pronto in caso di necessità.

Ho notato che quando rientriamo dalle pescate al largo, quando Mario è solo sta con me in consolle a chiacchierare, quando c'è anche Francesco si sdraia sullo specchio di poppa e dorme per tutto il viaggio: evidentemente, cessata la fonte di apprensione, necessita di un po' di relax. In compenso, in quei casi, ho sempre Francesco in consolle a farmi compagnia e devo ammettere che ci facciamo parecchie risate, spesso alle spalle di suo padre. Li osservo spesso quando siamo in gommone e mi rendo conto che Mario è stato bravissimo ad instaurare un bel rapporto di complicità con Francesco, proprio in quegli anni in cui esplode la contestazione dei genitori (l'adolescenza) la condivisione di una passione come la nostra è un legante eccezionale.
In alcuni casi, rari in realtà, accade che Francesco metta alla prova i consigli del padre, confrontandoli con quelli degli altri ragazzi dell'equipaggio; siamo compagni di pesca da diverso tempo ormai (io, Mario e pochi altri) e quindi i consigli dell'uno sono generalmente sovrapponibili a quelli degli altri, con buona pace di Francesco che si trova, anche in questo caso, costretto a seguire le indicazioni del padre. Mi auguro vivamente, tra qualche anno, di poter vivere le stesse emozioni con Andrea. Le premesse sono buone, se si considera che nel corso di una cena, l'estate scorsa, ho sentito Andrea (mio figlio) che proponeva a Lorenzo (figlio di Emanuele Zara) un sodalizio per il quale da grandi sarebbero andati a pesca insieme, come facevano in quei giorni i loro papà. E, ovviamente, Lorenzo ha confermato!!!

 

Michele Rubbini - Bologna
tecno@bluworld.com

 

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