A distanza di circa due anni da un mio precedente articolo su questo argomento mi accorgo che alcune delle considerazioni fatte allora devono essere nuovamente analizzate.
Chiunque peschi con gli arbalete sa che il suo fucile ha caratteristiche assolutamente mutevoli in funzione dell’allestimento: infatti cambiare l’asta, le gomme o anche solo montare o meno il mulinello può radicalmente modificare le caratteristiche dell’arma.
Su questo fronte i pneumatici presentano una minore versatilità, per quanto riguarda la personalizzazione: non è infatti alla portata di chiunque eseguire tutte quelle modifiche del fucile che ne permettono l’incremento (o comunque la modifica) delle prestazioni.
Le considerazioni che mi hanno spinto a riprendere in mano l’analisi fatta sulle gomme in passato derivano dal fatto che un tipico (ed efficace) allestimento di un paio (o più) di anni fa, oggi risulta essere decisamente perfettibile.
Le gomme per i fucili subacquei sono prodotte attraverso un processo di estrusione.
Attraverso una compressione del materiale, mentre questo è allo stato pastoso, lo si fa passare attraverso una matrice (o testa di estrusione) avente forma analoga alla forma esterna del pezzo che si vuole ottenere.
Se la sezione del prodotto desiderato è cava, la matrice presenterà un'anima che riprodurrà il profilo della cavità interna. All'uscita dalla matrice il materiale viene raffreddato o, nel caso della gomma, sottoposto a vulcanizzazione. Una variante al processo è la coestrusione (tipica degli elastici neri fuori ed ambra dentro), in cui si lavorano contemporaneamente materiali diversi, che escono dalla matrice accoppiati. Il materiale da sempre utilizzato è quasi totalmente costituito da caucciù (o gomma naturale). Questo materiale tende, per propria natura, una volta consolidato rispetto alla fase pastosa che subisce il processo di estrusione, a consolidarsi conservando una elevatissima deformabilità. Tale deformabilità è facilmente identificabile in corrispondenza di qualsiasi tipo di deformazione applicata (sia essa una compressione e/o una flessione) ma è particolarmente evidente in caso di trazione: i materiali che presentano queste caratteristiche sono genericamente definiti elastomeri.
Definire le proprietà fisiche di un elastomero è particolarmente complesso, questo principalmente perché il loro comportamento alle sollecitazioni è generalmente molto lontano dalla linearità, salvo per alcuni brevi tratti. Per spiegarmi meglio, sarebbe comodissimo avere a disposizione un modello matematico lineare (relativamente al comportamento degli elastici) perché con questo si potrebbe “calcolare” in maniera semplicissima la deformazione corrispondente a qualsiasi sollecitazione applicata e, di converso, la “spinta” restituita da una gomma sottoposta ad una predeterminata deformazione (allungamento). Mettendo su un piano cartesiano la tensione applicata e la deformazione il comportamento lineare è rappresentato da una retta: in pratica le due grandezze (tensione applicata e deformazione conseguente) sono legate da una costante elastica, come accade per le molle ideali, da una legge del tipo------ Forza = K * Allungamento (dove K è la cosiddetta costante elastica). Alcuni appassionati hanno anche cercato di associare il comportamento della gomma quando sottoposta a sollecitazione ad un valore corrispondente alla cosiddetta durezza superficiale: tale valore è definito come la “durezza Shore”. Va specificato che la durezza Shore è una caratteristica del materiale idonea alla classificazione di elastomeri e plastica. Il tipo di prova è definito negli standard normativi ASTM D 2240, secondo questi tale metodo di prova è basato sulla penetrazione di un tipo specifico di incisore quando forzato sul materiale in circostanze specificate.
La durezza del materiale è collegata inversamente con la penetrazione dell'incisore e dipende dal modulo elastico e dal comportamento viscoelastico del materiale. La geometria dell'incisore e la forza applicata influenzano le misure in maniera tale che nessun rapporto semplice esiste fra le misure ottenute con un tipo di durometro e quelle ottenute con un altro tipo di durometro o altri strumenti utilizzati per la misurazione della durezza. Questo metodo di prova è una prova empirica studiata soprattutto per scopi di controllo. Nessun rapporto semplice esiste fra profondità della rientranza determinata con questo metodo di prova e tutte le altre proprietà fondamentali del materiale esaminato. Quindi qualsiasi “presunto” legame tra le proprietà meccaniche del materiale e la sua durezza determinata col il metodo “shore” non è altro che (appunto) presunto: definire le prestazioni di una gomma attraverso la sua durezza Shore è sbagliato per stessa ammissione della norma che la definisce. La fortissima “non linearità” delle deformazioni rispetto alle sollecitazioni applicate comporta una conseguenza: per prevedere la deformazione corrispondente ad una data sollecitazione è necessario avere un grafico che descriva l’intero comportamento della gomma. Se conosco un andamento delle due grandezze su un piano cartesiano posso determinare il valore assunto di una di esse quando conosco l’altra. Grafici di questo tipo sarebbero utili per tutti quei maniaci (e mi ci metto in mezzo anche io) che amano studiare in maniera approfondita l’allestimento del proprio fucile per capire se sia possibile “spremere” qualche cosa in più in termini di prestazioni.
Avendo infatti a disposizione un grafico di questo tipo sarei sempre in grado (a colpo sicuro) di determinare la lunghezza, per ogni gomma che io decida montare sul fucile, che mi permetterà di ottenere una “spinta” del valore che desidero. Sebbene questo modello sia afflitto da imprecisioni dettate dalle piccole differenze che ci sono tra differenti stock di uno stesso prodotto sarebbe sufficiente per definire un metodo per il calcolo della lunghezza ideale delle gomme estremamente valido. Di contro non mi risulta che nessun produttore di gomme abbia fornito in passato dei grafici di questo tipo: il motivo è semplicissimo, questi grafici non avevano alcun interesse fino a pochi anni fa. Le gomme si compravano imboccolate ed era direttamente il produttore a scegliere quale dovesse essere la lunghezza ideale per ogni formato di fucile.
Con l’avvento delle gomme da legare, impulso attribuibile totalmente ai primi fucili monoblocco in legno che montavano dei circolari con ogiva legata, è cominciata la diffusione di formule per facilitare la determinazione della lunghezza ideale della gomma per ogni fucile. Tali formule avevano l’enorme vantaggio di essere semplicissime, ma applicandole ci si basava su valori statistico-ipotetici che spesso non corrispondevano alla realtà. Bisogna dire infatti che le gomme di qualche anno fa erano particolarmente eterogenee: si trovavano elastici quasi impossibili da caricare, per i quali già raddoppiarne la lunghezza era un successo ed altri che “per quanto li tiravi, tanto si allungavano” ma la spinta era sempre e comunque bassa. A questa situazione contribuiva l’intero processo produttivo: nella miscela pastosa da estrudere erano aggiunte sostanze di varia natura per attribuire particolari proprietà fisico chimiche e la loro presenza modificava il comportamento del prodotto finito. In particolare mi riferisco alle sostanze con funzioni stabilizzanti, che tendono ad evitare che il prodotto finito subisca rapide degradazioni nel tempo dovute in parte all’invecchiamento ed in parte ai fattori ambientali come temperatura ed esposizione ai raggi solari.
L’esempio lampante risiede nel fatto che negli anni passati le gomme color ambra (un colore estremamente vicino al colore naturale del caucciù) avevano prestazioni generalmente migliori e più stabili nel tempo delle gomme nere. Il motivo risiedeva proprio nel fatto che il pigmento nero era inserito dal produttore per proteggere il materiale dagli effetti delle radiazioni solari: esposta al sole una gomma color ambra degradava rapidamente e si formavano delle piccole crepe sulla superficie in particolare nelle zone maggiormente sollecitate meccanicamente. Per la tipica installazione delle gomme, questa sensibilità ai raggi solari era un problema grave, quindi era assolutamente accettabile (per un produttore) sacrificare un po’ le prestazioni per proteggere il prodotto dagli effetti lesivi del sole. Il problema che si è verificato, probabilmente, è che i pigmenti potenzialmente utilizzabili erano molteplici, e potevano essere inseriti con diverse concentrazioni: trovare il meno invasivo per le prestazioni meccaniche e la sua concentrazione ideale non è stata una sperimentazione facile. E come per i pigmenti si sarà verificata la medesima sperimentazione anche per gli altri additivi. In secondo luogo anche il processo di estrusione presenta molte variabili, il prodotto estruso può subire un raffreddamento forzato per accelerare la reticolazione delle catene di molecole (con lo svantaggio di raffreddare immediatamente gli strati esterni e solo dopo un certo tempo queli più interni), oppure essere “termostatato” e portato a temperatura ambiente in tempi lunghissimi per ottenere una reticolazione lenta ed omogenea.
E’ chiaro che i prodotti ottenibili partendo da una stessa materia prima, ma seguendo processi di estrusione diversi, possono presentare caratteristiche completamente differenti. Le combinazioni ed i dosaggi dei componenti e le caratteristiche dei cicli produttivi sono stati perfezionati negli anni dai produttori con lo scopo di ottenere prodotti con prestazioni eccellenti e poco soggetti agli agenti ambientali. Il risultato è che oggi si trovano in commercio molte gomme di qualità enormemente superiore rispetto a qualche anno fa. E questo vale a tutti i livelli: il prodotto meno costoso presente in commercio di oggi, è più valido e prestante del suo equivalente di qualche anno fa! In ogni caso, e credo sia opportuno sottolinearlo, un prodotto di elevata qualità del passato rimane comunque un ottimo prodotto anche oggi. La grossa differenza che si nota è legata alla possibilità di ottenere elevate spinte anche da gomme molto sottili e, cosa importantissima, in corrispondenza di deformazioni incredibili.
Facendo una analisi è possibile riscontrare che sia 10 anni fa che oggi è sempre stato possibile montare gomme idonee a fornire 50 kg di spinta all'asta. Quindi si potrebbe pensare che quanto affermato fino ad adesso sull'evoluzione delle prestazioni sia sbagliato. In realtà va considerato che i 50 kg con una sola coppia di gomme si ottenevano in passato solamente con elastici da 20 o 21 mm di diametro: praticamente dei tronchi! Oggi si possono ottenere le stesse prestazioni anche con gomme da 17/18 mm: la differenza può sembrare minima, ma in realtà ciò comporta una fortissima variazione della sezione resistente. Quando le gomme sono tese infatti il diametro degli elastici si riduce notevolmente e la resistenza idrodinamica offerta dai 17 mm tesi è decisamente inferiore a quella dei 20 mm tesi: ciò determina un migliore brandeggio. Inoltre i 20 mm di qualche hanno fa erano calcolati adottando dei coefficienti di allungamento del 350/370% (cioè l'elastico teso risultava essere 3,5/3,7 volte più lungo dell'elastico a riposo): con questi allungamenti era possibile ottenere prestazioni (spinte) eccezionali. Con le gomme di oggi (da 17/18 mm di diametro), per ottenere i famosi 50 kg di spinta, è necessario adottare coefficienti di allungamento sorprendenti, ben oltre il 400% (quindi l'elastico teso sarà come minimo 4 volte più lungo dell'elastico a riposo). Sottoporre l'elastico ad un simile allungamento (raggiunto senza alcuno snervamento) significa che lo stesso in configurazione tesa avrà un diametro ancora più risicato, con il vantaggio di un brandeggio decisamente superiore. Questo non basta però... Se la gomma moderna può subire deformazioni molto superiori ciò garantisce anche un migliore trasferimento dell'energia all'asta. Una gomma da 20 mm (come quella dell'esempio sopra citato) quando si contrae trasferisce energia all'asta solo durante un brevissimo tratto iniziale, durante il quale è riscontrabile un costante incremento della velocità dell'ogiva (e quindi anche dell'asta).
Dopo i primi centimetri l'ogiva raggiunge la velocità massima per poi cominciare a rallentare: da questo punto in poi la velocità dell'asta sarà superiore a quella dell'ogiva e quindi non si verificherà più nessuna spinta. Se una gomma da 20 mm è allungata al 350%, la sua velocità di contrazione raggiungerà il massimo in corrispondenza di un punto non bene precisato posto a poca distanza dal punto di partenza (corrispondente all'asta bloccata nel meccanismo di sgancio): se si parla di un fucile da 100 e la gomma da 20 misura a riposo circa 28 cm il massimo della velocità verrà raggiunto nella prima “spanna”di spazio percorso dopo lo sgancio. Queste gomme infatti presentano una velocità di contrazione notevole, sono nervose. Una nuova gomma da 17 mm allungata al 420/430% (non sono valori folli ma sono stati provati con risultati positivi con alcuni nuovi materiali) potrà misurare 23,5 cm circa (quattro centimetri e mezzo in meno). Inevitabilmente la rampa di accelerazione che subirà l'asta sarà differente: il massimo della velocità sarà raggiunto ben oltre al punto in cui lo raggiunge con le gomme da 20 mm di vecchio tipo.
La conseguenza: le nuove gomme accompagnano l'asta per una corsa maggiore, quindi trasferiscono alla stessa maggiore energia. Non va trascurato che in alcuni casi queste nuove mescole presentano anche prestazioni meccaniche notevolmente incrementate: potrà spesso verificarsi il caso in cui la velocità massima raggiunta con le gomme attualmente in commercio sia superiore a quella massima raggiungibile con le vecchie gomme. Quindi il tiro oltre che essere più potente sarà anche più veloce. La cosa positiva è che analizzando i grafici (di altri settori) che descrivono le proprietà degli elastomeri si scopre che esistono materiali idonei ad operare in condizioni di deformazioni fino al 700/750%. Anche ammettendo che tali materiali non presentino le caratteristiche meccaniche che noi richiediamo alle gomme dei nostri fucili, va sottolineato che i margini di miglioramento sono enormi. Pensando di poter utilizzare materiali più sofisticati (nei prossimi anni forse) si potrebbe attrezzare un 100 con delle gomme lunghe 20 cm (e forse anche meno) di diametro 16/17 mm ed ottenere spinte anche oltre al muro dei 50 kg. In pratica non è escluso che fra qualche anno i fucili a gomma singola possano avere potenza e gittata sufficiente per fermare un tonno... e noi pescatori avremo sempre meno la possibilità di discolparci!
Sull'argomento elastici ho pensato ad una brevissima intervista a quattro grandi campioni di pesca in apnea ed ad un outsider. I campioni non hanno bisogno di presentazione, sono, in rigoroso ordine alfabetico: Stefano Bellani, Bruno De Silvestri, Maurizio Ramaciotti ed Enrico Volpicelli. L'outsider è invece Riccardo Andreoli, il recordman di blue water hunting, che per il tipo di pesca che pratica richiede alla propria attrezzatura diverse prestazioni.
1. Preferisci gomme di elevato diametro o sottili?
Andreoli: in generale sottili, MOLTO progressive. Ramaciotti: sottili, massimo da 17 mm. Non è una regola… ma con le gomme sottili mi trovo meglio. Volpicelli: per fucili da 60 e 75 uso elastici da 17,5 ed aste da 6 mm, per il 90 (fucile che uso anche in tana) il diametro è da 18,5 ed aste da 6,25. Dal 100 in poi 18,5 o 20 ed aste da 6,5. Una volta usavo grossi diametri su tutti i fucili, poi mi sono reso conto che era inutile e che nella pesca in tana era addirittura controproducente per via della frequente rottura dei pesci.... De Silvestri: Uso principalmente fucili da 75 con gomme caricate in prima tacca, pesco al razzolo ed all’agguato, un’arma più potente oltre che inutile sarebbe controproducente. In quel caso sono le gomme da 16 mm che la fanno da padrone! Ovvio però che per aspetti profondi, pesche mirate su grosse prede o cernie di grandi dimensioni in tana scelgo gomme di diametro decisamente superiore per avere garanzia che il colpo sia assolutamente definitivo e che la gittata sia sempre (come minimo) sufficiente. Sottolineo che per gli aspetti profondi scelgo gomme di diametro maggiore perché quando le atmosfere che insistono sulla superficie della gomma sono tante, le prestazioni della gomma degradano parecchio e questo è da tenere presente quando si scelgono le gomme per un particolare tipo di pesca! Bellani: Uso gomme da 16 mm, preferibilmente. E’ ovvio che se si parla di fucili indicati per una pesca più impegnativa sceglierò diametri superiori. In ogni caso si tratta di scelte non improvvisate al momento: i miei fucili sono allestiti e pronti sul gommone tutto l’anno. Ognuno di essi è calibrato per un uso particolare e le gomme che monta sono del diametro necessario per quello scopo… L’unica scelta che faccio sempre è quella di montare gomme più corte: ad esempio quelle del 90 montate sul 100. Le prime volte il fucile è durissimo da caricare ma poi raggiunge un equilibrio grazie al quale è possibile fare tiri strepitosi.
2. Sono diverse le gomme necessarie negli elastici a gomma singola da quelli doppia gomma (o plurigomma)?
Andreoli: Sì, nel plurigomma si scende talora a diametri inferiori a 15… ma si parla di 4 o più gomme agenti contemporaneamente sull’asta. Ramaciotti: io non uso mai fucili a doppia gomma, non sono nelle mie corde. Amo la semplicità dell’azione di pesca e poi con una buona azione di pesca è possibile scoccare un buon tiro con fucili con una sola gomma non particolarmente esasperati. Volpicelli: meglio più progressive nel plurigomma. In realtà se si usa la sola doppia gomma (e non 3 o 4) si possono usare tranquillamente gomme da 20 (entrambe): non trovo necessario ridurre i diametri in questo caso.
De Silvestri: Li uso principalmente nella pesca profonda, per la motivazione espressa in precedenza circa la riduzione di prestazione dovuta alla pressione. Ho il gommone sempre pieno di fucili, sembra un battello da assalto! Ogni fucile ha un sua utilizzo ed ho fucili doppia gomma con gomme sottili ed altri con doppia gomma di diametro generoso: i primi vanno benissimo per grosse prede in basse e medie profondità, i secondi per le grandi profondità. Bellani: Sinceramente non uso i fucili doppia gomma. Li ho trovato poco precisi quando li ho utilizzati, sono macchinosi… Tra l’altro un buon fucile preparato a dovere consente di freddare qualsiasi preda nei nostri mari, ad un bravo pescatore, senza bisogno di potenze esagerate.
3. le gomme attuali sono più performanti di quelle di qualche anno fa?
Andreoli: la mia esperienza è un po' limitata, ma non credo, nella gamma delle mie esperienze e negli elastici progressivi. Forse in quelli tirati/cattivi può darsi che qualche incremento ci sia stato. Ramaciotti: non ci sono grandi differenze... in passato si usavano elastici durissimi, oggi sono progressivi e questo consente di avere una spinta analoga utilizzando gomme più semplici da caricare. In ogni caso meglio evitare gomme troppo corte: si snervano prima e si fa una fatica esagerata per caricare il fucile. Volpicelli: sicuramente si. Ma vado ad intuito. Le gomme che usavo qualche anno fa erano montate su fucili di qualche anno fa. Montando quelle gomme su un fucile attuale che risultati si avrebbero? E con le gomme di oggi su un fucile vecchio? Diciamo che il fucile attuale, allestito con una buona gomma attuale permette di ottenere prestazioni superiori rispetto ad un suo antenato allestito con le rispettive gomme. De Silvestri: …in che senso? Se parliamo di prestazioni pure e semplici non credo. Tra l’altro la cosa mi interessa anche poco, prediligo pescare con gomme soft, mai esasperate; addirittura ho chiesto a Cressi una fornitura delle gomme che monta “di serie” sui suoi fucili perché ritengo che siano un ottimo compromesso alla portata di tutti. Se invece parliamo di resa elastica, la velocità con cui la gomma si contrae, può darsi che qualche differenza sia riscontrabile: ritengo comunque che siano differenze poco percepibili e non intressanti ai fini della finalizzazione (non fanno la differenza). Bellani: Sinceramente, a mio avviso, gli incrementi ci sono stati. Diciamo che sono visibili su tutta la produzione ma, essendo io un amante degli elastici cattivi e più corti del normale, ho notato che i modelli di punta della Cressi rendono veramente tantissimo; in particolare conservano nel tempo le prestazioni, al punto che con una stessa coppia di gomme è possibile pescare per un’intera stagione. Questo, con le gomme di qualche anno fa, era impensabile, le prime crepe cominciavano a vedersi già dopo le prime uscite.
4. Come conservi le gomme? Adotti tecniche particolari per preservarle...
Andreoli: Ho sentito di gente che le tiene in freezer. Io mi limito a tenerle al buio, sigillate dentro ad un sacchetto di plastica nera, distese. Ramaciotti: molto semplicemente, non le preservo... quando si rovinano le sostituisco...non sono un bravo manutentore, li cambio spesso. L’unica manutenzione è lavarle con acqua dolce. Volpicelli: lavo tutto, boccole e legature (e tutto il fucile) con acqua dolce. In inverno le cospargo di talco e le metto al buio. Per i ricambi, quelle gomme di riserva che tengo a casa, uso l’olio di vaselina: lo spalmo sulla gomma e la ripongo al buio. Un ottimo packaging è quello proposto dalla Antolas Design, in cui la custodia in cui sono venduti gli elastici è opaca e richiudibile a tenuta (preserva dalla luce e dall'ingresso di materiali come polveri e simili). De Silvestri: tratto malissimo l’attrezzatura: al più una sciacquata. L’unica precauzione che adotto (che è fondamentale a mio avviso) è quella di tenere il fucile carico solo quando serve. Un fucile carico in barca, oltre che pericolosissimo, espone gli elastici ad un surriscaldamento (il sole li investe mentre sono asciutti) che determina uno snervamento rapidissimo: tenere il fucile carico in barca significa rovinare le gomme rapidamente. Bellani: ho già detto che lascio i miei fucili sul gommone esposti a sole, pioggia, gelo e quant’altro possa succedere per tutto l’anno. Non sciacquo nemmeno i fucili con l’acqua dolce. Le gomme le monto sul fucile e da quel momento non gli faccio più nulla!
5. un fucile ad elastico di tipo mediterraneo può avere prestazioni analoghe ad un pneumatico di pari lunghezza? Se si, monogomma o doppia gomma?
Andreoli: dipende dal tiro. Se parliamo nel blu, lontani, è meglio un doppia gomma (almeno doppia). Altrimenti, vicini, se ci si riesce ad avvicinare a sufficienza, l'aria e un'asta da 9 mm, non hanno paragoni. Questo parlando esclusivamente di tiro e perforazione... Ramaciotti: non uso più pneumatici... ma si sono avvicinati l'uno all'altro nelle caratteristiche e nelle prestazioni. Ci sono fucili ad elastici che danno grande potenza e pneumatici con versatilità eccezionale. Ancora il pneumatico ha maggiore penetrazione ma le differenze non sono più così grandi. Volpicelli: secondo me le prestazioni sono vicine se si adottano gomme da 20 con doppio elastico, ma solo fino ad una certa profondità... oltre un certo limite le gomme subiscono l'effetto della pressione e riducono notevolmente le prestazioni. Se si vogliono risultati eccezionali si devono utilizzare gli enormi fucili australiani che montano molti elastici e lanciano aste con diametro da un cm... in quel caso anche un tonno da 200 Kg potrà essere facilmente “bucato” se il tiratore è stato bravo... ovviamente! De Silvestri: non uso i pneumatici da anni. Però le differenze, le modifiche, i miglioramenti tecnici degli arbalete sono stati pochissimi. Nei pneumatici forse qualche studio in più c’è stato. Sono migliorati i materiali costruttivi, questo si: ma per entrambe. Credo che la differenza di prestazioni sia ancora presente (a favore dei pneumatici), così come la differenza di versatilità (a favore degli arbalete). Bellani: Se scartiamo gli enormi fucili oceanici e ci limitiamo ai nostri, forse una certa differenza di prestazioni rimane, specie se si desidera sparare aste di grande diametro. Ma per una pesca “normale” credo che si possano fare più catture con l’arbalete che con il pneumatico, è più versatile. In ogni caso la differenza si è un po’ ridotta con le nuove attrezzature… continua però ad esserci.
6. Gomme imboccolate o da legare? Andreoli: Nel blu, rigorosamente da legare. Qualche anno fa ho usato anche le imboccolate, uniche possibili all'epoca, ma non mi piacciono per nulla. Il problema, che lentamente si sta riducendo, sta nel trovare elastici a metro nella stessa gamma di scelte di quelli imboccolati. All'estero il problema è ribaltato, in qualunque Tackle Shop trovi metri di elastici di tutti i diametri e devi chiedere appositamente gli imboccolati. Ramaciotti: Uso gomme imboccolate... principalmente perché ho poco tempo da dedicare all’attrezzatura: il mio tempo libero preferisco dedicarlo alla pesca. Le ogive che utilizzo però sono di tipo legato: ho l’impressione che migliorino un po’ il tiro e garantiscano una maggiore velocità di scorrimento in acqua (quindi una maggiore velocità trasferita all’asta). Volpicelli: ho sempre usato gomme imboccolate e non ho mai avuto problemi con attrezzatura di serie. Recentemente ho adottato però gomme da legare, ottenendo un notevole incremento di prestazioni. All'inizio ho avuto problemi: se tagli troppo lungo puoi sempre accorciare... ma se sono troppo corte è necessario confezionare una nuova coppia di gomme. Quando ci ho preso la mano, però, i risultati sono stati sorprendenti: sarà l'eliminazione dell'effetto paracadute della boccola, sarà la ottima personalizzazione... ma i risultati mi hanno esaltato. De Silvestri: Solo imboccolate. Il mio scopo è prendere i pesci. Non mi appassiona il bricolage, mi piace prendere i pesci, quindi scelgo le soluzioni più semplici sicure e rapide. Bellani: assolutamente gomme imboccolate. In passato ho montato ogive da legare che mi costruivo da solo con del cavo di acciaio: risultati eccellenti. Ma poi il cavo si sfilacciava, mi piantavo gli spezzoncini nelle dita quando caricavo… ed ho capito che la cosa non andava. Una buona ogiva articolata, leggera e resistente, direttamente associata alle boccole è la mia scelta attuale.
7. il pesce più grosso mai preso con un fucile monogomma?
Andreoli: Questi tipo di fucili non sono esattamente il mio strumento ideale. Li ho usati una volta sola. Un C4 da un metro circa per vedere di tirar via branzini da una, ehm, struttura immersa. Primo tiro in assoluto, insagolato un branzino da un chilotto a fine corsa di due passate. Ramaciotti: usando solo fucili monogomma faccio poca fatica a rispondere: una ricciola di 33 kg presa in Corsica. Volpicelli: non ho mai preso pesci enormi (come le grandi ricciole, anche se ne ho centrata una enorme persa durante il recupero). Tornando alla domanda ho preso grosse spigole (fino a 4,6 kg), un grosso serra ( 6 kg), bei denticioni e... sulle isole qualche bella cernia (in particolare un “mucca” presa con Roberto Tiveron alle formiche di Ponza... lavorata per un'ora a -22 mm). De Silvestri: e qui si torna al mio famoso 75 caricato alla prima tacca… mentre risalivo da un’apnea esplorativa mi si è avvicinata una grossa leccia, sparata al volo sulla schiena e passata. Ovviamente il recupero non è stato semplicissimo ma ha fatto segnare circa 15 kg sulla bilancia. Un’altra bellissima preda è stata una cernia di 20 kg, sempre con il 75 al minimo: mi sono infilato in una tana ala ricerca di corvine ed ho visto questo mostro. Tiro immediato ed istintivo, l’asta è entrata di poco, ma a sufficienza per toccare il cervello e freddare l’animale. Bellani: sono due, presi con un fucile preparato per la pesca ai dentici (che montava una singola coppia di gomme, probabilmente da 20 ed un’asta da 6,5): si tratta di tonni. Il primo pesava 106 kg l’ho colpito lungo il suo asse longitudinale, l’asta non lo ha passato, anzi ha appena toccato la spina dorsale: la punta però si è infilata nella cartilagine tra due vertebre. Un colpo magistrale, il tonno impossibilitato a fare qualsiasi movimento si è intanato. Recupero facilissimo! L’altro invece era 115 kg, sparato di muso molto bene: il recupero ha richiesto due lunghe ore di tiro alla fune.