LONTANO
Fine giugno, domenica sera. Sono in autostrada, mio figlio e la mia compagna dormono accasciati sui sedili, ed io posso godermi in perfetta solitudine il ritorno serale, dalla riviera verso Bologna, assieme a centinaia di altri appassionati del week end al mare: una fila interminabile e lenta ci cullerà per molte ore. Bologna è a circa un centinaio di chilometri dall’Adriatico (il torbido Alto Adriatico) e una bella fetta dei miei concittadini si trasferisce in riviera tutti i week end estivi . La noia è rotta dal suono del cellulare. E’ Mario: dice che proprio oggi è uscito sul gommone con scarsi risultati. La sua proposta è organizzare una “pescata intensa” per il prossimo week end: meta la Croazia (senza precisare dove…). La proposta, a dire il vero, non è che mi colga impreparato: strategicamente parlando Bologna risulta essere comoda per qualsiasi spostamento, ma quando si parla di mare siamo decisamente menomati. La riviera Emiliano Romagnola presenta poche aree in cui praticare il nostro amato sport e, in ogni caso, in piena estate queste sono assolutamente interdette a causa delle ordinanze balneari in vigore. La costa Toscana sarebbe bellissima… ma significa sobbarcarsi almeno 200 km all’andata ed altrettanti al ritorno: distanza percorsa per lo più a passo d’uomo nel tratto appenninico della Bologna Firenze. Tutto sommato pensare di sobbarcarsi una traversata di quasi 70 miglia per andare in Croazia non è la peggiore delle scelte. Quindi, ovviamente, do la mia adesione al progetto. Purtroppo si deve necessariamente parlare di progetto e mantenerlo in forse fino all’ultimo momento in quanto le condizioni meteo marine dell’Alto Adriatico sono spesso tali da farci desistere. Il fondale dell’Alto Adriatico è basso e sabbioso. Sono sufficienti venti di entità poco preoccupante ad agitare il mare considerevolmente: al fine delle lunghe navigazioni quello che crea problemi è la formazione di una serie di piccole onde rotte ed irregolari che spezzano la schiena dell’equipaggio anche con imbarcazioni idonee alla navigazione con mare formato. I pescatori professionisti Romagnoli dicono che quando l’Adriatico è veramente agitato l’acqua diventa di un grigio cupo (combinando l’effetto della sabbia in sospensione con il riflesso delle nuvole nere che coprono il sole) e l’acqua comincia a bollire. Quando l’acqua bolle è meglio essere da un’altra parte: sicuramente non sulla via del ritorno dalla Croazia. Tra l’altro la costa Croata è piuttosto rocciosa ed in diversi punti alta sul mare, venti di Grecale e di Levante sono facilmente sottostimati nella navigazione sotto costa, ma creano grossi problemi quando ci si trova al largo… problemi che aumentano man mano che ci si avvicina ala costa Italiana. Solo lo Scirocco è sostanzialmente sincero su entrambe le coste: essendo diretto secondo la direzione di sviluppo dell’Adriatico consente una stima veritiera delle condizioni del mare qualunque sia la costa da cui si decide di partire. Il punto comunque non è lo stimare la direzione del vento preponderante durante il weekend… ma scegliere giornate di sostanziale assenza di vento: d’altra parte, partire dalle nostre “sand waters”, torbide per 300 giorni l’anno, per arrivare nelle splendide acque croate e trovarle intorbidite a causa dell’eccessivo moto ondoso, sarebbe quantomeno deprimente. Torniamo alla telefonata, tanto in macchina dormono tutti e nessuno si è accorto della digressione a sfondo meteorologico: stabilito il potenziale equipaggio è necessario stabilire i singoli compiti da svolgere in settimana. In primo luogo occorre monitorare il più alto numero possibile di siti internet preposti alle previsioni: sembrerà strano, ma la certezza di imbattersi in un week end di bonaccia, la si ha solamente quando la maggior parte dei siti internet più famosi, che si occupano di previsioni, sono concordi nel prevedere una simile situazione. Appoggiarsi ad una sola fonte di informazioni è troppo rischioso, troppe volte ci siamo trovati in mare, a grande distanza dalla costa, quando improvvisamente è cambiato il vento facendo rapidamente trasformare la piatta distesa di acqua in uno poco divertente “Tagadà”. Con un po’ di esperienza abbiamo anche imparato a stimare (per meglio dire “fare supposizioni molto approssimate”) le condizioni del mare in funzione dell’andamento della pressione e dei venti sulle carte meteo. D’altra parte un Levante o uno Scirocco con velocità contenuta, tutto sommato, possono anche essere piacevoli al ritorno (prua verso l’Italia), quindi è sempre il caso di considerare quali sono le condizioni reali alle quali dovremo sottoporci. In pratica incroceremo le previsioni dei telegiornali con quelle che appaiono sul Televideo (che offre tra l’altro una serie di pagine sullo stato dei mari e sugli avvisi ai naviganti) e soprattutto con quelle che si possono trovare su internet. Molti siti offrono, oltre ai servizi meteo tradizionali, anche la possibilità di prendere visione del reale stato del mare attraverso webcam aggiornate frequentemente (quando non riportanti immagini in streaming, in tempo reale). Quindi il lunedì mattina la sveglia mi trova pienamente carico: ho un compito importante da svolgere. Monitorare le previsioni fa staccare la mente dai problemi del lavoro, mentre si guarda il meteo si fantastica già su ipotetiche prede, epiche navigazioni su superfici che sembrano tavole da biliardo… insomma si comincia a godere della breve vacanza ancora prima di partire. La settimana scorre rapidissima, è già mercoledì… a questo punto ci si gioca la carta migliore: gli amici che vivono in riviera e che condividono con noi la passione della pesca in apnea. Loro possono fornirci impressioni, sensazioni, descrizioni in tempo reale delle condizioni del mare e del vento: i telefoni cellulari sembrano essere stati progettati proprio per poter godere di una radiocronaca in diretta del moto ondoso. Siamo a giovedì e… tutto va bene. E’ deciso, si parte. Ovviamente, prima di partire si lasciano le consegne ai famigliari ed agli amici: controllate sistematicamente le previsioni e comunicate ogni variazione rilevante. In serata chi può anticipa gli altri e si dirige in porto a preparare il gommone: occorre stivare le provviste, le attrezzature e l’abbigliamento, comprare il ghiaccio da mettere nelle ghiacciaie, fare il pieno di acqua e carburante, calarlo in acqua. Qualche ora se ne va ed è già buio pesto quando riusciamo ad andarcene a letto (sistemazione in loco, tornare a Bologna sarebbe improponibile). Di prima mattina, con una nebbia che fa pensare ad uno scadente film horror degli anni ’80, siamo i primi ad arrivare in porto, per fortuna il custode ci conosce. Arriva anche il resto dell’equipaggio da Bologna e, prima che il sole sia perfettamente distinguibile dalla linea dell’orizzonte, siamo già in navigazione. Per una volta le condizioni previste sulle carte meteo sono assolutamente conformi alla realtà: sembra di essere su una pista da pattinaggio. Il gommone plana a quasi 30 nodi senza che farci minimamente sussultare: uno spettacolo. Siamo bardati come un esploratore polare: cerata, cappuccio ed occhiali da sole; il vento che preme sul petto e sulle spalle è motivante, gratificante. Osservandoci uno ad uno, noto che abbiamo tutti un ghigno soddisfatto stampato in faccia. Circa a metà strada, cominciamo a notare qualcosa di poco comprensibile che si ripete frequentemente durante il percorso: ci sono delle specie di piccole boe galleggianti, almeno parzialmente, che spariscono non appena le superiamo. Se si trattasse di un caso isolato credo che nessuno di noi avrebbe mai prestato attenzione alla cosa, ma la frequenza è tale da rendere evidente il fenomeno anche al distratto più incallito. E di fatti noto che la velocità subisce un calo repentino nel momento in cui avvistiamo una nuova boa… la avviciniamo lentamente fino a che non ci accorgiamo che… ci sta guardando!!! Si tratta di una tartaruga intenta a prendere il sole in superficie e che, una volta compreso che la nostra curiosità era difficile da sopire, opterà per una rapida immersione con conseguente fuga verso acque tranquille.

Per fortuna Alberto è riuscito ad immortalare il momento: quando mai ci capiterà di nuovo di incontrare una tartaruga che nuota libera in Adriatico? In realtà, naturalisticamente parlando, la risposta alla domanda è assolutamente confortante: dopo nemmeno 3 minuti di navigazione ne incroceremo un’altra, poi un’altra ed un'altra ancora, fino a perdere l’interesse per queste simpatiche amiche intente a crogiolarsi al sole. A questo punto la prua è in perfetto allineamento con la rotta indicata dal GPS, la velocità è ritornata vicino ai 30 nodi e noi siamo più motivati che mai. Circa mezzora e Mario cala improvvisamente la velocità. Confesso che ero talmente perso nel mio fantasticare che ho rischiato di perdere l’equilibrio: non è quindi con eccessiva cordialità che mi rivolgo a Mario che… sorride come un bimbo, puntando il dito ad una cinquantina di metri al traverso del gommone. Effettivamente c’è un delfino che salta e sbuffa. Bello, indubbiamente, ma abbastanza da far fermare il gommone a Mario? Non credo. Stiamo a vedere… Infatti non mi sbagliavo. Non è uno, è un branco sterminato attorno al quale nuotano (forse con funzione di vedetta) alcuni esemplari isolati, uno dei quali era stato il primo ad essere avvistato. Ricordo che un pescatore Ponzese, che accompagnava anche i turisti nei “giri dell’isola”, raccontava che i delfini si attirano con i fischi: ho un fischietto di emergenza fissato ala cerata, quale migliore occasione? Saranno i fischi, sarà il caso, ma si avvicinano. Purtroppo nessuna macchina fotografica può rendere le sensazioni che si accompagnano alle immagini in una situazione di quel genere. Hanno cominciato a solcare l’acqua sotto il gommone (siamo al largo, su un fondale di circa 40 metri e l’acqua è cristallina) veloci come siluri. Nuotavano fino ad essere sulla nostra perpendicolare per poi mettersi su un fianco e girare descrivendo un arco di circonferenza: in questo modo potevano osservarci, era possibile vedere il loro occhio che analizzava ogni particolare. Si tratta di esemplari enormi, a giudicare dalla morfologia e dalle dimensioni sicuramente tursiopi. Ovunque è un ribollire di acqua, schizzi, spruzzi e saette chiare che sfrecciano sotto la chiglia.

Il momento magico lo raggiungiamo quando passano a farci visita, più timorosi e defilati degli altri, una madre con il suo cucciolo. Sembrava un documentario della National Geografic: anche loro nuotavano descrivendo un arco di cerchio osservandoci. La madre si muoveva lentamente in maniera sinuosa e continua, il cucciolo aveva un ritmo forsennato per tenere il passo, mentre stava sotto la pinna pettorale della madre, quasi vincolato da un gancio immaginario. Dopo pochi minuti il branco si stava allontanando: evidentemente la curiosità che li aveva portati così vicini era stata soddisfatta e riprendevano a muoversi lungo la loro rotta originale. E, a dire il vero, anche noi cominciavamo a pensare che lo scopo della traversata era un altro. Ci accorgiamo solo ora che la costa è già visibile, la successiva ora di navigazione apparirà non finire mai: i riferimenti in mare sono difficili da interpretare e solo Mario che, confronta quello che vede all’orizzonte con quello che vede sullo schermo del GPS, riesce a fare stime credibili relativamente all’ora di arrivo.

Giunti in porto ci aspettano tutte le operazioni di dogana e la licenza di pesca, prima di immergerci. Quello che segue non merita particolari attenzioni: si tratta di qualche bella pescata tra amici su prede difficili e fondali poco articolati e privi di nascondigli. Le emozioni sono quelle di godere di momenti indimenticabili con alcuni cari amici e, purtroppo, non sono legate alla cattura di qualche preda di rango: fermo restando che non siamo mai tornati a bordo col cavetto vuoto! L’atmosfera è rotta dalla suoneria di un cellulare. Si tratta di una delle meteo vedette allertate che comunica che è previsto un vento montante in direzione contraria al nostro rientro. Una breve riunione: partire subito o rischiare? Ovviamente la risposta è unanime ed il gommone è di nuovo allestito per il viaggio.

Un viaggio meno gradevole di quello d’andata, pur potendo nuovamente segnalare l’avvistamento di alcune tartarughe e, in lontananza, degli sbuffi di un delfino; il mare comincia a salire, gli schizzi sono sempre più frequenti e la cerata, per fortuna, svolge egregiamente il suo compito. Mentre rimbalziamo su una serie di onde scomposte ed il vento solleva gli schizzi dirigendoli verso di noi mi viene in mente cosa accadeva la scorsa settimana: ero bloccato in colonna dopo un fine settimana al mare… tra palette, secchielli, pedalò e vù cumprà. Anche ora sto tornando da una breve vacanza a mare… ma questa si è svolta tra tartarughe, delfini, pesca ed amici. Come al solito non posso fare a meno di pensare di essere un privilegiato, perché posso godere di certi momenti senza dover ricorrere alla fantasia, ad un documentario o ad un film d’avventura. Altri schizzi, altre onde... nessun incolonnamento da controesodo però.
Michele Rubbini