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  _Gli Articoli di Michele Rubbini  
     
     
 
 

 
   
   

Pesca in Moto

E'indiscutibile il fatto che chi sceglie il nostro sport è una persona che apprezza la solitudine. Non siamo certamente dei solitari, ci piace condividere gli episodi di pesca con altri amici appassionati e con loro commentare gli errori e, soprattutto, le conquiste.
Ma è altrettanto vero che in acqua ci andiamo soli, anche chi pesca in coppia, infatti, finalizza l'atto di pesca in totale solitudine, il suo compagno è lontano, in superficie e non può capire o vedere nulla di quello che sta succedendo sul terreno di caccia.
Accade quindi, non di rado, che il pescatore in apnea apprezzi parecchio anche tanti altri sport individuali, quali lo sci, il windsurf e, addirittura, gli sport da combattimento. Ma questa forma mentale non si ferma qui, il pescatore in apnea spesso è anche un motociclista. In generale i motori affascinano parecchio gli uomini, ma l'approccio in questo caso è principalmente legato alla possibilità di godere intimamente le sensazioni di guida senza necessità di condivisione delle stesse con altri.
A costo di sembrare un orso, segnalo che, talvolta, scelgo lo scooter come mezzo di trasporto per andare a pesca: da solo in viaggio, mentre fantastico su incontri strepitosi con spigole suicide, solo in acqua, cullato dalle onde, e solo al ritorno, per assaporare quella stanchezza piacevole che ci culla ogni qual volta usciamo da una battuta di pesca.

   
 

E' davvero bello!
E' chiaro che se abitate ad Aosta diventa una impresa ciclopica, ma se la distanza dal mare è accettabile consiglio a tutti (chi ne ha la possibilità ovviamente) di fare almeno una prova.
Io sto a 100 km dal mare più vicino, quindi sono un po' al limite della distanza che ritengo essere accettabile per una trasferta di questo tipo, quindi mi imbarco nell'impresa piuttosto di rado. Ho amici laziali che abitano a pochi km dal mare che invece hanno eletto la mota a mezzo di trasporto ideale per la battuta di pesca. La pianificazione accurata della battuta di pesca diventa in questo caso fondamentale. Vanno esclusi a priori i giorni a rischio pioggia e credo non sia necessario spiegare il perché di tale esclusione. Va anche studiata l'attrezzatura in maniera approfondita. Immaginiamo innanzitutto quale sia il materiale migliore da utilizzare nel luogo deputato per la battuta. La temperatura e la limpidezza dell'acqua condizioneranno le scelte in maniera molto importante. Dovremo dimenticarci plancette, accessori e fronzoli di vario genere.
L'attrezzatura deve essere essenziale e versatile. Salvo che le condizioni di pesca e di mare mosso ne sconsiglino l'utilizzo è preferibile scegliere una muta liscia.
A fine pescata sarà sufficiente lasciarla quale minuto al sole per ogni faccia, perché si asciughi completamente: nel viaggio di ritorno quindi non rischieremo che il borsone sgoccioli nel vano sotto sella, nel bauletto o, peggio, che lo zaino sgoccioli sulla sella creando un rivolo d'acqua fino al cavallo dei nostri pantaloni. Io vado a pesca in scooter solo in Alto Adriatico e quindi mi trovo a dover condividere lo spazio marino con scogli completamente rivestiti da cozze taglienti come lamette. La muta liscia è, purtroppo, difficilmente utilizzabile in quanto i tagli diventano troppo frequenti. Uso una foderata, ricorrendo a dei sacchi da spazzatura (quelli enormi e neri) per stivarla durante il ritorno. E' normalmente preferibile mettere due sacchi uno dentro l'altro perché, inspiegabilmente, qualche piccolo foro si apre sempre ed il fondo in moquette del mio vano sotto sella (purtroppo) si caratterizza da qualche tempo per un aroma che comprende qualcosa di portuale abbinato ad afrori tipici di una discarica. Per chi avesse la muta liscia non va comunque dimenticata una buona scorta di sacchetti di plastica (borsine della spesa, ad esempio) per contenere i guanti ed i calzari durante il ritorno; in alternativa, dopo essere stati opportunamente strizzati, potranno finire nel medesimo sacco contenente la muta foderata bagnata. Gli unici accessori che ci creeranno pochi problemi sono quelli a scelta obbligata: la maschera ed il boccaglio. L'ingombro è minimo, si asciugano in un attimo e sono leggeri, in pratica hanno le caratteristiche ideali per il trasporto motociclistico. La zavorra, invece, è meno comoda per la gestione. In primo luogo va ricordato che i bauletti sono omologati per carichi massimi di pochi kg (in genere 5 kg) e che anche il vano sotto sella ha un limite di carico piuttosto risicato.


Io che pesco in pochi metri d'acqua (l'Alto Adriatico non consente la pesca in profondità) devo necessariamente ricorrere a parecchia zavorra e quindi la ripartisco al meglio. Lo schienalino nel bauletto e la cintura sotto la sella, ad esempio, anche in questo caso, al ritorno, dovremo avere rispettivi sacchetti per evitare che gli sgocciolamenti vari imbrattino il contenitore. Ho un amico che indossa la zavorra durante il viaggio. Se questo in fase di andata non presenta particolari problemi (se non una certa pesantezza lombare e la possibilità di doverne giustificare la presenza alla pattuglia della stradale che decida di fermarci per un controllo) al ritorno è veramente una scelta fastidiosa. La cintura e lo schienalino ci bagneranno i vestiti, creando un disagio notevole visto che, in viaggio, l'aria che ci investe tenderà a raffreddarci parecchio.
Se non se ne può fare a meno va indubbiamente bene anche questa soluzione ma ritengo che, se possibile, sia meglio evitarla infilando i piombi in qualche vano o fissandoli in qualche punto sfruttando degli elastici o una corda. Le dolenti note saltano fuori quando si parla di fucile e pinne.
Nel mio caso, per la pesca alle barriere e/o alle dighe in Alto Adriatico, i problemi di ingombro sono minimi: si pesca con un arbalete da 60 o con un pneumatico da 70 (anche più corto in certi casi di visibilità limite).
In ogni caso, il fucile (magari con asta sfilata dal meccanismo di sgancio) è della stessa lunghezza delle pinne. Basta infilare pinne e fucile in una borsa abbastanza lunga e capiente (una sacca dedicata è l'ideale) ed il gioco è fatto. La sacca infatti può essere stabilmente vincolata allo scooter con qualche corda elastica da bagagli (quelle con i ganci alle estremità) e, se avremo fatto un fissaggio decente, sarà così bloccata da non vibrare nemmeno durante la trasferta.

 

Il problema si pone invece quando si frequentino luoghi di pesca in cui la visibilità impone fucili di lunghezza maggiore.


Devo ammettere che il mio Mr. Carbon 61, a dire il vero con gomme piuttosto cattivelle, mi permette una certa versatilità d'uso, in quanto basta caricarlo alla prima tacca per avere un tiro teso ma non esplosivo e portarlo alla seconda solamente quando la visibilità sia molto superiore alle aspettative iniziali, ottenendo un tiro decisamente superiore a quello che si potrebbe aspettare da un simile piccoletto. Ma parliamo sempre di tiri utili su bersagli che si attestano entro i 2 metri, 2,5 metri.


Se la gittata di cui necessitiamo è superiore è necessario scegliere attrezzatura di lunghezza superiore ed a questo punto gli arbalete diventano assolutamente inutilizzabili, o meglio intrasportabili! Se decidessimo di andare sulla moto con un arbalete da 100 cm, sembreremmo un cavaliere medioevale pronto per un torneo, più precisamente per una giostra. Il fucile quindi andrebbe imbracciato come una lancia con lo scopo di disarcionare un altro pescasub-motociclista (ammesso che sia possibile trovarlo...). Se si vuole andare a pesca in moto in zone con acqua trasparente si deve necessariamente utilizzare fucili pneumatici: l'ingombro minimo di un 100 ad aria, ad esempio, lo rende perfetto per il trasporto e le prestazioni sono adatte per affrontare anche acque limpidissime.
Anche in questo caso la versatilità dell'arma è una caratteristica da tenere sempre in primo piano. Un pneumatico super pompato, magari modificato per esaltarne le doti balistiche è un fucile eccezionale per condurre degli aspetti a dei dentici sospettosi, ma è tutt'altro che versatile. Basterà indirizzare male il tiro per vedere la punta della tahitiana accartocciarsi su una roccia, segnando così la fine della pescata. In questi caso sono da prediligere fucili non modificati e preparati con precariche contenute: un fucile ad aria da 100 cm, di serie, carico a 22/23 atm ha delle buone prestazioni balistiche e, con l'ausilio del variatore di potenza, ci permette di effettuare anche qualche tiro in tana senza rischiare di compromettere l'asta. Tra l'altro i fucili pneumatici, quando sono tenuti a pressioni basse, sono anche piacevolissimi da utilizzare in quanto si caricano con facilità ed in maniera molto istintiva.
Un mio caro amico, di recente, ha avuto modo di provare per una pescata un Airbalete della OMER (misura 90) ed ha immediatamente deciso di acquistarlo.
Lui si reca spessissimo a pesca con la moto ma ha sempre avuto seri problemi di trasporto dei lunghi arbalete; di contro trova i pneumatici poco istintivi e, nonostante i vari tentativi, non è mai riuscito ad instaurarci una buona affinità. Con questo nuovo fucile pneumatico, che presenta una differente posizione della mano (se raffrontato agli altri modelli esistenti) rispetto alla canna, ha scoperto un netto avvicinamento alle caratteristiche di mira di un arbalete. Questo gli ha permesso, fin dai primi tiri, di avere un ottimo approccio. Tra l'altro le prestazioni di questo fucile sono “ibride” tra un pneumatico ed un arbalete con conseguente maggiore versatilità di utilizzo rispetto ai pneumatici tradizionali.
La boa, non avendo la necessità di portare altri fucili e/o accessori, sarà opportuno che sia piccola, gonfiabile e piuttosto rustica. Quando la stiveremo sarà schiacciata certamente con gli altri materiali e quindi è opportuno che il materiale sia sufficientemente resistente da tollerare i maltrattamenti.
A proposito di materiali, questo è uno dei pochi casi in cui la boa gonfiabile in plastica senza fodera anti-usura in tessuto è l'ideale. La ragione è sempre la solita, una volta che si esce dall'acqua e si lascia una boa senza fodera al sole pochi minuti è perfettamente asciutta; le boe con la fodera invece richiedono più tempo per asciugarsi e questo comporta una maggiore attenzione nel trasporto per evitare di infradiciare la moto. Anche la sagola della boa (generalmente costituita da treccia di nylon che si impregna di acqua) sarebbe opportuno fosse sostituita con del monofilo di spessore generoso, proprio per evitare la stagnazione di acqua. Arrivati sul luogo di pesca, se il rischio di furto con l'auto è alto, con la moto o lo scooter diventa altissimo! Va quindi ricordato prima di partire che è meglio prendere pochi soldi e la sola patente di guida, magari nascondendoli in vani diversi della moto.
Sarà poi opportuno incatenare ad un palo, ad un albero o qualcosa del genere la nostra cavalcatura. Le chiavi presentano lo stesso problema che presentano le chiavi dell'auto: se le nascondiamo nei dintorni della zona di parcheggio rischiamo che un malintenzionato che ci osserva di nascosto possa vedere il nascondiglio e fare piazza pulita di tutto; se ce le portiamo appresso dobbiamo necessariamente riporle in un contenitore stagno. La grave differenza è che le auto hanno una unica chiave che apre le portiere e avvia il motore, nelle moto e negli scooter invece ci sarà una chiave per l'accensione, una per il bauletto ed una per la catena. Praticamente dovremmo portarci appresso un mazzo di chiavi completo.
Una soluzione valida può essere quella di utilizzare un piccolo contenitore stagno e fissarlo (io faccio così) allo schienalino, in una delle tasche porta piombi o ad un asola fissata allo scopo all'interno dello stesso. Prepariamoci ad avere un pubblico nutrito se scenderemo in acqua in una zona di passaggio. Oggettivamente costituiamo una attrattiva notevole e non mancheranno i commenti sarcastici e le richieste di informazione dai curiosi. Una volta un signore si sedette sul muretto di fronte a dove avevo parcheggiato e rimase lì dalla mia uscita dall'acqua fino alla partenza verso casa: a quel punto mi si è avvicinato e mi ha detto “ero convinto che non ce l'avresti mai fatta a caricare tutto, bravo!”.
Un altro simpatico aneddoto riguarda una trasferta scooteristica con cui mi portavo appresso l'attrezzatura.
La famiglia era in riviera e, visto che la mole di lavoro in quei giorni era contenuta, ho deciso di prendermi il venerdì di ferie per raggiungerli prima. Il mercoledì sera ho preparato la borsa con l'attrezzatura (parziale, visto che avevo già qualcosa nella macchina della mia signora) e me la sono portata in ufficio il giovedì mattina seguente. Alla chiusura ho preso lo scooter e mi sono diretto al mare.
All'uscita del casello autostradale, ahimè, c'era una pattuglia della stradale. Mentre pagavo il pedaggio mi sono reso subito conto che avevo destato il loro interesse: un uomo con un completo scuro (cravatta compresa), in scooter, con una sacca enorme legata sopra la sella. Se non mi avessero fermato mi sarei stupito. Tant'è che sono partito molto piano dal casello e, immancabile, si è alzata la paletta dell'agente. Hanno controllato i documenti e, ovviamente mi hanno chiesto cosa ci fosse nella sacca. La mia risposta, decisamente spiazzante, ha necessitato di un controllo ulteriore e la sacca è stata aperta e verificata.
A questo punto, per chi mi osservava, dovevo essere decisamente un personaggio strano: si trattava infatti di un uomo in completo che si recava a fare pesca subacquea in riviera in scooter. Nemmeno James Bond avrebbe osato tanto. La conseguenza immediata fu una prova all'etilometro (avranno dubitato fossi ubriaco); accertato che non avevo bevuto nulla e che era tutto regolare la curiosità ha avuto il sopravvento. Uno degli agenti aveva provato qualche volta a pescare in apnea e mi ha chiesto un po' di informazioni e consigli. Il tutto si è risolto con una piacevole e fugace chiacchierata finita, purtroppo, con un sentitissimo augurio di buona pesca!!!

 

Michele Rubbini - Bologna
tecno@bluworld.com

 

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