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_Gli articoli di Saretta

 
   
 

 

Il Calibro 12

Premessa

In questo lavoro mi prefiggo di analizzare questo fucile pneumatico, dalle caratteristiche costruttive fino alla funzionalità specifica per la pesca per la quale è stato realizzato.
Per fare questo esaminerò dapprima i singoli componenti nel dettaglio della realizzazione e della funzione che vanno ad esplicare nel sistema complessivo del fucile.

Nella seconda parte del lavoro esaminerò le caratteristiche dell’arma in acqua, anche in funzione dello specifico allestimento che ho scelto, mentre nell’ultima parte cercherò di descrivere le mie sensazioni nell’uso effettivo nelle situazioni di pesca capitate in un utilizzo di circa dieci giorni.

Prima Parte

Specifiche iniziali
Cercavo un fucile pneumatico che conferisse all’asta grande velocità con uno sforzo di caricamento estremamente contenuto, l’obiettivo erano i dentici che in settembre ed ottobre frequentano alcune secche nel Mediterraneo al sud delle coste spagnole.

   
 

Ritenevo che un pneumatico per questo tipo di pesca dovesse essere equipaggiato con un’asta da 6,5 a doppia aletta, perché questi pesci hanno le carni tenere che si lacerano con grande facilità durante la reazione iniziale.


L’impugnatura doveva essere piccola e molto angolata, adatta alla mia mano e tale da portare il fulcro di rotazione del fucile durante il rinculo (la sella tra pollice ed indice) il più possibile in asse con la canna.
Il fucile doveva, inoltre, avere il serbatoio più lungo possibile in rapporto alle dimensioni nominali, una buona testata sottovuoto ed un sgancio caratterizzato da un modesto sforzo al grilletto.


Ancora, la testata doveva essere progettata per un’asta X-shaft free perché, data la mia forza muscolare ridotta rispetto a quella di un uomo, ritenevo indispensabile usufruire di tutti i vantaggi che offre questa soluzione.
Avevo optato inizialmente per una canna non di serie, perché con quelle a volte ci vuole fortuna, non essendo tutte di diametro regolare e perfettamente rettilinee.


Il pistone, in attesa di montarne uno specifico artigianale, doveva essere mono OR di peso contenuto entro i 12 grammi.
Avrei poi preferito la canna disassata verso l’alto per rendere più istintivo l’allineamento dell’arma, ma questo riconduceva inevitabilmente alla Cressi SL che, inevitabilmente, determinava una canna di diametro interno pari a 13 mm.
Conosco da anni l’SL100, mio padre ne ha uno che ha subito molte modifiche negli anni, fina a diventare quasi uno strumento chirurgico, ma ritenevo la sua pregevole impugnatura per la canna da 13 mm. poco compatibile con la mia esigenza iniziale di un ridotto sforzo di caricamento,  tutto mi faceva propendere per una canna con diametro interno da 11 mm.

Iniziarono allora una serie di confronti con altri pescatori che mi confermarono la validità delle mie supposizioni ed alla fine decisi che il mio fucile doveva diventare un clone di quello di mio padre, ma con la canna da 11 mm.

Per fare questo erano necessarie ore e ore di lavoro al tornio da parte del Babbo e soprattutto la disponibilità di una macchina specialistica, perché non volevo assolutamente una canna estrusa di serie, ma una canna forata dal pieno e successivamente rettificata.
Tutto questo era possibile, ma era il tempo ad essere insufficiente visto che la partenza per le vacanze era ormai prossima.

Un amico mi fece allora pensare al Calibro12 di Giuseppe Franchi, consultai il sito e compresi che la logica del costruttore era molto simile alla mia, ridotto sforzo di caricamento ed ottimizzazione dei componenti interni per realizzare quello di cui anch’io avevo bisogno, soprattutto la presenza di una canna non di serie ma realizzata appositamente, fu questo particolare a farmi decidere, e via con l’acquisto.

Caratteristiche tecniche
Si tratta di un fucile ad aria compressa della lunghezza nominale di cm 115 che, rispetto ad altri, per la ridotta dimensione dell’ogiva e della testata ha il serbatoio leggermente più lungo, questo significa una maggiore corsa del pistone quindi, a parità degli altri componenti, maggiore potenza e migliore assetto.

La canna come è noto è disassata verso l’alto per una grande istintività di puntamento, la distanza tra l’asse della testata e la parte superiore del serbatoio è di soli 4 millimetri.
La pressione di esercizio consigliata è tra i 18 ed i 22 bar anche in funzione dell’asta che si vuole montare.

Analisi dei Componenti

Impugnatura
Come ho già detto l’impugnatura è la Cressi, robustissima e collaudata da decenni, essa presenta un foro posteriore che alloggia la valvola per l’immissione dell’aria di precarica, lo scasso per il grilletto e l’alloggiamento per la sede della guarnizione toroidale (O-Ring) che assicura la tenuta stagna dell’accoppiamento con il serbatoio.

Anteriormente la sede cilindrica dove alloggia la valvola prosegue per ospitare la canna che viene solidamente avvitata.
Presenta nella parte inferiore il classico sganciasagola di serie che consiglio di eliminare, visto che la ditta dota il fucile di un pratico anellino in gomma che ha la stessa funzione ed è molto più adatto all’uso dell’asta nuda.


Valvola
Si tratta di una valvola diversa dall’originale Cressi anche se ne ricalca le forme, la filettatura per la pompa è con attacco Mares.
 
Canna
La canna è il componente caratterizzante del fucile, Si tratta di una canna in alluminio estruso con una specifica anodizzazione scura, molto bella esteticamente, è quasi un peccato che sia nascosta all’interno.
Viene realizzata sia con piantaggi Mares che Cressi.

Il diametro interno è di 12 millimetri, intermedio quindi tra i due diametri usuali, il 13 e l’11.
Questo particolare conferisce al fucile una buona facilità di caricamento alle pressioni di esercizio consigliate che sono tra i 18 e 22 bar.
La canna viene scaricata per alleggerirla come si vede dalla foto sottostante.


Grilletto
E’ il particolare più interessante, ottimo nella forma e nell’ergonomia, in alluminio anodizzato color oro è bello e funzionale.
Il grano di regolazione (in acciaio) della corsa è completamente esterno, quindi ha un’ottima accessibilità per una regolazione rapida. Le impostazioni di fabbrica per le mie abitudini vanno bene, non mi piacciono i fucili che sparano al solo sfiorare il grilletto.

Lo sforzo per azionarlo è particolarmente contenuto grazie al perno di connessione da 1,5 millimetri di diametro ed alla molla dello scatto alleggerita, ma soprattutto alle caratteristiche del dente di aggancio.


Dente di aggancio
Insieme alla canna è il cuore che determina la facilità d’uso ed il feeling con l’arma, ha la particolarità di avere i leverismi modificati rispetto all’originale, in pratica il braccio di leva che viene movimentato dall’astina del grilletto ha una lunghezza doppia dell’originale.
Potrebbe sembrare un dettaglio poco significativo, invece è proprio questa scelta tecnica, coniugata all’astina di diametro ridotto ed alla molla alleggerita, a conferire la dolcezza caratteristica di questo scatto.

Serbatoio
E’ un classico tubo anodizzato nero opaco da 40 millimetri di diametro, della lunghezza di 94 centimetri, riporta la scritta Calibro 12 in giallo ed il logo della ditta.
Non ho particolari osservazioni da fare se non che il fucile viene fornito con un comodo sganciasagola ad anello in gomma.


Ogiva
Si tratta della Cressi di serie, corta e con il foro che ospita la testata disassato verso l’alto, posteriormente è ricavata la sede per la guarnizione toroidale che assicura la tenuta stagna nell’accoppiamento con il serbatoio.

 

Testata
La funzionalità della classica testata STC è ottima, in questa versione è molto piccola, predisposta per l’asta nuda non pone alcun problema di usura della guarnizione V-Ring che assicura la tenuta stagna.
Il corpo è anodizzato color bronzo molto gradevole e neutro in acqua.


 

Seconda Parte


Prova in acqua
Il fucile mi è stato consegnato ad una pressione di 19 bar, inserisco la lunga asta da 130 cm ed impugno la prolunga del carichino, inizio a spingere ma l’asta poco prima dell’aggancio si pianta.


Un brutto inizio, ma capisco in fretta il motivo, l’innesto della testata è molto preciso e se l’asta da 6,5 millimetri sotto sforzo flette anche leggermente il caricamento è impossibile. Quindi, nel momento in cui con la mano destra trattengo asta e bretella del carichino a contatto con la testata, passo la sinistra sul carichino vero e proprio per terminare il caricamento, qui sto molto attenta a far scendere l’asta ben verticale fino all’aggancio.


Lo scatto è molto morbido, merito sicuramente della buona conformazione del codolo del pistone.
Il fucile a questa pressione per me non è facile da caricare, sia per la lunga asta da 130 cm, sia perché lo sforzo si sente. L’operazione è però agevolata dalla rigidezza della Sigalsub Evo da 6,5, realizzata appositamente su mia specifica.
Ritengo che per un uomo si tratti di un’operazione molto più semplice.

Ho montato un mulinello Hunt ad asse orizzontale, fin troppo capiente per i cinquanta metri di climax da un millimetro di diametro.
Seguono tre passate di ottimo nylon triple force da un millimetro anch’esso.
Il fucile è destinato a dei grossi dentici che si aggirano su un pianoro non troppo fondo.

Terza Parte

Impressioni durante l’utilizzo
Prima di spingermi in fuori voglio familiarizzare con il fucile sui miei classici bersagli, i soliti cefali.
Mi porto in un posto molto ridossato dietro una punta dove l’onda rompe un po’ la distesa di mare limpido e calmo.
Non passa nemmeno un quarto d’ora che il primo drappello si presenta davanti al fucile, stimo la distanza in circa tre metri e sparo ad un  bell’esemplare di circa un kg.


Il grilletto ha la giusta corsa e lo scatto è molto dolce, senza alcuna impuntatura.
L’asta va via molto veloce ed il pesce è in sagola.
Rinculo contenuto, appena avvertibile.


Continuo ancora per un’ora ed altri tre cefali vanno a fare compagnia al primo.
Quattro tiri e quattro centri, ma era quanto mi aspettavo dato che uso abitualmente il Cressi SL 100 del Babbo.

Considerazioni dopo la prima prova
Il fucile è molto preciso, con un brandeggio migliore di un arbalete di pari ingombro, un classico 90 con asta da 130 cm.
Il grilletto è molto dolce e richiede uno sforzo di azionamento ridotto a tutto vantaggio della precisione stessa.


L’abbinamento dell’asta da 6,5 alla testata sottovuoto comporta un rinculo facilmente gestibile ed uno scarso rilevamento della stessa.
La velocità dell’asta è molto elevata nonostante i 345 grammi di peso e la bassa pressione di precarica, per questo l’arma risulta anche molto potente come verificherò tra pochi giorni.


L’assetto non è perfetto per le mie abitudini, ero stata avvertita di questa eventualità con l’asta da 6,5, che per questo ho fatto realizzare appositamente 5 cm più lunga di quella di serie; risolvo il problema applicando 20 grammi di piombo sotto la parte terminale del serbatoio.

Un test impegnativo
Dopo svariati giorni in cui i dentici sono stati poco convinti dai miei aspetti, decidiamo di spostarci e con l’eco individuiamo due guglie di roccia che staccano da un fondale di 18 metri per arrivare a 8-9 metri dalla superficie.
Sono circondate da un branco di alici, niente pesce ma era quello che speravamo di trovare.
La mattina dopo, il sole sta sorgendo e la visibilità sott’acqua è ottima.


Faccio un tuffo per rompere il fiato e scendo sulle prima risalita, mi affaccio sullo strapiombo e, meraviglia, una decina di schiene grigio piombo sono sei o sette metri sotto di me.
Ricciole.


Non posso sparare ora, ho troppa poca autonomia.
Arretro lentamente e risalgo in diagonale, allentandomi.
Faccio segno che sto per scendere di nuovo e che ho visto qualcosa di grosso.

Stavolta scendo dietro la guglia e con una traiettoria a semicerchio le giro intorno durante la discesa.
I pesci sono lì, fermi in corrente, ma cominciano subito ad allargarsi.


Non perdo tempo, allineo il primo che ho a tiro e sparo dall’alto sulla schiena mentre il pesce accelera.
L’asta da 130 sparisce, penso che evidentemente ha attraversato la cavità ventrale e non ha trovato resistenza atta a frenarla.

Mi preparo a frenare la fuga in risalita, ma non succede niente.
Il pesce apre due volte la bocca e da questa e dalla cavità branchiale fuoriesce una nuvola di sangue scuro.

Risalgo filando sagola e tenendo la ricciola in trazione, ma non serve…è tutto finito.



Il pesce è pesantissimo e per trasportarlo dobbiamo legare la testa con un cordino per fare una specie di maniglia e portarla in due, io la testa ed il Babbo la coda.

Considerazioni finali
Il fucile conferma le prime impressioni, è veloce e potente quanto basta per dipanare situazioni abbastanza estreme, quindi lo reputo più che valido in una pesca a pesci di mole.

Il tiro è abbastanza silenzioso trattandosi di uno pneumatico e sono necessarie tre passate di sagola che stira velocemente pur senza strappare dal mulinello, penso che un due o tre bar in più ci starebbero, ma a me non interessa, questo è il mio limite per caricarlo in sicurezza.

Cosa mi è piaciuto

  1. scatto dolce e senza impuntature
  2. silenziosità
  3. velocità di uscita dell’asta

Cosa non mi è piaciuto

  1. la vite di regolazione dello scatto è in acciaio, ed è avvitata nel grilletto in alluminio, con alte probabilità di corrosione galvanica. Conviene svitarla completamente (a fucile scarico) e riempire la filettatura di grasso al litio prima di riavvitarla. Io la controllerei spesso per evitarne l’impuntatura.
  2. l’assenza della pompa per la ricarica che va acquistata a parte.
    Quando si viaggia non è agevole portarsi dietro una bombola per la ricarica in caso di perdite, in questi casi la pompa ci può trarre d’impaccio.

 

 

Saretta

 

 

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