Cosa Mangiano i Pesci ?
Abbiamo visto che in determinate condizioni di marea i pesci sono particolarmente attivi perché la quantità di cibo in sospensione è elevata e, ovviamente, tutti vogliono approfittarne.
Analogamente la corsa al cibo è altrettanto stimolata alle prime luci dell’alba (perchè tutta la notte non è stato possibile cibarsi per tutti i pesci con abitudini diurne) o all’imbrunire (l’ultimo boccone prima delle tenebre). In pratica tutte le attività dei pinnuti sembrano essere scandite dalla necessità di cibarsi... fatto salvo per il periodo della riproduzione dove la priorità è un’altra (scelta per altro condivisibile!).
In pratica sappiamo quando l’attività di ricerca del cibo è maggiormente frenetica, ma non è sempre chiaro che cosa sia necessario interpretare come CIBO. Infatti, senza scomodare un biologo marino, ognuno di noi può esaminare se stesso, e le persone più vicine a lui, per identificare delle importanti differenti sui gusti alimentari. Io sono un carnivoro di prima categoria, la mia compagna adora la pasta, una mia cara amica è vegetariana... è chiaro che di fronte ad una tavola imbandita le nostre scelte alimentari saranno differenti, nonostante l’intento comune sia sempre quello di sfamarsi.
Tutti sappiamo (bene o male) riconoscere i pesci carnivori da quelli erbivori, i più smaliziati sanno anche che alcuni pesci, come i cefali, sono disposti a mangiare praticamente qualsiasi cosa. Osservando le sostanze in sospensione, la presenza di microorganismi nella colonna d’acqua o l’insieme dei piccoli pesci ed il loro comportamento, un bravo osservatore può supporre o meno la presenza di determinate specie in zona.
I nostri primi passi da pescatori in apnea avranno sicuramente visto come preda principe il polpo. La ricerca del polpo, al di la dell’attenzione a tutti i particolari “dissonanti” del fondale, è spesso legata all’identificazione di tutti quei resti che indicano che è solito cibarsi da quelle parti. Nella zona frequentata da polpi sarà facile trovare carapaci di granchi, conchigliette e resti di ricci: in particolare, davanti alla tana abituale, i resti saranno maggiormente frequenti. Secondariamente abbiamo scoperto che, dove i polpi sono numerosi, non possono mancare le murene: in pratica fin dalle prime battute di pesca abbiamo imparato a cercare i pesci in funzione delle loro abitudini alimentari.
Evolvendoci e accumulando un certo bagaglio di esperienza in mare, ci siamo trovati in diverse situazioni (più o meno frequenti) che necessariamente avremo catalogato nella nostra testa abbinandovi le tecniche ritenute più idonee.
Un primo scenario che si è presentato agli occhi di tutti è quello associato alla forte presenza di meduse in una determinata area: al di la del numero di queste che si muove vitale nella colonna d’acqua, noteremo che molte di esse morte galleggiano mollemente in superficie o si accumulano sul fondale. Le meduse vive interessano solo poche specie di pesci che, probabilmente, subiscono in maniera minore gli effetti urticanti, o che conoscono il giusto approccio per evitarli: in cima a questa lista è assolutamente necessario mettere le occhiate. Folti branchi di occhiate si radunano in prossimità delle aree fortemente frequentate dalle meduse, ed innescano un incessante carosello di attacchi alle stesse, molti di questi "assalti" sono in grado anche di lacerare un esemplare, lasciandolo alla mercé di altri pesci più piccoli che nuotano nel branco.
Quando si verifica questa situazione non sarà difficile notare la presenza, tra le occhiate, di numerose boghe e di qualche sarago. In questa situazione i saraghi che nuotano nel branco saranno assolutamente inavvicinabili, quindi osserviamoli e passiamo oltre, per evitare di sprecare ore nel tentativo di avvicinare sempre lo stesso pesce, che si troverà costantemente ad un metro oltre la gittata dell’arma che impugniamo (qualunque essa sia).
Le meduse morte invece sono una fonte di cibo comoda ed alla portata di tutte le specie. In particolare godono del lauto banchetto i saraghi che, evidentemente, condividono con le occhiate la passione culinaria per i celenterati. Dove ci sono organismi morti, meglio se in decomposizione, non possono mancare i cefali che, pur essendo genericamente onnivori, spesso si comportano da saprofaghi, se non peggio.
Raramente, può capitare che una parente prossima dei saraghi, particolarmente pregiata ed in grado di arrivare a dimensioni considerevoli, gradisca unirsi al banchetto conferendo allo stesso una maggiore regalità: un’oratona intenta a mangiare, con la testa rivolta in basso e la codona in alto, mantenuta in movimento per assicurare il giusto assetto, è di per se un gran bello spettacolo. In questo caso sarebbe ancora più bello riuscire ad allinearla con l’asta e scoccare il tiro. Che stia mangiando resti di meduse sul fondale o che stia brucando uno scoglio, avvicinare l’orata è spesso difficile ed impegnativo; nel caso in esame, poi, ci sarà l’aggravante di doverci muovere evitando di farci notare, non solo dall’orata, ma anche da tutti i pesci intenti a banchettare.
Basta che solo uno di essi si metta in fuga impaurito dai nostri movimenti per mettere l’orata in allerta: in queste condizioni, normalmente distoglie le sue attenzioni dal cibo, ruotando il corpo per disporsi a mo’ di vedetta e osservare dall’alto ciò che la circonda.
Questa tattica difensiva richiama un po’ alla mente il Conte Ugolino dell’Inferno Dantesco nel verso “La bocca sollevò dal fiero pasto...”. In questo caso, se siamo abbastanza vicini, dobbiamo scoccare immediatamente il tiro, se invece siamo distanti, possiamo prepararci ad osservare una elegante ritirata della nostra sperata preda, senza alcuna possibilità che decida di tornare sui suoi passi.
L’orata che rinuncia al pasto perchè percepisce che c’è qualcosa che non va, pare si guardi attorno altezzosa, e, individuata la causa del disagio, se ne allontana flemmatica, quasi sdegnata! Per fortuna i saraghi sono meno diffidenti e se riusciamo ad avvicinarli mentre stanno banchettando, avremo buone possibilità di portarli a tiro senza che nemmeno abbiano il tempo di capire cosa sta succedendo.
Una menzione importante la meritano le salpe: non devono essere prese in considerazione dal punto di vista alieutico e nemmeno dal punto di vista culinario; le salpe costituiscono una difficoltà in più da vincere in una situazione di frenesia alimentare che porta i saraghi e qualche rara orata ad abbassare la soglia di attenzione al pericolo. Le immancabili salpe, infatti, costituiranno il campanello di allarme per le nostre prede: in pratica, come in un videogioco, per portare a tiro la preda sarà necessario superare una serie di difficoltà, tra le quali spicca l’attraversamento del branco di salpe senza creare il fuggi fuggi generale.
Dove ci sono pesci intenti a mangiare ed una buona quantità di cibo la presenza delle salpe è una certezza. Sarà quindi scontata la frapposizione del branco di salpe tra noi e la preda designata. In queste situazioni, mentre si attraversa silenziosi il branco di salpe, è opportuno osservarle per identificare l’effettiva omogeneità del branco. Capita infatti che un sarago, un cefalo o un’orata, sospenda momentaneamente la scorpacciata per trascorrere qualche momento di convivialità nel branco delle salpe: se si è troppo intenti a scrutare il fondale per capire come raggiungere la preda avvistata dalla superficie (il nostro obiettivo) capita che esemplari anche più corpulenti e pregiati ci sfilino davanti senza che siano degnati della benché minima attenzione. Capita che anche altre specie, che normalmente non hanno alcun interesse per meduse e simili, sfruttino l’occasione per scroccare un pasto facile.
Ad un mio amico, circa cinque anni fa, accadde un episodio curioso in Corsica sud-occidentale, all’incirca alla fine del mese di maggio. Alberto racconta che la costa era letteralmente invasa dalle velelle, la concentrazione era tale da influenzare in maniera indubbia il comportamento di qualsiasi forma di vita si trovasse da quelle parti. Tra le catture effettuate in quei giorni poté fregiarsi di due belle spigole. Queste avevano stomaco ed intestino praticamente imbottiti di velelle; evidentemente, per sfruttare al meglio il banchetto gratuito, si erano rimpinzate per quanto possibile. E difatti, osserva Alberto, il loro comportamento non era normale: parevano intorpidite e la cattura era stata piuttosto semplice nonostante si trattasse di prede di mole. Quello delle spigole è decisamente un caso particolare. Credo di aver sentito più spesso raccontare di spigole trovate con la pancia piena di organismi improbabili, che non di condizioni nella norma.
In Alto Adriatico, a seconda della stagione, capita di trovarle con la pancia piena di canolicchi (mi sono sempre chiesto come facciano a scalzarli dal fondale, visto che spesso sono insabbiati per parecchi centimetri), di granchi (in particolare nei periodi in cui mutano il carapace, e quindi costituiscono un pasto tenero e delicato), ghiozzetti (nella stagione degli amori degli stessi) e, perchè no, tremolina (vermi che vivono nei fondali di sabbia e/o melma).
Ma i racconti più belli sono quelli relativi alle spigole di laguna (zona foce del Po) che pare siano assolutamente disposte ad alternare i soliti cefalotti a rane e, quelle con gusti più esotici, topi. Quindi per le spigole vale la regola che “basta che si muova” che loro un morso non lo rifiutano di sicuro a niente e nessuno.
Quando la presenza di meduse (o altri organismi in grande concentrazione) garantisce una facile reperibilità del cibo per alcune specie, tra cui anche innumerevoli piccoli pesci di scarso interesse per i pescatori in apnea, è opportuno tenere alto il livello di attenzione perchè anche i predatori potrebbero voler approfittare della situazione e sorprendere qualche pescetto mentre è intento a mangiare. Qualche denticiotto potrebbe infiltrarsi nei branchi di saraghi e salpe per tendere l’agguato a qualche ignaro commensale.
Accade sempre più spesso (da qualche anno a questa parte) di imbattersi in branchi di aluzzi che stazionano al limitare delle aree di aggregazione alimentare: di tanto in tanto si può notare qualche esemplare che, ostentando indifferenza, si dirige verso i pesci intenti a cibarsi per portare un attacco di sorpresa. Piccoli branchi di ricciolette o una leccia solitaria potrebbero invece comparire dal nulla seminando il panico per pochi istanti scomparendo nuovamente al termine della scorribanda: quando si verifica questa situazione è buona norma tenersi pronti perchè, se non ci hanno visto o se non le abbiamo spaventate, probabilmente torneranno per una seconda incursione.
Alcuni pesci, invece, difficilmente potranno essere attratti dalla presenza di cibo facile o dall’assembramento di piccoli pescetti intenti a mangiare. In particolare le corvine e le cernie (prede di grande interesse per il pescatore in apnea), salvo esemplari di giovane età e quindi per noi fuori target, non presteranno alcuna attenzione alla situazione.
Mi è sempre stato raccontato che le corvine sono pesci “sofisticati” e che, oltre che nelle movenze, questa loro caratteristica si rispecchia in quello che mangiano: in particolare infatti pare siano ghiotte di piccoli crostacei. A parte che condivido questa loro preferenza, devo ammettere che la storiella della corvina che sgranocchia un’aragostina, sorseggiando un vino di annata, mi sempre piaciuta molto.
La particolare raffinatezza dei suoi gusti alimentari dava anche una spiegazione al sapore delle sue carni, universalmente messe sul podio da ogni buongustaio. Recentemente, l’amico Guido (Guidone, detto il “Supremo”, per la precisione) ha infranto questa mia visione eterea ed elegante delle corvine. Ha infatti catturato una corvina che in pancia aveva un volgarissimo labride: certo che anche un conte gradisce alternare ad ostriche e caviale, saltuariamente, un buon pezzo di salsiccia... ma il mito delle corvine “dai gusti raffinatissimi” è stato completamente sfatato.
Se non bastasse, in un video di pesca, mi è capitato di vedere una corvina che, una volta colpita, ha rigurgitato una tremolina... in pratica le mie fantasie si sono definitivamente infrante! Un altro fenomeno periodico che assicura la forte presenza di pesci nel sottocosta è la deposizione delle uova. In questo periodo tutti i pesci sono iper attivi, chi per difendere la propria nidiata, chi per scroccare un lauto pasto altamente energetico. In coda ai pesci in amore, alle femmine con i pancioni carichi di uova, sarà quindi spesso probabile incrociare una folta schiera di approfittatori che non aspettano altro che mangiarsi le uova o sorprendere i pesci in amore, aggredendoli mentre sono in tutt’altre faccende affacendati.
E’ noto a tutti invece che la presenza di grandi branchi di specie gregarie, specie se di piccole e medie dimensioni, attirano l’attenzione dei predatori. Dove ci sono branchi di sarde, saranno immancabili i sugarelli e gli sgombri. Il movimento attirerà anche pesci di dimensioni maggiori, quali palamite e ricciole e, in qualche raro caso, i tonni. Avvicinare i branchi di minutaglia, compattati dagli attacchi dei predatori, è decisamente facile e divertente... non lo è altrettanto l'approccio con i loro predatori.
I grandi pelagici faranno ammassare il branco vicino alla superficie per togliere ai componenti dello stesso una delle possibili direzioni di fuga; questa condizione sarà facilmente visibile dal gommone. Occorrerà avvicinarsi mantenendo il motore al mimino e spegnere il motore ad una certa distanza, per percorrere l'ultimo tratto grazie all’inerzia o sfruttando gli effetti di vento e corrente. Appena scesi in acqua sarà opportuno tenersi attaccati al gommone per i primi minuti, osservando il branco ed il comportamento degli eventuali predatori mentre siamo protetti dal cono d’ombra dello stesso. In questo modo i predatori, messi già in allarme dall’avvicinamento della grande sagoma del gommone, non subiranno immediatamente un ulteriore shock dovuto alla presenza di altre sagome che si muovono sulla superficie verso il branco di mangianza. Lasceremo così il tempo ai predatori di prendere nuovamente coraggio e ricominciare gli attacchi al branco. Se gli attacchi riprendono, in poco tempo i predatori ricadranno in quella fase di sostanziale frenesia alimentare: a questo punto potremo staccarci dal gommone senza innescare eccessive reazioni e tentare il colpaccio. La sagola che scompare nel blu ed il mulinello che cede sagola rapidamente sono tra i particolari che ci rimarranno più vividamente in testa associati ad una cattura portata termine seguendo questa tecnica.
L'avvicinamento ai grandi predatori del mare può essere anche tentato sfruttando tecniche simili a quelle utilizzate dai pescatori di superficie nella pesca al drifting. In pratica, raggiunta una zona che sappiamo essere normalmente frequentata (grazie a precedenti avvistamenti e/o catture), sarà necessario spegnere il motore e lasciarsi andare alla deriva. Si dovrà quindi pasturare con continuità gettando pezzetti di sarda, sarà necessario osservare con attenzione con la maschera (dalla superficie o già immersi ed attaccati all'imbarcazione) seguendo con lo sguardo ogni singolo pezzetto di sarda fino a quando lo si vedrà scomparire nel blu. Se si è fortunati, può capitare che la pastura richiami un branco di predatori (o un singolo cacciatore). In tal caso, sfruttando l'attimo, potremmo riuscire a sorprendere in caduta la preda dei sogni, proprio mentre, guarda caso, sta lasciandosi andare con uno stuzzichino!
Michele Rubbini Bologna