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  _Analisi Comportamentale dei predatori del Mediterraneo  
     
     
   
 

 
         

I Pesci predatori del Mediterraneo descritti per il pescatore in apnea

Premessa

Nell’approcciare questa tematica mi sembra importante focalizzare subito l’obiettivo di questo mio scritto. L’intento che mi pongo non è quello di una trattazione esaustiva dell’argomento, rivolgendomi ad una comunità scientifica, ma di esaminare le specie potenzialmente catturabili da un pescatore in apnea, nell’ambito di un’attività sportiva concentrata nella fascia di profondità compresa tra zero e trenta metri nel mare Mediterraneo.

Esamineremo quindi con particolare interesse quelle specie con le quali noi pescatori abbiamo le maggiori probabilità di entrare in contatto. Una rana pescatrice od un’ombrina boccadoro sono sicuramente specie annoverabili tra i predatori mediterranei che si possono incontrare nel range di profondità indicato, ma rivestono un interesse estremamente marginale per noi pescapneisti e quindi in questa prima fase non me ne occuperò.
Cercherò, inoltre, di evitare termini scientifici per mantenere leggera e fruibile la trattazione, dovendomi rivolgere ad un pubblico eterogeneo ed interessato precipuamente ad una migliore conoscenza delle sue prede.

   
 

Iniziamo a riconoscerli

Immaginiamo di trovarci a pescare in acqua bassa, siamo alle prime esperienze e in un determinato momento un pesce si dirige deciso verso di noi ed arrivato ad un solo metro vira bruscamente e ci sfila davanti.
Che pesce è ? Ci domandiamo. Non lo sappiamo riconoscere ma lo osserviamo con attenzione per distinguere se si possa trattare di un predatore o meno.
Ci interessa particolarmente capirlo, perché abbiamo imparato che questi pesci sono meno timidi degli altri ed anzi potrebbero tornare ad esaminarci per capire se possiamo essere o meno interessanti dal punto di vista alimentare.

Ma come, si potrebbe obiettare, un pesce di un kg di peso che si domanda se una figura nera lunga quasi due metri possa essere appetibile ?
Invece è possibile, quando focalizziamo le nostra attenzione sul comportamento animale, spesso siamo portati ad attribuirgli sensazioni e pensieri “umani”. Non consideriamo infatti che la sua visione, il suo udito e persino i suoi organi sensoriali potrebbero essere – e nel nostro caso sono – profondamente diversi dai nostri.

Torniamo al nostro pesce, per quale motivo si è diretto contro di noi in modo così deciso, e come ha fatto ad individuare la nostra posizione senza vederci ? Tutti i pesci possiedono un organo sensoriale che non esiste in nessun altra specie animale vertebrata.
Questo organo si chiama Linea Laterale ed è costituita da un insieme di piccoli canali che percorrono il corpo lateralmente, questi sono collegati con l'ambiente esterno con dei microfori che rappresentano l'apparato ricettivo.
La Linea Laterale ha la funzione di recepire e trasmettere al cervello piccole variazioni della pressione ed impulsi elettrici di bassissimo livello, la sua funzione è inerente la difesa e la predazione, avvertendo l'animale delle modificazioni dell'ambiente introdotte da un elemento esterno, animato o inanimato.

Avete mai gettato della mollica di pane in mare ? Le occhiate, se presenti in zona arriveranno quasi subito; questo avviene perchè la loro Linea Laterale percepisce anche da lontano le onde di pressione generate dal corpo esterno che rompe la tensione superficiale del fluido nel quale il corpo del pesce è immerso. Allo stesso modo la nostra presenza viene percepita dal pesce a causa delle onde di pressione che generiamo muovendoci, e molto probabilmente anche a causa dei microimpulsi elettrici che produce la nostra attività vitale.
Questa sembra essere una spiegazione plausibile alla capacità del pesce di scovare e catturare le sue prede anche se immobili sotto la sabbia.

A questo punto abbiamo capito come il predatore percepisce una variazione nella sua area di controllo, ora cerchiamo di capire perchè viene spinto irresistibilmente ad andare a verificare cosa ha causato la perturbazione nei suoi ambiti sensoriali.

Le cause del repentino avvicinamento del pesce possono essere le seguenti:

a) predazione

l'animale ha fame, quindi sente la necessità del cibo che è percepito come un essere vivente e mobile, soggetto quindi a provocare le onde pressorio che ha percepito.

b) territorialità

questo è un atteggiamento molto presente nel periodo della riproduzione. L'animale percepisce il movimento nel suo ambito di controllo e la possibilità che si presenti un rivale lo spinge a verificare la natura del movimento.

Questo atteggiamento è prevalente nelle specie bentoniche, caratterizzate da scarsa mobilità territoriale.

3) attenzione e curiosità

i pesci per saggiare la consistenza di un oggetto intromessosi all'interno della loro zona di controllo usano il muso e la bocca come organo di tatto e conoscenza esattamente come i bambini.

4) competizione alimentare

comportamento proprio dei pesci che cacciano in branco come i dentici, è il principale motivo per il quale se si avvicinano gli esemplari più piccoli, i più grandi abbandonano ogni cautela e si lanciano in modo sconsiderato verso la fonte della perturbazione ambientale.

Ora, dopo aver compreso gli stimoli che condizionano all'avvicinamento la potenziale preda, cerchiamo di capire come distinguere un predatore e soprattutto la sua predisposizione alla predazione in quel preciso momento.
L'unico tratto morfologico distintivo del predatore marino è la BOCCA, questa è sempre estroflettibile con l'allungamento della mandibola per aumentarne dimensione e portata offensiva.
Se il lettore si sofferma a pensare cosa possa accomunare la rana pescatrice, la spigola e la murena, non troverà altri tratti esterni comuni se non quelli riferiti alla citata anatomia dell'apparato orale.

Quindi, tornando all'avvistamento iniziale, quel pesce era un predatore.
La cosa si è resa evidente quando nella virata ci è sfilato davanti ed ha aperto un istante la bocca per ingurgitare un frammento di cibo, forse un piccolo anellide staccato dal substrato roccioso dal movimento della risacca.
Ma esiste, ci domandiamo, un altro elemento che in assenza della possibilità di osservare attentamente l'animale ci possa dare elementi per intuire la sua vocazione alimentare ?

La risposta è affermativa ed estremamente intuitiva.

L'atteggiamento nel nuoto del predatore pelagico è diverso e lo è nettamente.

Fate caso all'atteggiamento nel nuoto di una spigola e confrontatelo con quello di un cefalo, la differenza è lampante, ma come definirla? Il cefalo si muove frettolosamente, anche quando si avvicina non considerandoci un pericolo è sempre guardingo, timoroso. Se fugge lo fa precipitosamente, terrorizzato.

La spigola ha un'incedere regale, quasi maestoso, tiene d'occhio l'ambiente circostante perchè è il suo territorio, non è circospetta ma attenta. La spigola non fugge in modo scomposto se percepisce il pericolo, si allontana con uno scatto repentino, ma senza mai perdere la regalità del suo incedere.
Ecco a mio parere questa è la differenza più rimarchevole che contraddistingue un predatore, l'espressione aggressiva data dalla mandibola prominente e la sicurezza del predone che non esamina la possibilità di poter diventare preda nell'ambito del territorio nel quale si sta muovendo.
Degli amici mi hanno raccontato di avere visto branchetti di spigole fuggire precipitosamente inseguite da un grosso pesce serra, riportando che avevano lo stesso atteggiamento dei cefali.
Lo credo senz'altro, ma chiaramente si tratta di un fatto episodico e non della normalità.

D'altronde gli stessi tratti descritti sopra li ritroveremo in tutti i predatori, i più disparati.
Cos'ha in comune una murena con un piccolo sciarrano, o con uno scorfano ?
Esattamente l'espressione, la mandibola prominente, ed in più quella marcata sicurezza di non essere insidiati a priori, infatti se disturbati si spostano di poco, ma difficilmente si allontanano di molto e mai si danno alla fuga.

Inizieremo adesso la nostra analisi dei singoli pesci, in relazione alle caratteristiche ed alle abitudini significative in relazione alla possibilità di catturarli con il fucile subacqueo.

 

 

Sara Estense

 

 

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