Da anni ormai esiste il confronto dialettico tra i sostenitori dei fucili ad elastici e quelli ad aria compressa. In tempi passati i sostenitori dell’arbalete hanno avuto ottime frecce al loro arco, in quanto la sola virtù che si potesse ascrivere agli pneumatici era la potenza, a volte ridondante, ma ben poco d’altro. L’evoluzione recente iniziò con la commercializzazione di fucili con testate sottovuoto dove si eliminava uno dei principali elementi che penalizzavano la resa e l’utilizzo del fucile ad aria compressa: la presenza dell’acqua nella canna.
Questa comporta una dissipazione di energia cinetica in quanto il pistone deve sospingere verso la testata, oltre l’asta, anche l’acqua contenuta nella canna che viene espulsa attraverso gli appositi fori di evacuazione. Nei fucili sottovuoto, invece, attraverso un sistema di guarnizioni a tenuta stagna si impedisce all’acqua di entrare nella canna, con minori attriti e minor rinculo in quanto la massa che viene proiettata in avanti è unicamente quella dell’asta. Da allora in poi gli appassionati hanno iniziato a sperimentare varie e diverse soluzioni, ma esisteva ancora un grande gap che divideva l’evoluzione tecnologica ed ergonomica degli arbalete da quella degli pneumatici: le impugnature.
Mentre quelle dei fucili ad elastici si erano evolute in tutte le forme, anatomiche, regolabili, ergonomiche…quelle dei fucili ad aria compressa erano rimaste alle forme spartane degli anni ’70 e ’80, finchè non venne presentato, pochi anni orsono, l’airbalete della Omer che innova profondamente il concetto del puntamento dell’arma.
Infatti finalmente l’asse della canna viene portato in linea o quasi con il braccio che impugna l’arma, il rilevamento della testata è minimo durante il tiro ed il rumore è molto contenuto.
Negli scorsi giorni è stato presentato l’One Air della Sporasub, un fucile che ricalca in parte i concetti progettuali dell’Airbalete.
Ci troviamo quindi di fronte ad una famiglia di prodotti che fanno della facilità di allineamento e caricamento, delle ottime prestazioni a basse pressioni il loro biglietto da visita.
A questo punto la domanda sorge spontanea: qual è il gap oggi esistente tra pneumatici ed arbalete ?
Passiamo quidi a confrontare quelle che per noi sono le peculiarità tecniche che ci rendono gradevole ed istintivo l’uso dell’arma subacquea.
Impugnatura
L’impugnatura ideale, a nostro parere, è quella che porta il più in alto possibile la sella pollice/indice, possibilmente allo stesso livello dell’asse dell’asta.
Gli arbalete, per un evidente motivo tecnico, la presenza dell’appoggio di carico, non consentono questa possibilità e si verifica comunque un disassamento, anche se in alcuni casi inferiore al centimetro.
Riteniamo quindi la scelta Omer/Sporasub innovativa e vincente.
In queste immagini si vede il layout moderno, posizionamento della mano molto alto e canna completamente disassata verso l’alto.
Brandeggio
I serbatoi degli pneumatici negli ultimi tempi stanno evolvendosi verso forme idrodinamiche a sezione ellissoidale, rimane il fatto che un serbatoio cilindrico della sezione di 40 millimetri privo di appendici esterne come testate, aste ed elastici si muove in acqua più rapidamente ed in modo più istintivo.
Si deve tener conto, inoltre, che a parità di prestazioni balistiche uno pneumatico sottovuoto risulta più corto di un arbalete, o invertendo il discorso, un 100 con asta da 115 risulta più veloce e potente di un arbalete che monti la stessa asta (tipicamente un 75) e quindi abbia un simile ingombro.
Istintività di puntamento
La canna disassata verso l’alto della linea Omer/Sporasub, unitamente alle impugnature di ultima generazione, consente un puntamento ottimale ed un rapido allineamento del bersaglio, seppure ancora appena inferiore all’arbalete.
Facilità di caricamento
I moderni fucili ad aria compressa sono concepiti per lavorare a basse pressioni, vista l’elevata ottimizzazione della componentistica interna.
Questa consente ottime prestazioni abbinate ad un’elevata facilità di caricamento.
Ad esempio una canna da 11 mm di diametro montata su un 100 consente gittate utili di circa quattro metri con uno sforzo di caricamento di 20/22 kg.
Per ottenere prestazioni simili su un arbalete da 100 è necessario uno sforzo di caricamento dell’ordine dei 55/60 kg con ingombri nettamente superiori (asta da 140 contro asta da 115).
Inoltre inserire l’asta vuol dire avere già il fucile carico in uno pneumatico, mentre il caricamento di un arbalete è molto più laborioso ed inizia solo dopo l’inserimento dell’asta.
Velocità di uscita dell'asta
Anche in questa caratteristica lo pneumatico prevale sull’arbalete e di valori abbastanza interessanti se rapportati al modesto sforzo richiesto per ottenerli.
Ne sia dimostrazione il fatto che aste da 6,5 lunghe 125 cm che hanno un peso di 325 grammi riescono a trapassare anche pesci di mole se scagliate da uno pneumatico, risultando invece piuttosto inadeguate se scagliate da un arbalete tradizionale.
Poiché l’energia cinetica è direttamente proporzionale alla massa ed al quadrato della velocità, è chiaro che se l’energia cinetica terminale dello pneumatico è superiore, mantenendo costante la massa dell’asta, ciò viene determinato da una maggiore velocità di impatto sul bersaglio.
Affidabilità
Forse è solo questa dove ancora esiste un divario a favore dell’arbalete, lo pneumatico ha molti più componenti e quindi più possibilità di defaillance.
C’è da dire che le moderne testate sottovuoto diminuiscono la possibilità di ingresso di corpi estranei nella canna, visto che non sono più presenti i fori per l’evacuazione dell’acqua.
C’è da dire che utilizzando valori di precarica medi e bassi, l’usura dei componenti diminuisce e l’affidabilità complessiva del sistema aumenta.
La nuova era del fucile ad aria compressa è cominciata, ne seguiremo attentamente gli sviluppi che senz’altro innescheranno altri tentativi di miglioramento degli attuali arbalete.