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  _Osservazioni Comportamentali sulla Spigola negli incontri con il pescatore subacqueo  
     
     
   
 

 
         

I Pesci predatori del Mediterraneo descritti per il pescatore in apnea

La Spigola

Viene detta anche Ragno o Branzino ed appartiene alla famiglia delle Moronidae.
Ha un’ampia diffusione geografica, dal bacino del Mediterraneo all’Atlantico, ed è presente in Irlanda come in Norvegia e si trova persino in Senegal.
Frequenta le acque costiere, generalmente a profondità basse e medie.

Non ha un fondale d’elezione, la si trova sul fango all’imboccatura dei porti, sui fondali rocciosi e sabbiosi come sulla posidonia.
Sopporta molto bene le variazioni di salinità come i cefali, ai quali spesso si aggrega.
Può risalire anche i fiumi, Plinio la da come presente nel Tevere ben dentro le mura romane e quindi molto distante dalla foce.

   
 

Morfologia
Il corpo è  compresso lateralmente e lungo, il peduncolo caudale è forte, Il dorso è scuro ed il ventre bianco; a seconda dell’habitat può avere i fianchi argentei o dorati, la linea laterale, grazie alla quale percepire le microvariazioni, di pressione è ben visibile.
Ha due pinne dorsali distinte fra loro, la prima  formata da 7  raggi erettili molto forti.
Le pinne ventrali sono bianche o grigio chiaro.
La testa è possente  con  bocca estroflettibile grande e una dentatura minuta ed atta a trattenere e non a lacerare. Ingoia intere le prede anche se di grandezza pari al 50% del suo corpo.

Le dimensioni medie si aggirano intorno ai 45-60 cm, ma un individuo adulto può raggiungere e superare il metro di lunghezza e i 12 kg di peso.

E’ un pesce gregario fino ad un kg di peso circa, più aumentano le sue dimensioni più diventa solitario.
Si riproduce in inverno con temperatura dell’acqua sotto i 15° .

Alimentazione
Si tratta di un predatore che caccia e si nutre prevalentemente la notte. Si ciba di pesci, anellidi, cefalopodi e gamberetti dei quali è particolarmente goloso.

 

Tecnica di pesca e comportamento

L’aspetto in acque poco profonde è il più classico dei sistemi di pesca, specialmente in autunno ed in inverno.
In alcune zone del Mediterraneo la spigola è presente tutto l’anno con buona frequenza, in altre si rarefà durante l’estate.
Le stagioni principali per la sua pesca sono comunque l’autunno inoltrato e l’inverno.

Questo già ci dice che spesso dovremo entrare in acqua in condizioni di mare formato e scarsa visibilità.
Il momento migliore è con mare leggermente montante, perché il movimento ondoso stacca dagli scogli piccoli organismi che innescano la catena alimentare e questo fa si che le spigole entrino nello stato di predazione. Vederle in questo momenti è bellissimo, solcano il bassofondo veloci e compiendo rapide virate, spalancando a tratti la bocca per ingoiare qualche piccolo anellide in balia del moto ondoso.

La spigola non abbandona mai, anche in questa fase di frenesia alimentare, il suo portamento regale, in particolare quando avverte la nostra presenza la vediamo a volte fermarsi si colpo, la pinna dorsale eretta , e scodare dileguandosi nel torbido come un fantasma.
La  cosa più importante è senz’altro individuare un sito dove anche in condizioni di mare moderatamente mosso si riesca ad avere una visibilità di almeno due o tre metri, altrimenti ci si adatta a quel che si trova, ad esempio alle barriere frangiflutti, che garantiscono in genere una buona presenza di pesce, ma che purtroppo spesso non hanno i requisiti minimi di visibilità.

Altra cosa assolutamente necessaria se si entra con mare montante è l'ispezione o una buona conoscenza della costa, per prevedere almeno una o meglio due zone dove sarà possibile uscire dall’acqua in caso di necessità.
In caso di mare in scaduta ci sono meno problemi, ed il luogo che ci avrà viste scendere quasi certamente sarà idoneo alla risalita.
Con il mare mosso la spigola perderà un po’ della sua naturale diffidenza ed a volte, per controllare il suo territorio di caccia, si spingerà fino ad un palmo da noi, magari tra la maschera e la punta del fucile, impedendoci così di sparare.

Non vi racconterò che sono una grande esperta di pesca alla spigola, ma vivo in una zona ancora pescosa e nelle mie ormai oltre trecento uscite in mare ho avuto modo di fare alcune catture, ma soprattutto di osservare i comportamenti di questo pesce, che l’occhio di un etologo analizza sicuramente in maniera differente da quello di un comune pescatore.
Poi ho la fortuna di potermi confrontare con mio padre, lui davvero un bravo pescatore di spigole che in una quarantina d’anni di attività certamente ne ha catturato diverse centinaia, lui dice migliaia, ma teniamoci con i piedi per terra per una volta.
Analizziamo ora non le tecniche di pesca, altri più bravi di me lo faranno, ma le casistiche di comportamento del pesce in caso di incontro.


Frenesia alimentare

È il comportamento al quale facevo precedentemente accenno, il mare sta cambiando il suo stato da calmo a leggermente mosso.
Non necessariamente per diventare agitato. E’ sufficiente la brezza di mare che si innesca al tramonto per provocare il lieve moto ondoso che inizia ad infrangersi sugli scogli affioranti.
Questo, a volte insieme alla marea montante rilascia nei piccoli vortici d’acqua dei piccoli organismi bentonici. Ci sono sia dei piccoli anellidi di cui il nostro predone è piuttosto ghiotto o altre microparticelle che richiamano pesci di piccola e piccolissima taglia.
In queste condizioni la spigola è sovraeccitata ed adotta un nuoto a scatti, parte veloce, vira all’improvviso, si ferma di colpo sensibile alle informazioni che le provengono dalla linea laterale e dall’olfatto.

Nei pesci l’olfatto è il più diffuso analizzatore dei segnali chimici che ne determinano il  comportamento,
I pesci recepiscono gli stimoli chimici attraverso due diversi canali chemioricettivi, (organi deputati a percepire le sostanze chimiche disciolte nell’acqua)  l’olfatto e il gusto.

La distinzione tra questi due sensi è ibrida dal momento che sia l’olfatto che il gusto sono attivati da molecole disciolte nell’acqua, un fluido che ha una densità 800 volte superiore all’aria e che mantiene in soluzione le componenti chimiche, coinvolgendo quindi contemporaneamente i due sensi.
Quindi il pesce avverte le vibrazioni da lontano tramite la linea laterale e si spinge nella direzione del segnale da verificare in cerca di sensazioni olfattive, nei pressi della fonte del segnale olfattivo (se non ha ancora individuato la preda) si ferma e sembra “assaggiare” l’acqua, aprendo e chiudendo la bocca per capire la consistenza alimentare della fonte del segnale chimico.

In questa situazione la spigola è particolarmente vulnerabile, si cura poco di noi ed anzi è possibile che venga a saggiare la nostra consistenza non appena avvertirà la nostra presenza.
E’ particolarmente importante in questi momenti nei quali il pesce è in frenesia essere rapidi, perchè, non appena avrà compreso che non rivestiamo un interesse alimentare, si allontanerà immediatamente da noi per non perdere il momento favorevole, anche se noi non faremo nulla per risvegliare la sua diffidenza.
Quindi in queste situazione occorre sparare immediatamente, non appena il pesce è a tiro, senza preoccuparsi troppo del bersaglio migliore.

Nuoto di traslazione

In questa situazione il mare è generalmente calmo, il pesce sta nuotando da solo od in gruppo ad una certa distanza da noi, comunque fuori della portata del nostro arbalete. Le pinne dorsali sono abbassate ed il nuoto è regolare e lineare.
Probabilmente la spigola non ha avvertito la nostra presenza.

Se in questa situazione il pesce viene a tiro il problema non esiste. Occorre solo calma e determinazione nello sparare con precisione.
Se invece non sarà a tiro, in assenza di segnali da parte nostra continuerà per la sua strada con scarse possibilità che ci transiti di nuovo a portata di fucile, l’unica possibilità che abbiamo è quella di attirare la sua attenzione con uno stimolo che raggiunga la linea laterale e la spinga al controllo del territorio.
Qui possono andar bene tutti gli artifici descritti dalla letteratura sul web, dal sasso allo schiaffo sull’acqua alla capriola con successivo appostamento. Io eviterei però rumori eccessivi, se i pesci li vediamo significa che siamo certamente alla portata dei loro apparati di ricezione, che sono sensibilissimi. Quindi utilizzerei un espediente molto discreto per evitare di far danno, forse la classica bollicina o il gorgoglio nel boccaglio sono più che sufficienti.

Anche in questo caso occorrerà essere rapidi nello sparare, il pesce una volta appagata la curiosità tenderà a tornare sui suoi passi per riprendere il suo cammino.

Avvicinamento Lento

Si tratta del caso diametralmente opposto al precedente. Il pesce incrociava nelle nostre acque ed un segnale che abbiamo emesso l’ha spinto a venire a controllarne la fonte.
Si presenterà guardinga ma con la dorsale abbassata in uno stato di apparente tranquillità. Si tratta della condizione più favorevole che potrà capitarci in acque libere. Il pesce potrebbe anche darci tutto il tempo per mirare. Attenzione soltanto se il pesce si presenterà di muso, perché una volta appagata la curiosità, la virata potrebbe essere rapidissima. Questa è sempre preceduta di qualche istante dall’innalzamento della pinna dorsale, che avviene sempre quando il pesce entra nello stato di vigilanza attiva.
Al minimo segnale di mutamento di stato quindi sparate senza esitare.

Stazionamento al riparo di anfratti

Si tratta del caso più favorevole per noi, il pesce non è in caccia né in transito, ho ha appena mangiato o sta riposando in attesa delle condizioni per riprendere la caccia.
Questo tipo di incontro avviene in genere con mare molto calmo.
In questo stato il pesce non si curerà molto della nostra presenza e al massimo arretrerà lentamente nell’anfratto dandoci tutto il tempo per il tiro. Attenzione a non sbagliare perché è molto probabile che in questo caso la spigola sparisca in un attimo.

 

 

 

Sara Estense

 

 

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