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Michele Rubbini: nato a Bologna nel 1974, residente a Zola Predosa BO.
Professione: Ingegnere-Consulente in Proprietà Industriale.
Hobby: pescasub (ovvio), muay thai (sono istruttore federale da una decina di anni) e sci. -
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Maree e pesca in apnea

A chiunque è capitato, più di una volta, di scendere nello stesso posto (magari conosciutissimo) più o meno alla stessa ora, in condizioni di corrente e stato del mare e del meteo simili (temperatura compresa) ed assistere a comportamenti della fauna ittica assolutamente diversi ed apparentemente inspiegabili.

Specie nell'immediato sotto costa, una zona che aveva offerto spettacoli incredibili e relativi carnieri gratificanti in recenti pescate, potrà presentarsi (inspiegabilmente) come un deserto paesaggio lunare. In tal caso la cosa che sorprende di più è l'estrema riduzione numerica delle forme di vita che nuotano al libero: si intenda, i pesci che abbiamo visto il giorno precedente probabilmente sono ancora la, da qualche parte, ma non nuotano nella colonna d'acqua. Probabilmente sono intanati o si sono rifugiati in aree a maggiore profondità.

Questo accade, tra l'altro, non solo per esemplari di pregio o di grandi dimensioni, il fenomeno è tangibile per tutte le specie di qualsiasi dimensione esse siano. Ovviamente, al di la delle tantissime variabili di origine naturale e/o artificiale che possono essere concausa del fenomeno, gli eventi che occorre tenere in considerazione per prevedere queste variazioni nella concentrazione del pesce nella colonna d'acqua sono le maree.

Per spiegare il fenomeno delle maree è necessario prendere in considerazione l'attrazione di tipo gravitazionale che si verifica reciprocamente tra la Luna la Terra. Ovviamente tutti i fenomeni gravitazionali cui assistiamo sulla Terra non possono escludere l'interazione della stessa con il Sole: in sostanza si combinano gli effetti delle interazioni con il Sole e quelle con il nostro satellite per spiegare molti dei fenomeni che si verificano sul nostro pianeta.

Queste interazioni comportano delle evidenti e visibili deformazioni della Terra, le quali sono parzialmente spiegabili con il fatto che parte della sua massa è costituita da fluidi; tali deformazioni sono percepite da noi abitanti sotto forma di maree oceaniche o (più comunemente) maree. In realtà si può parlare anche di fenomeni di importanza non trascurabile (associati alla porzione sostanzialmente solida del nostro pianeta) che sono definiti maree terrestri: di fatto questa seconda fenomenologia non ha alcun interesse nella presente trattazione.

Per una comprensione "istintiva" del fenomeno basta considerare che due corpi che si attraggono con una forza di tipo gravitazionale sono sottoposti ad un’interazione che dipende dalla loro massa: la luna quindi attrae la Terra e, siccome i liquidi possono deformarsi liberamente, si verifica un "rigonfiamento" della superficie dei mari e degli oceani affacciata alla Luna (che comporta un grande afflusso di acqua in quelle zone) ed una conseguente riduzione del livello delle acque nelle aree prossime al piano passante per il centro della Terra ortogonale alla congiungente Terra Luna. Nella zona diametralmente opposta a quella affacciata alla Luna l'attrazione della Luna sarà assolutamente trascurabile, mentre assumerà importanza (più o meno sensibile) l'effetto centrifugo dovuto alla rotazione della Terra, comportando un secondo rigonfiamento di ampiezza sostanzialmente inferiore a quello provocato dall'attrazione lunare (l’estroflessione delle acque in questo caso si manifesta in direzione opposta rispetto alla posizione della Luna).

Quindi, nell'arco delle 24 ore, su uno stesso meridiano assisteremo sostanzialmente a due alte maree (generalmente una di ampiezza superiore rispetto all'altra) ed a due basse maree (anche queste di ampiezza generalmente diversa). L'ampiezza delle maree, oltre che essere variabile entro le 24 ore a seconda di quale sia il fenomeno preponderante ad averle causate, è estremamente variabile anche in funzione delle fasi lunari e dell'inclinazione dell'asse terrestre rispetto al sole (quindi in funzione della stagione in cui ci troviamo).

Le variazioni del fenomeno con le stagioni e con il passare dei giorni sono anche spiegabili con il fatto che il la rotazione della Luna attorno alla Terra non si verifica esattamente in 24 ore e quindi la differenza rispetto a tale periodo comporta uno slittamento del fenomeno ogni giorno rispetto a quello precedente. In merito invece alle variazioni legate alle fasi lunari è necessario considerare che in condizioni di Luna nuova e di Luna piena Terra, Luna e Sole, si trovano in configurazione di allineamento reciproco e quindi anche gli effetti di natura gravitazionale provocati dal Sole vanno a sommarsi a quelli dell'interazione Terra Luna. Ne consegue che in tali condizioni le maree saranno generalmente più ampie; naturalmente quando Sole e Luna si trovano in quadratura (disposti secondo direzioni reciprocamente perpendicolari) rispetto alla Terra (quindi nei cosiddetti quarti di Luna) l'effetto reciproco sarà di smorzamento con conseguente riduzione dell'ampiezza delle maree stesse rfelative a tale periodo.

Un'altra caratteristica da tenere in considerazione per valutare l'entità dell'ampiezza della marea in una determinata area costiera è l'andamento della batimetrica del fondale marino di quella zona e la conformazione della linea costiera: pareti a picco che si inabissano su elevati fondali, profondi fiordi o distese sabbiose lievemente degradanti comportano ovviamente differente evidenza dei fenomeni di marea. Come citato in precedenza è anche necessario inserire nel computo delle concause che stabiliscono l'entità delle maree una componente legata all'inclinazione del sole sul piano equatoriale. Minore è l'inclinazione e maggiore l'ampiezza della marea. Ciò significa che in prossimità degli equinozi le maree sono maggiori, mentre in prossimità dei solstizi invernale e estivo le maree sono minori.

Una classificazione (di tipo sostanzialmente empirico) delle maree comporta l'identificazione di tre possibili fenomenologie: maree diurne, nelle quali si verificano una sola alta e bassa marea nel corso delle 24 ore, maree semidiurne, comprendenti due alte e due basse maree che presentano ampiezza molto simile e maree miste, in cui si verifica l'alternarsi di due alte e due basse maree, nelle quali l'ampiezza risulta essere sempre diversa. Le maree diurne sono piuttosto rare e possono verificarsi solamente in piccole e circoscritte aree geografiche tra le quali è opportuno citare il Golfo del Messico. Le maree semidiurne sono sostanzialmente quelle che investono le coste dell'oceano Atlantico e parte dell'Oceano Indiano.

Per il resto i fenomeni a cui si può assistere nelle coste del pianeta sono quasi sempre riconducibili a maree miste in cui le ampiezze possono essere più o meno variabili. L'escursione di marea tra il livello di alta e quello di bassa è generalmente di entità trascurabile in mare aperto (soprattutto in quanto tale variazione è percentualmente trascurabile rispetto alla profondità del mare e non provoca alcun effetto sul comportamento dei pesci, salvo la creazione di correnti che successivamente prenderemo in considerazione) mentre può essere anche di diversi metri (fino a valori limite superiori ai 10/15 m in Bretagna, in Canada, in Argentina) lungo le coste, in particolare quelle che presentano particolari caratteristiche morfologiche.

Il Mediterraneo è un mare chiuso e per questo motivo i fenomeni di marea presentano entità decisamente ridotta rispetto a quanto avviene in Oceano. In media le escursioni di marea che si verificano in Mediterraneo sono comprese tra pochi centimetri ed il metro. Le oscillazioni di ampiezza massima che possono registrarsi in Mediterraneo sono quelle che si verificano in Alto Adriatico. Il fatto che l'Alto Adriatico sia un mare piuttosto chiuso ed isolato, che presenta fondali bassi e degradanti dolcemente, fa si che queste escursioni di marea comportino la creazioni di forti correnti ad esse associate.

Gli effetti delle maree sono anche fortemente percepibili in corrispondenza delle foci dei fiumi: in queste zone infatti si assiste addirittura a cambi di direzione del flusso d'acqua e questo influenza in maniera evidente il comportamento dei pesci che vivono nelle acque salmastre prossime alle foci. Chiunque, camminando lungo un porto canale (nella zona della foce del Po, ad esempio, ce ne sono decine), può notare che i pescatori con le canne arrivano tutti pressapoco nello stesso momento, pescano con buoni risultati per un determinato lasso di tempo e poi, quasi come se si fossero accordati, se ne vanno tutti assieme. Chi conosce la zona sa infatti che la determinata specie che si intende insidiare risale (o discende) il canale solo in determinate fasi (che possono essere quella di marea crescente o quella di marea calante a seconda del tipo di pesca e del periodo dell'anno in cui ci si trova): è inutile accanirsi quando i pesci non ci sono.

Il fenomeno descritto relativamente alle foci dei fiumi si verifica (con caratteristiche ben differenti) in prossimità degli stretti: la variazione imposte della marea provocano forti correnti che si susseguono con alternanza di verso tra i bacini separati dallo stretto. Un esempio eclatante è quello dello Stretto di Messina dove le maree creano delle correnti periodiche di fortissima entità, pur non essendo particolarmente evidente l'escursione di marea in termini di altezza dei livelli. Questo si traduce nell'estrema difficoltà di esercitare la pesca in apnea nello Stretto, pratica comunque assolutamente pericolosa a causa dell'elevatissimo traffico nautico.

Per un'analisi sommaria del livello delle maree e della velocità del flusso delle stesse si può approssimare l'andamento dei livelli in funzione del tempo con una sinusoide ed applicare una regola empirica che associa sottomultipli del periodo a sottomultipli dell'escursione; ne consegue che, dividendo il periodo (intervallo di tempo compreso tra un culmine di bassa ed il rispettivo culmine di alta) in 6 sottoperiodi ed l'escursione (differenza di altezza tra il livello corrispondente al culmine di alta marea ed il livello corrispondente al culmine di bassa) in 12 intervalli di uguale ampiezza:

 nel primo sottoperiodo il livello dell'acqua salirà di un intervallo;

 nel secondo sottoperiodo periodo il livello dell'acqua salirà di due intervalli;

 nel terzo sottoperiodo, il livello dell'acqua salirà di tre intervalli;

 nel quarto sottoperiodo, il livello dell'acqua salirà di tre intervalli;

 nel quinto sottoperiodo, il livello dell'acqua salirà di due intervalli;

 nel sesto sottoperiodo, il livello dell'acqua salirà di uno intervallo.

L'entità e la prevedibilità degli eventi di marea risulta essere talmente interessante al punto che sono stati realizzati impianti per la produzione di energia elettrica che sfruttano i movimenti delle masse d'acqua dovuti alle maree. Al di la di avveniristiche strutture off shore che richiedono a tutt'oggi elevati perfezionamenti a causa dello scarso rendimento complessivo, è possibile sfruttare il fenomeno stoccando elevate masse di acqua in bacini che si trovano a quote superiori rispetto al livello di bassa marea (i bacini sono riempiti durante l'alta marea): nella fase di bassa marea il deflusso dell'acqua dai bacini con il passaggio attraverso opportune turbine garantisce un rendimento interessante.

Se la prevedibilità delle maree è tale da permettere la creazione di impianti industriali preposti al loro sfruttamento è ovvio che tale fenomeno non può essere oscuro agli occhi del pescatore in apnea. La pesca in apnea richiede al pescatore una forte simbiosi con l'ambiente in cui deve essere praticata ed una grande attenzione a tutte le variabili che influenza l'ambiente stesso. A fronte delle considerazioni di carattere generale fatte in precedenza si evince che un effetto delle maree assolutamente percepibile dai pesci è la presenza (in determinate fasi) di elevate correnti che possono essere dirette verso la costa o verso il mare aperto.

La presenza di corrente comporta la dispersione nell'acqua di elevate quantità di cibo, strappato dagli scogli o sollevato assieme ad altri sedimenti presenti sul fondale. E' ovvio che la presenza di molto cibo in sospensione fa si che i pesci di piccola taglia siano accomunati da una frenetica attività per sfruttare questo pasto facile che si trova in sospensione. Siccome "l'appetito vien mangiando", in breve tempo anche i predatori si attiveranno, perché la grande quantità di mangianza dedita a cibarsi facilita le loro azioni di caccia.

Per il pescatore in apnea quindi può essere interessante immergersi nei periodi caratterizzati dalla maggiore corrente di marea: seguendo la formuletta empirica riportata in precedenza l'arco di tempo ideale è quello che va dal secondo sottoperiodo fino circa al quinto sottoperiodo. Sarà (tra l'altro) sicuramente migliore l'intervallo che va dal secondo al terzo perché l'attività alimentare è appena cominciata, i pesci sono ancora affamati e potrebbero essere maggiormente distratti nei confronti dei predatori (col fucile e non) che tentano di insidiarli. Un'altra importante caratteristica da tenere in considerazione è il tipo di fondale in cui andremo ad immergerci. Indipendentemente dall'intensità delle correnti di marea, gli effetti sulla fauna ittica saranno diversi nell'immediato sotto costa, a seconda che ci si trovi su fondali ripidi ed immediatamente profondi (in realtà già oltre i dieci metri gli effetti sono decisamente smorzati) o in bassissimo fondale esteso.

Un lembo di costa o eventuali scogli affioranti risultano infatti immersi (totalmente o secondo una determinata porzione) solo durante la fase di alta marea; durante la bassa marea sono fuori dall'acqua, esposti al vento ed al sole. Accade quindi che parte delle alghe che li rivestono ed alcuni degli organismi che vivono su tale superficie muoiano durante l'esposizione all'aria o che plancton depositato su tale superficie sia sottoposto ad un processo di decomposizione (favorito dall'ossidazione provocata dall'ossigeno presente nell'aria e dalla luce solare). Quando torna l'alta marea e la porzione che si trovava all'esterno torna ad essere sommersa le piccole alghe ed i piccoli organismi morti finiscono in sospensione in mezzo ai resti di plancton che hanno cominciato il processo di decomposizione. Questo significa che nelle immediate vicinanze dei questa porzione (cioè nei primissimi metri dalla superficie) si assiste ad un enorme incremento di sostanze alimentari in sospensione.

Per le stesse considerazioni fatte in precedenza l'incremento di sostanze alimentari in sospensione garantisce un conseguente rapido ed evidente incremento della fauna ittica della zona. Se poi ci troviamo in una zona di bassissimo fondale esteso questo fenomeno è estremizzato al punto che solo in questa fase si potranno incontrare pesci al libero, durante il resto della giornata i pesci rimarranno ben nascosti nelle loro tane.

Un fenomeno analogo, anche se l’entità e la fascia di fondale interessata è decisamente differente, è evidente in oceano. Laddove le maree raggiungano escursioni di alcuni metri è ovvio che l’effetto delle stesse non si ripercuoterà solo nei primissimi metri dalla superficie: ipotizzando di muoversi su fondali di 10 o 15 metri è evidente che una escursione di marea di 2,5-3 metri costituisce una variazione dell’altezza della colonna d’acqua di circa il 20-25%. Per gli abitanti di quel tratto di mare questa fenomenologia, associata per altro a periodiche variazioni di concentrazione del cibo in sospensione, sarà sicuramente uno dei fenomeni di maggiore influenza relativamente al loro comportamento alimentare e non solo.

La frenesia tipica del periodo degli accoppiamenti pare subisca gli influssi delle maree: i montoni in frega sfruttano l’incremento di spazio a disposizione (l’aumento del livello del mare) e sfruttano le correnti di marea per cibarsi senza perdere di vista l’obiettivo principale dei rituali in essere. Io frequento spesso i fondali dell’alto Adriatico: si tratta per lo più di piccoli tratti di antemurali o barriere artificiali (i pochi tratti permessi dalle ordinanze balneari delle rispettive Capitanerie competenti). Si pesca su fondali sabbiosi che, salvo casi assolutamente sporadici, sono compresi tra 1 e 3 metri di profondità. La visibilità è scarsa quando va bene. Su fondali poco profondi come quelli l’effetto della marea è importantissimo. Supponendo di trovarsi in una zona in cui si peschi mediamente tra 1,5 e 2 metri di profondità (al massimo) ci si rende presto conto che i 70-80 cm di una marea possono costituire una variazione dell’habitat di entità ragguardevole: l’altezza della colonna d’acqua tra la bassa e l’alta marea cresce attorno al 40% e, in certi casi, anche di più.

Tra l’altro i fondali vicini alla battigia sono degradanti lievissimamente e l’acqua marina di quelle zone si scalda moltissimo sotto l’effetto del Sole (nei mesi caldi): durante la bassa marea la temepratura dell’acqua a volte contribuisce a mantenere i pesci in fondo alle buie tane presenti nelle massicciate artificiali. Acqua calda significa anche un incremento dei fenomeni di eutrofizzazione (specie se siamo in prossimità delle foci di qualche fiume) con conseguente “inverdimento” dell’acqua.

Durante la bassa marea l’acqua è calda e sporca: se piace poco a noi immergerci in tali condizioni perchè dovrebbe piacere ai pesci? Quindi noi ce ne staremo a casa e loro rimarranno rintanati. L’arrivo dell’alta marea comporta la presenza di una corrente costituita da acqua che proviene dal largo: questa acqua è fresca e pulita e contribuisce alla diluizione di quella “stagnante della bassa marea”.

Negli anni ho provato a visitare questi ambienti marini in tutte le condizioni di mare (anche solo facendo snorkelling quando le ordinanze impongono questa scelta): con il crescere della marea si assiste ad una chiarificazione continua dell’acqua. A volte (specie quando l’acqua è molto calda) può accadere che le correnti che provengono dal largo creino dei veri e propri strati di limpido separati nettamente dalle zone in cui l’acqua è torbida.

In questi casi è possibile addirittura effetture aspetti ed agguati utilizzando la coltre torbida come nascondiglio da cui far sporgere solo gli occhi e la punta dell’asta. Osservando con cura la sequenza con cui si susseguono i comportamenti delle varie specie ittiche è possibile sfruttare dei segnali che indicano l’imminente incremento dei pesci che nuotano al libero. I primi a sbucare indaffarati sono i granchi, seguiti a ruota da pescetti di piccole dimensioni. Durante questa fase è possibile (osservando l’acqua in controluce) vedere i detriti in sospensione muoversi rapidamente verso riva: la velocità è dovuta alla corrente di marea.

Da questo punto in poi è necessario attivare tutti i sensi perchè cominceranno a nuotare al libero gli spazzini ed alcuni erbivori: cominceremo a vedere qualche cefalo isolato che nuota velocemente ed apparentemente senza meta ed i primi saraghetti che saliranno fino al pelo dell’acqua per brucare la fascia di scoglio appena immersa dalla marea. La velocità delle corrente continua a crescere. I cefali si muovono in branchi, è frequente trovarli in qualche catino mentre pascolano stretti gli uni agli altri. In coda ai branchi di cefali cominciano a farsi vedere le prime spigolette. Da questo momento fino al culmine di alta (a cui corrisponde un minimo di corrente con conseguente massimizzazione della diffidenza dei pesci) potremo fare qualche bell’incontro.

Purtroppo l’alto Adriatico nell’immediato sotto costa non offre la possibilità di effettuare incontri con prede di rango, ma conoscendo le maree, i posti ed essendo disposti a pescare con una visibilità sempre e costantemente precaria (2 metri di visibilità sono un evento raro e costituiscono una condizione “caraibica” in queste acque) è possibile divertirsi ed uscire con qualche pesce in cintura. Diciamo che la differenza tra chi osserva le maee e chi le ignora è che i primi metteranno a cavetto decisamente più spigole dei secondi! In altre zone d’Italia l’effetto delle maree sul comportamento della fauna ittica è assolutamente trascurabile rispetto ad altri fenomeni quali il moto ondoso, la posizione del Sole (alba o tramonto) e le correnti. E’ però altrettanto vero che pescare in determinate zone in cui le correnti impetuose rendono proibitivo qualsiasi approccio è possibile solo in determinate ore del giorno.

La variazione della velocità di tali correnti è generalmente dovuta all’effetto delle maree. In proposito, durate l’edizione recentemente conclusa dell’EUDI SHOW 2007, parlavo con un amico conosciuto sul web, Carmelo, di come mi fosse stato impossibile pescare sulla Secca del Toro (zona Nord Occidentale della Sicilia). Lui che pesca da tanti anni in quelle zone mi ha spiegato che la Secca del Toro è di fatto un’area riservata agli esperti: l’esperienza a cui si riferisce non riguarda le prestazioni del subacqueo o la sua tecnica di pesca ma la conoscenza dell’ambiente. Sulla Secca le correnti subiscono infatti un rapido decremento di velocità in alcune ore del giorno ed in questo momenti è possibile pescarci con risultati, a dir suo, anche eccellenti. Accanirsi a pescare sulla Secca in condizioni di corrente forte è, oltre che terribilmente stancante, anche pericoloso perché si rischia di essere trascinati rapidamente a notevole distanza dall’imbarcazione di appoggio: insomma ho fatto la figura del turista provveduto, non è la prima volta e (temo) non sarà nemmeno l’ultima.

Tornando a situazioni di pesca più “normali”, a volte accade che si concateni una serie di eventi predisponenti che fanno si che un determinato tratto di fondale si trasformi, per alcune ore, nel paradiso dei pescatori. Se il momento di massima corrente crescente si verifica al tramonto (o all’alba) o se in tale condizione cominciano a sentirsi gli effetti di una perturbazione che arriverà il giorno successivo, con conseguente aumento del moto ondoso e rapido rannuvolamento, è possibile che il numero di incontri a cui assisteremo sia assolutamente ragguardevole.

Queste condizioni devono necessariamente essere prese in considerazione, in particolare da chi abita lontano dal mare, e che quindi non può permettersi di affrontare un viaggio in macchina di parecchi chilometri ed immergersi in un deserto. Come spesso accade, la conoscenza di una strategia efficace può portare all’estremizzazione della sua applicazione: un mio caro amico, con cui condivido da anni la maggior parte delle mie pescate, ha fatto dell’interpretazione dei fenomeni legati alle fasi lunari una scelta di vita. Alberto è arrivato a pianificare le ferie in funzione delle fasi lunari prediligendo le settimane di Luna nuova: in questo modo può infatti contare su maree di ampiezza ragguardevole abbinate a condizioni di estrema vitalità dei pesci all’alba. Con Luna nuova infatti durante la notte la luminosità è minima (trascurabile) quindi la fauna ittica ha un massimo di vitalità alle prime luci dell’alba (ed all’imbrunire). La cosa divertente è che tuttora credo che i suoi colleghi non riescano ancora a spiegarsi il motivo per il quale Alberto pianifica le ferie osservando un calendario delle fasi lunari: ipotizzeranno probabilmente una strana forma di licantropia...

 

Michele Rubbini

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