Ogive - Attenti alle mani
Chiunque si sia occupato di sicurezza negli ambienti di lavoro sa perfettamente che la parte del corpo più esposta ad infortuni è la mano.
La motivazione è fin troppo ovvia, è la mano che utilizza gli attrezzi, i quali, essendo fatti per battere, tagliare e forare materiali, ben più duri e resistenti della pelle umana, hanno senz’altro una temibile potenzialità offensiva nei confronti di chi li usa senza i dovuti accorgimenti.
Se trasliamo tali concetti nella pratica della Pesca in Apnea, i rischi sono assolutamente analoghi.
In particolare, per chi utilizza gli arbalete, c’è un accessorio di fondamentale importanza che presenta un costante pericolo per le nostre mani: l’ogiva.
Diciamo subito che praticamente non c’è pescatore che usi arbalete da un po’ di tempo che non abbia provato sulla sua pelle (e non è un modo di dire) il dolore dovuto ad un elastico, sia per la rottura dell’archetto che, più semplicemente, al cattivo aggancio di quest’ultimo.
Ma, Quali sono gli oggetti che determinano il rischio ? Fondamentalmente gli oggetti sono tre:
1. le boccole degli elastici
Queste hanno in genere un bordo tagliente che, con l’elastico a riposo, non viene evidenziato. Viceversa, con l’elastico carico, la diminuzione della sezione dello stesso espone il bordo della boccola. Questo è in grado, a velocità sufficiente, di asportare con facilità porzioni di pelle e tessuti, resi peraltro più teneri dal contatto con l’acqua.
2. le ogive
Tutte possono provocare danni, alcune però hanno l’aggancio vero e proprio al centro di una mezzaluna in lamierino da 1/1,5 mm., con il bordo affilato, queste possono trasformarsi in autentiche cesoie.
Alcuni esempi:



3. gli elastici
Non hanno potenzialità offensive proprie, ma l’abitudine di molti ad esasperane la tensione, porta l’arbalete ad essere di difficile gestione. Tale difficoltà ovviamente aumenta con la stanchezza che porta, peraltr,o a condizioni di minore lucidità. Ma vediamo la dinamica del caricamento per capire le motivazioni che inducono il rischio.
Le mani afferrano l’elastico in prossimità dell’ogiva e lo estendono verso le tacche di aggancio. La prima tacca dell’asta è generalmente visibile e l’aggancio può essere verificato visivamente oltre che avvertito in modo tattile.
Si prosegue l’azione, portando l’appoggio posteriore dell’arbalete dallo stomaco allo sterno e la si conclude estendendo gli elastici sino alla seconda tacca di aggancio. L’aggancio viene verificato solo in modo tattile, la visuale è generalmente impedita dal bordo inferiore della maschera. Si sfilano le mani ed il gioco è fatto.
Ora scomponiamo l’azione nelle sue fasi:
Fasi del caricamento |
Potenzialità di rischio |
1. Prima estensione |
Bassa |
2. Aggancio alla prima tacca |
Media |
3. Spostamento appoggio di carico |
Bassa |
4. Seconda estensione |
Media |
5. Aggancio alla seconda tacca |
Alta |
6. Rilascio finale dell’elastico |
Molto alta |
1. La prima estensione presenta una potenzialità di rischi bassa, in quanto l’unica possibilità di lesione è determinata dall’eventualità che gli elastici sfuggano di mano, e l’ogiva vada ad impattare con le nostre dita. La tensione degli elastici è però medio-bassa e generalmente non tale da poter procurare danni gravi.
Azioni Correttive: mantenere salda la presa sugli elastici.
2. L’aggancio alla prima tacca comporta una potenzialità di rischio maggiore, la tensione dell’elastomero è su livelli medio/alti e, pertanto, in grado di produrre lesioni serie; tale rischio è attenuato dal fatto che le dita si trovano in prossimità dell’ogiva che pertanto, in caso di sgancio, non è in grado di assumere velocità troppo elevate.
Azioni Correttive: Verificare la bontà dell’aggancio prima di allentare la tensione
3. Lo spostamento dell’appoggio di carico presenta la possibilità di effettuare delle rotazioni con le mani che potrebbero pregiudicare l’aggancio dell’ogiva. Tale eventualità non è frequente.
Azioni Correttive: Evitare torsioni delle mani durante lo spostamento
4. Nella seconda estensione esistono le stesse potenzialità di rischio della prima, gli effetti però possono essere più pericolosi, per la maggiore tensione degli elastici.
Azioni Correttive: mantenere salda la presa sugli elastici
5. L’aggancio seconda tacca comincia ad essere veramente pericoloso, soprattutto in quanto si perde, in genere, il contatto visivo con l’ogiva. In questa situazione la percezione dell'aggancio è dato dalla sensazione tattile del “click” tra tacca dell’asta ed ogiva. Questo però non garantisce affatto la bontà della tenuta, che potrebbe risultare difettosa per vari motivi, il principale dei quali è la sagola dell’asta stessa che, se leggermente in bando, potrebbe interporsi tra tacca ed ogiva.
Gli elastici sono al massimo della tensione, in questa condizione il terminale metallico può provocare ferite di grave entità.
Azioni Correttive: Non tenere la sagola dell’asta in bando durante il caricamento, allentare la tensione in modo molto progressivo, non utilizzare elastici così esasperati da rendere impossibile il loro rilascio progresivo.
6. Il rilascio dell’elastico è il momento più critico, in questa fase si devono sfilare le dita da sotto, dopo aver allentato la tensione. E’ in questo momento che potremmo compiere movimenti che potrebbero indurre lo gancio dell’ogiva. Le conseguenze sarebbero gravi, l’elastomero è al massimo della tensione, l’ogiva non ha alcun freno ed impatta ad una velocità proporzionale alla distanza delle nostre dita dal suo archetto che si trasforma in una cesoia. Si sono registrati molti incidenti seri alcuni dei quali con l’asportazione dell’ultima falange del mignolo. I rischi maggiori si hanno in presenza di arbaletes con guida-asta e sezione tale da imprigionare le dita tra elastico e fusto, rendendo difficoltoso lo sfilare le dita dalla posizione di carico.
Azioni Correttive: Sfilare le dita con un movimento omogeneo verso il basso. MAI IN AVANTI (si compie questa operazione per agevolare l’uscita delle dita verso una sezione del fusto più sottile dove è minore lo schiacciamento indotto dall’elastico). Ricordate che maggiore è la distanza dell’ogiva dalle dita, più pericoloso è l’impatto.
Vediamo ora quali possono essere le Azioni Preventive per evitare, per quanto possibile, danni alle mani.
1. Portare SEMPRE i guanti, esistono ottimi guanti antitaglio che proteggono le mani in modo soddisfacente, preservando la sensibilità tattile.

2. Evitare gli elastici imboccolati, quelli legati sono molto più sicuri. Sono anche economici e la cosa non guasta. Esistono oggi accesori che consentono l'adozione degli elastici legati su tutti i tipi di arbalete.
3. Evitare le ogive con archetto a mezzaluna e preferire quelle a filo metallico o Dyneema, agganciano meglio ed in caso di rottura producono danni limitati.
Giorgio Bettin