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  _Test Airbalete 90  
     
     
 
 

 
   
   

Continua il resoconto dei test effettuati dagli utenti di Bluworld con l'Airbalete 90 della OMER, a questo ne seguiranno a breve altri.

Airbalete 90 OMER
(maggio 2009)

Quando un mese fa mi è stato detto che avrei provato per Bluworld il fucile e che ne avrei dovuto descrivere le doti, la mia curiosità è cresciuta sempre più, soprattutto dal fatto che dopo un paio di stagioni nelle quali ho pescato con fucili ad elastici, quest’anno ho ripreso in mano i miei fidati fucili ad aria, quindi questa opportunità calzava a pennello. 
Presentato all’EUDI 2008 come assoluta novità in casa O.M.E.R., questo nuovo fucile ad aria sta suscitando negli appassionati pescapneisti molta curiosità e aspettativa, sia in chi usa abitualmente i fucili ad aria e sia verso chi predilige i fucili ad elastico.
Ho cercato di evitare il più possibile i messaggi che nel Nostro forum si susseguivano e che nel bene e nel male potevano influenzare il mio giudizio e il test.

   
 

Due settimane fa poi mi è arrivato il pacco con il fucile, un bellissimo Airbalete 90 già armato e pronto per essere messo alla prova.
Premetto che il fucile non l’ho smontato pezzo per pezzo, anche se la tentazione è stata forte, ma non essendo mio e volendo evitare qualsiasi problema ho preferito limitarmi alle sensazioni visive e alle prove in acqua, anche se ripeto mi sarebbe piaciuto poterlo smontare tutto per farvi vedere che c’è all’interno. Curiosità che forse un giorno mi leverò.

La prima impressione, quella visiva, è  molto positiva, l’aspetto è affascinante la linea estetica molto gradevole, il mulinello ONE 50, che riprende le linee del famoso Mares Marò, è davvero molto bello, compatto e funzionale e soprattutto già bello caricato con dell’intrecciato dynema azzurro. Questo mulinello non è come chiamo io “on-off” cioè apre tutto al primo strattone, ma ha la frizione regolabile.
L’impugnatura (mi è stato fornito solo con l’impugnatura grande) dalla forma anatomica bianca risalta su tutto il fucile nero, senza guanti la sento molto bene in mano, il grilletto è ben posizionato offrendo subito un ottimo feeling con l’arma.


1 
(foto 1: impugnatura Airbalete)


2 
(foto 2: Impugnatura Cyrano)

La linea di mira è pulita, non come gli arbalete a testata aperta, ma sicuramente più intuitiva rispetto ai classici fucili ad aria in commercio finora.
Il fusto (foto 3), sagomato con l’ormai famoso sistema “Hydroforming”, si presenta stretto vicino all’impugnatura, mentre in testata si allarga, che se da una parte favorisce l’assetto generale del fucile, dall’altra ne limita un poco il brandeggio sia in orizzontale che in verticale, rispetto ai fucili pneumatici in commercio finora, ma che resta comunque buono.


3 
(Foto 3: confronto Cyrano,  Airbalete, Stealth)

Il grilletto è sensibile e morbido, non indurisce anche a fucile carico, tutto merito del lavoro fatto dai progettisti O.M.E.R. che hanno cercato di portare su un fucile ad aria, le caratteristiche principali dei sistemi di sgancio dei fucili ad elastici, dolcezza e sensibilità, cosa che molti pescatori che usano i fucili ad aria hanno sempre lamentato come mancanza nei fucili ad aria classici soprattutto con pressione di carica importanti.
La testata è piccola, i fori sono di generose dimensioni ed inclinati per offrire una via di fuga più efficace dell’acqua durante il tiro, inoltre in testata è anche il variatore di potenza, basta girarla in senso orario e antiorario e si chiudono o aprono i fori della testata, in O.M.E.R. dicono che la potenza così si riduce del 20% circa.
L’asta di serie fornita è in acciaio del diametro inusuale di 6.75 , questa merita una considerazione a parte, visto che rappresenta una buona parte della precisione del fucile, ma siccome ora ne descrivo solo l’aspetto estetico, questa nuova asta progettata dall’Arch. Pisello ha con se caratteristiche positive e altre negative.

In primis lo scorri sagola (foto4), erano anni che non si vedeva su un’asta di serie uno scorri sagola così bello, piccolo, idrodinamico e funzionale, completamente in acciaio, senza spigoli taglienti e che è un tutt’uno con la rondella di battuta su codolo, in pratica lo scorri sagola è in battuta direttamente sul codolo. Comunque visto che stiamo facendo le pulci al fucile, anche questo particolare può essere migliorato. Le due alette passa sagola, visto che si cerca la perfezione, e chi usa i fucili ad aria soprattutto nelle misure lunghe è particolarmente pignolo, non le avrei fatte a squadra, ma le avrei inclinate almeno a 45° rispetto all’asse longitudinale, così da essere più idrodinamiche e offrire minore resistenza nella penetrazione nelle carni, soprattutto su pesci di mole, con scaglie grosse e dure e toglierei il pernetto per il passaggio della sagola sopra, ma questo è secondario, un colpo di lima e si risolve. Se si sparano pesci a distanze limite anche il più piccolo particolare può fare la differenza.


4 
(foto 4: scorri sagola Devoto – Omer)

L’aletta è robusta, ma rivedibile. Sull’asta è stato fatto uno scasso in prossimità della fine dell’aletta, l’aletta una volta chiusa si adagia in questo scanso e una rondella in acciaio va a chiuderla tendendola bloccata, in sostituzione del classico o-ring che tutti usiamo, e questo nuovo sistema non mi è piaciuto molto.  
Non entro in merito sulla qualità dell’acciaio, sul forum se ne è discusso e non ho voluto farmi influenzare sul giudizio, ma posso dire che la qualità dell’acciaio di questa asta non la trovo inferiore a quelle già in commercio, che uso abitualmente e che equipaggiano tutti i miei fucili ad aria.

Il fucile che ho avuto in prova era precaricato a circa 15 atm, e come da  accordo l’ho portato a circa 20 atm, così da ristabilire la pressione di carica originale come viene venduto nei negozi, ho sostituito il monofilo vecchio con uno nuovo da 120 con doppia passata.
Il giorno dopo l’arrivo del fucile, sono riuscito col mio compagno di pesca a fare le prime prove.

La prima cosa che mi ha colpito positivamente è l’estrema facilità di carico, si potrebbe caricare  senza l’ausilio del carichino facilmente, ma per ovvie ragioni di sicurezza l’ho sempre usato, pur potendone fare a meno.
Lo sgancia sagola in acciaio sull’impugnatura laterale a destra è semplice ed efficace, tiene le 2 passate di sagola senza problemi, e potrebbe tenerne un’altra, invece non mi convince molto il passafilo in testata. Non centrale al fucile ma leggermente a destra, che potrebbe favorire l’allineamento per il passaggio nello sgancia sagola, ma io avrei preferito che fosse nella posizione classica centrale, perché secondo me a fine corsa quel leggero spostamento a destra potrebbe pure far deviare l’asta.

Una volta armato ho fatto i primi tiri a vuoto per vedere come si comporta dal punto prestazionale, nella più classica delle posizioni da tiro sub, e noto un particolare a cui non do peso non avendo punti di riferimento e bersagli. La cosa che mi ha sorpreso maggiormente e positivamente è l’assenza di rinculo e il rumore del pistone a fondo corsa contro la boccola di ammortizzo inferiore rispetto ai classici fucili ad aria, cosa molto gradita questa, in virtù del fatto che sia sulla carta stampata che nei vari siti internet, la questione “rumore” nei fucili ad aria è sempre stata fonte di accesi dibattiti. Ora credo che anche i più scettici possono stare tranquilli, l’Airbalete ha ridotto il gap rispetto ai fucili ad elastici.

In acqua dolce il fucile si posiziona orizzontale e scende sul fondo pari, ne di punta ne di impugnatura, fermo sul fondo all’aspetto non è particolarmente pesante, sicuramente  più di un fucile sottovuoto, ma meno di fucile normale, io sono abituato ad un Cyrano 85 con galleggiante sotto il naso, per equilibrarlo un pò, e l’Airbalete da questo punto di vista è migliore, dopo lo sparo, il fucile scarico si posiziona verticale con la testata che esce di circa 10 cm dall’acqua.

Però ho subito una brutta sorpresa, dopo 10 minuti che sono in acqua, perdo la manovella del mulinello che si sfila inesorabilmente dalla sede. Purtroppo ogni tentativo di cercarla è stato vano, si è persa nelle alghe e non sono più riuscito a trovarla. Devo ancora spiegarmi come è potuto accadere. Forse la sede della manovella non è ben dimensionata e non si incastra perfettamente con il perno all’altezza della frizione.
Ho chiuso completamente la frizione così da non dover riavvolgere la sagola e ho proseguito.

Al primo tiro sono rimasto sorpreso di come questo “fuciletto” di 90 cm, caricato a sole 20 atm (forse anche meno), riesca a stirare completamente i 2 giri di sagola completi e dare uno strattone al mulinello, che avevo tenuto con frizione tutta chiusa.
Per testare il fucile ho volutamente provato a fare solo tiri lunghi, per vedere il comportamento del fucile e dell’asta che come ho detto prima merita un discorso a parte.
Purtroppo come spesso capita, quando si prova qualcosa di nuovo, le prede stentano a farsi trovare, solo dopo un’ora riesco a portare a tiro dopo un lungo aspetto un persico reale di 500 gr, sparato a circa 2 metri dalla punta del fucile ed insagolato. Questo tiro mi è sembrato “strano”, qualcosa non mi ha convinto, infatti il tiro è risultato un poco alto e sulla destra (il pesce l’ho preso appena sopra e dietro l’occhio ed è rimasto fulminato, 5 mm più altro e lo avrei padellato). Ho subito imputato lo scarto del tiro al fatto che mi dovevo abituare al nuovo fucile e sistema di puntamento, in quanto ho sempre usato fucili ad aria di “vecchio” stampo. Comunque l’importante è che il pesce me lo sono portato a casa.

Proseguo ma non si vede più un pesce interessante, i lucci sembrano scomparsi e le grosse tinche nell’alto lago di Garda devono ancora fare capolino. Fiducioso continuo con aspetti e agguati sul medio e basso fondale ma niente di interessante, fino a trovare una bella anguilla sul fondo, e anche se non ho la fiocina la sparo e la porto a casa. Per onor di cronaca l’ho sparata da 30 cm dalla punta, ma con il pesce in movimento e una sezione sparabile di circa 2 dita.

Continuo a pescare e trovo un altro bel persico reale, ma lontano, provo lo stesso e stavolta quello che ho notato e pensavo che fosse una mio errore, diventa una mezza certezza.
Dopo due ore e con a cavetto solo un persico reale e una anguilla, finalmente vedo lontano una sagoma riconoscibilissima, è una tinca. Il tiro come ho detto ho sempre cercato di farlo lungo, e anche in questo caso è risultato deviato dalla traiettoria che pensavo, nonostante questo il pesce finisce sull’asta ma la punta esce sono di un paio di cm dall’altra parte, mi affretto ad afferrarla  e a metterla a cavetto, alla fine ne prenderà un’altra non di grosse dimensioni, tirata ad un metro e mezzo dalla punta ed insagolata.
Una volta a casa ho riflettuto su quanto accaduto e sono arrivato ad una teorica conclusione.

Il problema della deviazione del tiro sta nell’asta, o meglio, nell’aletta e nel sistema di ritenzione.
In pratica, quando si posiziona l’aletta nella sede e si chiude con l’anello metallico, si deve fare una discreta forza, perché la sagomatura dell’aletta vicino al perno non è perfetta e non permette di adagiarsi naturalmente sul profilo dell’asta (foto 6 – foto 7). Quando, dopo lo sparo, la pressione dell'acqua fa arretrare l’anello di chiusura, circa un metro e mezzo avanti la punta, l’aletta scatta con forza aprendosi e deviando il tiro (foto 8), logicamente a seconda di dove si posiziona l’aletta, sopra sotto destra o sinistra si avrà la rispettiva deviazione. 


6 
foto 6: Aletta libera

7 
Foto 7: Aletta bloccata dall’anello metallico


8 
foto 8: aletta liberata dall’anello e scattata

La certezza l’ho avuta il giorno dopo, per una seconda pescata, sempre nella stessa zona perché volevo ritrovare la manovella del mulinello, ma anche in questo caso è stato tutto inutile. Stavolta ho fatto delle prove su una bottiglia riempita di sabbia, e su 5 tiri, a circa 3 metri dalla punta, tutti deviati.
Per essere ancora più sicuro, mi ero portato un’asta monoaletta da 6,5 e l’aletta la tengo con il più classico degli o-ring. Il risultato è stato confortante, almeno ho la certezza che non devo tornare dall’oculista per rifare la maschera ottica e gli occhiali. Peccato, perché ora posso recriminare non per colpa mia la mancata cattura di una bella trota, che al lago non ne avevo mai vista una, sparata completamente fuori, l’asta è andata tutta a destra alta, su un bersaglio in movimento ma che ormai era entrato nel mio mirino ed ero quasi sicuro (la certezza ce l’ho solo se la metto a cavetto) di portarla a casa
La pescata dura due ore e mezza, come per il giorno precedente ho cercato di fare tiri lunghi e su pesci in movimento, ho portato a casa con me un altro persico reale e due polposi lucci.
Una volta a casa ho espresso le mie impressioni sul comportamento dell’asta ad un altro tester, e anche lui mi ha confermato le mie semplici conclusioni.
Riassumo così le principali impressioni che ho avuto:

Pro:

  1. Facilità di caricamento;
  2. Linea di mira istintiva;
  3. Sistema di sgancio preciso e dolce;
  4. Buon assetto generale;
  5. Un ottimo rapporto pressione di carica/potenza espressa;
  6. Uno scorri sagola davvero molto piccolo, idrodinamico e robusto;
  7. Mulinello, ben fatto c’è poco da aggiungere, è la copia del Marò, peccato per quell’inconveniente che sicuramente è solo un caso;
  8. L’impugnatura anatomica, così i sostenitori di questo particolare sono contenti.
  9. Sganciasagola laterale  in acciaio;
  10. Assenza di rinculo, provato con 20 atm circa il fucile è sempre stabile.

Contro:

  1. Asta, non mi ha convinto per niente, tralascio il discorso materiali, non è compito mio, ma critico il sistema che l’Arch. Pisello ha adottato per la tenuta dell’aletta e l’aletta stessa. Sembra quasi che sia stata usata l’aletta di un’asta da 6.5 per equipaggiare queste nuove aste da 6.75.
  2. Il variatore di potenza, non lo trovo così funzionale e facilmente inseribile come sui classici fucili ad aria, allungare la mano in testata per ruotarla per inserirlo e disinserirlo, anche se può sembrare un’operazione semplice, non è così immediato. 
  3. Il passafilo laterale in testata, come detto sopra penso che sia fonte di deviazione dell’asta a fondo corsa, avrei preferito che fosse messo in posizione centrale, ma magari in O.M.E.R. ci stanno già pensando a questa modifica.

In definitiva, valutando i pro e i contro, trovo questo fucile comunque ottimo, dove basta poco per avere un’arma efficace ed efficiente nella maggior parte delle situazioni. Sicuramente gli amici che pescano in acque torbide con visibilità ridotta troveranno questo fucile ad aria un toccasana, oppure chi predilige l’agguato ed avere un’arma agile e potente quanto basta per risolvere al meglio l’azione di caccia.
Va pure detto che non è un fucile dove la caratteristica dominante è la potenza spropositata e in O.M.E.R. non penso proprio che abbiano dato grande risalto a questo, ho trovato piuttosto che sia l’equilibro generale a far si che questo fucile possa ricavarsi una fetta di mercato. Sicuramente il fucile si presta comunque a sopportare grandi pressioni di precarica, anche di 30 atm, ma si snaturerebbero le caratteristiche principali di equilibrio e “tuttofare”, soprattutto nel modello che ho avuto in prova, l’Airbalete 90, per altre considerazioni mi piacerebbe testare misure più lunghe il 100 o 110, dove la pesca è più dedicata e serve senz’altro maggior potenza in generale.
Chi è abituato ad usare fucili ad elastico e vuole passare ai fucili ad aria, troverà nell’Airbalete un ottimo alleato, il puntamento istintivo e le caratteristiche generali di questo fucile non faranno rimpiangere anche gli arbalettari più convinti.
Peccato che particolari come l’asta, che comunque può essere cambiata o modificata, pregiudichino, dal mio punto di vista, l’ottima impressione generale che il fucile mi ha lasciato, il fucile lo si può trovare a circa 300€ in commercio, e per questo ci si aspetta il massimo, soprattutto alla luce degli impegni sia di risorse umane che economici che la O.M.E.R. ha impiegato in questo progetto.
Mi scuso per la qualità delle fotografie e per on averne di subacquee.
Grazie a Bluworld che mi ha dato la possibilità di provare questo nuovo fucile.

Andrea Ferro

 

 

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