Tempo eccezionale, mare invitante, un paio di amici (Alberto e Marco) di quelli con cui è bello condividere certe esperienze e tanta voglia di pescare. Premesse eccezionali!
Per l'occasione avevo con me l'intera rastrelliera (anche perché Marco avrebbe utilizzato i miei fucili in quanto i suoi, dopo alcuni anni senza manutenzione erano inservibili).
Ma il fucile che mi ha accompagnato praticamente ad ogni battuta è stato il fidatissimo Monoscocca 100, il mio fucile “storico”.
Prima di partire l'ho allestito con una serie di accessori della SigalSub: le nuove gomme coestruse con lo strato esterno colo amaranto, la nuova ogiva ad archetto largo ed una tradizionalissima asta da 140 per 6,5 doppia aletta.
Analisi a secco dei componenti
Le gomme
Le gomme sono particolarmente interessanti.
La mescola dello strato interno è color ambra, mentre lo strato esterno pigmentato è particolarmente sottile (lo spessore dello strato esterno è molto inferiore al mm).
Questa soluzione di coestrusione consente di avere una gomma che ha le medesime prestazioni di una gomma color ambra (gomme note per l'ottimo comportamento elastico e la spinta progressiva) ma che presenta uno strato esterno di protezione nei confronti della radiazione luminosa.
E' noto infatti che le radiazioni luminose contribuiscono all'invecchiamento delle gomme color ambra in maniera importante: dopo un certo periodo di utilizzo si nota infatti che la gomma ambra assume un colore più cupo ed a quel punto la velocità di contrazione si riduce notevolmente rispetto all'inizio. Questo degrado è lento (una gomma protetta dall'incidenza diretta dei raggi solari e conservata abitualmente al buio, diventa scadente dopo diversi mesi di utilizzo), uno strato protettivo esterno, però, determina un sensibile allungamento della vita.
La porzione coestrusa color amaranto assolve proprio a questo compito protettivo isolando gli strati esterni dalla radiazione solare: la gomma ambra infatti, risultando parzialmente trasparente, permette normalmente alle radiazioni solari di penetrare fino agli strati più interni, provocando un invecchiamento su tutto il materiale, compreso il nucleo.
Esistono da anni gomme con strati esterni coestrusi (generalmente neri), ma questi strati hanno spessori rilevanti (dell'ordine anche di 2 mm). In questo caso si tratta di una pellicola, quasi come se fosse stato colorato lo strato più esterno di una gomma ambra con un pennello.
Questa soluzione realizzativa fa ben sperare circa le prestazioni della gomma: dovrebbe ragionevolmente comportarsi come una tradizionale gomma ambra di pari diametro. Sapendo inoltre che Sigal si rifornisce, per quanto riguarda le gomme, dal più prestigioso marchio a livello internazionale per la produzione di di questi componenti, le premesse sono tutte a favore di questo nuovo prodotto.
Li taglierò e monterò sul 100 (che è un 104) con una lunghezza di 25 cm legatura legatura (ed ogiva Sifgal a bracci cortissimi!): sono indubbiamente duretti da caricare ma permettono di farlo senza dover ricorrere al perno di caricamento intermedio.
La sensazione è che tendano a contrarsi rapidamente e con velocità di contrazione progressivamente crescente per un tratto piuttosto lungo: sappiamo però che le sensazioni a secco sono spesso foriere di errori. La valutazione in acqua spazzerà via ogni dubbio.
L'ogiva
Questo è il pezzo forte.
In passato avevo utilizzato le ogive ad archetto largo commercializzate da Blucomm.
Mi erano piaciute molto. Permettevano di sfilare la mani in perfetta sicurezza (senza rischiare uno sgancio accidentale mentre si forzavano le dita contro le gomme per farle fuoriuscire come con una ogiva tradizionale).
Si trattava di un prodotto indovinato ma evidentemente pensato per pescatori meno “estremi” di me.
Le montai infatti su un Mr Carbon 119 con gomme MOLTO corte, un fucile ed un allestimento che facevano penare per il caricamento, ma che restituivano in fase di tiro una potenza incredibile.
Il risultato fu di 3 o 4 pescate in cui ero pienamente soddisfatto dell'oggetto, fino a che non mi si è spezzato l'archetto tra le mani all'ennesimo caricamento.
La cosa mi ha profondamente deluso. Ero già pronto a montarle su tutti i miei fucili!
Quando ho ricevuto l'ogiva SIGAL, quindi, ero particolarmente diffidente.
Presa in mano e studiata un po', però, ha riconquistato la mia fiducia: si trattava di un prodotto dal dimensionamento generoso e da una scelta di disposizione della masse e delle geometrie non ovvia!
L'archetto non è ottenuto per asportazione di materiale ma per deformazione. In pratica la sezione tonda delle estremità diventa ovalizzata, appiattita, nella parte centrale in cui deve essere alloggiata all'interno della tacca. L'asportazione di materiale determina un indiscutibile indebolimento (dove c'è meno materiale ci sarà inferiore resistenza meccanica alle sollecitazioni) mentre lo spostamento dello stesso in posizione consona lo rende particolarmente adatto a sopportare una determinata sollecitazione.
Infatti la flessione cui è sottoposto l'archetto quando il fucile è carico è tale per cui la forma appiattita costituisce un forte irrigidimento, una sorta di centina, che ostacola le deformazioni di flessione (secondo questa direzione).
Insomma questa ogivetta è stata pensata e progettata per funzionare al meglio.
I braccetti sono molto corti (come piace a me) in modo da sfruttare l'elastico il più possibile e l'archetto è largo circa 40 mm.
Prendendo visione di alcuni fucili presenti in commercio noto che l'interasse tra i fori è generalmente inferiore ala larghezza dell'archetto dell'ogiva: in particolare la testa OMER standard ha un interasse di circa 30 mm, mentre sui C4 l'interasse è di circa 35 mm. Su atri fucili la larghezza è invece superiore.
E' indubbio che il risultato migliore questa ogiva lo faccia ottenere su fucili che hanno l'interasse delle gomme in testata particolarmente ampio, vicino o uguale a 40 mm. In questo caso, infatti, le gomme risultano essere sostanzialmente parallele all'asta e quindi si contraggono parallelamente a loro stesse senza incontrare una resistenza idrodinamica dovuta all'avanzamento inclinato.
Sui fucili che hanno la testata più stretta questa inclinazione (le gomme tendono ad allargarsi dalla testata alll'ogiva) può essere controproducente.
In ogni caso l'angolo di inclinazione delle gomme è comunque generalmente inferiore (in valore assoluto) rispetto a quello ottenibile con ogive articolate tradizionali o con archetti in filo metallico (senza considerare gli archetti in dyneema che da questo punto di vista di dissipazione energetica per freno idrodinamico dato dalle gomme inclinate sono la soluzione peggiore possibile).
Una ogiva articolata tradizionale, a fucile carico, ha l'archetto largo circa 15/20 mm.
Nel caso di testata OMER e nel caso in cui l'archetto della tradizionale sia largo 20 mm l'angolo tra le gomme con la NUOVA OGIVA SIGAL ed il medesimo angolo con ogiva tradizionale saranno identici in valore assoluto (condierano un fucile di lunghezza 100 nell'esempio che segue):
Quindi cambia solo il segno, ma l'ampiezza dell'angolo è la medesima, con la differenza che con l'ogiva Sigal sarà semplicissimo e comodo caricare e sfilare la mani a caricamento avvenuto.
Nel caso di testata C4, invece, l'angolo determinato montando la nuova ogiva Sigal è inferiore e quindi la resistenza idrodinamica incontrata dalle gomme nel loro avanzamento in fase di contrazione sarà inferiore che con una ogiva tradizionale.
Ma non finisce qui: questo è un prototipo, Simone Gallini non esclude di produrre anche una serie di nuove ogive con l'archetto centrale più stretto per trovare il compromesso ideale tra la comodità di caricamento e la riduzione della resistenza idrodinamica. Quindi è probabile che a breve ci stupirà con un oggetto nuovo ed interessante.
L'asta
Questo è l'oggetto standard, quello che ha reso SIGAL famosa.
Credo non ci sia nulla da dire, un ottimo prodotto sotto tutti i punti di vista.
Le prove in mare
Le gomme
Alba. Primo giorno di pesca della settimana di vacanza.
Purtroppo un fastidioso raffreddore mi ostacola un'agevole compensazione. Appena sceso in acqua, mentre attendo Alberto, vedo una leccia attorno ad 1,5 kg che semina il panico in un branco di acciughette appallate nel sotto costa. Pescheremo in coppia, ma ora credo sia opportuno tentare un avvicinamento alla leccia anche se lui è ancora assorto nei preparativi sulla battigia.
Il caricamento è semplice ed immediato: gli elastici sono tesi come corde di violino (indubbiamente il fattore di dimensionamento che ho adottato è decisamente estremo... ma io adoro gli elastici caricati “al limite”). Il loro colore è cambiato: da amaranto che era in configurazione non deformata ora risulta molto più acceso.
Il fucile è carico, il fondale è basso e bianchissimo, la parete muore sulla sabbia, pochi metri lontano da dove mi trovo. Il mare è completamente piatto, sembra finto. L'acqua ha una trasparenza innaturale per me che sono abituato all'alto Adriatico.
Mi immergo per compiere un percorso subacqueo che mi porterà nei pressi di un piccolo promontorio su un fondale di 4 o 5 m dove potrò nascondermi e tentare un aspetto per incuriosire la leccia.
Mentre avanzo mi accorgo che le gomme tese sono veramente molto appariscenti, evidentissime in poco fondo, acqua limpida e fondale chiaro. Sono appostato osservo le gomme e mi convinco sempre di più che non siano pensate per l'agguato nel basso fondo. Presentano il medesimo problema delle gomme color ambra: una volta caricate assumono una colorazione molto accesa, che vanifica la mia attività di mimetizzazione dell'attrezzatura.
Intanto il movimento di pesci si sta lentamente avvicinando alla mia zona di tiro. Giunti ad una distanza considerevole di fermano e mi osservano: oltre alla leccia ci sono due grossi cefali che la scortano. Quando mi rendo conto che non c'è alcuna possibilità di farli avvicinare ulteriormente decido di provare il tiro lungo.
Sbaglio la leccia mancanza di sangue freddo: il tiro così lungo richiede un po' di anticipo, il pesce infatti come avverte lo schiocco scatta immediatamente. L'asta sfila poco sopra il terzo di coda della leccia e prosegue la sua corsa fino a cadere sulla sabbia.
Due passate ed uno strappetto di sagola dal mulinello: le mie impressioni a secco sono assolutamente confermate il tiro è eccellente, l'asta parte ad ottima velocità e la mantiene per una corsa ragguardevole.
L'unico neo è l'eccessiva evidenza delle gomme quando sono così tese, nel basso fondo: a onor del vero ho usato come fattore di allestimento qualcosa oltre il 400%. Le gomme sono così tese che la coestrusione color vinaccia diventa parzialmente trasparente ed il sottofondo giallo della gomma ambra l'accende.
Sentirò un amico la sera che mi confermerà che invece, in Lazio, con fattore 350% il problema dell'eccessiva visibilità non compare. (vedere foto qui sotto del fucile dell'amico laziale con gomme soft)
Ricarico il fucile e mi dirigo con Alberto in zone più profonde: fino a quando l'orecchio mi permetterà di compensare pescherò su fondali un po' più impegnativi (tra i 15 ed i 19 m).
A queste quote la “fluorescenza” delle gomme è decisamente mitigata: non mi saltano più agli occhi e quindi risulteranno indubbiamente meno evidenti anche ai pesci. Qualche tiro di prova e noto che le prestazioni a queste profondità medie non sono in alcun modo peggiorate.
La pescata si protrae per circa 3 ore. Passo una buona ora senza tirare e poi l'orecchio mi abbandona (impossibilità di compensare) e torno sotto costa. Mi muovo all'agguato sul frangere dell'onda e freddo un sarago a buona distanza mentre brucava sulla parete quasi 3 metri più sotto di me. Anche se la gomma rimane per molto tempo tesa non mi pare che le prestazioni siano particolarmente pregiudicate. Il comportamento meccanico è ottimale.
Quanto detto sulla visibilità in poca acqua è vero, ma è altrettanto vero che tra agguati e aspetti in pochi metri d'acqua ho messo a cavetto tre grossi saraghi: che ciò sia attribuibile alle mie eccelse doti di pescasubbo, che sia dovuto alla scarsa importanza agli occhi dei pesci delle gomme molto evidenti o che si tratti di fortuna sfacciata, in ogni caso il risultato è positivo.
Nei giorni seguenti insisterò nell'utilizzo continuo di questo fucile così allestito, effettuando molteplici catture a tutte le quote.
Rientrando, praticamente sotto allo scoglio su cui Alberto e Marco si stavano già cambiando, effettuo un aspetto in poca acqua per avvicinare una ricciolotta che nuotava in mezzo ad un branco di salpe. Lei mi ignorerà, ma giunto in superficie, il commento di Marco è una sentenza: “Sembra che tu abbia in mano la spada laser di Darth Vader!” In 3 m di acqua con mare calmo e fondale chiaro il rosa assunto dalle gomme quando sono tese all'estremo è effettivamente appariscente.
Per questo motivo, ed anche perché il raffreddore mi costringerà spesso a pescare in poca acqua, deciderò di colorare con un pennarello indelebile le gomme (ovviamente qualsiasi problema di eccessiva visibilità a questo punto scomparirà definitivamente): se le avessi usate sotto i 14 m sarebbero state eccezionali sotto tutti i punti di vista. In poca acqua ad un fattore superiore al 400% che rende parzialmente trasparente lo strato esterno pigmentato, devo ammettere che sono decisamente evidenti, soprattutto se il fucile lo imbraccia uno scarsone come me.
Non escludo possano essere adatte per la pesca in zone di acqua più torbida, però: ho infatti l'amico che le ha provate recentemente nei fondali laziali in una giornata di mare particolarmente ostico e mi ha detto che si è trovato benissimo, trovandole addirittura perfettamente mimetiche.
Probabilmente la bianca roccia Corsa e l'acqua cristallina non sono la loro palestra ideale.
Ho comunque segnalato il problema a Simone Gallini che mi ha confermato che chiederà ulteriori campionature al forniture con colorazioni differenti per avere a catalogo anche una versione adatta alla pesca in poca acqua nei mari cristallini (magari anche per chi adotta un fattore di allestimento piuttosto estremo come quello che ho scelto io).
E' indiscutibile però che le prestazioni meccaniche siano decisamente di alto livello: su questo Simone ha visto giusto appoggiandosi ad un fornitore di fama indiscussa e concordando con lo stesso un prodotto con caratteristiche meccaniche espressamente pensate per la pesca in Mediterraneo. Bravo a Simone e bravo al suo fornitore!
L'ogiva
La forma arcuata dell'archetto, l'invito centrale e la sezione dello stesso si capisce chiaramente che sono state pensate da un pescatore!
Un progettista, un bravo tecnico, dimensiona un prodotto rendendolo perfetto per lo scopo per il quale è destinato: vincolare gli elastici mentre è impegnato sull'ogiva.
Un pescatore pensa a tutta la fase di caricamento: afferrare l'asta con una mano, porla in trazione ed afferrarlo anche con l'altra, disporre sulla prima tacca e poi dalla prima alla seconda.
Afferrare l'asta, su un 100 significa inserire l'indice di una mano sull'archetto fino a cingerlo, poggiare il calcio del fucile sull'addome e praticare una prima trazione.
D'accordo che abbiamo i guanti, ma questa fase è spesso dolorosa con le ogive articolate: lo scasso per la tacca è quasi tagliente e quando è forzato contro l'indice risulta particolarmente fastidioso.
Anche per questo motivo prediligo gli archetti in tondino metallico: quando li afferro non provocano alcun dolore al dito!
In questo caso lo spazio a disposizione permette di affiancare all'indice il medio, e già questo semplifica le operazioni. Inoltre l'invito per la tacca non è così esteso e pronunciato da risultare doloroso al contatto con le dita.
Appena portata l'ogiva sopra la prima tacca l'inserimento è semplice ed istintivo. Essendo più larga di una ogiva normale è opportuno guardare l'inserimento, le prime volte. Un disassamento, sempre possibile se non abbiamo afferrato le gomme nella medesima posizione, potrebbe non permettere l'allineamento della porzione di incocca con la tacca: in quel caso non avverrebbe l'accoppiamento delle stesse. Una volta prese le misure con un paio di caricamenti tutto è estremamente semplice ed istintivo.
Il passaggio alla prima tacca è altrettanto semplice. Tra l'altro, trattandosi di un piccolo spostamento, non presenta il rischio di disallineamenti perché basta fare scorrere l'ogiva sull'asta fino a che non sentiamo un “tic” che ci conferma l'accoppiamento con la prima tacca.
Qui viene il bello, lasciamo le gomme e le dita sono già libere. Possono essere sfilate senza toccare le gomme.
Nel 2002, in Croazia, a causa di uno sgancio accidentale di una ogiva articolata tradizionale mentre sfilavo le dita dopo il caricamento, mi ferii gravemente all'anulare della mano sinistra: l'ogiva strappo il guanto e incise il dito lateralmente lasciando a penzoloni un pezzo di carne.
Da allora sono diventato un fifone in fase di caricamento.
Questa nuova ogiva, dal punto di vista della sicurezza delle mani del pescatore è indubbiamente strepitosa.
La sezione dell'archetto è schiacciata ed ovalizzata e quindi offre una minima resistenza idrodinamica all'avanzamento.
Inoltre non ci sono porzioni sporgenti superiormente (come negli archetti realizzati con un piatto metallico tagliato a mezzaluna e piegato nella porzione dell'incocca): ciò determina la totale eliminazione dell'effetto “flap” tipico di questi prodotti, effetto per il quale capitava di avere un tiro sistematicamente alto anche con armi ottimamente allestite.
Concludendo questa ogiva ha superato un duro “crash test” in quanto le gomme erano particolarmente tirate, si è dimostrata di semplice utilizzo, sicura ed efficiente.
Inutile dire che farò un pensierino relativamente all'ipotesi di adottarla anche sugli altri fucili.
Quest'ogiva si dimostra ovviamente strepitosa per allestire fucili a doppia gomma.
Abbinata ad una ogiva a braccetto corto (ad esempio una Sigal a stelo metallico) permette alle gomme di stare correttamente separate. Uno spettacolo davvero.
Il fucile è carico e le gomme non sono mai sovrapposte: la spinta dell'una non influisce su quella dell'altra perché le gomme praticamente non si toccano. In questo modo è possibile allestire un doppia gomma in maniera decisamente interessante dal punto di vista delle prestazioni.
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L'asta
Non credo ci sia nulla da dire. Tutti quelli che hanno provato un'asta Gallini sono rimasti soddisfatti.
Nonostante la snellezza (140 cm di lunghezza per 6,5 mm di diametro) non ha un comportamento serpeggiante evidente, anzi. Evidentemente il materiale (acciaio Sandvik) presenta una rigidità intrinseca che lo rende adattissimo a questa applicazione. Le alette sono robuste. Volendo fare la punta agli spilli, ho notato che forse, l'asta che utilizzavo io, sarebbe stata più completa se avesse montato il conetto a monte delle alette: per avere alette ed asta robuste è necessario che queste sporgano leggermente dalla sezione frontale dell'asta e questo determina una lacerazione dei bordi della ferita nel pesce. Probabilmente con il cono quella lacerazione sarebbe stata inferiore e quindi la tenuta sul pesce un pochetto superiore. Purtroppo non ho catturato prede che abbiano richiesto una tenuta esagerata durante la lotto di recupero...
Invece ho compito qualche scoglio: l'asta non si è storta mai, solo spuntata. A casa con una lima in pochi minuti è stato possibile ripristinare la punta senza particolari problemi, nonostante la durezza dell'asta mi preoccupasse un po'. Pochi colpi di lima sono invece stati più che sufficienti.
Concludendo
L'allestimento proposto da Sigal mi è piaciuto molto. Mi ha permesso di pescare in sicurezza, con ottime prestazioni balistiche e non richiedeva sforzi sovrumani per il caricamento.
L'unico neo può essere identificato con l'evidenza delle gomme (ero abituato ad usare gomme nere), ma devo ammettere che non ha sicuramente compromesso i miei risultati di pesca. Il numero di pesci giornalieri dopo aver colorato le gomme è rimasto costante, segno che, forse, la mia era una sensazione non condivisa dai pinnuti.
Converrà comunque tenere monitorata la Sigal Sub, nei prossimo tempi, se continuerà a sfornare con questa frequenza nuovi prodotti, diventerà leader nel settore degli accessori!
Stiamo in attesa dell'eventuale ogiva con archetto di larghezza inferiore, per la massimizzazione del parallelismo delle gomme con l'asta, e della nuova ipotetica colorazione richiesta da Simone Gallini per la serie di gomme particolarmente adatte all'uso con fattori di allungamento cattivissimi e per pesca in basso fondo.
In ogni caso i prodotti attuali si attestano indiscutibilmente in una fascia altissima, come prestazioni e come qualità!