L'idea di questa rubrica non è mia, ma ho accettato volentieri di occuparmene, vi si tratteranno tutti quegli argomenti che lasciano quantomeno perplessi, destano il nostro disappunto e riteniamo vadano evidenziati alla comunità.
La rubrica è aperta al contributo di tutti i lettori, ditte comprese, ovviamente filtrati per proporre argomenti di interesse comune e con eventuale diritto di replica da parte di chi possa sentirsi in qualche modo oggetto di critica siano essi privati, altre ditte, organismi associativi, istituzioni.
Si tratta quindi un modo per canalizzare un dissenso che diversamente si esplica in modo spontaneo nei forum, ed in questo modo invece può evidenziare e far discutere seriamente anche nei forum di un determinato problema.
Inizio io con due parole sul limite dei cinque kg. di peso massimo del pescato per i pescatori sportivi.
Il Decreto del Presidente della Repubblica n° 1639 del 02/10/1968 e successive modificazioni, come è noto, regolamenta e disciplina la pesca marittima.
Mi voglio soffermare solo su un aspetto di tale regolamento, che dovrebbe a mio modo di vedere essere rivisto il limite di peso per la pesca sportiva.
…Le quantità massime che possono essere pescate giornalmente (pesci, molluschi, cefalopodi, seppie, polpi calamari, e crostacei) per ogni singolo pescasportivo sono di 5 Kg, salvo il caso di pesce singolo di peso superiore …
Tale previsione regolamentare è in parte incongruente con quanto previsto di seguito,
Art. 138. Attrezzi individuali e non individuali consentiti per la pesca sportiva.
Gli attrezzi individuali e non individuali consentiti per la pesca sportiva sono:
a) coppo o bilancia;
b) giacchio o rezzaglio o sparviero;
c) lenze fisse quali canne a non più di tre ami, lenze morte, bolentini, correntine a non più di sei ami, lenze per cefalopodi, rastrelli da usarsi a piedi;
d) lenze a traino di superficie, e di fondo e filaccioni;
e) nattelli per la pesca in superficie, fucile subacqueo, fiocina a mano, canna per cefalopodi;
f) parangali fissi o derivanti; nasse.
Ora proviamo ad esaminare nel dettaglio la possibilità di applicare tali disposizioni.
Per quanto concerne gli attrezzi ai punti a) e b) il problema non esiste in quanto i pesci non subiscono alcun tipo di lesione e, in caso di eccedenza rispetto al minimo di legge potrebbero essere liberati senza danno per la loro sopravvivenza.
Al punto c) già troviamo il primo problema, il bolentino.
Questo tipo di pesca si pratica in genere ad alte profondità, diciamo dai trenta ai 200 metri ed oltre. Poniamo il caso sia già stato catturato ed ucciso del pesce del peso complessivo di 3 kg, quando alla lenza si allama un grongo di 5 kg. eventualità non remota specie per chi pesca la notte. Questo pesce come noto inghiotte l’esca e l’amo va ad afferrarsi nella quasi totalità dei casi nello stomaco. Quali possibilità ha l’appassionato di rispettare la legge ?
Egli, per verificare la taglia della preda, è costretto a salparla per verificarne la taglia.
Un pesce portato rapidamente in superficie da certe profondità è destinato a morte certa per il trauma che subisce e per il rigonfiamento della vescica natatoria.
Quindi anche se si riuscisse a liberarlo dall’amo, cosa impossibile nella maggioranza dei casi a pesce vivo, la sua liberazione sarebbe inutile. Ha senso rispettare il limite liberando un pesce destinato a morire ?
Dal punto di vista amministrativo certamente si, dal punto di vista pratico è chiaro che lo spirito del regolamento è di consentire di prelevare (ed uccidere) solo un determinato quantitativo di pescato e non oltre. E’ chiaro che questo è un caso che non rappresenta la normalità, ma non è comunque frequentissimo. Il punto d) presenta lo stesso problema relativamente alla traina di fondo, con in più l’aggravante che la preda che verrebbe comunque uccisa rappresenta una specie molto meno diffusa del grongo, questa in genere infatti è rivolta a ricciole e dentici.
Se veniamo alla nostra disciplina (il punto e) ) il problema rimane aggravato dal fatto che la cattura comporta sempre la morte dell’animale, se io ho tre kg di saraghi in cintura e tiro ad un’orata in tana posso accorgermi delle precise dimensioni dell’animale solo dopo averlo ucciso, quali soluzioni ho superando accidentalmente il limite ?
Solo quella di abbandonare una parte del pescato, o confidare nella quasi totale assenza dei controlli. Ma veniamo al punto più spinoso di tutta la vicenda, il punto f) che prevede l’uso sportivo del parangalo o palamito o coffa.
Questo attrezzo è una lenza dormiente che pesca in genere diverse ore senza il controllo diretto del pescatore.
La normativa in vigore permette (art. 140 del citato decreto) di calare non più di 200 ami per ogni imbarcazione.
Le imbarcazioni che fanno questo tipo di pesca hanno in genere a bordo due persone, uno ai remi ed uno alla cala.
I pesci pescati con questo sistema vengono salpati morti nel 90 % dei casi e non sono praticamente mai pesci di taglia piccola, minimo 400/500 grammi ma più spesso da un kg in su. Questa pesca se fatta a fondo è rivolta a capponi, naselli, cocci, ma anche spigole, gronghi e murene ed a volte dentici. Un rendimento medio di un palamito si può considerare nell’ordine del 10% in una giornata media in un posto sufficientemente pescoso.
Questo significa 15/20 pesci dai 500 grammi di uno scorfano ai molti kg di un grosso grongo.
In questo caso lo sforamento del limite è quasi sempre certo ed irreversibile. I pesci non possono essere liberati. In questo caso esiste solo una possibilità a mio modo di vedere, vietare l’utilizzo del palamito ai dilettanti, come già è stato vietato l'uso del tremaglio.
Viceversa, per quanto attiene il nostro caso di pescasub, non sarebbe più logico imporre un numero massimo di prede ?
Questo provvedimento inoltre favorirebbe la selettività, sapendo di poter prelevare solo otto pesci, per esempio, si dovrebbe evitare di tirare a saraghi di 250 grammi.
In questo caso i controlli sarebbero più semplici e chi infrange il limite non avrebbe alcuna scusante morale di fronte alla comunità.
Poi è chiaro che la vera piaga dei nostri mari non è certo il limite minimo del pescato per i dilettanti, ce ne sono ben altre. Questa però è un’incongruenza che potrebbe essere facilmente sanata.