| HOME | CHI SIAMO | CONTATTI | GALLERY
| SPONSOR | LINK | ARCHIVIO | FAI DA TE
             
               
               
  _Osservazioni Comportamentali sulla Ricciola negli incontri con il pescatore subacqueo.  
     
     
   
 

 
         

Appartenente alla famiglia Carangidae, come la Lichia Amia (Leccia) con la quale viene spesso confusa. E’ diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico e nel Pacifico, predilige le secche al largo delle coste e non ama i luoghi fortemente antropizzati, ma la si può incontrare occasionalmente anche nel basso fondale dove caccia i cefali di cui è particolarmente vorace.

La si può incontrare sotto costa per tutto l’arco dell’anno soprattutto negli stadi giovanili, ma è molto raro incontrarla alla stadio adulto a profondità inferiori ai 10/15 metri. La ricciola è facilmente avvicinabile allo stadio giovanile, mentre diventa più scaltra e diffidente con l’avanzare degli anni.

Gli esemplari più giovani, chiamati spesso Limoni per le sfumature gialle fortemente accentuate, sono molto gregari, tendenza che via via scompare negli esemplari adulti, salvo che durante il periodo della riproduzione che cade tra la primavera e l’estate.

 

   
 

Morfologia

È il gigante della famiglia Carangidae in quanto può superare i due metri di lunghezza ed il peso di settanta kg.
Si tratta di un pelagico, forte nuotatore, caratterizzato una fascia bruna obliqua, che parte dal capo ed attraversa la zona oculare.
Il corpo è moderatamente compresso nella sezione anteriore e via via sempre più compresso verso la regione caudale.
Il peduncolo è piccolo e robusto.
Il dorso è di colore grigio acciaio, ed il ventre argenteo, a seconda dell’habitat sono infrequenti sfumature dorate alla congiunzione tra la colorazione del dorso e quella ventrale.
Presenta due pinne dorsali ed una ventrale, la coda presenta due lobi falciformi di eguali dimensioni, accentuati e nettamente divisi.

 

Alimentazione

La ricciola è un forte predatore, si nutre di altri pesci e di invertebrati come calamari e totani.
Spesso si avvicina alle foci dei fiumi a caccia di cefali per i quali ha una vera predilezione.

 

Tecnica di pesca e comportamento

La cattura di una grossa ricciola viene considerata a torto o a ragione la tesi di laurea di un pescatore subacqueo, sia perché il suo incontro alle quote medie di pesca è piuttosto raro, sia per la difficoltà e l’emozionalità del recupero che richiede ad un tempo lucidità, esperienza e doti fisiche.
Gli esemplari di maggiori dimensioni  si possono incontrare a profondità adatte all’apnea tra la fine della primavera e l’inizio dell’autunno, prevalentemente concentrati sulle secche ed i cappelli di roccia al largo, che rappresentato lo sfondo più adatto ad insidiare questo predatore.


I pesci si possono anche concentrare a profondità medie, ma è indispensabile che prospicienti vi siano delle rilevanti cadute  nel blu.
Questo almeno è lo scenario ideale, poi è noto che in alcune zone di bassofondo, la foce dell’arno per esempio, in un recente passato sono state catturate enormi ricciole intente probabilmente a predare i grandi branchi di cefali che lì si concentrano.

 

Quindi anche se gli agglomerati rocciosi  ricchi di picchi e cadute verticali rappresentato l’habitat ideale, è capitato di registrare incontri straordinari sulla sabbia e sulla posidonia anche se in questi casi la vicinanza di canali e fossi d’acqua dolce è da considerarsi una costante.
La tecnica principe per insidiare questo pesce è l’aspetto a profondità medie ed alte.


Alcuni specialisti che conoscono a menadito le zone di ritrovo pescano la ricciola anche in caduta, ma la cosa va considerata più un’eccezione che una regola, almeno nei nostri mari.
La ricciola come abbiamo detto ama il blu e la corrente che porta mangianza ed acque ossigenate, questa sua predilezione va di pari passo con il silenzio che ammanta il suo habitat naturale.
Gli orari più adatti per andare a cercarla sono proprio quelli che determinano la maggiore tranquillità nell’area di caccia, quindi alba e tramonto.


La presenza di corrente è sempre favorevole, e bisogna portarsi nei luoghi più esposti e dove si concentrano castagnole e branchi di sardine ed alici, ricordando che tutti i predatori, e la ricciola non fa eccezione, tendono a cacciare controcorrente allo scopo di mascherare le onde sonore e le vibrazioni trasmesse dal loro movimento.
Durante l’aspetto è meglio non occultarsi troppo, la nostra presenza infatti determina spesso la curiosità che è alla base dell’avvicinamento del pesce.


Ricordiamoci che la potenziale preda potrà provenire da qualunque direzione e quindi non trascuriamo di guardare intorno ad ampio raggio.
Le tipologie di avvicinamento del pesce sono sostanzialmente due; nella maggior parte dei casi con gli esemplari di mole, vedremo il pesce solitario da lontano, questo potrà avvicinarsi lentamente e moderatamente interessato a noi, in questi casi difficilmente sarà troppo fiducioso, ed esaurita l’esplorazione potrà virare lentamente e scomparire o proseguire sulla sua rotta con una progressiva accelerazione.
Viceversa il pesce potrebbe non essere affatto interessato, ed in quel caso dovremo essere noi a tentare un lento avvicinamento per incrociare la sua rotta.


Gli esemplari più piccoli, al contrario, li incontreremo quasi sempre in piccoli branchi di poche unità e saranno maggiormente fiduciosi ed interessati, al punto che spesso potremo sparare da un metro di distanza.


L'acqua è fredda e limpida, tre, quattro discese ed avvisto una palla di castagnole disposte in senso verticale.
La forma fisica è ottima grazie alle lunghe e noiose sedute in piscina e scendo a pochi metri dalla nuvola di pescetti per poi arrivare (quasi) silenziosamente a nascondermi nel mucchio.

Bastano due aspetti e ciò che spaventava il branco è a tiro, un pò lontano non mi fido a sparare.
Mi tiro in avanti con la mano sinistra per mostrarmi meglio ed incuriosirle.
Temo di averle perse ed invece proprio la più grande vira e si porta a tiro a meno di due metri.
Sparo e l'asta scompare nel fianco. Recupero subito la superficie mentre il pesce parte.
Complice l'acqua limpida vedo che è presa bene e decido di non lasciarla andare.


Facile a dirsi ma tira davvero tanto ed io nonostante la contrasti vado due volte sotto. 
Il mio compagno scende a doppiarla ma è decisamente fonda e fuori dalla sua portata, spara ma lei non è dell'idea di farsi prendere e non riesce che a farle un lungo graffio sul fianco.
Ma non è un pesce enorme, anche se lo è per me. La tengo in costante trazione e le forze la abbandonano rapidamente, la salpo poco alla volta, è pesante e dopo dieci minuti finalmente posso stringerla.



L’altra casistica di incontro riguarda invece il pesce in fase di caccia, in questo caso ci comparirà davanti all’improvviso spesso preannunciato da una scodata forte come un tuono sott’acqua.
In questo caso avrà il tipico atteggiamento del predatore concentrato nell’azione di caccia; qualora si fosse accorto improvvisamente della nostra presenza il pesce potrebbe rallentare e quasi arrestarsi un istante spalancando la bocca, abbiamo già visto che questo atteggiamento in cui un predatore  sembra “assaggiare” l’acqua in realtà rappresenta un istante in cui l’animale cerca di interpretare i segnali chimico-olfattivi della nostra presenza per cercare di catalogarci.
Si tratta di pochi attimi ideali per portare il tiro, dopodichè il pesce scomparirà velocemente.


In tutti i casi nei quali ci troveremo in acque limpide ed a stretto contatto con il blu profondo, dovremo prestare grande attenzione al momento del tiro, infatti il rischi concreto è di immaginare il pesce più piccolo e vicino di quanto non sia.
Il miglior consiglio che si può dare è quello di osservare con attenzione il punto di congiunzione tra il colore scuro e quello chiaro della livrea. Se non si vedono con chiarezza le sfumature ed i dettagli della fascia scura che attraversa la zona orbitale, allora è quasi certo che il pesce sarà troppo lontano.

 

Sara Estense

 

 

Blog counter