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  _Gli Articoli di Michele Rubbini  
     
     
 
 

 
   
   

Gli Allestimenti dei Campioni

Le nostre intenzioni sono generalmente più bellicose (da un punto di vista della pesca ovviamente) di quanto non sia possibile mettere in pratica.
Cominciamo a munirci di attrezzatura di altissimo livello tecnico quando ancora non siamo in grado di svolgere una capovolta “decente”,  ci muniamo di una maschera a volume interno ridotto anche se peschiamo sul frangersi dell’onda ed indossiamo pinne in carbonio anche per le gite in pedalò!

Nonostante tutto quello che si possa pensare io trovo questo atteggiamento un approccio positivo e, soprattutto, propositivo: pescare mi piace e gratifica, comprare attrezzatura è emozionante, permette di sognare, di riporre nell’oggetto che acquistiamo (che diventa a tutti gli effetti un feticcio) tutte le nostre ambizioni di novello pescatore in apnea.

Il problema viene dopo!

   
 

Prima o poi bisognerà portare l’attrezzatura in acqua e rendersi conto che i risultati sono scadenti e che gli incrementi di prestazioni ottenuti non sono poi così sorprendenti.
L’oggetto indubbiamente più affascinante è il fucile: un bel cannone da 115/120 cm ad aria compressa, un avveniristico fucile in carbonio o un corto tripla gomma per cacciare siluri argentei nella schiuma. Oggetti di culto, universalmente riconosciuti come “semplicemente strepitosi” che nelle nostre mani diventano degli orrendi catenacci.
Ma allora? Perché i campioni con questo oggetto dichiarano di aver spiedato un mostro marino da 4 m di distanza e noi a malapena riusciamo a centrare un saragotto posto a poco più di un metro dalla punta? Perché ad ogni tiro impieghiamo 15 minuti per avere ragione del tremendo groviglio di sagole che si è creato a causa della risacca ed il campione intervistato sulla rivista il mese scorso dichiara di pescare nella schiuma con lo stesso fucile proprio per la comodità di caricamento?
Il fucile è certamente lo stesso, ma a seconda di come lo si prepara può trasformarsi per assolvere al meglio (o al peggio, a secondo di chi lo allestisce) qualsiasi situazione di pesca.
Per approfondire meglio l’argomento occorre ipotizzare di avere a disposizione un solo fucile, della misura 100 cm (sia esso arbalete o pneumatico), e cercare di capire quale tipo di “vestito” sia più opportuno a seconda delle occasioni.
Ovviamente, per semplicità di ragionamento, dovremo considerare che la visibilità e gli altri fatti di pesca impongano l’uso di un fucile di quella misura: è indiscutibile che per la pesca all’aspetto, piazzati sul fondo nell’acqua cristallina, quanto più lungo sarà il fucile tanto più idonee al contesto saranno le potenzialità della nostra arma.
Esasperando le considerazioni il nostro 100, considerando che sia un arbalete, allestito con asta da 7 mm di diametro per 140 cm di lunghezza, doppia coppia di gomme, provvisto di un enorme mulinello stracarico di sagola, potrebbe non essere l’attrezzo ideale per battere una serie di ampie lastre sotto le quali trovano rifugio saraghi e corvine.

Per indagare su quale possa essere l’allestimento ideale in funzione del tipo di pesca per il nostro “100” mi avvarrò della consulenza di tre indiscussi campioni: Stefano Bellani, Riccardo Molteni e Roberto Tiveron.
Partendo dalle ipotesi fatte in precedenza, fucile unico disponibile un “100” e condizioni divisibilità tali per cui il”100” è ideale, cominceremo con i tre campioni ad analizzare la configurazione ideale della loro arma in funzione della tecnica di pesca che intendono adottare.
Le tipologie di pesca su cui li interrogherò sono le seguenti: pesca in tana sotto ampie lastre e razzolo; pesca all’agguato in poca acqua e nella schiuma; pesca all’agguato in profondità; pesca all'aspetto, in particolare rivolta a dentici, ricciole; pesca nel blu; pesca in caduta.

Risposte Riccardo Molteni
Premesse:       

  • ho esperienza diretta (ed indiretta) di numerosi episodi in cui con attrezzi “altamente” improbabili si sono fatte catture di prede strabilianti, ovvero il contrario, cioè pur equipaggiati con il cosiddetto “top di gamma” si  torna a casa con le pive nel sacco… quindi rispondo molto volentieri ai quesiti di Michele mantenendo però la necessaria consapevolezza che sempre, ed in ogni caso, è la qualità di chi lo usa che determina buona parte della bontà dell’attrezzo.
  • Il “100” in questione, nel mio caso, è un arbalete (d’altra parte a tutti è consentito, una volta nella vita, di cambiare……religione…) ma dico subito che i vari scenari ipotizzati rappresentano condizioni operative non del tutto ordinarie in quanto, in realtà, utilizzo molto anche il 120 nell’aspetto profondo, il 90 ed il 70 nell’agguato in acqua bassa, il “bestione” (Urukay 120) in open water”, oltre che il 60 (tutti arbalete) e\o l’insostituibile “Dott. Watson” Medisten, nel razzolo.

Dopo questa breve ma necessaria premessa ecco le mie abitudini.
Pesca in Tana: adotto aste di diametro preferibilmente pari a 6,5 mm e lunghezza 135 e/o 140 cm. Preferisco indubbiamente per questa applicazione le aste monoaletta perché in questo modo si riduce la probabilità che l'asta si incastri nella tana. La punta non deve presentare caratteristiche particolari, adotto punte coniche tradizionali, magari avendo cura che siano correttamente affilate. Preferisco aste con le tacche, per questa applicazione. Adotto generalmente la singola coppia di gomme, preferendole progressive (di una lunghezza dipendente dal diametro utilizzato): su queste gomme monto esclusivamente ogive snodate in filo di acciaio.
L’impiombatura la eseguo con il monofilo, che per la tana, è preferibile presenti un buon diametro a garanzia della resistenza neo confronti dell'azione abrasiva degli scogli, ovviamente scelgo la passata singola, in quanto il tiro in tana difficilmente è un tiro a lunga distanza (il filo al bando della seconda passata sarebbe solamente un impiccio).
Preferisco non montare il mulinello per la pesca in tana, con un po' di mestiere è possibile avere ragione anche di prede importanti senza questo accessorio, ma, specie a grandi profondità può essere comunque un valido aiuto.
Agguato in poca acqua : in questo caso adotto aste con spessore preferibilmente di 6,3 mm e di lunghezza rigorosamente pari a 140 cm, sempre del tipo monoaletta. Per questo tipo di pesca la punta tradizionale conica è ottimale, così come ritengo preferibile  adottare aste con le tacche fresate.
Adotto gomme progressive anche in questo caso, sempre nella configurazione a singola coppia e le associo ad un'ogiva snodata in filo metallico.
Vincolo l'asta con monofilo (più sottile che nella pesca in tana, al fine di velocizzare il tiro) in configurazione di passata singola, perché anche in questo caso il tiro sarà su bersagli piuttosto vicini. Anche per questo tipo di pesca il mulinello a mio avviso non è fondamentale.
Può essere utile (di certo non fondamentale) mimetizzare il fucile: quando la punta dell'arma sporge da uno scoglio durante un agguato se ha una colorazione che si confonde con l'ambiente potrebbe contribuire a ridurre il nostro impatto sull'ambiente, a tutto vantaggio della tranquillità del pesce.
Agguato profondo: lo spessore dell'asta deve necessariamente essere 6,5 mm, con lunghezza di 140 cm. Sebbene questa scelta potrebbe apparire strana continuo anche in questo caso a preferire l'asta monoaletta: una buona aletta di dimensioni generose, che garantisca la certezza di rimanere aperta (richiusura scongiurata da opportune modifiche) è un'ottima assicurazione sulla cattura. La punta conica tradizionale e le tacche fresate credo siano un'ottima soluzione anche per questa applicazione. Monto gomme singole, magari un po' più tirate che nei casi precedenti, reciprocamente vincolate con una ogiva snodata in filo metallico. Il mulinello diventa irrinunciabile e lo carico con una fibra chiamata Climax con carico di rottura 250 kg. La sagola del mulinello è associata all'asta per mezzo di una impiombatura in monofilo disposta con una doppia passata sul fucile: in questo caso i tiri al limite, lunghissimi, non sono una rarità.
Può essere utile la mimetizzazione del fucile, anche se non fa certamente la differenza da sola!
Aspetto (ricciole\dentici) : cambiano gli obiettivi e cambiano i calibri, preferisco infatti diametri dell'ordine dei 6,75 mm, mentre adotto sempre aste lunghe  140 cm monoaletta. E' opportuno che la punta sia una tricuspide perfettamente affilata: è necessario perforare con facilità il pesce in qualsiasi punto, sia che si tratti della dura cartilagine della testa o di una scaglia di dimensioni generose. Preferisco per questa applicazione le  aste con le pinnette che mi danno qualche garanzia in più sulla  resistenza a flessione. Per i dentici adotto la singola coppia di gomme, ma se sono consapevole che potrei imbattermi anche in un banco di grosse ricciole preferisco montare la doppia gomma, in ogni caso equipaggiate con ogive snodate in filo metallico.
Inutile dire che il mulinello è fondamentale anche in questo caso, analogamente al caso precedente  lo carico con una fibra chiamata Climax con carico di rottura 250 kg. La sagola del mulinello è, anche in questa applicazione, associata all'asta per mezzo di una impiombatura in monofilo, realizzata adottando manicotti in rame, disposta con una doppia passata sul fucile: in questo caso i tiri al limite, lunghissimi, non sono una rarità.
Pesca nel blu  - prede di grossa taglia: benché si tratti di un tipo di pesca per cui il 100 non è esattamente il fucile ideale, ritengo sarebbe opportuno equipaggiarlo con un'asta di circa 7,5 mm di diametro lunga 140 cm e provvista di uno slip tip all'estremità: questo tipo di arpioni snodati hanno una punta generalmente tricuspide che si stacca completamente dall'innesto fissato all'apice dell'asta e rimane connessa ad esso solo per mezzo di uno spezzone di cavo metallico.
Le aste con le pinnette sono indubbiamente le più adatte e saranno fissate alla sagola con una doppia impiombatura con manicotti in rame (piano wire) distribuita su 3 passate. Il mulinello non serve più, occorre adottare uuna specifica linea per la pesca d'altura:  tuna cord (collegato al piano wire con girella) associato ad un galleggiante pieno (da circa 8 lt di volume) ed ad un bungee di 5 mt (avente una percentuale di allungamento del 500%); al termine della linea un ulteriore galleggiante HP da 25 lt.
Le gomme devono essere almeno doppie (anche triple se il progetto della testata lo consente), molto progressive - diametro max. 16\17).
Pesca in caduta: adotto esattamente la medesima configurazione descritta per la pesca all'aspetto su dentici e ricciole anche per questa applicazione.


Risposte Stefano Bellani
Pesca in Tana: preferisco utilizzare aste con diametro 6 mm (che trovo velocissime) e lunghezza  140 cm. Praticamente tutte le mie aste, indipendentemente dal tipo di applicazione, sono monoaletta: sono maniaco delle alette, opero una lavorazione sui bordi estremità per renderli affilati e taglienti allo scopo di rendere facile ed immediata l'apertura dell'aletta anche nel caso si debba effettuare dentro al corpo della preda. Provvedo a “pinzare” l'aletta a garanzia che, una volta aperta, sia impossibile la richiusura accidentale. Preferisco anche lavorare il fronte delle alette in tutti quei casi in cui sia eccessivamente sporgente rispetto alla sagoma frontale dell'asta: con un po' di lavorazione è possibile addolcire il gradino fornendo all'asta una migliore penetrazione. Nello specifico, per la pesca in tana scelgo aste con alette lunghe 6 cm che si incastrano meno rispetto alle alette più lunghe. La punta è necessariamente tricuspide affilatissima: so che nella pesca in tana il rischio di uno scontro con uno scoglio è elevato ma è altrettanto vero che devo essere in grado di fulminare un cernione con un tiro che deve preferibilmente passare da parte a parte, in questo caso la tricuspide non ha rivali.
Utilizzo sempre, su tutti i miei fucili gomme di diametro 20 mm particolarmente dure (i miei fucili non sono facili da caricare, anzi...), per la pesca in tana sfrutto la possibilità di ridurre la potenza portando alla prima tacca quando serve: ma come già detto serve potenza per fulminare una grossa cernia. Le  gomme le associo ad una ogiva articolata di tipo standard.
L'impiombatura dell'asta è necessariamente fatta con un monofilo nero del 200: il monofilo di questo colore e questo diametro in tana è perfetto, visibilità eccezionale e resistenza alle abrasioni decisamente incredibile. Il monofilo è assicurato alla sagola dell'immancabile mulinello: è un accessorio che può toglierti dagli impicci, permetterti di tenere in trazione la grossa preda dalla superficie mentre ci si ventila... insomma lo trovo fondamentale.
Agguato in poca acqua: la configurazione è esattamente quella vista in precedenza. Cambia l'adozione di alette lunghe 7 cm e l'impiombatura fatta con monofilo trasparente un po' più sottile (anche se quello nero non presenta comunque alcuna controindicazione). Le gomme saranno sempre da 20 mm particolarmente  cattive.
Agguato profondo: lo spessore dell'asta in questo caso può “crescere di un gradino” ed essere 6,5 mm, anche se la lunghezza rimane comunque 140 cm. Utilizzerò sempre una monoaletta da 7 cm particolarmente affilata.
La punta tricuspide, fondamentale, la realizzo personalmente, lavorando la punta con la lima al fine di ottenere superfici perfettamente lisce e tre lame molto taglienti che confluiscono in una punta acuminata. Una punta  di questo tipo è adatta ad attraversare qualsiasi bersaglio.
Per questo tipo di pesca e per tecniche ancora più impegnative e rivolte a prede di rango si potrebbe pensare che la doppia aletta offra qualche vantaggio in più in termini di tenuta. In realtà il punto focale è solamente uno: il pesce va colpito con precisione. Un pesce colpito con precisione non lo perderemo mai con un'asta monoaletta (sempre che si adotti l'accorgimento di pinzarla per evitare la richiusura accidentale): provate a trapassare un qualsiasi pesce con una monoaletta lunga 7 cm ed a strapparlo forzandolo. Anche mettendo il pesce tra i piedi e tirando l'asta con due mani sarà praticamente impossibile aprire una ferita di 7 cm. Di contro un pesce preso alto, basso o sotto pelle lo perderemo con qualsiasi tipo di aletta (a meno che la fortuna e/o la bravura non ci  permettano un fortunoso recupero).
Aspetto (ricciole\dentici) : Stessa configurazione del caso precedente, magari adottando monofilo di diametro superiore (il famoso 200 nero andrebbe bene). L'unico accorgimento a cui non rinuncio è l'adozione di gomme esasperate: monto sul 100 le gomme di serie per il 90, sicuramente si snerveranno in tempi brevi ma le prestazioni che forniranno prima dello snervamento sono davvero incredibili. Se ti abitui a quelle prestazioni non ci rinunci più! Tra l'altro io uso solo fucili con singola coppia di gomme e quindi devo spremere la massima potenza possibile dalla unica coppia che sospinge l'asta.
I pesci di grossa taglia presentano cartilagini e squame decisamente robuste. In fase di penetrazione dei residui di questi tessuti possono incastrarsi sul fronte delle alette (ancora richiuse) e bloccarne l'apertura. Ancora una volta l'aletta singola (che può essere facilmente incassata nel profilo dell'asta) risulta essere superiore alla doppia aletta (che invece spesso presenta un gradino sporgente nella sezione frontale in cui possono incastrarsi i residui). Una doppia aletta che rimane chiusa non ha alcun potere di ritenuta sulla preda! Esistono aste che presentano dei coni a monte delle alette che possono scongiurare questo problema, ma io sono un amante delle cose semplici e le aste con aletta singola sono il perfetto connubio tra semplicità e certezza dell'apertura sulla presa.
Pesca nel blu  - prede di grossa taglia: senza fare alcun riferimento alla pesca oceanica ai giganti del mare, limitandosi alle prede del nostro Mediterraneo, ritengo che la configurazione descritta, in precedenza sia abbastanza eclettica. E' chiaro che il 100 non è il fucile adatto per la pesca nel blu ai mostri marini, e quindi è altrettanto chiaro che allestirlo in maniera eccessivamente esasperata non porterebbe a concreti vantaggi.
Pesca in caduta: La configurazione versatile già descritta, con asta da 6,5 e gomme di una misura più corte è quella che prediligo. Adotto sempre monofilo nero del 200 (perché la grossa cernia sparata in caduta potrebbe riuscire a raggiungere la tana ed in questo caso ho la necessità di poterla lavorare in sicurezza).
Per questo tipo di pesca la  doppia aletta ritengo sia proprio indiscutibilmente controproducente.
E' facile che l'asta si incastri sul fondale quando si fanno tiri dall'alto in basso e la pesca in caduta è tipicamente eseguita a grandi profondità. Raddoppiare il numero dei tuffi a causa della necessità di dover liberare l'asta praticamente ad ogni tiro è folle, si mette a repentaglio la propria sicurezza senza alcuna necessità reale.

Risposte Roberto Tiveron:
Pesca in tana: considerando la misura del fucile direi che per questo tipo di situazione la scelta cadrebbe prevalentemente sull’arbalete anche se un pneumatico preparato a dovere potrebbe addirittura essere superiore per brandeggio e dimensioni fuori tutto. Per entrambe le armi monto un buon mulinello capiente ma non ingombrante. Per l’arbalete scelgo asta da 6,5mm e gomma singola senza ogive e quindi con legatura in dyneema mediamente tirata, visto che non serviranno tiri a grandi distanze, l’asta sarà mono aletta, per evitare situazioni difficili per il recupero nel caso di lastroni angusti dove le alette potrebbero incastrarsi. Su qualsiasi arma monto sempre un monofilo da 140 in Nylon con una singola passata. Per la punta dell’asta va benissimo una conica non troppo appuntita per evitare che si rovini nel caso di impatto sulle rocce.
Per quanto riguarda il pneumatico (che come già detto in queste situazioni potrebbe anche risultare superiore in brandeggio e dimensione fuori tutto) l’unico svantaggio potrebbe essere la maggiore potenza, eccessiva tra le rocce, ma un variatore di potenza risolverebbe il problema.
In questa situazione mi piace usare il fucile con una precarica di 25 bar e un asta leggera e veloce tra i 6,5mm e i 6.75 come le ultime prodotte da  OMER.
Anche sul pneumatico monto mulinello e terminale in Nylon da 140 e tre passate, che in un oleo sono sempre indispensabili perché, tirando al libero, solamente due non sarebbero sufficienti e l’inerzia dell’asta agirebbe sul tamburo del mulinello .
Nella situazione presente comunque i valori delle due armi si equivalgono e la scelta è dettata in particolare dal feeling che si ha con la tipologia di arma.
Agguato in poca acqua: anche in questa situazione vale il discorso fatto in precedenza, serve un’arma veloce e brandeggiabile. Quindi l’allestimento generale è simile alla precedente situazione. Per abitudine negli arbalete non scendo mai sotto i 6.5 mm per l’asta, poiché può sempre capitare l’incontro imprevisto col pescione. Forse in questo tipo di pesca l’arbalete risulta più istintivo in generale, anche se poi per me non fa grande differenza, mi trovo bene con entrambi, per semplicità generale sceglierei l’arbalete, mentre per il brandeggio e per la sicurezza che mi trasmette decisamente il pneumatico. Potendo scegliere monterei la doppia aletta su entrambi i fucili che assicura maggior tenuta negli incontri speciali.
Agguato in profondità: anche in questa situazione secondo me le due armi si equivalgono, poiché non c’è ancora necessità di dover sparare a grandi distanze. Ferme restando le configurazioni del terminale in monofilo in Nylon da 140 su entrambe le armi, adotto però un mulinello con grande capienza, almeno 50 mt di dyneema da 2mm.
Le aste saranno sempre da 6.5 per l’arbalete con monoaletta e di diametro 7mm con doppia aletta per il pneumatico. Se pesco oltre i 20 mt monto gomme più tirate sull’arbalete in quanto, oltre queste profondità, la gomma risente molto della pressione idrostatica e perde potenza.
Anche il pneumatico considerando l’asta da 7mm sarà più pompato, almeno 28 bar di precarica e presentera comunque sempre tre passate di nylon.
Aspetto, in particolare rivolto a dentici, ricciole: qui il discorso si fa molto più complesso e le differenze tra arbalete  e pneumatico si evidenziano maggiormente. Teniamo presente che a parità di lunghezza il vantaggio del pneumatico sull’arbalete è notevole, sia in termini di potenza che in termini di velocità. Premetto che in ogni caso la cosa più importante è sempre la tecnica e quindi cercare di far avvicinare il pesce il più possibile affinché sia perfettamente a tiro (sia con l’arbalete che con il pneumatico); però in alcune situazioni l’arma diventa determinante e quindi va preparata a dovere.
Per questo tipo di pesca, se praticata entro i 15 metri, uso indifferentemente entrambe le tipologie di armi, oltre a queste quote preferisco usare esclusivamente il pneumatico, anche perché possibilmente preferisco sempre orientarmi su catture da ricordare.
In ogni caso l’arbalete che uso in questo tipo di pesca è armato con gomma singola molto tirata ma del tipo progressivo, che sono convinto offra maggior gittata, l’asta che monto sul cento è da 7mm di diamentro lunga 130 centimetri che garantisce penetrazione elevata e velocità superiore in virtù del fatto che oscilla meno durante la sua corsa verso il bersaglio, generando meno attrito nel liquido. Uso aste senza tacche, in particolare le America della OMER con cui mi trovo benissimo; preferisco usare sull’arbalete una sola aletta che crea minor attrito. L’aletta nei miei arbalete è sempre montata nella parte inferiore dell’asta poiché ho constatato che migliora la precisione e la portanza nei tiri al limite della gittata. In queste situazioni aumento anche il diametro del terminale in Nylon e arrivo a montare anche il 180. Raramente monto la doppia gomma, ma quando ciò avviene adotto un’asta con doppia aletta e dispongo due passate di monofilo, che diventano necessarie per evitare strappi sul mulinello a fine corsa dell’asta. Inoltre adotto una gomma da 18 mm OMER Power da caricare alla prima tacca e una da 16mm da portare alla seconda (quella più vicina alla testata) che aiuta in partenza: in questo modo in profondità la velocità e la potenza non decadono a causa della pressione e le prestazioni restano invariate. In acqua bassa una singola gomma è più che sufficiente nel 90% dei casi.
Non mi piacciono le gomme troppo nervose, sono convinto che nei tiri a grande distanza servano a ben poco e in ogni caso riducono la precisione dell’arma.
In ogni caso ritengo il pneumatico superiore in questo tipo di pesca, in quanto una volta inquadrato il pesce e premuto il grilletto difficilmente ci delude e quasi sempre passa il pesce in sagola se questo di trova entro i tre metri (e a volte anche più).
Nei tempi addietro curavo molto i miei pneumatici modificandoli per renderli migliori e sfruttarne tutte le potenzialità, oggi che insieme ad OMER abbiamo trasferito tutte queste modifiche su un fucile di serie come il nuovo OMER Airbalete curo solo le aste, la pressione di precarica e le sagole e vado in acqua tranquillo di poter avere sempre il massimo.
Per l’aspetto ai pelagici sul pneumatico monto sempre asta da 7mm con doppia aletta e comunque difficilmente porto la pressione oltre i 32 bar, sono convinto che serva a poco e che la differenza non sia tangibile più di tanto; piuttosto curo moltissimo l’idrodinamica del dardo e dei suoi particolari. Sarebbe inutile infatti avere grande potenza vanificata poi da scorri sagola ingombranti ed alette poco filanti. Per questi motivi adotto sempre uno scorri sagola dal diametro ridottissimo ed alette molto filanti, spesso questi accorgimenti contribuiscono al tiro, un po' come se avessero 4 o 5 bar di pressione in più. Anche sul pneumatico aumento il diametro del monofilo in Nylon a 160/180 e tengo sempre le necessarie tre passate. Per quanto riguarda la punta delle aste la ritengo fondamentale su qualsiasi tipo di fucile ma in particolare quando si pesca all’aspetto rivolti a grosse prede e dove i tiri possono essere scagliati al limite. Con la mola rendo la punta dell’asta appuntita come uno spillo con angolo molto acuto quindi molto penetrante, anche se più delicata in caso di urto con le rocce, ma questa è una situazione remota nell’aspetto. In seguito lucido la superficie della punta dell’asta con della carta vetrata finissima in modo da renderla a specchio.
Questi accorgimenti rendono l’asta in grado di penetrare qualsiasi preda come fosse burro, anche al limite estremo della gittata e soprattutto di non subire la resistenza di grosse squame o zone di ossa resistenti. Le alette su qualsiasi arma sono preferibili ad incasso affinché non ostacolino il viaggio dell’asta attraverso le ossa e le squame  del pesce. Il mulinello deve contenere minimo 50/60 metri di sagola, in quando una preda come una ricciola arpionata in profondità elevata, se mal colpita, potrebbe non darci il tempo di riemergere in tranquillità. Io preferisco mulinelli a bobina verticale.
Pesca nel blu: per la pesca nel blu vale lo stesso discorso fatto per la pesca all’aspetto, con la differenza che, in ogni caso, sarà necessario montare sugli arbalete una doppia coppia di gomme e doppia passata, mentre, nel caso del pneumatico, si potrà incrementare un po' la pressione di precarica, ma senza esagerare. Fondamentale anche qui ottimo mulinello con grande capienza di dyneema.
Pesca in caduta: nella pesca in caduta praticata a profondità limite, l’unica variazione utile è quella di adottare aste più pesanti, in quanto la propulsione sarà agevolata dalla forza di gravità  e quindi i tiri potranno risultare più lunghi e ugualmente efficaci.
In conclusione, per un discorso generale, ritengo il mimetismo utile entro i primi metri di profondità, oltre diventa trascurabile.

 

 

Michele Rubbini - Bologna
tecno@bluworld.com