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  _Gli Articoli di Michele Rubbini  
     
     
 
 

 
   
   

Zingarata in Corsica

Da qualche settimana riesco con difficoltà a ritagliarmi qualche ora per andare in ufficio tra un appuntamento e l'altro con i clienti. Lavorare così è davvero stressante, poche ore per finalizzare attività concordate con il cliente in lunghissime riunioni: fortunatamente posso demandare alcuni compiti ai colleghi perché altrimenti dovrei passarci la notte, in ufficio. Il clima non aiuta, siccome è recentemente cambiata l'ora diventa buio già nel pomeriggio e la pioggerellina costante che cade da qualche giorno toglie qualsiasi entusiasmo circa potenziali attività all'aperto da svolgere nel tempo libero.

Il gommone è in mare, ma l'acqua ormai ha raggiunto temperature limite che anticipano la scarsità di pesce: quando scende sotto gli 10° C, in Alto Adriatico, scompare qualsiasi forma di vita ed è una vera rarità incrociare una preda degna di nota.

A onor del vero è possibile che su qualche relitto al largo le condizioni siano differenti, ma ciò significherebbe farsi almeno due ore di navigazione con una fitta nebbia e temperatura di poco superiore agli 0° C: confesso che il freddo, per quanto mi riguarda, è un deterrente potentissimo.

   
 

Poco male, si rimanderà la prossima pescata nel mio mare al primo periodo di rialzo improvviso delle temperature o, nel caso peggiore, a primavera. Per fortuna i freezer sono pieni e le cene con gli amici della compagnia della pesca allietano comunque le mie serate. Proprio durante una di queste cene constatiamo che ci troviamo tutti (o quasi) nelle stesse condizioni: il tempo libero è risicatissimo e la nostra passione possiamo coltivarla al massimo per pochi minuti al giorno su internet o su DVD.

Un attimo di silenzio, uno sguardo minaccioso del Doc e dopo pochi minuti siamo davanti al computer per verificare i costi del traghetto per Bastia, in Corsica. Ci sono tre weekend disponibili prima che gli impegni di uno o dell'altro impediscano di partire in gruppo: si tratta di un'ottimale opportunità, infatti in questa stagione il rischio che le condizioni meteo siano talmente avverse da rendere impossibile la pesca sono alte e quindi poter aspettare fino all'ultimo per prenotare il viaggio è molto positivo.
I traghetti, valutando il sito, saranno semi deserti e quindi non è richiesta alcuna prenotazione anticipata: basterà acquistare i biglietti online un paio di giorni prima di partire. Per gli alloggi è sufficiente fare un giro di telefonate e mail agli amici pescatori sparsi in giro per l'Italia; avremo a disposizione diversi numeri telefonici di alberghi e affitta camere presenti nella zona del dito, tutte sistemazioni precedentemente provate da alcuni colleghi e ritenute perfette per praticare la nostra passione.

La nostra preferenza ricade su un piccolo appartamento posto in posizione abbastanza strategica in prossimità della punta Nord del “dito” Corso. Ci convinciamo che possa essere una buona base per ripiegare a ridosso su un lato o sull'altro della costa, a seconda che soffino venti del terzo e quarto quadrante (come il Maestrale o il Libeccio) oppure venti del primo e secondo quadrante (come il Grecale o lo Scirocco).


Ogni giorno l'appuntamento con i siti internet che si occupano di previsioni meteo è tassativo: successivo scambio di mail con i componenti del gruppo. Il primo fine settimana salta: purtroppo è previsto l'arrivo di una perturbazione molto intensa, addirittura le compagnie marittime hanno emanato un avviso con cui segnalano la possibilità che i collegamenti siano interrotti a causa delle condizioni avverse. In realtà abbiamo altri due occasioni e siamo ottimisti.
Ma il martedì accade l'imponderabile: mi sveglio completamente costipato, con un accenno di mal di gola e con un leggero mal di testa. Non è possibile... Spero in un lieve raffreddamento e confido di non aver preso l'influenza: decido, per ora, di non comunicare agli altri la mia situazione di salute. Il mercoledì sera, però, visto che le previsioni sono abbastanza favorevoli vengo avvisato che il mattino seguente acquisteremo i biglietti del traghetto. Io sto ancora male e quindi comunico la mia defezione agli altri, consigliando loro di partire ugualmente per evitare di trovarsi di fronte ad una nuova perturbazione nel weekend successivo.

Ma l'amicizia, in questo caso, vince sull'istinto del predatore e quindi si decide di rimandare scommettendo tutto sul terzo fine settimana. Io comincio un trattamento salutistico impeccabile: aerosol, alimentazione controllatissima e massima protezione dal freddo. Non posso permettermi di mancare l'ultima occasione. Il meteo ci premia! E' previsto un fine settimana strepitoso, sole, mare calmo e solamente brezze costiere.
Prenotiamo i biglietti e l'appartamento il mercoledì. abbiamo preso il venerdì di ferie e quindi ci diamo appuntamento in piena notte, tra giovedì e venerdì, sotto casa mia per la partenza: il traghetto di prima mattina ci consentirà di pescare nel pomeriggio (sebbene piuttosto stanchi). Non so quanti tra i lettori organizzino questo tipo di zingarate ma è indubbio che il viaggio di andata è uno dei momenti più emozionanti dell'intera vacanza: è notte fonda ma siamo tutti arzilli e sveglissimi, si percepisce una eccitazione di fondo. I racconti scovati su un vecchio numero della rivista o su internet sono snocciolati creando una aspettativa clamorosa: anche se ci immergessimo nell'Acquario di Genova credo che le nostre aspettative sarebbero disattese! Mentre scendiamo dal traghetto si sprecano i racconti delle pescate fatte in passato sull'antemurale del Porto di Bastia: siamo sempre noi, ma ogni anno le catture si ingigantiscono. Si narra anche di un tonno pescato con un arbalete da 75 alla base della massicciata del molo da un pescatore locale, ma confesso che ho sempre nutrito dei dubbi anche quando il racconto descriveva un tonnetto di una decina di kg (ogni anno cresce almeno di svariati kg nei nostri racconti).
L'appartamento è molto carino e caldo! Non sempre abbiamo avuto la fortuna di trovare alloggi con il riscaldamento perché in Corsica la temperatura media è più alta che in Emilia e le case che affittiamo, spesso, sono ad uso esclusivamente estivo.
Il riscaldamento, quindi, per l'uso che ne viene fatto normalmente è superfluo!

Decidiamo di vestirci da casa, almeno per le pescate all'alba: in quel modo non accumuleremo freddo mentre ci cambiamo. Analogamente ci svestiremo in casa al ritorno dalla pescata serale. Per il primo calasole scegliamo un piccolo porticciolo situato praticamente sotto casa: in due ci dirigeremo da una parte pescando a staffetta e l'altro batterà la costa opposta. C'è veramente molta vita sotto costa: tantissimi saraghi sono intenti a brucare in parete, mentre sul fondale piatto, dove termina la parete per lasciare spazio ad un acciottolato da cui si erge qua e la qualche ciuffo di posidonia e qualche roccia, scorgo qualche orata che scivola veloce ed un branco di piccole lecce al limite di visibilità. La pesca in parete è quella maggiormente fruttuosa: i saraghi non sono minimamente sensibili all'aspetto mentre permettono l'avvicinamento se si conducono agguati lunghi e correttamente eseguiti: alcuni esemplari, tra l'altro, sono davvero enormi.

Scoprirò che in realtà sono presenti anche diversi predoni nella zona, ma non avrò mai l'occasione di avvicinarli efficacemente. Il primo sentore delle loro presenza deriva da un messaggio indiretto: nella baia sono presenti un paio di barche di pescatori di superficie che praticano il vertical jigging. Questa tecnica di pesca stimola l'aggressività dei predatori: nei filmati televisivi ci ho visto catturare di tutto, dai dentici alle ricciole, alle cernie, ma persino pelagici come palamite e tonni. Il fatto che questi colleghi di superficie si mantengano ostinatamente nella stessa baia in cui ci troviamo noi, considerato che il vertical jigging si pratica con l'ausilio dell'ecoscandaglio, calando l'artificiale quando si identificano branchi di pesci, significa indubbiamente che questa baia è abitata da qualche specie interessante.

In una delle uscite dei giorni successivi, in seguito ad un aumento del moto marino che ci farà preferire un punto di discesa semplice, in modo che anche in caso di rinforzo non si corra alcun rischio quando si deciderà di uscire, torneremo a pescare in questa baia. In quella occasione avremo modo di scoprire nuovi indizi circa la presenza dei predoni.
Non ci sono barche di pescatori in quanto il moto ondoso sconsiglia vivamente di avventurarsi lungo costa in navigazione, un piccolo rinforzo renderebbe complesso rientrare nei piccoli porticcioli presenti in zona.
Mentre scorro la parete individuo un canale che la taglia trasversalmente affacciandosi sul fondale a circa una decina di metri di distanza da dove frange l'onda ed ad una profondità di 13/14 m. Preparo bene l'apnea in modo da percorrere l'intero canale ed affacciarmi sul fondale: dovrei condurre un aspetto particolarmente adescante visto che non sarò visibile e percepibile (le mie vibrazioni saranno schermate dalle pareti del canale) durante tutto lo spostamento. Confido un una bella orata di passaggio. Sto percorrendo il canale quando il tempo si ferma: avverto due schiocchi sordi che mi vibrano sulla schiena come se avessi appoggiato sopra il subwoofer di una discoteca.
Alzo lo sguardo ed osservo un branco di occhiate che fugge a velocità incredibile e scorre sopra di me, completamente adagiato sul fondo del canale. Provo ad orientare il fucile verso l'alto, ho capito benissimo cosa sta succedendo: i miei riflessi però sono insufficienti. Trovo proiettata su di me una grossa ombra velocissima che “sorvola” il canale: sul momento non riesco nemmeno a realizzare di cosa si tratti, è troppo veloce!!! Ho finito il fiato in un secondo, a causa delle grande emozione, ma mi affaccio comunque sperando che la grossa ricciola si sia fermata per inghiottire un'occhiata. Deserto. I saraghi, i piccoli cefali e le donzelle che popolavano la parete fino all'attimo precedente sono spariti, così come le occhiate e, ahimè, la ricciola. Era decisamente una ricciola, la pancia bianca, la coda falciforme, il nuoto sinuoso.
Ed era grossa, confrontandola con quella che presi qualche anno fa nel mio mare, forse sarebbe risultata di poco più piccola, comunque certamente raggiungeva i 20 kg. Sono quasi 10 minuti che sono fermo vicino alla parete, sopra al canale, che penso a cosa mi è successo: semplicemente strepitoso! Una esperienza che vale mille documentari della National Geographics, non ho finalizzato la cattura ma ho provato una emozione incredibile. Per un istante mi sono sentito una preda, cacciata da una grossa ricciola. Infatti, quando le occhiate sono schizzate sopra la mia testa, mi sono sentito impaurito perché si stava verificando un evento imprevedibile e stupefacente. La conseguenza negativa è che a forza di restare immobile a pensare a cosa mi era successo ora sono attraversato da brividi di freddo. Alberto è molto avanti rispetto a me ed ho veramente troppo freddo per raggiungerlo. L'inverno non va sottovalutato: rimanere in acqua con i brividi in questa stagione significa ammalarsi.
Rinuncio a raggiungere l'amico, capirà da solo che sono rientrato quando non vedrà più la mia boa. Per fortuna ho un abbigliamento completo in lana e pile: mentre li indosso, sebbene sia ancora umido, ne avverto immediatamente il caldo abbraccio. Un consiglio spassionato per la pesca invernale: indossate sempre capi in lana o pile a contatto con la pelle quando uscite dall'acqua perché questi materiali, al contrario del cotone, ad esempio, trasmettono calore anche quando sono umidi. Mi vesto completamente mentre lascio l'auto accesa: stivo l'attrezzatura nel baule e mi siedo una decina di minuti sui sedili con l'aria calda al massimo. In breve tempo i brividi spariscono e mi sento meglio. Il massimo sarebbe avere un thermos di the caldo... ma purtroppo questa coccola posso solo sognarla. Finalmente vedo arrivare gli altri: Alberto porta in cintura il secondo indizio!
Un predatore era stato predato dal Doc (il soprannome di Alberto “fantasiosamente” derivante dalla sua professione): si tratta di un grosso barracuda. La pesca invernale quindi non è fatta solo di saraghi!!!

Esco dall'auto e comincia il solito parapiglia tipico di uno sfogo di emozioni: racconti, complimenti, prese in giro e battutacce. Il freddo, per quanto mi riguarda, scompare, ma gli amici appena usciti dall'acqua non sono d'accordo con me. Si decide di dirigerci rapidamente verso casa dove ci attende una doccia calda. Le giornate delle trasferte invernali finiscono molto presto: alle 17.30 infatti è praticamente già buio e si creano gli spazi per delle lunghe chiacchierate, a tavola, dopo la mitica doccia calda. Chiacchierate con cui scambiare le esperienze. Momenti di condivisione particolarmente gradevoli se trascorsi con dei buoni amici.
D'estate è tutto più frenetico: sveglia quando è ancora buoi (quindi anche alle 4.30), lunghe trasferte in gommone, profondità impegnative.
E quando si rientra il tempo a disposizione è sempre poco: ci aspetta un calasole altrettanto impegnativo che finirà tardi, alle 21.00 ed oltre. Si cenerà poco prima di mezzanotte, consapevoli che dopo poche ore suonerà la sveglia. In inverno invece i ritmi sono lenti, nessuna levataccia, orari poco impegnativi, quote alla portata di chiunque... unico problema il freddo (ed il meteo che fa le bizze!).

Della pesca invernale probabilmente i momenti migliori sono le lunghe chiacchierate durante le quali ci si scambiano le emozioni della giornata: per chi non ha la nostra passione è inconcepibile, ma un racconto a caldo, di un'azione di pesca rilasciato direttamente dal protagonista può essere molto più coinvolgente di un thriller. Insomma, in certi casi vale decisamente la pena di prendere un po' di freddo in buona compagnia!

 

Michele Rubbini - Bologna
tecno@bluworld.com

 

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