Urukaj
Mi chiamano dall'ufficio per segnalare che è arrivato un pacco per me; sottolineano che ha dimensioni preoccupanti. Concludo la riunione e mi dirigo in ufficio. Effettivamente si tratta di un pacco alto 180 cm con sezione 10 x 10, piuttosto pesante, tra l'altro. Lo apro e dentro trovo un prototipo (forse sarebbe meglio dire IL prototipo visto che ne esistono solamente due) di URUKAY 120. L'impatto è notevole, ho avuto per le mani il prototipo del 105 per le prove in piscina del Raduno di Bluworld di ottobre 2006, ma questo, dimensionalmente, lo sovrasta.

Monta un'asta da 7 mm di diametro con le tacche, lunga 170 cm, ovviamente si tratta di una versione a doppia aletta: solo questa pesa circa 500 g. Tralascio la descrizione del trasferimento ufficio-casa: “fortunatamente” non sono stato fermato da nessuna pattuglia della Polizia Stradale, mentre gironzolavo per la città in scooter con un fucile di 180 cm di ingombro, portato come la lancia di un cavaliere medioevale... “fortunatamente”! ...è il caso di dirlo! C4 mi ha inviato due differenti coppie di gomme: due circolari da 16 mm di diametro, di colore nero e due circolari di 17,5 mm di diametro, di colore ambra. I secondi sono decisamente tirati, tant'è che alla prima prova di tiro si spezzerà un'ogiva articolata di dimensioni generose appena incoccata nella rispettiva tacca: prenderò l’evento come una tragica casualità e non come un attentato ordito alle mie spalle da Marco Bonfanti. Il fucile presenta una forma estremamente originale: evoca immagini di documentari su anaconda ed altri grandi serpenti che inghiottono prede di dimensioni tali da provocare la deformazione del loro corpo. Questo, a giudicare dalla deformità, ha probabilmente inghiottito una cerniotta di 3 Kg ed è nella prima fase della digestione! L'impugnatura è la stessa che caratterizza i Mr. Carbon, è quindi regolabile secondo una molteplicità di configurazioni per adattarsi alla mano dell'utilizzatore. I due blocchetti in dotazione (che costituiscono la porzione posteriore dell'impugnatura) hanno dimensioni differenti e possono essere montati sulla porzione anteriore, attraverso delle viti di fissaggio, con l'interposizione di specifici dischetti polimerici a spessore calibrato. In pratica è possibile realizzare lo spessore (aumentando o riducendo il numero di dischetti) e l'inclinazione (utilizzando un diverso numero di dischetti nella vite superiore rispetto alla vite inferiore) desiderati. La soluzione adottata da C4 per tutte le sue nuove impugnature è coperta da Brevetto per Invenzione Industriale. Il grip è garantito da alcuni anelli in gomma che cingono i blocchetti posteriori. A monte dell'impugnatura comincia la rivoluzione, il fusto si allarga repentinamente, assumendo una forma sostanzialmente lenticolare: l'avverbio "sostanzialmente" è necessario, in quanto le curvature utilizzate non sono superfici regolari, ma una susseguirsi raccordato di aree a differente andamento. Probabilmente la realizzazione di queste superfici è stata la parte più complicata della progettazione del fucile, in quanto lo scopo delle stesse è quello di sfruttare la resistenza idrodinamica per eliminare gli effetti del rinculo pur consentendo il miglior brandeggio possibile. D'altra parte la "filosofia" C4 si basa sull'assunto "Prima di tutto allineare il bersaglio", era ovvio che il nuovo nato avrebbe dovuto allinearsi ai requisiti di casa, anche se per farlo adotta una forma piuttosto bizzarra. Tutto questo tratto panciuto presenta un guida asta, poco pronunciato. A mio avviso se non ci fosse stato sarebbe stato meglio, sia da un punto di vista estetico che dal punto di vista delle dispersioni di energia che genera... evidentemente è necessario! Spostandosi verso la testata la pancia va a rastremarsi, confluendo in un terminale tubolare: la massa ed il volume si riducono drasticamente, divenendo analoghi a quelli di un tradizionale fucile mediterraneo.

In realtà anche in testata di tradizionale c'è poco: la sede per i circolari è un'asola allungata che può alloggiare tranquillamente 3 circolari di qualsiasi sezione. L'asola è aperta frontalmente per consentire la sostituzione delle gomme. La testata presenta un naso (come tutte le testate C4) con una piccola sella superiore di guida per l'asta; dal lato destro sporge un perno dritto e dal lato sinistro uno sporto terminante con un occhiello. Perno e sporto servono per il bloccaggio dell'asta con le volute di sagola (o monofilo) mentre l'occhiello permette il passaggio della sagola proveniente dal mulinello.

Probabilmente un ponticello fissato sulla base inferiore della testata avrebbe assolto in maniera più efficace alla funzione di passa sagola, è auspicabile che la versione definitiva presenti una soluzione diversa rispetto al prototipo, fosse anche solo per l’ampiezza dell’occhiello. La caratteristica veramente interessante della testata sono i due rocchetti fissati lateralmente rispetto al fusto tubolare, in maniera simmetrica rispetto allo stesso, che svolgono la funzione di bands elevator. I fucili con elastico circolare presentano tutti elevate dispersioni dovute all'inclinazione delle gomme rispetto alla direzione di avanzamento delle stesse: le gomme si contraggono secondo una direzione diversa rispetto a quella lungo cui è costretta a scorrere l'ogiva (solidale all'asta) e ciò comporta delle perdite di energia. In primo luogo la sezione frontale delle gomme inclinate, durante la contrazione, è maggiore (di forma sostanzialmente rettangolare) rispetto al loro profilo, circolare, tipico dele gomme parallele all’asta: è ovvio che una superficie più grande incontra maggiore attrito nell'avanzamento in acqua. Inoltre, essendo inclinate rispetto al fusto ed all'asta, agiscono su quest'ultima con due componenti, una parallela ed una trasversale. La componente trasversale schiaccia l'asta sul fusto e ne aumenta l'attrito con lo stesso. I bands elevator hanno proprio lo scopo di mantenere le gomme parallele all'asta, eliminando la resistenza idrodinamica dovuta alla grande sezione frontale delle gomme inclinate e minimizzando (o addirittura eliminando) la componente trasversale dell'azione delle gomme sull'asta. In pratica si massimizza l'efficenza degli elastici circolari grazie ad un'architettura costruttiva tipica dei fucili oceanici, in cui è normale l'adozione di svariate gomme propulsive: è chiaro che un Californiano palestrato ed alto 2 m non avrà alcuna difficoltà di utilizzo, vedremo in seguito come se la cava un Emiliano alto 1,75 nella gestione dei bands elevator su un cannone di 180 cm fuori tutto. Il fucile in prova, essendo ancora un prototipo, ha richiesto alcuni piccoli aggiustamenti suggeriti dalla casa: in primo luogo è stato necessario inserire un elemento galleggiante in espanso termo formato che abbracciasse la zona tubolare. Infatti in fase di realizzazione del prototipo deve essere stata erroneamente incastonata un'incudine nel materiale che costituisce la testata: il risultato di stabilità di tiro immagino risulterà eccellente... ma decisamente affatica un po' troppo il braccio dell'utilizzatore (sempre che non si tratti di un fabbro). Con il galleggiante montato il fucile è assolutamente neutro: è auspicabile l'eliminazione, nella versione definitiva, dell'incudine di cui sopra, così anche il galleggiante diventa superfluo ed il fucile sarà più semplicemente allestibile. Un secondo accorgimento che adotto su tutti i miei fucili è quello di avvolgere l'impugnatura con una bandinella elastica in gomma, del tipo di quelle che si utilizzano per la chiusura dei pacchi: oltre ad un'ottima visibilità, in quanto questi elastici sono generalmente verdi o gialli, questo accorgimento rende l'impugnatura leggermente morbida, migliorando (a mio avviso) la presa e mantenendo comunque un grip eccellente. L'unico neo di questa scelta è di natura estetica: pur essendo i miei fucili, devo ammettere che l'impugnatura verde pisello, con superficie irregolare, è una vera schifezza. Il mulinello è un PL55 ed è imbobinato con circa 60 m di dyneema di 2 mm di spessore. L'asta la impiombo con monofilo da 140 bloccato con sleeves nel foro avanzato rispetto alla prima tacca: la rottura dell'asta, infatti, non deve mai implicare la perdita della preda trafitta. Per la disposizione del monofilo e il bloccaggio dell'asta sulla testata consulto chi sta provando da qualche tempo il primo prototipo: Riccardo Molteni. Il suo consiglio è quello di effettuare le 3 passate: sembra un azzardo, ma il fucile con solo due passate strappa a fine corsa con un'energia impressionante (a detta di Molteni), senza la terza passata si corre il rischio di perdere l'asta perchè il monofilo si spezza per le eccessive sollecitazioni. In ogni caso anche se la considero un'esagerazione... se lo ha detto Molteni vuol dire che è vero!!! Sarebbe come chiedere un consiglio a Tomba su come preparare gli sci e poi dubitare della sua risposta. 3 passate siano!!! Prova in mare Per la prima presa di contatto la meta concordata con gli amici è eccezionale: si tratta di una cigliata al largo delle coste Croate in cui abbiamo individuato un paio di relitti relativamente vicini l'uno all'altro. A fronte di un'area di mare piuttosto ristretta, in cui saremo costretti a pescare spalla a spalla, avremo comunque la possibilità di fare incontri spettacolari di pesci di passo di qualsiasi dimensione... la palestra ideale per l'Urukay 120!!! In gommone quando apro la sacca dei fucili c'è il boato... i commenti si sprecano, in particolare quelli relativi al fatto che l'oggetto sia decisamente esuberante rispetto ai miei standard di cattura e che la scelta dimensionale dello stesso sia dettata da altre mie carenze... In realtà l'aneddoto più divertente è accaduto quando Max è passato a prendermi a casa con la sua Micra: per chiunque sia interessato all'acquisto dell'Urukay 120 è fondamentale ricordare che le sue dimensioni non sono esattamente compatibili con quelle di un'utilitaria, il passeggero, in questo caso io, infatti si troverà a viaggiare, a seconda delle preferenze, con l'impugnatura sulla coscia o con l'asta sotto l'ascella. Anche in questo caso, “fortunatamente”, non siamo stati fermati da alcuna pattuglia della stradale!!! Lo porto finalmente in acqua: al primo tentativo di caricamento, trasferendo l'ogiva di un circolare da 17,5 dal perno di caricamento alla seconda tacca dell'asta, si verifica un inconveniente piuttosto antipatico: l'ogiva si spezza!!! Effettivamente le gomme preparate da Bonfanti erano piuttosto al limite... Fortunatamente le mie mani non sono nemmeno sfiorate e non devo fare altro che sostituire il circolare da 17,5 con uno da 16 che mi ero portato appresso: non è che si tratti di un'attività semplice ed immediata... ma dopo circa 5 minuti ritorno in acqua. Il fucile utilizzato in pesca quindi monta una gomma da 17,5 ed una da 16: mi assale nuovamente il dubbio che le tre passate siano forse un po' eccessive (ma se lo ha detto Molteni è sicuramente vero!!!). Sceso in acqua sono costretto a riscontrare una preoccupante carenza di vita: si è evidentemente sparsa la voce del mio arrivo con l'Urukay 120 ed il terrore si è impadronito della fauna ittica. Mi muovo nella zona forte di una stazza paragonabile a quella dell’Andrea Doria: il solo Urukay 120 incrementa le mie dimensioni complessive di almeno il 30%: ai pesci penso di essere apparso come un piccolo scafo intento alla traina piuttosto che un subacqueo! Lo mio navigare da novello Magellano, scopro, fortunatamente, che sulla verticale del relitto c'è una nutrita colonia di sgombri, sugarelli e boghe: confido che l'agglomerato di mangianza attiri qualche predatore e provo un tuffo.

Durante la discesa tengo il fucile lungo il corpo, perfettamente verticale: essendo neutro ha il vantaggio di non richiedere particolari spinte per l'immersione o per la variazione di quota, a tutto vantaggio della semplicità di utilizzo. Arrivato alla quota in cui cominciano a stazionare i pesci mi porto in posizione orizzontale e mi accingo ad un lunga planata nel blu (la profondità del relitto è elevata, decisamente al di sopra delle mie possibilità). Noto che durante la planata indirizzare il fucile verso il bersaglio è istintivo. In pratica il baricentro dell'arma si trova una trentina di centimetri (a grandi linee) davanti alla mano che impugna il fucile: la sensazione che si prova è quella di avere per le mani una mitragliatrice fissata al suolo con un piedistallo, orientarla è semplicissimo perchè ruota liberamente attorno al giunto cardanico di fissaggio al piedistallo. In pratica, spostando di pochi centimetri la mano in una direzione, la testata si sposta specularmente rispetto al baricentro senza alcuna difficoltà. La facilità di brandeggio dell'Urukay, paragonata alle sue dimensioni ed al suo peso, è decisamente incredibile: si può dire che è più agevole muoverlo in acqua che fuori!!! E’ importante sottolineare che il fucile è pensato e dimensionato per essere orientato rispetto al suo baricentro: se si tentasse di traslarlo parallelamente a se stesso ci troveremmo ad affrontare un’impresa praticamente impossibile. Il baricentro attorno a cui avvengono le rotazioni è talmente arretrato che a piccolissimi movimenti della mano corrispondono generosi spostamenti della testata: questa caratteristica si traduce nella possibilità di allineare in pochi istanti qualsiasi preda si trovi entro un angolo solido di ampiezza 120° (un cono con quella apertura) rispetto all'asta. Purtroppo la planata non porta ad alcun incontro importante: d'altra parte quale pesce mai si sarebbe mai avvicinato ad losco figuro che si ostina a mulinare in ogni direzione una trave nera lunga quasi due metri? In alcuni tuffi successivi a profondità via via crescenti avvisto due grosse ricciole: in un caso, forse, avrei potuto tentare il tiro (visto il cannone che ho a disposizione), ma mi trovato ad una profondità limite per le mie capacità (oltre 25 m) e risalire con un grosso pelagico che si oppone, è un un'attività da svolgersi solamente in condizioni di completa sicurezza. A questo punto mi oriento su prede più piccole per verificare la potenza e la precisione. A Bologna c’è un detto: “piuttosto che niente, è meglio piuttosto!”, magra consolazione! Ci sono folti branchi di serra e sgombri a volontà... non sarà un battesimo gratificante per l'Urukay ma suo malgrado deve accontentarsi. Il primo tiro, è scoccato a breve distanza, circa un paio di metri dalla testata: il pesce trafitto non solo rimane in sagola, ma finisce sulla sagola del mulinello... sei metri di monofilo lo attraversano completamente!!! Non faccio commenti sulla quantità di tempo che ho impiegato per sfilare completamente il pesce mentre il fucile galleggiava alla deriva e l’asta penzolava in profondità: sembrava una prova dei Giochi Senza Frontiere! Vinta la prova, a questo punto mi solletica l'idea di provare le prestazioni di questo gigante su condizioni più estreme: allineo un serra a circa 5 m dalla punta e tiro, questa volta a braccio rilassato ed a mano semi aperta, l’esatto contrario di quello che sarebbe opportuno fare! Anche in questo caso il pesce è in sagola, con un forellino dietro la branchia. Il fucile non è arretrato nemmeno di un millimetro, il rinculo non esiste. Un qualsiasi fucile a doppia gomma richiede controllo e presa salda al momento del tiro, per gestire il contraccolpo: in questo caso il tiro è risultato precisissimo nonostante l'impugnatura fosse quasi libera ed il mio braccio rilassato. In pratica la forma dell'Urukay, pur consentendo un brandeggio fuori dal comune, costituisce un freno idrodinamico eccellente nei confronti del rinculo: in pratica un connubio ideale. Ruolo non marginale è attribuibile anche ai quasi 4 kg (QUATTRO!!!!) di peso dell’oggetto (senz’asta).


In un tentativo di tiro a vuoto ho potuto notare che effettivamente le tre passate costituiscono la configurazione perfetta: il tiro le sfrutta quasi completamente, rimanendo teso praticamente per quasi tutta la corsa... e monto una gomma da 16 ed una da 17,5, non voglio immaginare cosa avrebbe fatto la doppia coppia da 17,5. In ogni caso, chi mai si sarebbe sognato di contraddire Molteni?! Per mirare, i riferimenti sono gli stessi che si adottano sugli altri fucili C4: la presenza dei bands elevator, infatti, mantiene le gomme parallele all'asta e quindi è possibile mirare traguardando uno qualsiasi dei componenti (asta o gomme). Nei fucili con i circolari inclinati il riferimento da prendere è normalmente uno solo, l'asta. Questa facilità di mira, invece, consente a mio avviso, anche ad utilizzatori che hanno sempre usato solo fucili con coppie di gomme (e che quindi sono abituati a mirare secondo gli standard di questa configurazione), di avere, fin dai primi tiri, delle percentuali di successo eccellenti. Tra tutte le fasi di utilizzo l'unica che mi ha creato qualche problema è quella di caricamento: il 120 è decisamente lungo e i due circolari tirati non sono semplici da gestire.

Ci sarebbe voluto il famoso Californiano di 2 metri... In particolare non mi è risultato istintivo l'utilizzo dei bands elevator; il caricamento infatti prevede le seguenti, complicatissime, fasi:
disposizione del circolare sui bands elevator con una mano;
trazione del circolare con quella mano, mantenendolo in configurazione rispetto ai bands elevator, fino a permettere l'appoggio del calcio sull'addome per azione dell'altra mano;
presa del circolare con entrambe le mani e disposizione dell'ogiva sul perno di caricamento intermedio;
spostamento del calcio sullo sterno e definitivo caricamento sulla tacca. E tutto questo per entrambe le gomme!!!
A fine caricamento uno scroscio di applausi, un paio di fuochi di artificio ed un lancio di reggiseni, mi avrebbe sicuramente fatto piacere... Diciamo che se le gomme fossero vincolate sui bands elevator (e quindi la prima fase e parte della seconda non mi avessero costantemente impegnato una mano) le operazioni si sarebbero semplificate moltissimo: in ogni caso questo è un prototipo, non è detto che la versione definitiva presenti qualche accorgimento idoneo a facilitare al massimo le operazioni di caricamento: chessò... due archetti che cingano superiormente i bands elevator vincolandovi le gomme! Tutto sommato le caratteristiche di questo fucile sono assolutamente in linea con la filosofia C4, allineamento e brandeggio facilitati, dispersioni ridotte al minimo ed estrema istintività di mira.

Lo sgancio, chiaramente, è quello noto dalle precedenti produzioni in quanto costituisce uno dei punti di eccellenza dell'intera produzione dell'azienda lombarda. Certo che per questa prova, una delle grosse ricciole avvistate avrebbe anche potuto fare un passaggio radente, a pochi metri dalla superficie, consentendomi di indirizzare il tiro su una preda di mole commisurata a questo cannone!!! Spero di provvedere in seguito... nel caso non mancherò di relazionare! Informazione a latere: ho prestato il fucile ai miei abituali compagni di pesca, io non potevo uscire e mi sembrava carino che anche loro avessero modo di giocarci un po'... A fine pescata mi contattano dicendo che purtroppo il fucile è assolutamente inadatto per il tipo di pesca che facevano: pescavano in acqua mediamente limpida, ma su spigole e cefali scattanti e nervosi. In queste condizioni, hanno aggiunto, il fucilone paga lo scotto di non essere abbastanza reattivo!!! Non posso che concordare... fino a che ricevo la fotografia di Alberto con 2 grosse spigole e l'Urukay in mano. Maledetto!!!
Michele Rubbini