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  _Gli articoli di Saretta  
     
     
   
 

 
         

La mia prima grande spigola

Ricevo la mail mentre mi stavo organizzando un sabato pomeriggio ed una domenica di lavoro, devo preparare le mie lezioni di stechiometria e per farlo, per motivi semplici da comprendere, mi devo avvalere di centinaia di slides che devo sincronizzare con la voce registrata di un’allieva che funge da mia assistente, quindi da assistente dell’assistente, poverina.
Arriva la mail che dice “Ma tu che fai non peschi, che sei malata ? “.
Smaaaaack !! Un bel bacio virtuale al mio amico che mi libera da una domenica di passione e sono in auto. Devo percorrere circa 80 km per raggiungere il piccolo monolocale che ospita il nostro inverno di pesca. L’abbiamo scelto in un punto strategico che teoricamente dovrebbe consentire di pescare in quasi tutte le condizioni meteo. Un’altra volta spiegherò il criterio di selezione, penso che a qualcuno potrebbe interessare per la metodologia utilizzata (e nella quale non ho nessun merito). Ci troviamo che è già troppo tardi per il calasole, ma c’è tutto il tempo per preparare una buona cena. Non è necessario alzarsi ad ore impossibili, siamo ad un passo dal mare ed è sufficiente essere in acqua intorno alle 7,45 del mattino, anche il sole è in vacanza e se la prende comoda.

   
 

Sveglia alle 7,15, due fette biscottate al miele ed accurata vestizione.
Oggi collauderò il nuovo becco d’anatra al quale ho appena apportato una piccola modifica che dovrebbe migliorarne ancora la funzionalità.
Scendo in mare e mi accoglie il gelo più assoluto sulla poca pelle scoperta  le labbra sono protette da abbondante burro di cacao che attenua un poco il primo impatto.
Staremo poco in acqua di sicuro perché il mio amico ha dimenticato i guanti a casa e da vero presunto macho (ma quando mai ?) ha detto che tanto lui sopporta bene il freddo, mi farò due risate tra poco.
Ci allarghiamo verso alcuni scogli affioranti in due metri di fondo dove è semplice appostarsi.
Passano pochi minuti e mi sento tirare una pinna.
Mi volto e vedo davanti alla maschera una spigolotta ormai passata a miglior vita.
Il prode accompagnatore mi fa segno che lui è contento così e che il freddo alle mani è insopportabile.
Io invece sto bene e continuo.
Mi sposto su un altro affioramento, qui ci si incastra bene in 50 cm d’acqua e si attende comodamente poco sensibili alla risacca perché ben protetti dagli scogli.
La visibilità non è ottimale proprio per questo motivo, ho davanti un varco di circa un metro con scarsa visibilità laterale, ma la posizione è strategica perché tutto il pesce che entra o esce da una piccola baia, una concavità più che altro, deve passare di qui.
In quella piccola concavità c’è un vero affollamento di mangianza e come l’ho imparato in fretta io lo sanno sicuramente anche le spigole.
Lascio sfilare due branchetti di cefali e finalmente tra gli ultimi arriva la mia amica.
Il mio piccolo 80 non le lascia nessuna possibilità da meno di un metro di distanza. Niente di speciale ma con queste due spigolotte il pranzo è assicurato.
Ritorno alla base, sono freddolosa e non ho voglia di rimanere da sola a congelare, e lasciar congelare il collega con la muta bagnata addosso, era partita male questa uscita ma alla fine ci si può stare.
Pranziamo prestissimo, alle 11 del mattino, riposino e di nuovo in acqua un’ora prima del tramonto.
Io vengo posteggiata in una specie di canalone giudicato interessante (e più volte mi permetto di dubitarne mentre batto i denti per il freddo) e lascio passare branchi e branchi di cefali, scrutando attentamente tra loro le spigole che passano, non grandi né numerose ma passano.
Decido che mi posso permettere di provare ad aspettare se ne passa una decente prima di turbare la tranquillità del posto con la fucilata, alla peggio per evitare le prese in giro alla fine della pescata giustizierò un cefalo mi dico.
Mentre sto elucubrando su quanti minuti resisterò ancora e quanto durerà la luce dell’ultimo sole il sogno si materializza ! Un attimo prima non c’era ed ora è lì di muso di fronte alla punta dell’asta.
Il riflesso di sparare è intorpidito come me e lei scarta veloce, ma l'asta la ferma.
Un lampo di luce quasi immobile nel tramonto.
Affonda lentamente mentre la vado a prendere con il terrore che succeda qualcosa che possa negarmi la cattura.
Ma non succede niente.
L’asta molto ma molto fortunosamente le ha spezzato la spina centrale.
Abbraccio il mio meraviglioso regalo del mare e torno.
Sono una donna ed una lacrima di gioia era inevitabile.

 

Saretta

 

 

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