| HOME | CHI SIAMO | CONTATTI | GALLERY
| SPONSOR | LINK | ARCHIVIO | FAI DA TE
             
               
               
  _Gli Articoli di Michele Rubbini  
     
     
 
 

 
   
   

Richiami

Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo imbattuti nei richiami: chi ha emesso un suono gutturale durante un aspetto per convincere la ricciola a deviare la propria traiettoria, chi ha un amico che cattura spigole con regolarità schiaffeggiando l'acqua e chi prende in giro i tanti amanti dei richiami. Va premesso che, seppure con alterni periodi di rinnovato entusiasmo, io credo poco ai richiami, quindi non posso che analizzarli criticamente, sempre un po' dubbioso circa l'effettiva utilità degli stessi.
Va riconosciuto infatti che, tra i miei amici quelli che saltuariamente ricorrono ai richiami sono tutti molto bravi: si muovono in acqua con una naturalezza rara, interpretano le condizioni di corrente, termperatura e trasparenza per impostare la battuta di pesca e riconoscono l'atteggiamento delle prede al primo colpo d'occhio, prevedendo i loro movimenti.
Il fatto che loro ricorrano ai richiami quindi a mio avviso non fa testo. Se si trovano appostati sul fondale all'aspetto e vedono una spigola, al limitare della visibilità, che si muove lenta, riescono a capire se li ha percepiti o meno, ed in funzione di questo decidono se sia opportuno palesarsi alla stessa emettendo qualche rumore o una bollicina d'aria o restare immobili ed attendere il lento avvicinamento.

   
 

Non metto in dubbio che in certi casi possa essere opportuno attirare l'attenzione della preda, ritengo invece poco produttivo l'uso sistematico dei richiami, specie se non si è in grado di modularli alla particolare situazione. Per fare un esempio stupido, mi è capitato in passato di andare a pesca in una zona battutissima in cui qualsiasi pesce era terrorizzato dall'uomo e scappava non appena ne scorgeva la sagoma in lontananza. Ero certo che la giornata di pesca non avrebbe regalato molto, ma almeno potevo sperare di imbattermi in un qualche pesciotto, intento a mangiare e scovato durante un agguato subacqueo.
Ma non avevo fatto i conti con un virtuoso dei richiami che era sceso in aacqua quasi assieme a me e che condivideva con me una porzione di costa tutto sommato piuttosto limitata.
Appena entrato in acqua mi sono reso conto che la situazione era preoccupante, infatti il collega continuava a schiaffeggiare l'acqua con un'enfasi tale che, probabilmente, anche qualche spigola oceanica, mossa a compassione, avrebbe avviato una migrazione per raggiungerlo! Inutile dire che i miei miseri obiettivi (saraghi e cefali di medie dimensioni che spesso capita di vedere in quelle zone) in seguito al fragore prodotto dal collega erano tutti spariti. La mia giornata di pesca, a quel punto, è stata dedicata unicamente ad una ipotetica botta di fortuna: ho condotto per tutti il tempo degli aspetti, rivolto verso il collega, per cercare di intercettare i cefali che fuggivano, intimoriti dalla suo insistente percussione delle superficie.
Non ho preso niente, ma ho visto qualche cefalo, per la verità. Il collega è uscito sconsolato (con una tendinite alla spalla sinistra immagino...) senza alcuna preda in carniere.
Abbiamo scambiato due parole. Mi ha raccontato che si trattava di una tecnica di cui aveva letto su una rivista (e qui dobbiamo prenderci le nostre responsabilità!!!) e che garantiva di attirare tutte le spigole presenti nella zona. Ho cercato di farlo ragionare sul fatto che la zona era battutissima, frequentata anche da pescatori fortissimi, e che le spigole di quel litorale erano più smaliziate di una ex-velina.
Di tutta risposta ha confermato l'adozione dello schiaffo serviva proprio per vincere la ritrosia delle spigole locali a mostrarsi al pescatore. Non riuscendo a farlo desistere da questo suo “delirio schiaffeggiante” gli ho però fatto notare che in quel modo si precludeva la possibilità di incontrare altre prede, sia prede blasonate quanto le spigole come orate e dentici, sia prede di minore prestigio ma altrettanto divertenti come saraghi e cefali.
A questo punto, invece mi ha spiazzato. Mi ha raccontato che invece, mentre era fermo sul fondo (dopo aver schiaffeggiato la superficie ed essersi immerso ed appostato), grattava il fondale con l'indice ed emetteva dei suoni gutturali con la laringe. Un po' come se un cacciatore terrestre, montasse i richiami per i colombacci, spargesse cibo sul terreno e soffiasse come un forsennato nei diversi fischietti da richiamo destinati ad anatre ed altri animali.
Una assurdità! Pur temendo una risposta che indirettamente mi avrebbe colpito, quindi gli ho chiesto come gli fosse venuto in mente di creare questo pout-pourry di richiami, e lui di tutta risposta continuò ad attribuire alla rivista il merito della sua azione di caccia. Per una sorte di tentativo di redenzione, amico mio, se stai leggendo questo articolo, sappi che il tuo modo di interpretare i richiami è sbagliato: credo comunque che lo avrai capito già da solo, accorgendoti che gli incontri subacquei erano talmente rari da poter essere considerati sporadiche eccezioni.
Non voglio comunque creare disullusioni negli estremisti del richiamo: non mi sognerei mai di dire che non funzionano, ma solo che saperli usare bene, quando serve ed in maniera proficua è decisamente difficile.
I richiami devono in primo luogo essere commisurati alle condizioni del mare e della zona di pesca: quando il mare è perfettamente piatto e la giornata è calda (tipiche condizioni di un'alta pressione) ho notato che spesso è più facile incontrare le spigole (in primavera o in tarda estate inizio autunno in particolar modo) agguatando nel sottocosta nella maniera più silenziosa possibile.
Qualsiasi movimento, che non sia quello della mano che ci traina, deve essere eseguito solo quando siamo schermati da una roccia o prima di scapolare una punta, per minimizzare le vibrazioni emesse in aventi (la direzione in cui potremmo scorgere la nostra preda).
In questo caso schiaffeggiare l'acqua, a mio avviso, produce pochi vantaggi: dovremo infatti cercare di sfruttare l'assenza di movimento dell'acqua per renderci quanto più invisibili possibile a tutti i sensi dei pesci. Invece, se l'onda è più evidente (non parlo di mare mosso, ma di una increspatura che comunque renderebbe difficile muoverci silenziosamente nel sottocosta con agguati cosiddetti a “struscia panza”) creare qualche schizzo sulla superficie (con uno schiaffo ad esempio) prima di imergerci, magari in una zona con un fondale a batimetrica più o meno costante e molto esteso, in cui sappiamo essere presenti le spigole, potrebbe incuriosirne una al punto da farla avvicinare.
Un altro fattore importante è la trasparenza dell'acqua: non è da escludersi, infatti, che, in condizioni di visibilità eccellente, la spigola si avvicini al punto da vederci chiaramente senza arrivare a tiro o addirittura senza nemmeno essere vista.
Quindi trovo lo schiaffo più interessante quando l'acqua è leggermente intorbidita piuttosto che quando è perfettamente cristallina. Trovo invece difficilmente applicabili i richiami destinati agli sparidi, in particolare a saraghi ed orate.
Negli anni ho notato che praticando degli agguati silenziosi, preferibilmente lunghi (in conformità alla proprie capacità di apnea), che si concludono con degli aspetti (nei casi in cui non è possibile avvicinarsi alla preda rimanendo opportunamente riparati) portare a tiro saraghi ed orate non è una cosa eccessivamente complessa.
Riuscire invece ad attirarli conducendo un aspetto, farcito con alcuni rumori adescanti, è decisamente piùù difficile! Se è vero che grattare con un dito sullo scoglio può evocare il rumore di un'orata intenta a grufolare è altrettanto vero che basta pochissimo per esagerare, scacciando tutti i pesci dei dintorni, terrorizzati!
Per utilizzare efficacemente il richiamo ottenuto sfregando un dito sullo scoglio occorre essere silenziosi e sinuosi come una murena: scendere con una capovolta da manuale, arrivare sul fondale, scivolare dietro un riparo senza produrre alcun rumore; solo allora e solo se saremo stati perfettamente silenziosi, sarà possibile sfruttare il piccolo rumore prodotto con il dito per incuriosire la preda che, fino a quel momento non si è accorta di noi.
Se ci ha visti scendere, ha sentito il fucile che cozzava su una roccia ed ha visto la nuvola di sospensione alzata dalle nostre pinne dubito fortemente si lascerà ammaliare dal suono incantatore di un dito che sfrega su uno scoglio.
Va evidenziato che addirittura, con pesci come le orate, a volte funziona la strategia opposta: anziché incuriosirle tendendo un aspetto farcito da un rumore adescante, se le abbiamo individuate possiamo tentare di avvicinarci alla loro verticale in maniera lenta e silenziosa e poi spaventarle dalla superficie allargando di colpo braccia e gambe ed emettendo un versaccio attraverso lo snorkel.
Per quanto possa apparire assurdo, in taluni casi lo shock è capace di fare intanare l'orata nella tana più vicina, che spesso non è altro che un buchetto privo di vie di fuga.
Scendendo immediatamente (fino a che lo shock prevale sull'istinto di fuggire) potremmo trovarla ferma nell'anfratto e colpirla con relativa facilità.
Questa “tecnica” che io annovero impropriamente tra i richiami (sebbene sia qualcosa di antitetico ad un richiamo vero e proprio), mi è stata per la prima volta riferita da un bravo pescatore di Genova (Piero Carrera) che, autoproclamatosi “L'Orribile” in ragione del suo aspetto non propriamente da divo Hollywoodiano, l'ha sempre definita “La Mossa dell'Orribile” in quanto con questa lui riusciva spesso a mettere a carniere delle belle orate.
Dal canto mio ammetto di essere riuscito a far intanare una sola orata nella mia carriera con questa tecnica, ma di non essere stato sufficientemente rapido nella discesa sulla tana per sorprenderla mentre ancora era in preda allo spavento. Quindi o non sono stato abbastanza rapido o non sono stato abbastanza “orribile”!!!
Un richiamo che invece mi capita di usare saltuariamente con successo, è il suono gutturale che si emette compiendo un gesto simile ad una deglutizione.
E' utile per i pesci curiosi: le ricciolette, le lecce, ma anche i saraghi pizzuti, quelle volte che sono indecisi se avvicinarsi o meno possono essere incentivati da un rumore di quel tipo. Il motivo preciso lo ignoro, visto che non lo riconduco ad alcun altro rumore della vita subacquea. Ma credo sia capitato a molti praticanti di notare che il Pizzutone che arriva da lontano ad un certo punto rallenta, si distrae e comincia a nuotare lento verso altra meta.
Per non parlare dei branchi di ricciolette, che arrivano veloci fino a 8/10 m da dove siamo appostati, e poi, a causa della distrazione di una di loro che cambia direzione, spariscono altrettanto rapidamente.
In questi casi, quando ci rendiamo conto che si presenta una situazione di stallo, emettere un suono gutturale, mentre siamo immobili e correttamente appostati, può nuovamente attirare verso di noi l'attenzione delle prede garantendoci di portarle alla distanza utile di tiro. Va ricordato che in questo caso i pesci non si aspetteranno alcun movimento da noi, perchè sono stati attirati dalle nostre iniziali vibrazioni, poi hanno perso di interesse per le stesse ed hanno deciso nuovamente di avanzare verso un nuovo elemento di interesse, una fonte di rumore.
Quindi è plausibile che al primo nostro movimento i pesci schizzino via terrorizzati. E' quindi preferibile aspettare che le prede scorrano davanti all'asta e scoccare il tiro o, al limite, eseguire correzioni quasi impercettibili della linea di mira.
E' altrettanto vero che con le ricciolette e con i saraghi (specie i pizzuti) funziona molto bene anche un richiamo visivo: la tecnica consiste in quello che in gergo definiamo “fare il polpo”.
In pratica mostrarsi per un istante, fino a che non siamo sicuri che la preda ci abbia visto, per poi nasconderci dietro ad un riparo.
Questo tentativo di sottrarci agli occhi della preda suscita in molte specie una fortissima curiosità che le porterà ad avvicinarsi pericolosamente (dipende in questo caso dalla nostra mira il “quanto pericolosi saremo”) al subacqueo appostato.
Ad onor del vero, questa tecnica, se eseguita con la dovuta perizia, consente di “fregare” anche prede blasonatissime come dentici, orate, ricciole (anche grandi), spigole e via dicendo.
Ma prima di essere in grado di burlarsi di un grosso dentice, sarà certamente necessario impratichirsi a dovere con pizzuti e ricciolette!
Un richiamo utilizzatissimo ed apparentemente semplice da eseguirsi con il quale non ho mai avuto feeling è l'emissione della bollicina d'aria durante l'aspetto. Ci fosse stata una volta in cui io sia riuscito nell'intento. Togliendo tutti i tentativi infruttuosi causati da un errato approccio al fondale (vibrazioni in fase di discesa causate da una direzione sbagliata o da una posizione scomposta, nuvola di pulviscolo provocata dalle pinne su un substrato supposto roccioso ed invece costituito da sedimenti vari, scontri dell'attrezzatura su qualche roccia...) una volta appostato mi rendevo conto che emettevo la bollicina sempre nel momento sbagliato.
Mi è capitato che durante l'aspetto non arrivasse nulla: tentavo quindi l'emissione della bollicina, terrorizzando l'orata che stava avvicinandosi dall'alto e che, sebbene guardinga, non mi aveva ancora notato. Un altra volta, vedendo dei saraghi al limite di visibilità, mi sono prodigato in un concerto di bollicine, studiando i movimenti del branco in corrispondenza dell'emissione di ciascuna di esse. Peccato però che sul lato opposto a quello in cui si trovavano i saraghi si fossero palesati alcuni denticiotti (nulla di eccezionale, ma comunque prede interessanti): lo scoprii al momento dello stacco dal fondo, perché la guerra psicologica ingaggiata con i saraghi a suon di bollicine mi impediva di volgere altrove la mia attenzione.
Per concludere mi limito a segnalare due perle che ho collezionato nella mia carriera di pescatore in apnea.
La prima mi vede a pesca in Sardegna. Io non sono un maratoneta della pesca, qualche ora e devo smettere; sopporto bene la fatica ma malissimo la fame: ma capita che con gli amici giusti mi lasci convincere a superare la durata standard delle mie battute.
Quel giorno eravamo in acqua da circa 6 ore ed io ero in preda ad una fame atavica, mi sentivo come Taz, il Diavolo della Tasmania della Warner Bros. In uno degli ultimi aspetti (prima della resa), stavo riuscendo in qualcosa di strepitoso: ero in prossimità di uno spacco abitato da delle corvine e queste stavano uscendo dalla tana , venendo verso di me. Ero teso come una corda di violino, c'erano anche dei begli esemplari. Come un fulmine a ciel sereno dal mio stomaco parti un suono orribile, uno di quelli che accompagnano i cosiddetti “crampi della fame”. Le corvine sono schizzate nel loro anfratto veloci come missili ed io sono rimasto deluso a fissare un paesaggio ormai deserto.
L'altro aneddoto, ad esito differente, riguarda invece una battuta di pesca autunnale nel mio alto Adriatico.
Stavo battendo una zona frequentata da spigole, anche di buone dimensioni: acqua torbidissima e stratificata. Mentre cercavo una zona dove fosse possibile appostarsi in condizioni di sufficiente visibilità ho avvertito chiaramente una scodata: dallo schiocco doveva essere un bel pesce.
Senza nemmeno preparare la respirazione ho riempito i polmoni e mi sono appostato dove capitava. E' necessario premettere che avevo fatto una abbondante colazione, circa un'ora prima, consapevole dei miei limiti dovuti al sopraggiungere della fame.
La premessa era dovuta in quanto, mentre ero appostato sul fondale, e non vedevo nulla, nemmeno cefali, il mio stomaco (evidentemente malato di mania di protagonismo, durante le battute di pesca) ha deciso per l'istantanea emissione di un rigurgito (un rutto volendo chiamare le cose con il loro nome).
Appena emesso il rumore ho capito che la spigola era persa. Invece dall'alto, ho visto sbucare una testa, incuriosita dalla vibrazione dai toni bassi che era stata emessa, che è stata tempestivamente trafitta dalla mia asta. Quasi certamente non era lo stesso pesce della scodata (questa era una spigola di un chiletto circa, la scodata era probabilmente stata emessa da un pesce decisamente più grande a giudicare dal rumore), ma posso vantarmi di aver catturato una spigola utilizzando un rutto come richiamo, forse poco elegante ma, in quel caso, certamente efficace.

 

 

Michele Rubbini - Bologna
tecno@bluworld.com

 

Blog counter