_La pesca in tana di Enrico Volpicelli e Alessandro Rosati
La Pesca in tana
Parliamo in questo numero della pesca in tana, tecnica ancora oggi molto diffusa .
Pescare in tana significa cercare degli anfratti di roccia di vario genere all'interno dei quali possa nascondersi uno o più pesci.
E' un tipo di pesca molto impegnativo dal punto di vista fisico, infatti il nostro corpo è in continuo movimento in prossimità del fondale visti i ripetuti e continui spostamenti sulle rocce .
Da sottolineare come col passare degli anni il pesce ha maturato una tale diffidenza verso il pescatore in apnea che al minimo movimento sospetto lo si vede dileguarsi negli anfratti di qualche roccia.
Si tratta di una pesca che da anni ha dato i suoi risultati con carnieri ricchi di pesce quando allora lo stesso era talmente incuriosito dall'avvicinarsi del subacqueo che gli andava incontro come se nulla fosse.
Spesso è un tipo di pesca che viene usata solo per rimediare a qualche cappotto dopo aver impostato la battuta con altre tecniche e scarsi risultati, ma è una strategia che viene intrapresa generalmente dai neofiti che fanno di questa tecnica un punto di partenza proprio per poter capire come il pesce si comporta nel suo habitat.
Infatti costruire il proprio bagaglio tecnico partendo da questo tipo di pesca aiuta poi a passare ad altre tecniche con una base di esperienza nella cattura di prede che ormai sono diventate molto diffidenti.
E' un dato di fatto che oggi una buona percentuale di pescatori in apnea preferisce organizzare le battute di pesca esclusivamente con le tecniche dell'agguato e l'aspetto lasciando la pesca in tana come una disciplina di scorta che è valida solo per chi ambisce a portare a casa quel "pescetto" per la cena.
Ma non scordiamo che i grandi campioni che hanno raggiunto, con la tecnica di cui parliamo, quei risultati che li hanno portati nell'olimpo dell'agonismo grazie alle catture effettuate proprio con questo tipo di pesca .
Abbiamo parlato di come la pesca in tana, oggi come ieri, sia un punto fermo per i pescatori a livello agonistico, e non è poi cambiato granchè nello stile di pesca di un tempo, viceversa sono i pesci che hanno cambiato atteggiamento verso i pesca sub.
Infatti mentre anni fa potevamo contare su catture eccellenti e abbondanti su fondali medio bassi, oggi purtroppo non possiamo dire la stessa cosa.
Trovare del pesce do pregio in tana a profondità basse è raro, bisogna portarsi su delle batimetriche più impegnative, un po' per l'impatto ambientale che ha avuto l'uomo, ma maggiormente perchè il pesce oggi è talmente abituato a vedere un pescatore subacqueo, che è diventato molto diffidente nei suoi confronti.
Cerchiamo di analizzare come è formato l' habitat per la pesca in tana; si fa presto a pensare che il sovrapporsi di due o tre massi formi un riparo dove si possono celare delle prede.
Di sicuro il pesce alla presenza del pescatore tende a nascondersi quanto prima nel primo spacco che si trovi nelle vicinanze, ma non tutte le spaccature si possono definire"tane".
E
' vero che un pesce che fugge e trova riparo in un anfratto fa pensare ad una tana piena zeppa di suoi simili, ma non è praticamente mai così, ci sono condizioni e dettagli che lasciano capire quale sia una tana abitata in modo permanente e quale sia solo una di passaggio per nascondersi dal pericolo momentaneo.
Ho la fortuna di vivere in una cittadina di mare sulla costa Laziale dove il grotto la fa da padrone, quindi è un posto dove il pesce, se lo cerchi attentamente, dà quasi sempre delle belle soddisfazioni con catture interessanti.
Ci sono ad esempio dei posti con fondali di grotto nella zona di Civitavecchia che offrono giornate di pesca con visibilità che a volte che lasciano intravedere il fondale anche a 10 metri dalla superficie, cosa che ad Anzio, dove vivo, è sempre stata una rarità dato che il fango depositato sul fondale, al primo cambiamento meteomarino tende ad intorbidire l'acqua per diversi giorni.
Belli e interessanti sono quei posti dove il grotto comincia ad essere intervallato anche da distese di posidonia, di sicuro sono le zone migliori per passare qualche ora di pesca in compagnia,
Questo è il classico tratto di mare dove il neofita quando pesca sul grotto o sul granito ha la possibilità di affinare le tecniche con più disinvoltura.
Non dimentichiamoci che questi posti possono essere dei veri e propri paradisi per la pesca in tana, anche se a volte le circostanze ambientali come il taglio di acqua fredda in prossimità del fondale fanno sì che il pesce sparisca in breve tempo,de allora anche questi luoghi diventano deserti spingendoci a cercare zone con temperature più miti.
Un altro ambiente bellissimo dove poter pescare in tana sono quei fondali con presenza di lastroni di granito, dove sicuramente oltre a trovare pesce in abbondanza si può giocare sul fatto che l'acqua è generalmente molto pulita.
Ma non è comunque detto che il pesce si lasci prendere con facilità, infatti se si ha il vantaggio a volte di vedere il pesce già dalla superficie, al momento in cui ci affacciamo ad una tana per tirare col nostro arbalete, spesso constatiamo che della preda non c'è più nessuna traccia.
Infatti questi sono posti che offrono vie di uscita secondarie a noi sconosciute, rendono la cattura impossibile in molti casi.
Quante volte mi è capitato di pescare nei fondali della Sardegna con massi di granito e visibilità ottima a una profondità di 15 metri, notando il pesce già dalla superficie...lo vedevi intanarsi, ma poi quando scendevi e ti affacciavi all'imboccatura della tana, del pesce non c'era più traccia, era sparito per vie interne lasciandoci con un palmo di naso. Ogni fondale ha la sua bellezza e composizione e questo ne è un esempio.
Accade che ci siano tane che sono state letteralmente svuotate da alcuni pescasub, non dimentichiamoci che se abbiamo la possibilità di trovare questi posti, avremo sempre l'opportunità di trovarci del pesce all'interno, a condizione che la tana in questione non venga svuotata rendendo la stessa un anfratto deserto per sempre. Cerchiamo di catturare solo alcuni esemplari senza così allarmare il resto del branco che continuerà a stazionarvi.
Trovare una tana dove il pesce si riproduce tranquillamente senza essere disturbato oggi è sempre più raro, stiamo parlando dell'ambita tana madre che ogni pescasub vorrebbe trovare.
Individuarla non è così semplice come sembra, anche se un esperto pescapneista generalmente conosce i fondali dove opera.
Si tratta infatti di tane poste in prossimità di zone con fondale piatto contornate da alghe che nascondono le entrate alla vista del pescatore.
A differenza degli altri tipi di tecniche, la pesca in tana offre una varietà notevole di prede da catturare, trovare: saraghi, corvine, cernie, spigole, orate, scorfani, murene, gronghi e polpi, fa capire perchè pescare con questa disciplina a volte sia molto produttiva, specialmente a livello agonistico.
Generalmente il sarago è il pesce che si cattura maggiormente con questo tipo di pesca e in questo tipo di fondale, fa parte degli sparidi, una delle famiglie più comuni nel nostro mare e di solito vivono in branchi numerosi e composti da esemplari di tutte le taglie.
E' un tipo di pesce che oggi si può dire abbia imparato a riconoscere il pescasub, infatti trovare un sarago non significa averlo già messo nel cavetto; negli ultimi anni, come già accennato, si è dimostrato un pesce molto astuto e diffidente rispetto al passato e tende quasi sempre a sparire velocemente negli anfratti rocciosi lasciandoci il più delle volte con il fucile ancora carico.
Visto che parliamo di pesca in tana bisogna adoperare un corto oleopneumatico o un arbalete di 50-60 centimetri armati di fiocina, io personalmente prediligo un 60 armato di fiocina a quattro punte, fucili sono ideali quando si trovano in tane molto strette.
Il sarago non è l'unico inquilino che abita il fondale roccioso, come accennato prima si ha la possibilità di trovare una vasta gamma di prede.
La corvina è un altro tipo di pesce che abita queste zone e la troviamo ad una profondità più impegnativa, è una bellissima preda dalle carni saporitissime. E' un pesce molto difficile da catturare, infatti quando lo troviamo immobile con altri esemplari all'imboccatura di una tana, siate pur certi che colpire questo pinnuto risulterà più difficile del previsto.
Come accennato prima, la difficoltà nel pescarla sta nel fatto che dispone di uno scatto fulmineo tale da lasciare il pescatore meravigliato dal suo particolare movimento.
Mai cercare di sparare ad una corvina quando la troviamo immobile, ma tirare solo quando la vediamo che accenna a qualche movimento se ancora non l'abbiamo allarmata della nostra presenza.
Parliamo poi della cernia, maestosa preda che abita tane in profondità medio elevate anche se non è raro trovarne in profondità intorno agli 8-10 metri .
Questo pesce da anni è stato definito la tesi di laurea del pescatore in apnea, perchè oltre la profondità, una volta arpionata, se non si è veloci ed esperti nel tirarla subito fuori dalla sua tana rischiamo di perderla, perchè tende ad incastrandosi con le sue spine sulle pareti dell'anfratto.
Per questo motivo ne è stata vietata da tempo sua pesca nelle competizioni agonistiche, troppi incidenti sono avvenuti per cercare di portare in superficie questa magnifica preda. Ci sono specie di pesci che in tana hanno bisogno di una esperienza maggiore da parte nostra nella tecnica di cui parliamo; a volte abbiamo la fortuna di trovare nascosti negli anfratti più bui pesci di buone dimensioni, come le spigole, pesce generalmente di passaggio in tana e quindi è qui che dobbiamo essere veloci nella catturar perchè il pesce non aspetterà certo che il pescatore aggiusti la mira per farsi fiocinare per bene e potrebbe lasciare il riparo in un attimo.
La stessa cosa non possiamo dire dell'orata, preda ambita da tutti i pescasub e che generalmente si pesca all'agguato o all'aspetto, dove non è facilmente catturabile.
Questa specie, una volta intanata, perde tutta la sua sicurezza; infatti rimane immobile aspettando di essere catturata con estrema facilità.
Negli ultimi tempi sui campi gara, alla fine delle competizioni, non mancano mai gli onnipresenti tordi o marvizzi, pesci dal valore gastronomico poco apprezzato.
Le murene con i gronghi sono quelle prede che hanno una facilità di cattura alla portata di tutti, vista l'immobilità che mostrano alla presenza del pescatore, ma non dimentichiamoci che sono prede che vendono cara la pelle se non sappiamo come gestirli dopo averli catturati; oggi qualcuno porta i segni del morso ricevuto da questi pesci mentre stavano tentando di estrarre loro la fiocina.
E' frequente durante tutto l'arco dell'anno trovare in uno spacco o in un buco l'onnipresente polpo, preda dalle carni prelibate che purtroppo per lui è facile bersaglio dei nostri fucili, volendo si può catturare anche con le sole mani facendo attenzione al becco che si trova nella parte inferiore della testa.
Queste prede sono generalmente accessibili anche ai pescasub che intraprendono questa disciplina da poco.
Ci sono poi i gustosissimi scorfani, presenti in buon numero, pesce dal mimetismo eccezionale come il polpo prima citato e dal sapore veramente squisito.
Anche lo scorfano tende a rimanere immobile, quindi facile è da catturare; è consigliabile sempre un'asta con la fiocina, anche per evitare quelle spine velenose che possono fare molto male se non si adoperano le dovute precauzioni nel maneggiarlo.
La tecnica che adottiamo per insidiare questi pinnuti risulta semplice anche per quei pescatori che sono alle prime armi, infatti non è difficile individuarli dalla superficie o mentre abbiamo effettuato la capovolta, basta seguire il loro movimento fino a che non si nascondono al primo riparo.
E' qui che una volta individuata la tana possiamo tranquillamente catturare il pesce con molta semplicità.
Generalmente sono prede che si trovano negli anfratti ma non è raro colpirle mentre tentiamo un avvicinamento ad una tana.
Un corto fucile è l'ideale per insidiare questi pesci, ricordiamoci che stiamo pescando generalmente all'interno di una tana, quindi dobbiamo adoperare aste montate con fiocina per far si che una volta sparato il pesce le punte immobilizzino il pesce per poi estrarre la preda senza correre il rischio di perderla.
Come abbiamo visto le varietà di cattura nella pesca in tana sono numerose, è vero anche che la profondità dove operiamo influisce notevolmente sull'esito della nostra pescata anche se ricordiamoci che il mare a volte ci regala catture e situazioni da raccontare.
Visto che questa è una tecnica che usiamo tutto l'anno, parliamo anche dell'attrezzatura che adoperiamo.
Partiamo dalla muta, elemento oggi con molte varianti sia sotto il profilo estetico che funzionale.
Ricordiamoci che la pesca in tana si effettua con continui spostamenti sul fondale a stretto contatto con le rocce, quindi la cosa che consiglio è adoperare una muta minimo da 5mm. foderata esternamente, proprio perchè offre una resistenza maggiore alle escoriazioni che potrebbe subire dal contatto con i massi, rispetto a una muta in neoprene liscio.
Sicuramente in inverno una muta foderata non offre una coibentazione ottimale in acqua, ma oggi in commercio ci sono una varietà infinita di abbinamenti anche per i più freddolosi.
Io generalmente uso una muta con giacca da 7 mm. e pantalone da 5 mm.
Tutto liscio /spaccato, anche perchè il più delle volte organizzo le uscite in mare con il gommone, quindo potete immaginare l'importanza di avere una muta che si asciughi subito e non si ghiacci addosso con i ripetuti spostamenti.
Optare per una muta di questo tipo significa essere consapevoli che a contatto con le rocce il più delle volte, specialmente per chi non è molto esperto, si ha il rischio di creare delle lacerazioni anche profonde che richiederanno continui incollaggi del neoprene ogni volta che si torna a casa, invece la resistenza che offre una muta foderata è di gran lunga superiore ma qui entriamo nelle scelte puramente personali del pescatore.
Un abbinamento spaccato interno foderato esternamente è consigliabile per lo più a chi preferisce immergersi partendo da terra e non dispone di un imbarcazione.
E' vero che oggi le aziende del settore offrono mute molto più morbide di una volta ma non dobbiamo scordarci che indossare una giacca da 7 mm. anche se super elastica grava sull'aggiunta di peso da portare in cintura, ma si sa questi sono anche i sacrifici a cui si va incontro pur di entrare in acqua con temperature glaciali.
E' normale che in inverno indossare una muta da 7 mm. e operare a quote intorno ai 5-6 metri comporta inserire qualche chilo in più, cosa che influisce sul nostro rendimento, quindi suggerirei sempre di distribuire il peso in più punti del corpo con l'aiuto dello schienalino e delle cavigliere.
Altro capo non meno importante sono i guanti, essi devono garantire un'ottima presa e un'efficace resistenza alle abrasioni, non scordiamoci che per pescare in tana adoperiamo sempre nei movimenti una mano a contatto con le rocce mentre con l'altra teniamo il fucile.
I guanti devono garantirci anche la morbidezza necessaria nelle varie fasi di pesca come il maneggiare l'asta, operare con il monofilo ecc. cosa che con un paio di guanti di grosso spessore ci complicherebbe non poco la situazione, quindi cerchiamone un paio morbidi e affidabili.
Oggi ce ne sono in commercio di vari tipi, con i polpastrelli rinforzati, mimetici con varie tonalità di colore, e così via.
Personalmente sono alcuni anni che adopero dei guanti in Dyneema, materiale di altissima robustezza e antitaglio, generalmente li uso dalla primavera a tutto l'autunno, viceversa in inverno li sovrappongo ad un altro paio di guanti per sopperire alle basse temperature dell'acqua. Anche i calzari devono garantire una morbidezza notevole, devono essere molto confortevoli visto che alloggeranno nella scarpetta delle pinne per tutta la durata della pescata, quindi scegliere un calzare adatto alle nostre esigenze ci consentirà di continuare a pescare in tutta tranquillità senza causare una cattiva circolazione sanguigna ai piedi con la conseguente uscita prematura dall'acqua.
Le pinne, invece sono un vero e proprio argomento di discussione per buona parte dei pescatori, teniamo presente che per pescare in tana in tantissimi posti si può entrare da terra quindi adoperare pale in carbonio rischiando di scalfire in continuazione il materiale con sabbia e roccia non credo che ne valga la pena. Fortunatamente oggi ci sono in commercio pinne in plastica che hanno raggiunto un'ottima qualità rispetto agli anni passati, certo la profondità dove operiamo influisce notevolmente sulla scelta di questo accessorio e sulla durezza del materiale.
Operare su fondali che vanno dai 5 ai 10 metri ci farà propendere per pinne morbide, realizzate anche con materiali plastici, invece, aumentando le nostre discese su fondali più impegnativi è consigliabile rivedere le nostre scelte e orientarci su pale in carbonio.
La preferenza dei materiali delle pinne sono una scelta del tutto personale, io per esempio adopero da tempo scarpette con pale in carbonio.
Anche io ho cominciato a pescare con le pinne che c'erano una volta, ma col passare degli anni la tecnologia è andata avanti anche in questo settore e ormai pescare con questo tipo di materiale per me è diventato irrinunciabile.
Passiamo a parlare ora della maschera, forse l'unico accessorio veramente personale del pescatore in apnea.
Per il tipo di pesca che pratichiamo non credo ci serva obbligatoriamente una maschera con volume interno ridotto e con un campo visivo limitato, non dimentichiamoci che stiamo pescando tra le rocce attenti a qualsiasi movimento che ci circonda, quindi avere una visuale ampia ci sarà di aiuto in tutte le nostre ispezioni.
Sicuramente dovremo scegliere una maschera adatta ai lineamenti del nostro viso, ecco perchè prima di acquistare questo prodotto generalmente si provano più modelli fino a scegliere quella giusta, non credo sia bello acquistare una maschera all'ultimo grido e ritrovarci a pescare con l'acqua che entra da tutte le parti.
Un' altro accessorio importante non tanto per la tecnica di pesca, ma per la sicurezza in acqua è la cintura portapiombi, visto che ci capiterà qualche volta di entrare con metà corpo in qualche spacco , consiglio di adoperare una cinta in gomma al posto della classica in nylon proprio perchè questa può risultare determinante in situazioni in cui dovremo liberarci della zavorra in un' attimo.
Infatti la tipologia di questa cintura permette con un solo gesto di sganciarsi dal peso e poter risalire in superficie in tutta sicurezza.
Non che gli altri modelli di cinte non facciano al caso nostro ma personalmente trovo che la “marsigliese” in fatto di sicurezza sia più affidabile.
Cosa poi non trascurabile è l'adattamento del materiale in gomma sulla superficie della nostra muta, infatti specialmente nelle discese più profonde dove la pressione influisce sullo schiacciamento della cinta sul corpo questo prodotto si adatta intorno alla vita con un'ottima aderenza evitando quei fastidiosi movimenti che la cintura in nylon può dare.
A conclusione di questa breve presentazione su come ci si attrezza in questa tecnica parliamo di altri due accessori per il pescatore in apnea: il coltello e la torcia.
Il primo è ritenuto di fondamentale importanza prevalentemente per la nostra sicurezza visto che a volte può capitare che la sagola del nostro pallone si impigli in qualche roccia e quindi potrebbe essere necessario tagliarla.
Può capitare anche che per un motivo o per un altro ci imbattiamo in pezzi di reti abbandonati sul fondo senza criterio, che possono dare del filo da torcere per liberarsenel al malaugurato pescasub .
E' qui che il nostro coltello ci aiuterà a risolvere situazioni particolari, e per questo deve essere tenuto costantemente affilato.
Un altro aiuto che questo accessorio ci può dare sta nel dare il classico colpo di grazia da portare ad una preda appena catturata facilitando così la messa nel cavetto del pesce.
Per quanto riguarda la lampada invece è diventato uno strumento ormai indispensabile, quante volte ci è capitato di perlustrare una tana dove il buio nascondeva prede a noi inaspettate ?
senza il suo fascio luminoso infatti sono pochi gli anfratti che potremo visitare.
Personalmente uso una torcia di piccole dimensioni con dei led, quella che adopero ha un fascio di luce concentrato che , specialmente ad Anzio dove spesso l'acqua si presenta torbida, riesce a “bucare” quella sospensione che si genera al più piccolo movimento. Cerchiamo allora di usare una torcia di piccolo ingombro ma dalla potenza di luce performante e non puntiamola direttamente in fondo alla tana ma iniziamo ad illuminare i lati, così da mandare il fascio di luce gradualmente anche al centro della stessa per non disturbare troppo i pesci che potremmo trovare.
Chiudiamo con l'unico accessorio che per un pescasub rappresenta la sicurezza in mare: la boa.
Oggetto di fondamentale importanza, la possiamo trovare in commercio in una infinita varietà di modelli, dal classico “pallone” al più usato “siluro” ,dalle plancette provviste di portaoggetti alle ultime plancette con camere d'aria separate.
Non importa come decidiamo di acquistarla, l'importante è che offra un'ottima visibilità anche con mare formato, non scordiamoci che oltre a dover portare con noi questo accessorio per legge, questo offre la possibilità di segnalare la nostra presenza a tutte le imbarcazioni che vanno per mare.
Personalmente adopero un siluro sotto il quale, quando entro da terra, tramite dei moschettoni, attacco un fucile di scorta e il cavetto portapesci.
Uso generalmente modificare la sagola della boa con del monofilo del 0.16 mm. di diametro alla cui estremità inserisco un moschettone di 0.500 grammi che uso come pedagno una volta individuata la tana da esplorare.
Il moschettone in questione lo avvolgo con del nastro isolante bianco proprio per essere visibile quando troviamo acque generalmente torbide.
Durante le competizioni agonistiche ho l'accortezza di fissare sopra il siluro un'asta di ricambio pronta con il monofilo, questo mi aiuta a non perdere minuti preziosi in gara.
Una modifica che ho apportato in una competizione è stato l'inserimento di una tavola di polistirolo fissata sotto il siluro, questo per permettere un trasporto in acqua più fluido senza faticare nella pinneggiata, sopra di essa ho potuto collocare oltre all'asta di ricambio, un secondo fucile, una bottiglietta d'acqua, la torcia e un accessorio costruito da me per disincagliare l'asta incastrata nella roccia.
Infine ho inserito una bandierina di segnalazione di grandi dimensioni, cosa che una boa tradizionale a volte non offre, proprio perchè reputo che alla base del divertimento e della passione che pratichiamo noi pescatori, la sicurezza sia la cosa che viene prima di tutto.