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  _Gli Articoli di Michele Rubbini  
     
     
 
 

 
   
   

I Banchi secondo me

Luglio 2005 siamo pronti alla partenza. Il viaggio è stato organizzato a fine febbraio, gli amici sono quelli di sempre (Alberto "il Doc" e Super Mario) a cui si aggiungono Antonello e Davide (in forse). Antonello è il padrone della barca che ci scarrozzerà al largo della Sicilia, mentre Davide è un amico conosciuto sul web che vive a Catania. La compagnia promette molto bene.

Da anni leggo sulle riviste e sul web dei racconti al limite dell'avventuriero svolti nelle acque del Canale di Sicilia. Si racconta di grandissimi campioni, come Molteni, Andreoli, Agostini e Riolo, o di nomi altisonanti, come il "Matto" Salvatori, che hanno solcato questi mari alla ricerca dell'emozione con la "E" maiuscola. Le loro capacità, la loro preparazione, la loro caparbietà hanno contribuito al raggiungimento di obiettivi impressionanti, catture al limite dell'incredibile... ma per uno sparuto gruppo di pescatori (con la "p" minuscola) Emiliano-Romagnoli cosa può offrire questo paradiso marino?
Si intenda, non voglio presentarci come degli sprovveduti, ad esempio Mario ha sulle spalle tante ore di navigazione quanto un capitano di lungo corso: ma siamo indubbiamente un omogeneo gruppetto di amici, ben lontani da poter essere equiparati anche solo ad uno dei volti noti, citati in precedenza.

   
 

Pochi giorni prima della partenza riceveremo la defezione da parte di Davide per problemi di salute: sarebbe stato il nostro basista... la sua assenza creerà sicuramente qualche problema. Il giorno della partenza siamo carichi come molle, dopo il volo Forlì Palermo (l'aeroporto di partenza è stata scelto in merito alla possibilità di fruire di un volo low cost...)  saremo prelevati da un 'amico - uomo di fiducia' di Antonello che ci scarrozzerà fino al porticciolo in cui è ancorata la barca che utilizzeremo, un Cayman di circa 10/11 metri in perfetta efficienza (per ora). In realtà, già in aeroporto, si percepiva che qualche cosa non stava funzionando come avrebbe  dovuto: Alberto ha la bronchite ed io sono vittima degli strascichi di una rinite allergica. Saliti in barca si delineano immediatamente i ruoli: Antonello, il padrone del natante, è indubbiamente il comandante, così come è chiaro che Mario è il suo fidato consigliere e secondo; io e Alberto costituiamo una divertente via di mezzo tra dei mozzi e dei giullari. Questo sarà assolutamente evidente per tutta la vacanza!!! La sistemazione in barca è eccellente. Io ed Alberto divideremo una dinette matrimoniale ottenuta grazie alla trasformazione del tavolo da pranzo. Per quanto mi riguarda non ci sono problemi: non fosse che mi trovo esattamente sotto l'oblò (lasciato sempre aperto in quanto le notti saranno caldissime ed umide): lungo il bordo dello stesso l'umidità si condensa per poi gocciolarmi sulla fronte con uno stillicidio, pratica propria di alcune torture del passato.

Grazie a questo simpatico gocciolio mi risveglierò ogni mattina con dei dolori cervicali indicibili e condirò spessissimo la mia colazione con un anti infiammatorio: dura la vita del lupo di mare. La dinette non è esattamente matrimoniale, due persone di statura e corporatura media ci stanno alla grande, condividerla con Alberto, che è un omone, è invece un problema insormontabile. Da sdraiato occupa in larghezza circa i tre quarti dell'intero spazio disponibile mentre in lunghezza sporge di almeno 20 cm: la prima parte del problema è gestibile accettando un piccolo sacrificio da parte di entrambi; la seconda necessita che Alberto tenga i piedi fuori dall'oblò di poppa  o le gambe completamente rattrappite. Scopriremo che in questa configurazione è praticamente impossibile dormire. La seconda notte, e tutte quelle a seguire, Alberto la passerà dormendo adagiato su un materassino appoggiato sul pavimento della barca: in ogni caso occuperà in lunghezza l'intero spazio disponibile in cabina. Siamo prontissimi per calarci in mare per una pesca miracolosa, ma i nostri impeti sono ridimensionati da una prima pescata nei pressi del Golfo di Castellammare: il pesce è raro e smaliziatissimo. L'approccio ai Banchi passa anche attraverso una giornata di pesca alle Egadi (ci distribuiremo nelle poche zone che non fanno parte dell'Area Marina Protetta). La pescata all'alba del giorno successivo consacrerà Mario quale "capo pesca" in quanto racimolerà con la tecnica dell'agguato dalla superficie (detta da molti "strusciapanza") una spigola, una bella orata ed un serra corpulento. Io ed Alberto salveremo la faccia con qualche denticiotto e qualche sarago.

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Attraversando il tratto di mare che separa la zona di pesca di Alberto da quella condivisa da me e Mario (al termine della pescata sopra descritta), io sono a fianco di Antonello, in consolle, e vedo lo scandaglio che segnala fondali bassissimi con scogli quasi affioranti in ogni dove. Antonello mi tranquillizza, conosce queste acque, si sta muovendo lungo un canale sicuro. Il sole negli occhi però lo priva dei necessari riferimenti e sbatabam... la barca è incagliata tra gli scogli con le eliche che cozzano sulla dura roccia. In meno di un secondo è tolta la marcia ed io e Mario siamo in acqua. L'unico modo per uscire indenni dal catino di roccia entro cui siamo intrappolati è quello di sfruttare l'ancora: Antonello la cala in mare mentre io e Mario la trasciniamo (a fatica) ad alcune decine di metri incastrandola sotto uno scoglio. Antonello avvia l'argano per la raccolta della catena e la barca è trascinata su fondali sicuri. Risaliamo dopo aver accertato un danno indubbiamente ingente alle eliche ed ad uno dei due timoni. Lo scafo e gli alberi di trasmissione invece sembrano indenni. Mentre ci dirigiamo verso Alberto, per recuperarlo, avvertiamo qualcosa di spiacevole provenire dalle eliche: cavitano, rumoreggiano e spingono poco. La navigazione verso il porto di Favignana vedrà ognuno di noi chiuso in uno stretto silenzio, mentre Alberto trangugia la massima quantità di cibo possibile.

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Fortunatamente (si fa per dire) Antonello ha due eliche di scorta in un gavone di prua: in solo 2 ore di lavoro con mazzetta ed opportune chiavi, sfruttando le bombole di Antonello (che a differenza del resto dell'equipaggio è principalmente un praticante di ARA) le eliche saranno sostituite. In questo tempo faremo amicizia con alcuni Finanzieri (anch'essi pescatori in apnea) ed Alberto si troverà alle prese con un breve black out all'interno del market che lo costringerà a fare la spesa a tentoni (come dicevo siamo mozzi e giullari). Siamo di nuovo operativi, pronti per partire alla volta dei banchi. La sera ci trasferiremo a Levanzo per mangiare con un amico di Davide (nonostante la sua defezione si comporta ugualmente da basista occulto, grazie ai frequenti contatti telefonici) nel residence in cui lavora, in compagnia di tutti gli ospiti e degli altri ragazzi dello staff. E' una gradevolissima serata, i nostri pesci fanno un figurone e si sposano con decine di stuzzichini ed altre prelibatezze dei nostri commensali. Come si confa a dei bravi uomini di mare, torniamo alla nostra barca piuttosto presto (anche se qualcuno avrebbe preferito proseguire i festeggiamenti del post cena) per poter levare le ancore alle prime luci dell'alba. Ci aspetta infatti un ultimo test (prima dei rifornimenti di ghiaccio e carburante al porto di Trapani): lo faremo alla Secca del Toro dove ci immergeremo con una corrente impetuosa. Sembrava di stare in fiume, l'unico modo di ventilarsi era stare aggrappati con forza alla catena dell'ancora.

Pescare era di fatto impossibile: il fucile poteva essere solamente tenuto perfettamente dritto contro corrente, non appena lo si fosse inclinato da una parte o dall'altra la corrente lo avrebbe trascinato fino a farlo sventolare come il drappo di una bandiera. Inutile dire che il tentativo si traduce con solo pochi minuti di pesca effettivi e ci vede ritornare in barca con le pive nel sacco. Inizio a pensare a quando prima di partire ero al telefono con Pierfrancesco il "Matto" Salvatori che mi raccontava di queste correnti tremende, dell'impossibilità di scendere sul punto desiderato, dei crampi alle gambe... mi sorge il dubbio di essermi sopravvalutato. Se le condizioni a cui dovrò sottopormi per pescare ai Banchi sono queste, mi rendo conto che non potrò fare molto. Il porto di Trapani ci accoglie estremamente pensierosi. E' il 4 luglio, questa sera si giocherà la semifinale dei Mondiali di Calcio Germania - Italia, stiamo per partire per una destinazione sostanzialmente ignota e sognata per anni, la barca ha subito un grave incidente ed il carniere complessivo per ora langue. E' plausibile essere pensierosi... Caricato il ghiaccio e riempiti i serbatoi Mario impone l'acquisto di due taniche da 25 litri l'una da riempire di gasolio, per avere con noi un’opportuna scorta. Il viaggio (circa 4 ore di navigazione ad oltre 20 nodi con un mare sempre leggermente increspato) mette a dura prova i nervi e la schiena di tutto l'equipaggio. Va segnalato che siamo partiti assolutamente sereni perché abbiamo fatto verificare tutti i siti internet di previsioni da amici vari,  avendo indicazioni di ottime condizioni del mare per almeno 36 ore; a queste si è aggiunta la conferma telefonica del padre del socio di Mario, un capo pesca di Mazara del Vallo, persona di estrema attendibilità. Per telefono si raccomanderà: "Fate attenzione, quello è un mare importante." Ci si accorge di essere giunti a destinazione (al di la di quanto segnato dal GPS e dall'ecoscandaglio) in quanto il mare, fino ad ora completamente deserto, appare come un mercatino rionale a metà mattina. Pescherecci di tutte le dimensioni navigano intorno a noi: chi cala le reti, chi sta disponendo lunghissimi palamiti (palancari, secondo il nome locale), i pescatori di aragoste.

Molti pescherecci presentano sul ponte una camera iperbarica e file interminabili di bombole fissate alle pareti: indubbiamente non si va molto per il sottile. Ancoriamo su un sommo e dopo pochi secondi ci immergiamo. Alberto è il primo a scendere, segnala che non c'è corrente. Confesso che questa notizia è una vera e propria sferzata di vitalità: in pochi secondi sono in acqua anch’io. Il panorama è assolutamente diverso da tutto quello che mi è capitato di vedere fino ad ora: enormi panettoni di roccia giacciono su un fondale esteso avente una batimetrica costante (circa 14/16 metri). Tutte le rocce sono ricoperte da strane alghe color senape che le inglobano come un muschio: sono morbidissime al tatto, quando ci si muove sul fondo, all'agguato, sembra di strisciare su una confortevole moquette in stile anni '70. La fauna è strana, fondamentalmente i pescetti che si muovono sugli scogli sono gli stessi che avrei potuto vedere in prossimità della costa, ma qui sono decisamente più grandi: donzelle di 20 cm, tordoni multicolore e boghe, menole e mangianza varia che si muovono in branchi fitti e compatti. La sensazione che si ha osservando il fondo è quella di assistere ad un videogioco, frequentemente infatti si notano sagome (a volte anche decisamente corpulente) che si infilano sotto uno scoglio, passano da un anfratto a quello vicino rimanendo visibili per un solo istante.

L'immagine più stupefacente, quella che mi ha colpito di più, è stata quella che è apparsa ai miei occhi durante la prima immersione: scendevo di fronte ad un enorme panettone che si ergeva fino a 10 m dalla superficie. Questo era conformato sostanzialmente come un enorme fungo, superata la sommità infatti si stringeva definendo un esteso cono d'ombra sotto la stessa. In questo cono erano fermi in candela alcuni dotti, anche grandi. Mi osservavano già da tempo, credo, senza che io potessi accorgermi di loro. Mano a mano che scendevo, mantenendo una distanza di sicurezza, mi seguivano, immobili. Probabilmente sfruttavano solo la vescica natatoria per traslare in verticale senza praticamente muovere le pinne. Appena toccato il fondo si sono dileguati. In realtà scoprirò solo in seguito, osservando la discesa di Mario nella stessa zona, che stavano ancora guardandomi, appostati dietro uno sperone o seminascosti nelle alghe in una zona buia; probabilmente qualcuno di loro sarebbe anche stato a tiro se mi fossi reso conto della loro strategia. Io mi sono limitato a trascinarmi verso il punto da cui erano spariti, consentendo loro un'agevole fuga. Il primo contatto con i banchi si traduce in un cappotto (per me) in seguito ad una grave leggerezza dovuta all'emozione: per caricare il Monoscocca 115 doppia gomma ho utilizzato il perno di caricamento (serve per creare un appoggio intermedio e facilitare le operazioni di trazione delle gomme) senza ricordarmi di toglierlo una volta caricato il fucile. In pratica questa mia leggerezza, per la quale mi vergogno moltissimo, ha concesso ad un dotto sufficientemente curioso da farsi inquadrare a circa 3,5 metri dalla punta del fucile, di osservare l'asta che, una volta partita dalla volata del fucile, cadeva lentamente, vittima della gravità, verso il fondo. Infatti le ogive erano entrambe bloccate, dopo circa 15 cm di corsa, contro il perno di caricamento e l'asta si muoveva lentamente non avendo ricevuto una spinta sufficiente dalle gomme.

La cosa assurda è che mi sono reso conto di cosa avevo fatto solo quando, pochi minuti dopo, ho passato il fucile in barca a Mario, il quale mi ha toccato la spalla per attirare la mia attenzione, ha sorriso indicando il fucile ed ha cominciato con una serie di battute volte a minare il mio amor proprio. Un esordio sostanzialmente negativo. A questo si sommi che Alberto è tornato in barca con l'entusiasmo di un bambino ad una gita: ha preso un bel dotto ed ha strappato una grossa palamita sparata al limite della gittata. Racconterà poi di aver visto ricciole, dentici ed ogni altro ben di Dio. Il problema è che portiamo sulle spalle la fatica accumulata dall'alba di questa mattina e l'accumulo dei giorni precedenti. Decidiamo di pranzare ed oziare alcune ore: chi a prua sul prendisole, chi in cabina, dormiremo tutti per risvegliarci assolutamente motivati e carichi. Alberto scende dirigendosi piuttosto lontano da dove siamo ancorati (la totale assenza di corrente glielo permette in tranquillità) mentre io e Mario, in coppia, rimaniamo più vicini: abbiamo entrambi problemi con la compensazione, nel mio caso dovuti all'allergia, nel suo caso cronici, quindi non possiamo permetterci di dirigerci verso zone particolarmente profonde. Dopo pochi muniti Alberto ci chiama: ha in sagola una bella ricciolotta che, incuriosita dal mimetismo a strisce bluastre della sua muta,  si era avvicinata un po' troppo. Mario assesta un secondo colpo risolutore ed il pesce è riportato in barca. Continuo la mia attività di studio degli immancabili dotti... purtroppo però non riesco ad avere ragione di nessuno di quelli visti: evidentemente la mia tecnica non è quella giusta. Mentre riemergo dopo aver visitato una tana sento Antonello chiamarmi dalla barca. Sembra impazzito! Quando arrivo in prossimità dello specchio di poppa mi blocco, completamente pietrificato da uno spettacolo fenomenale. Lanciando e recuperando un artificiale Antonello ha catturato l'attenzione di uno smisurato branco di ricciole, sono pesci di dimensioni medio piccole (dai 5 ai 10 Kg) ma sono tantissime, un muro di pesci come solo in alcuni documentari mi era capitato di vedere. Mi stacco dalla poppa e mi dirigo in mezzo al branco. Non hanno la minima paura.

Mi nuotano vicine, quasi toccandomi, vedo i loro occhi roteare per osservarmi mentre mi nuotano attorno. Non so quante volte 2, 3 o forse anche 4 pesci siano stati allineati all'asta del mio fucile, forse anche sparando a casaccio nel branco ne avrei spiedata una. In realtà ho il cuore che batte fortissimo ed il respiro piuttosto affannoso, sono emozionato ed ho per un momento staccato il distintivo da pescatore. Mi limito a godere della bellezza del momento. La cornice infatti è superlativa, fondali mozzafiato, acqua cristallina con 30 e più metri di visibilità e dovunque, a perdita d'occhio, un branco fittissimo di ricciole. Come sempre le cose belle durano poco ed il branco comincia a defilarsi, solo qualche sparuto esemplare rimane in zona. L'istinto del cacciatore, sopito dallo splendido spettacolo, torna ad avere il sopravvento ed inquadro l'esemplare che costituirà il mio bersaglio. Scendo lentamente per un aspetto a mezz'acqua, avanzando lentissimamente verso di lei. Allineo ma al momento di scoccare il tiro, piazzatissimo, passa un'altra ricciola e mi confondo colpendo basso. Sfilo sagola dal mulinello ed alzo lo sguardo per capire dove sono gli altri. Sono fortunato, stanno rientrando. Chiamo Alberto in quanto il fondale è abbastanza impegnativo e non so in che condizioni si trovi Mario rispetto al suo problema di compensazione. Alberto ha il fucile scarico in quanto, evidentemente, uno dei componenti del branco che si è disperso dopo essere stato a lungo in mia compagnia, deve aver fatto l'errore di passargli accanto. Poco male, afferra il fucile di Mario ed in un istante è in prossimità della preda insagolata sul fondo e la doppia. Salirà allibito: il fucile di Mario è un Monoscocca 130 doppia gomma particolarmente pepato e l'asta dopo aver trafitto la ricciola ha proseguito inesorabilmente la sua corsa fino a scontrarsi, spuntandosi, contro una parete di roccia decisamente lontana. Saliamo in barca soddisfatti.

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In realtà il carniere è misero rispetto a quello dei nostri illustri predecessori, ma dobbiamo ammettere di esserci divertiti tantissimo, di aver visto spettacoli fuori dal comune e di aver coronato un sogno. Un sogno che, tutto sommato, non è ancora finito. La sera dopo una frugale cenetta a base di salumi e scatolette sul ponte della barca ci accorgiamo di essere tutti sfiniti ed andiamo a letto prestissimo: l'unica attività consentita è una telefonata, col satellitare di Mario, al padre del suo socio (il capo pesca di Mazara) che serafico ci indica che prima del pomeriggio successivo sarà necessario essere sulla via del ritorno. L’ unico che ha deciso di fare le...” ore piccole” è Alberto che armeggia per almeno 15 minuti con la radio fino a sintonizzarsi sulla frequenza RAI su cui era trasmessa la semifinale Germania Italia. Il vero tifoso non si smentisce ed in concomitanza del goal risolutore di Grosso mi ritrovo ad essere sveglio anche io: forse Alberto esultando è riuscito a destare la mia attenzione. E' così che riesco ad ascoltare la radiocronaca del secondo gol (di Del Piero). Prima di addormentarci nuovamente esco all'aperto. Siamo all'ancora in mezzo al mare, il cielo è disseminato di stelle come mai mi era capitato di vedere, e tutt'intorno a noi decine e decine di pescherecci tunisini sono ancorati, le loro luci si riflettono sulla superficie del mare creando un'immagine surreale. Godo del momento, guardo Alberto, ancora sorridente per l'esito della partita, e noto che anche lui è decisamente appagato da quello che abbiamo intorno. Gli altri due dormono. Il mattino seguente Antonello ci caccia dalle brande  poco prima del sorgere del sole (che, essendo il 5 luglio, è decisamente precoce) ed esercita una spietata pressione affinché si scenda a pesca il prima possibile.

La spiegazione di questa iperattività mattutina è da ricercarsi nel fatto che Mario è uno dei peggiori russatori della pianura padana e passarci alcune notti, nell'intimità propria della cabina di una barca, è sicuramente qualcosa che nessuno vorrebbe mai provare. Pochi minuti dopo io ed Alberto indossiamo già la muta. Il comandante in seconda (Mario) consiglia uno spostamento rapido per trovare un nuovo spot. Scenderemo in acqua dopo circa un'ora di navigazione in lungo e in largo sperando invano che l'ecoscandaglio segnali qualche sommo interessante: si tratta di un fondale impegnativo ed assolutamente privo di vita. La roccia qui è spoglia, il paesaggio è lunare. Un lungo cavo è disposto sul fondo sotto la barca. E' il trave di un palamito di un peschereccio tunisino che continuerà a navigarci attorno incessantemente per tutta la nostra permanenza rendendo tutt'altro che gradevole il susseguirsi dei tuffi. Nè io nè Alberto prenderemo nulla.

Si parte per il viaggio di ritorno. Dopo una ventina di minuti di navigazione la barca si inceppa e siamo costretti a spegnere i motori: cala il gelo. Ci accorgiamo di esserci legati con una cima lasciata al bando da una boa di segnalazione di una rete o di un palamito: una cosa del genere vicino a costa non sarebbe mai successa, i pescatori  professionisti normalmente sono piuttosto scrupolosi nella preparazione dei loro segnali, cercano di evitare che qualcuno possa danneggiarli a causa di una cima galleggiante. Qui invece è la prassi lasciare decine e decine di metri di cima al bando: ora lo sappiamo. In poco meno di 40 minuti siamo liberi. Ripartiamo e schiviamo di pochissimo un'altra cima, questa praticamente invisibile perché non associata ad alcuna boa o galleggiante. Il viaggio di ritorno si caratterizzerà per un mare montante che richiede assolutamente un'imbarcazione affidabile ed adatta a queste situazioni: per fortuna ce l'abbiamo.... Con il particolare (del tutto trascurabile) che, non appena Marettimo appare finalmente ai nostri occhi con contorni definiti, il motore di destra comincia a sobbalzare e si spegne. Abbiamo esaurito il carburante. Mentre ci prostriamo in segno di profonda gratitudine davanti a Mario, seduto di fianco alle taniche di gasolio supplementare che aveva imposto, Antonello apre i gavoni rendendo accessibile un serbatoio. Scaricate le taniche dobbiamo constatare che il motore di destra non dimostra ancora la reale intenzione di accendersi, anzi il motorino di avviamento non da segni di vita. Le batterie sono perfettamente cariche, il fusibile è perfetto... cominciamo a temere. Tentando di avviare il motore, mentre Antonello armeggia con una chiave sul motorino di avviamento, questo miracolosamente parte ed il propulsore, dopo una breve fumata scura, ricomincia a funzionare alla perfezione. Scopriremo che un contatto elettrico del motorino aveva una porzione minimamente ossidata e che tale porzione lo isolava dall'alimentazione proveniente dalla batteria. I movimenti fatti da Antonello avevano spostato (o abraso) l'ossidazione ripristinando il perfetto contatto elettrico.

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Gli inconvenienti ci hanno decisamente turbato e, per errore, rientriamo in porto con un giorno di anticipo e passeremo il tempo rimasto prima della partenza a gozzovigliare a base di sfincione, cannoli, granite ed altre leccornie locali. In aereo al ritorno ci guardiamo sorridenti, perché – lo sappiamo- l'avventura non è bastata a nessuno di noi ed alberga indubbiamente il desiderio di poter ripetere, prima o poi, l' impresa. Con la speranza ovviamente che l' esperienza ci aiuti a non ripetere quegli errori di cui la spedizione è stata inevitabilmente costellata. Forse quello che ci lascia maggiormente dubbiosi è il fatto che non ci siamo assolutamente trovati un quella landa desolata che immaginavamo. La sensazione di trovarci come in un mercato ci ha scossi. La preoccupazione che ci affligge è che probabilmente assisteremo, negli anni a venire, ad un rapido declino di quel paradiso subacqueo, una sorta di sterilizzazione, dovuto al fortissimo prelievo che le centinaia di pescherecci perpetra ogni giorno con tutti i mezzi (leciti o meno) su un'area tutto sommato piuttosto limitata. Concludendo è necessario riconoscere che si tratta di una vacanza bellissima, anche per chi campione non è. Non è però una vacanza alla portata di tutti. Il mare nel Canale di Sicilia è sempre piuttosto agitato, la corrente forte è quasi una certezza, senza dimenticare che ci troviamo a più di 60 miglia dalla costa della Sicilia!!! Per affrontare questo viaggio è necessario conoscere bene il mare di quella zona, i segnali meteorologici che indichino come muoversi (o, come nel nostro caso, poter fare affidamento su persone esperte). E' necessario affidarsi a attrezzature di altissima qualità, mute bene isolanti perché l'acqua è sempre piuttosto freddina (in luglio pescavamo con la 5 mm completa), pinne in composito (meglio se in carbonio) per vincere la corrente: oltre a questo è necessario essere ben consci delle proprie capacità e sapersi dare un limite essendo sempre ben presenti a se stessi. n fondo il monito che avevamo ricevuto prima della partenza era chiaro: "Fate attenzione, quello è un mare importante."

 

 

Michele Rubbini - Bologna
tecno@bluworld.com

 

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